Credo che attraverso l’arte si impari non solo a conoscersi meglio, ma anche ad accettarsi con più autenticità e sensibilità.
Deve tanto, tantissimo all'arte Oriana Papini. Artista e arte terapeuta mantovana, ha da poco concluso una splendida ed emozionante mostra “Io e il mio personaggio” definita da lei stessa “un viaggio dentro le emozioni, la fiducia e la relazione”, nonché il toccante risultato di un percorso di arterepia che lei ha tenuto con i ragazzi della Cooperativa La Quercia.
Hai da poco concluso con i ragazzi della Cooperativa La Quercia una bellissima mostra, vuoi raccontarla a chi non ha avuto il piacere di viverla?”
La mostra si intitolava “Io e il mio personaggio” ed era il risultato di un percorso di arteterapia durato circa due mesi, con i ragazzi della Cooperativa La Quercia. È stato un viaggio dentro le emozioni, la fiducia e la relazione. Le opere raccontavano fragilità ma anche risorse interiori. La mostra era pensata come un percorso a ritroso: si partiva dai lavori più complessi e condivisi fino ad arrivare ai primi disegni su carta, più semplici ma anche molto autentici, dove nasceva la fiducia e la libertà di esprimersi senza giudizio.”
Come hai ideato questo progetto?
È nato ascoltando i ragazzi e osservando ciò che emergeva durante gli incontri. Mi interessava creare uno spazio in cui potessero sentirsi accolti e liberi di esprimere il proprio mondo interiore. Il titolo Io e il mio personaggio nasce proprio dall’idea che ognuno di noi abbia una parte nascosta, fragile o protetta, che attraverso l’arte può finalmente trovare una forma.”
La cosa che ti ha maggiormente colpito durante e dopo la mostra?
La crescita delle relazioni. All’inizio condividere spazio, materiali e tempo non era semplice, soprattutto nei lavori di coppia o di gruppo. Poi, poco alla volta, quando hanno capito che non esisteva giudizio, hanno iniziato a collaborare, consigliarsi e sostenersi. Durante la mostra mi ha colpito vedere i ragazzi sentirsi riconosciuti e valorizzati attraverso le loro opere.”
Osservando i quadri si poteva notare l’utilizzo perlopiù di colori sgargianti: possiamo vedere questa scelta come una sorta di inno alla vita?
Sì, credo di sì. I colori molto accesi trasmettevano energia, bisogno di esprimersi, vitalità. Anche quando dentro esistono fragilità o sofferenze, nei lavori emergeva comunque una forte spinta verso la vita, verso il contatto con l’altro e verso l’espressione di sé.
A proposito di vita, che cosa ha donato l’arte alla tua? Credi che ti abbia aiutatoa a comprenderti meglio e a volerti bene?
L’arte mi ha insegnato ad ascoltarmi più profondamente. Mi ha aiutata a trasformare emozioni difficili in qualcosa di creativo e a dare un senso anche ai momenti più complessi. Credo che attraverso l’arte si impari non solo a conoscersi meglio, ma anche ad accettarsi con più autenticità e sensibilità.


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