Tour tra Stati Uniti e Canada. Prima parte: New York.

Tour tra Stati Uniti e Canada. Prima parte: New York.

New York, Cascate del Niagara, Toronto, Philadelphia, Washington, questo il viaggio – o meglio, il sogno – che ho realizzato qualche settimana fa. Ve ne racconto in questo approfondito reportage che sarà suddiviso in due parti. Iniziamo con New York, la città che non dorme mai!

Il sogno americanothe American Dream! Un tempo si definiva così l’ideale secondo cui, ogni individuo, indipendentemente dalle proprie origini o dalla classe sociale, poteva raggiungere il successo, la prosperità economica e l’ascesa sociale attraverso il duro lavoro, la determinazione ed il talento. Questo pensiero affonda le sue radici nei valori dei primi coloni europei e nei principi di libertà e uguaglianza sanciti dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti del 1776. L’espressione è stata coniata dallo storico James Truslow Adams nel 1931, durante la Grande Depressione, per indicare la speranza in una vita migliore.

In maniera molto più semplice e senza guardare troppo alla storia, il mio personalissimo sogno americano, si è realizzato a partire dal 29 Maggio scorso, data in cui, alle 11.00 del mattino sono salita su un aereo della United Airlines alla volta di New York!!! Confesso che erano decenni che volevo imbarcarmi in questa avventura, ma, come spesso accade, imprevisti, indipendenti dalla mia volontà, me lo hanno impedito.

Ma finalmente ce l’ho fatta!!!

Nove ore e mezza di volo, trascorse a rilassarmi un pochino ed a vedere film, mi hanno portata al Newark International Airport.

Dopo aver passato i controlli di rito, e conosciuto l’autista che ci avrebbe condotti in hotel, ecco stagliarsi in lontananza lo skyline della Grande Mela e la Statua della Libertà. Confesso che sono stata invasa da una forte emozione, non senza qualche lacrimuccia, per la gioia provata, mista ad una sorta di incredulità… Il sogno si era realizzato!!! Ero lì...

Dopo un’oretta circa – il traffico a New York è notevole in qualsiasi ora del giorno – sono giunta al NH Collection di Manhattan, prestigioso albergo, anche molto bello, situato in una posizione strategica, esattamente nella 22 E 38th St. … Da lì si possono raggiungere molte delle tappe fondamentali della città, a piedi, e le restanti, con qualche fermata di Metro. Albergo con un personale molto disponibile e cordiale, pronto a soddisfare ogni esigenza, camere pulite e silenziose, ed una colazione variegata ed abbondante, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Una chicca: il cappuccino, sembra quello italiano!

Nella hall, ad attendere il gruppo, la simpaticissima accompagnatrice Evelyn Diaz, che ci ha assistiti durante l’intero tour. Sempre disponibile, pronta e tempestiva, con tante idee e dritte per farci apprezzare più luoghi di interesse possibili.

Il mio soggiorno a New York inizia con il primo giorno a disposizione per una prima conoscenza individuale della città… Da Roma avevo acquistato alcuni biglietti per attrazioni da non perdere, in aggiunta a quelle previste dal tour.

E così, zaino in spalla, scarpe comode, inizio ad incamminarmi. Molto con il naso in su… Mirare tutti quei grattacieli che si stagliano ovunque verso il cielo, ha suscitato in me grande meraviglia ed un entusiasmo tipico dei bambini. Come un fanciullo che va la prima volta sulle giostre, così io, similmente, ero pervasa da gioia pura. 

E poi, il famoso fumo che fuoriesce dai tombini dei marciapiedi che sovente si vede nei film americani, dal vivo, ha tutto un altro impatto. In realtà non è fumo vero e proprio, bensì, vapore acqueo. Questo fenomeno è dovuto all'enorme sistema di teleriscaldamento sotterraneo della città, che distribuisce calore, acqua calda e vapore agli edifici. Il sistema di teleriscaldamento di New York, attivo da oltre un secolo, utilizza una vasta rete di tubature sotterranee. Quando l'acqua piovana o di falda entra in contatto con queste tubature calde ad alta pressione, evapora rapidamente, risalendo in superficie e uscendo dai tombini. Spesso la fuoriuscita di vapore si verifica anche a causa del naturale deterioramento delle condutture più vecchie. Questo vapore è innocuo e non tossico. Per evitare disagi ai pedoni e convogliare il vapore in sicurezza, le autorità utilizzano a volte le caratteristiche tubature (color arancione o bianco) per spingere i getti più in alto dell'aria.

Dopo circa 20 minuti di cammino, eccomi giunta alla mia prima tappa: The Edge.

Sconsigliato a chi soffre di vertigini, l’Edge di New York è un osservatorio panoramico all’aperto. Non uno qualsiasi però, ma il più alto osservatorio esterno dell’emisfero occidentale. Dal design futuristico ed elegante, l’osservatorio si trova sospeso nel vuoto, a 345 metri di altezza, con vista su Manhattan e sull’intera città di New York, da Central Park alla Statua della Libertà. Si parla di una passeggiata che separa dal palazzo per più di 24 metri, su una superficie di oltre 600 mq. Tutto intorno ci sono barriere di vetro di 2,7 metri, così da poter avere una visione ampissima della Grande Mela. Per i più intrepidi, in un punto della terrazza c’è anche un triangolo di vetro calpestabile di 20,9 mq. che permette di ammirare la città e i minuscoli puntini che si muovono al di sotto. Una delle attività più esilaranti dell’osservatorio è l’esperienza offerta dal pavimento di vetro. Sospesa a più di 345 metri dal suolo, questa piattaforma trasparente offre ai visitatori l’emozionante sensazione di camminare nell’aria. 

Al The Edge si trovano anche un elegante bar che serve cocktail originali e champagne oltre ad un ristorante esclusivo. 

L’Edge di New York, si trova fra il 100° ed il 101° piano del 30 di Hudson Yards, 10th Avenue, lungo il West Side di Manhattan, in un complesso caratterizzato da attrazioni culturali, negozietti e ristoranti. L’ingresso del The Edge si trova al quarto piano dell’edificio che ospita i negozi e i ristoranti del complesso.

Appena scesa a terra, frontalmente, il caratteristico Vessel, spettacolare struttura artistica e architettonica a nido d’ape situata a Midtown Manhattan. Alta 46 metri, è composta da 154 rampe di scale intrecciate e 80 piattaforme panoramiche.

Il mio giro alla scoperta delle attrazioni di New York mi ha portata a Times Square. Qui tutto è colori, luce, festa, sembra un eterno Capodanno. Chi di noi può dire di non aver mai visto qualche immagine di Times Square, pur senza saperlo? I telegiornali, le fotografie artistiche (vi dice niente “V-J Day in Times Square” di Alfred Eisenstaedt?), gli spot pubblicitari di qualsiasi tipo, le scene del cinema (da Vanilla Sky a Spider Man a Birdman), i video su Youtube e tutti i nuovi e vecchi media che vogliono ritrarre in una cornice efficace lo spirito caotico, eccessivo, moderno e ipertecnologico della Grande Mela… scelgono Times Square.

E come dargli torto? Times Square a New York è la vera e propria anima da cui si sprigiona l’energia di Manhattan, il nucleo luminoso ed emblematico di una delle città americane più dinamiche e irrequiete. Se vogliamo essere pignoli, Times Square non è nemmeno una piazza nel senso letterale del termine, ma piuttosto un grande slargo stradale, eppure è conosciuta come una delle piazze più famose del mondo.

Appena arrivati, verrete subito abbagliati dalle numerosissime insegne al neon, che illuminano e colorano le pareti di tutti gli edifici e che rendono la piazza così iconica. Un tripudio di luci sfavillanti che danno risalto a pubblicità di ogni genere, dagli spot di prodotti commerciali alle locandine degli spettacoli messi in scena nei teatri vicini. Insomma, il primo impatto con Times Square è dato dall’incredibile e abbagliante concentrazione di luci delle insegne e dei megaschermi che si accalcano vertiginosamente uno sull’altro, sulle facciate e in cima ai palazzi e ai grattacieli che spiccano intorno alla “piazza”. Se già di giorno le insegne si notano bene, dopo il tramonto ve ne accorgerete già quando state per arrivare: un forte bagliore e il rumore del marasma cittadino rischieranno quasi di stordirvi.

Ma oltre a guardare le insegne sui palazzi con il naso all’insù, c’è anche tanto altro a livello strada. Qui troverete alcuni degli artisti di strada più singolari della città: fra gli altri, il Naked Cowboy è diventato ormai una vera istituzione e da anni è il più riconoscibile, anche perché vedere un uomo in mutande che suona la chitarra in mezzo alla strada non è cosa da tutti i giorni. Ma ci sono poi anche musei e attrazioni curiose, locali e negozi alla moda. Inoltre, siamo a due passi dai leggendari teatri di Broadway, con i musical più in voga. 

In questo spazio aperto di New York, così ricco di fascino e di storia, nell’ipnotico e coinvolgente bombardamento di suoni, luci e rumori, come anticipato, si concentra gran parte dello show business: siamo nel cuore del Theater District, nei cui oltre 39 storici teatri si è affermato il genere del musical americano. E ad oggi questo piccolo pezzetto di Midtown ne è l’indiscussa capitale mondiale.

Inizialmente si chiamava Longacre Square e cambiò nome solo nel 1904, quando la redazione del quotidiano The New York Times venne trasferita qui in un nuovo edificio, chiamato appunto Times Building. Oggi quel grattacielo si chiama One Times Square e anche se non ne conoscevate il nome, sicuramente lo sapete riconoscere: è quello da cui scende la famosa sfera la notte di Capodanno!

Anche se il famoso giornale restò in questo edificio per soltanto 9 anni, spostandosi in un edificio più grande (e distante soltanto un isolato) nel 1913, il nome della piazza è rimasto. Ma il nome è l’unica cosa che è rimasta invariata: anno dopo anno, infatti, il volto di Times Square è cambiato moltissimo nel corso degli anni.

Dopo la Prima guerra mondiale, la piazza si trasformò nel cuore pulsante della cultura e del teatro a Manhattan. Tutto attorno sorse un gran numero di teatri, sale da concerto, alberghi e ristoranti. Proprio gli anni ’20 del 1900 furono anche quelli in cui ci fu il boom delle pubblicità con le insegne al neon. Un caso iconico fu quello dell’insegna che promuoveva le gomme da masticare Wrigley Spearmint: era la più grande insegna elettrica del mondo e fece un discreto scalpore.

Madame Tussauds New York è una delle attrazioni più amate di Times Square, nel cuore del Theater District. Non è un museo “tradizionale”: l’allestimento è pensato come un set cinematografico, tra luci teatrali, fondali, effetti speciali e aree interattive dove scattare foto e video da condividere. Qui incontrerete – a grandezza naturale – star del cinema e della musica, campioni sportivi, leader storici e personaggi pop che hanno segnato l’immaginario collettivo. L’ambientazione al coperto lo rende perfetto in qualsiasi stagione: d’inverno come rifugio dal freddo, d’estate come pausa climatizzata durante una giornata a Midtown.

Il marchio Madame Tussauds nasce dall’opera della scultrice Marie Tussaud e da una lunga tradizione di figure in cera iniziata oltre due secoli fa. La sede di New York, aperta nel 2000, si è affermata come laboratorio di intrattenimento: in mostra non ci sono solo statue iperrealistiche, ma intere esperienze tematiche che cambiano con regolarità per restare al passo con film, serie TV, trend musicali e grandi eventi. La curatela privilegia un mix di personaggi “evergreen” e volti del momento, così che ogni visita offra spunti nuovi.

Ogni figura in cera richiede un processo artigianale complesso: sessioni di misurazioni accurate, studio dell’incarnato, applicazione di capelli veri uno per uno, abiti e accessori reali o su misura, fino a una pittura finale a strati per ricreare la profondità della pelle. Una volta terminata, la statua viene calibrata con luci e scenografia per ottenere il tipico effetto vivo in foto. Quando una celebrità cambia look o stile, il museo può aggiornare trucco e guardaroba della statua per mantenerla attuale.

Il mattino seguente, abbiamo iniziato il nostro tour in gruppo a New York. Prima tappa: St. Patrick Cathedral.

Tra i luoghi che raccontano meglio l’anima di New York City, la Cattedrale di St. Patrick occupa un posto speciale: un capolavoro neogotico affacciato sulla Fifth Avenue che dialoga, per contrasti e armonie, con i grattacieli di Midtown. Entrarci significa respirare un tempo diverso, fatto di luce filtrata dalle vetrate istoriate, pietra scolpita e silenzio, a pochi passi dall’energia di Rockefeller Center.

La Cattedrale di St. Patrick è il più grande edificio cattolico neogotico del Nord America e un’icona di New York. Le sue guglie oltre i 100 metri si stagliano tra vetrate e acciaio, creando una scena che è diventata “la” cartolina di Midtown. L’interno è ampio, solenne, ma accogliente; gli organi monumentali, la Pietà di dimensioni eccezionali, le cappelle laterali e i portali bronzei sono dettagli che, da soli, valgono la visita. La navata centrale impressiona per ampiezza ed equilibrio: le vetrate istoriate modulano la luce con sfumature cangianti nell’arco della giornata e gli organi a canne avvolgono lo spazio sonoro durante le funzioni e i grandi momenti liturgici. L’altare maggiore e le cappelle laterali presentano opere e decorazioni che raccontano la storia della comunità cattolica newyorkese.

Tra i particolari che spesso sfuggono a un primo sguardo, spiccano le porte bronzee della facciata, i campanoni nella torre nord.

Progettata da James Renwick Jr., la Cattedrale di St. Patrick fu costruita a partire dalla metà dell’Ottocento e completata nei primi decenni del Novecento, con importanti restauri che ne hanno restituito splendore nel nuovo millennio.  

Il Rockefeller Center è senza dubbio uno dei luoghi simbolo di New York! Questo famoso complesso, composto da 19 edifici commerciali, si trova nella 5th Avenue a Manhattan e ospita al suo interno… tutto: studi televisivi, piazze, negozi, ristoranti, giardini. 

Non a caso è stato definito come la più grande città grattacielo del mondo, ed essendo stato utilizzato come set per tante pellicole cinematografiche, di solito è un luogo che risulta familiare anche a chi non è mai stato nella Grande Mela.

Tante sono le attrazioni da visitare, tra le quali spicca sicuramente l’osservatorio panoramico Top of the Rock, che si trova su uno dei principali edifici del Rockefeller Center, il GE Building, un grattacielo di 70 piani e 266 metri di altezza.

È vero, a New York ci sono osservatori collocati più in alto, ma questo merita una visita perché offre un panorama a 360° che toglie il fiato, soprattutto la visuale di Central Park è senza eguali. Da tutti gli angoli di questo complesso, infatti, trapelano storia, arte, curiosità, aneddoti interessanti: dalla visione iniziale di John D. Rockefeller Jr., ai segreti dei numerosi edifici, dalle zone verdi costantemente curate agli spazi più importanti del centro, ricchi di opere artistiche e di occasioni di intrattenimento. Il Top of the Rock (con punti di osservazione anche al 67° e 69° piano), è un luogo semplicemente perfetto per ammirare e immortalare New York.

L’ingresso per l’osservatorio, si trova sulla 50th Street, tra la 5th e la 6th Avenue. Gli studi della NBC (National Broadcasting Company), la nota emittente radiotelevisiva statunitense, si trovano nel GE Building, lo stesso edificio che ospita l’osservatorio panoramico. Questi studi si trovano nel Rockefeller Center fin dal 1933 e ospitano le trasmissioni che hanno fatto la storia della televisione d’America.

Qualche nome degli show di oggi? Saturday Night Live, The Tonight Show Starring Jimmy Fallon e Late Night with Seth Meyers.

I più appassionati potranno materialmente “entrare dentro la TV americana” partecipando ad uno dei tour guidati per la visita agli NBC Studios. Ecco un altro gioiello del Rockefeller Center: un teatro in stile Art Deco e molto di più.

Il Radio City Music Hall, sulla Sixth Avenue, è infatti un luogo iconico di New York che ha ispirato intere generazioni di artisti. Qui si sono esibiti personaggi come Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, il bassista dei Pink Floyd Roger Waters, Ray Charles, BB King, Sting, Liza Minnelli, Celine Dion, Josè Carreras, gli Eurythmics, e anche alcuni artisti italiani.

Inaugurato nel 1932, il teatro è facilmente riconoscibile dall’esterno grazie alle sue inconfondibili insegne luminose.

The Channel Gardens. Dai giardini, proseguendo poi per la zona pedonale, la Promenade, raggiungerete la Lower Plaza (chiamata anche Sunken Plaza), la piazza ribassata dove vedrete le bandiere dei Paesi dell’ONU che sventolano, e la magnifica statua in bronzo del Prometheus realizzata da Paul Manship e una bella fontana.

La Grand Central Station di New York – che correttamente si chiama Grand Central Terminal perchè i treni fanno capolinea qui e non ci passano attraverso – non è una semplice stazione dei treni, è un capolavoro di architettura, un’icona e un pezzo di storia della città. Vi basterà entrare nell’atrio principale per rimanere a bocca aperta, avvolti da una maestosità difficile da spiegare a parole. Proprio questa sua caratteristica le è valsa la comparsa in parecchi film americani, con scene famose girate al suo interno.

Il Grand Central Terminal è stato inaugurato nel 1913 ed è situato in posizione centralissima a Midtown Manhattan. Si trova all’incrocio fra la 42esima e Park Avenue. 

Si tratta della stazione ferroviaria principale di New York e della più grande al mondo: 44 banchine per 67 binari disposti su due livelli, 41 nel piano superiore e 26 binari in quello inferiore, coprendo un'area di 19 ettari. Da qui partono i treni locali di punta e i treni a lunga percorrenza.

ll Grand Central Terminal di New York serve più di 80 milioni di viaggiatori all’anno e attira oltre 20 milioni di turisti. Una quantità mostruosa di gente e in effetti il via vai di persone all’interno della stazione è impressionante. Nonostante le dimensioni e il fatto che si tratti di una stazione, il Grand Central Terminal è elegante e raffinato, quasi un salotto urbano.

La visita inizia senza dubbio dall’atrio principale, o Main Concourse. Noterete subito la maestosità dell’ambiente e degli elementi che lo costituiscono (scalinate enormi, pavimenti in marmo, finestroni ad arco, soffitti altissimi): non sembra proprio di essere all’interno di una stazione dei treni.
Nel Main Concourse si trovano le biglietterie e al centro il banco informazioni in marmo e ottone, su cui svetta un grosso orologio in opale a 4 facce, simbolo della stazione. Il suo valore si dice si aggiri tra i 15 e i 20 milioni di dollari!

Il tutto vi sembrerà molto familiare: l’atrio e il chiosco informazioni con il suo caratteristico orologio compaiono in numerosi film, tra cui Io sono leggenda, Men in Black, Armageddon, Revolutionary Road, Madagascar e molti altri.

Alzate gli occhi e ammirate lo splendido soffitto a botte, decorato dall’artista francese Paul Cesar Helleu con un cielo notturno di 2500 stelle. Le costellazioni sono dipinte al contrario, cioè non come le vediamo noi alzando gli occhi, ma dalla prospettiva opposta, il punto di vista di Dio. Fatto passare come una cosa voluta, si dice che in realtà si tratti di un semplice errore, perché Helleu si è ispirato a un manoscritto medievale che rappresenta il cielo del Mediterraneo in inverno. Per lo stesso motivo anche la posizione delle stelle non è sempre corretta.

Il soffitto è stato recuperato a seguito di un restauro che ha tolto strati di catrame e nicotina per la combustione del tabacco. E’ possibile individuare un piccolo rettangolo non restaurato, lasciato intatto per mostrare come si era ridotto nel tempo. Vicino alla costellazione dei Pesci inoltre si può notare un piccolo foro, ricordo di quando nel 1957 è stato esposto nell’atrio il missile americano Redstone. In piena Guerra Fredda, era un modo per contrastare l’insicurezza che aveva seguito il lancio dello Sputnik sovietico.

A seguito degli attentati dell’11 settembre, al soffitto è appesa un’enorme bandiera americana. Uscendo non dimenticate di osservare il costosissimo orologio che decora la facciata esterna del Grand Central Terminal. E’ il più grande Tiffany in vetro al mondo (4 metri di diametro), incastonato in una scultura del francese Coutan raffigurante 3 divinità greche.
Mercurio, simbolo della velocità, Minerva, dea della saggezza, simbolo della sapiente architettura dell’edificio, ed Ercole, simbolo della forza degli uomini che hanno costruito il terminal.

La Trump Tower è un grattacielo nel cuore di New York, di proprietà del Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump. E’un grattacielo dalla struttura imponente, nero, a gradoni, quasi impossibile non notarlo lungo la Fifth Avenue, all’angolo con la 56th Street.
Gli interni sono oltremodo sfarzosi ed eleganti. Un sacco di marmo rosa, cascate d’acqua alte più di 20 metri, piante pensili, un lusso esagerato e una ricchezza vistosamente ostentata. E’ un palazzo a destinazione mista, tra uffici e residenziale. Lo stesso Trump ha qui una delle sue dimore, un lussuosissimo attico di 3 piani, del valore stimato di 100 milioni di dollari.

E’ un po’ un palazzo autoreferenziale, e va da sè che ci sono molte foto di Trump, ma anche di George W. Bush e di Rudolph Giuliani all’interno dell’edificio, oltre ad un allestimento ad omaggiare la 45a presidenza degli Stati Uniti, per mano appunto di Trump.

Molto più di una semplice boutique, il nuovo flagship store di Louis Vuitton a New York sulla 57esima strada, quello a forma di valigia per intenderci. E’ in realtà un temporary store, e sarà possibile visitarlo per circa tre anni (aperto nel 2024), nel corso dell’ampia ristrutturazione dello storico flagship store della maison sulla Fifth Avenue. 

Lo store Louis Vuitton si trova in un edificio ispirato all’Art Déco, e al suo interno presenta i mobili della precedente sede, in linea con l’impegno della maison per la creatività circolare. I nuovi pezzi, invece, riflettono un’attenta selezione di mobili vintage e contemporanei da collezione di artisti del calibro di Carlo Mollino, Charlotte Perriand, Christophe Delcourt e Pierre Augustin Rose. 

Proseguendo il nostro itinerario nella Grande Mela, non abbiamo perso l'occasione di visitare il Central Park, vero polmone verde di Manhattan, dove abiamo avuto modo di conoscere alcune particolari bellezze, oltre ad incontrare innumerevoli scoiattoli che si avvicinano senza problemi.

L’itinerario che consiglio, prevede l’ingresso al parco dall’angolo tra la 72nd e Central Park West nell’ Upper West Side, proprio di fronte al Dakota Building, dove è d’obbligo fermarsi qualche minuto per ammirarlo e magari per farci fotografare davanti al portone. Il Dakota, infatti, è una delle residenze più misteriose ed esclusive di tutta Manhattan. Questo palazzo è famoso ovviamente per essere stato il luogo in cui John Lennon ha abitato insieme alla moglie Yoko Ono (lei vive ancora qui), fino a quando non è stato ucciso proprio davanti all’ingresso di questo stesso edificio.

Il passo successivo nel parco non può che essere ovviamente Strawberry Fields, una della attrazioni più visitate dell’intero parco. Il memoriale dedicato a John Lennon, si estende su di un’area di ben 10.000 metri quadrati e trae il suo nome da una canzone dei Fab Four, “Strawberry Fields Forever”.

Ideato dal celebre architetto paesaggista Bruce Kelly, venne inaugurato nel 1985 alla presenza della vedova di Lennon, la quale aveva partecipato alle spese.

Non tutti sanno che il grande mosaico bianco e nero che riproduce un mosaico pompeiano tuttora conservato al Museo Archeologico di Napoli è stato realizzato proprio in Campania da un gruppo di mosaicisti artigiani che lo hanno donato alla Città di New York a nome del Comune di Napoli.

Lo Strawberry Fields, ancora oggi ha molti ammiratori dell’ex Beatles che portano fiori ed accendono candele in suo ricordo.

Il Summit One Vanderbilt è uno degli osservatori panoramici di New York City più recenti e spettacolari.
Inaugurato nel 2021, si è rapidamente distinto per la sua combinazione particolare tra vista panoramica top su Manhattan ed esperienza immersiva, rendendolo una attrazione turistica più ampia di una “semplice” terrazza panoramica.

Ciò che rende Summit One Vanderbilt diverso dagli altri osservatori panoramici, oltre alla sempre eccellente vista panoramica, è l’esperienza sensoriale e visiva offerta ai visitatori: pareti a specchio, giochi di luce, superfici riflettenti, installazioni artistiche con palloncini argentati e pavimenti trasparenti creano un’atmosfera moderna. Sicuramente uno dei posti migliori dove scattare foto e realizzare video da condividere sui propri profili social e non solo.

Per essere precisi, One Vanderbilt è il nome del grattacielo, mentre SUMMIT è il nome dell’osservatorio situato tra il 91° e il 93° piano dell’edificio.

Partiamo con qualche dato: One Vanderbilt conta di 93 piani, e raggiunge un’altezza di 397 metri, che arrivano a 427 metri se si include anche la guglia.
Si trova in piena Midtown Manhattan, proprio accanto alla Grand Central Terminal, e occupa un intero isolato compreso tra la 42esima e la 43esima Strada, e tra Vanderbilt Avenue e Madison Avenue. Con queste misure, è il quarto grattacielo più alto di New York, superato solo dalla Freedom Tower, dallla Central Park Tower e dal grattacielo 111 West 57th Street (questi ultimi due sono edifici residenziali e con uffici).

Sebbene Summit non sia di fatto l’osservatorio più alto di New York, è senza dubbio quello che offre l’esperienza più originale, grazie a un percorso multisensoriale che si aggiunge al piatto forte della vista panoramica.

Come in moltissime altre attrazioni di New York, prima di entrare dovete passare per i controlli di sicurezza (piuttosto rapidi). Niente di che, controllano solo che non portiate con voi oggetti ritenuti pericolosi per le persone e per la struttura. Nel caso abbiate qualcosa di “non ammesso”, lo depositate prima di salire e lo ritirate alla fine, prima di uscire.

Vi saranno consegnati dei sacchettini neri copriscarpe, che dovete obbligatoriamente indossare, per non rovinare l’effetto degli specchi. Vi forniscono anche un paio di occhiali da sole (di quelli in plastica), da usare qualora i tanti riflessi vi diano fastidio, specie quelli dettati dal sole sugli specchi (li consegnate poi a fine visita, ma anche se li tenete non vi dicono nulla).

Degli ascensori luminosi e completamente ricoperti di specchi vi porteranno diretti al 91° piano. Il contrasto con il buio del piano seminterrato sarà abbagliante, specie se fuori splende il sole. Lo skyline di Manhattan si aprirà davanti a voi in tutta la sua meraviglia, specchiato all’infinito su tutte le superfici.
Vi trovate in AIR: Transcendence, uno spazio enorme completamente ricoperto di specchi e vetrate a tutta altezza. E’ senza dubbio una delle zone più belle di tutto l’osservatorio SUMMIT. Potete restare quanto tempo volete, scattando un’infinità di foto da ogni angolatura.

La stanza successiva è intitolata Reflect.
Ci sono delle specie di sassi argentati riflettenti sul pavimento (un’installazione artistica di Yayoi Kusama). 

La visita prosegue con AIR: Affinity, una sala piccolina ma tra le più famose e apprezzate di tutto il SUMMIT. La stanza è composta da specchi, vetrate a tutta altezza e riempita di palloncini argentati che rimangono sospesi in aria, e che potete prendere e lanciare in giro per la sala. Difficile tenere a freno i bambini, ma sinceramente anche i più grandi non vorranno più andare via. Io stessa mi sono trattenuta un bel po' a... giocare.
Davvero una bella idea, divertente. Prima di prendere le scale per salire, andate in bagno (anche se non avete bisogno!) Sono pulitissimi e curatissimi, ma la cosa sorprendente è che sono panoramici anch'essi. Si affacciano su Manhattan, e andare in bagno con tale visuale, non credo vi capiterà più! Sono probabilmente tra i bagni con vista più belli al mondo! 

Al termine, siamo entrati nel cuore di Times Square, immergendoci nell'atmosfera accogliente del ristorante Bond 45. Originariamente situato sulla 45a strada all'interno dello storico Bond Clothing Store (1948-1977), si trova ora sulla 46a strada, tra Broadway e 8th Avenue.

Al Bond 45 abbiamo sostato per un ottimo (e abbondante) pranzo: dall' antipasto, con una selezione di verdure fresche di mercato, pizza a crosta sottile e, pezzo forte, una cotoletta gigantesca con sopra mozzarella filante ed un pochino di pomodoro. Squisita! E per finire una gustosa cheescake con frutti di bosco.  

La sera, infine, ho vissuto l'esperienza più coinvolgente che potessi desiderare: un musical a Broadway, esattamente "MJ The Musical" al teatro Neil Simon, dedicato ovviamente a Michael Jackson. Ne è interprete, lo strepitoso e bravissimo Matte Martinez nel ruolo di Jackson, che da attore di "riserva", è passato a tutti gli effetti (e meritatatamente, aggiungo) al ruolo di protagonista assoluto! Seduta in prima fila (ho acquistato il biglietto prima di partire attraverso il portale del teatro a più di 320 euro!), ho goduto di uno spettacolo unico, che non potrò mai dimenticare, il costo lo valeva tutto!!! 4 anni di repliche ed oltre 6milioni di persone hanno visto questo spettacolo!

La Domenica, ancora elettrizzata dal Musical, con il gruppo, siamo partiti alla volta della Statua della Libertà, uno dei simboli più potenti non solo di New York, ma dell’intera identità degli Stati Uniti d’America.
È considerata una delle icone più riconoscibili e significative al mondo, sia dal punto di vista storico che turistico. 

Senza addentrarci in lunghi approfondimenti storici, il suo significato più profondo resta chiaro: la Statua della Libertà rappresenta i valori universali di libertà e democrazia. Fu un dono della Francia agli Stati Uniti, in segno di amicizia e per celebrare i principi condivisi di indipendenza e diritti civili. Per milioni di persone, ha simboleggiato e continua a simboleggiare la speranza, l’uguaglianza e le opportunità offerte dal “sogno americano”.

Nel tempo, è diventata anche un emblema dell’identità nazionale americana, un punto di riferimento culturale e storico che va ben oltre la semplice immagine da cartolina. Dal punto di vista turistico, la Statua della Libertà è una delle attrazioni più visitate di New York: accoglie ogni anno oltre 4 milioni di visitatori, con trend in costante crescita. 
Lady Liberty, come viene affettuosamente chiamata, si trova a Liberty Island, un isolotto situato nel fiume Hudson, proprio all’ingresso del porto di New York, di fronte alla punta sud di Downtown Manhattan, nella baia di New York. La posizione della Statua della Libertà non è casuale: fu scelta per accogliere simbolicamente chiunque arrivasse via mare — visitatori, viaggiatori e, un tempo, milioni di immigrati in cerca di una nuova vita negli Stati Uniti. 

Raffigura la dea romana della libertà, che calpesta le catene della schiavitù e sorregge con fierezza una fiaccola ricoperta d’oro, che un tempo fungeva anche da faro.
La mano destra custodisce la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, come testimonia la data incisa sopra: 4 Luglio 1776 in numeri romani.
La corona ha sette punte che rappresentano i sette mari o i sette continenti. Ma c’è un dettaglio ancora più affascinante: il volto della statua pare che oltre alla dea romana, fosse ispirato alla madre dello scultore Frédéric Auguste Bartholdi, autore del progetto. Si chiamava Charlotte e fu per lui una figura di riferimento.

La Statua della Libertà è alta 46 metri (93 se contiamo anche il piedistallo).

Il progetto è di Frederic Auguste Bartholdi, mentre l’innovativa idea di costruirla con uno scheletro metallico interno rivestito con 300 fogli di rame sagomati e rivettati insieme è di Gustave Eiffel (sì, lo stesso della famosa torre parigina). Ciò permise di realizzare la statua interamente in Francia, per poi smontarla e trasportarla via nave fino a New York.

La Statua della Libertà fu inaugurata ufficialmente il 28 ottobre 1886 e divenne poi monumento nazionale nel 1924. 

Oggi la Statua della Libertà è celebre anche per il suo inconfondibile colore verde. Ma non è sempre stata così.

Quando fu inaugurata nel 1886, la sua superficie in rame aveva il colore naturale del metallo: un marrone brillante, simile a quello di una moneta nuova.
Con il tempo, l’esposizione all’aria, alla pioggia e alla salsedine ha provocato una progressiva ossidazione del rame, trasformandone la tonalità.

Il risultato? Una patina verde, spessa circa 2,5 cm, che oggi la ricopre completamente. Un cambiamento chimico diventato parte integrante della sua identità visiva.

Curiosità extra: la patina verde, chiamata verde rame, protegge il metallo sottostante e contribuisce a conservare la statua nel tempo.

I suoi 93 metri di altezza e una struttura in metallo, rendono la Statua della Libertà è un vero magnete per i fulmini. Ogni anno, si stima che venga colpita oltre 500 volte da scariche elettriche provenienti dal cielo. Un fenomeno affascinante e perfettamente naturale, data la sua posizione in mezzo alla baia e la composizione metallica della struttura.

Di fatto, si potrebbe definire il parafulmine più famoso del mondo: imponente, iconico e… resistente!

Liberty Island non è raggiungibile autonomamente né con i mezzi pubblici tradizionali. L’unico modo per visitare la Statua della Libertà è partecipare al tour ufficiale, che include il trasporto in battello autorizzato da e per l’isola.

Il punto di partenza principale è Battery Park, all’estremità sud di Manhattan. Da qui partono i traghetti ufficiali diretti a Liberty Island e a Ellis Island, gestiti da Statue City Cruises, l’unico operatore autorizzato.

A maggio 2019 è stato inaugurato il nuovo Museo della Statua della Libertà (Statue of Liberty Museum), che abbiamo visitato. 3 gallerie interattive dove conoscere la storia della Statua e vedere da vicino la torcia originale.
Il museo è studiato per accogliere la folla di visitatori che ogni giorno sbarca su Liberty Island.

Un video iniziale di 10 minuti accoglie i visitatori illustrando origine e significato di questo simbolo di libertà. Successivamente si viene trasportati nelle fasi di progettazione e costruzione della Statua. L’ultima galleria è quella che ospita la torcia, con una magnifica vetrata che incornicia la Statua della Libertà e lo skyline di New York.

In dieci minuti di battello abbiamo proseguito per Ellis Island. Il cuore dell’esperienza è sicuramente la visita al museo dell’immigrazione di Ellis Island (Ellis Island National Museum of Immigration).

Ellis Island è famosa per essere stata il principale punto d’ingresso dei movimenti migratori verso gli Stati Uniti per oltre 60 anni. Tra il 1892 e il 1954 sono passate di qui oltre 12 milioni di persone. Gli immigrati venivano controllati e registrati, si verificava che non avessero malattie contagiose e che fossero in grado di lavorare. 

Il museo è strutturato in 3 piani, tutti visitabili, ed è completamente accessibile alle persone con disabilità (sia il museo, sia tutto il percorso dall’imbarcadero). Nei 3 piani di esposizione sono documentate le esperienze degli immigrati a Ellis Island, nonché la storia più generale dell’immigrazione negli Stati Uniti.

Varie mostre raccontano il ruolo di Ellis Island nella storia dell’immigrazione, con esposizione di reperti storici quali stampe, fotografie, video su schermi interattivi, racconti audio, per un percorso interessante dall’inizio alla fine.
Il tutto acquisisce molto valore grazie all’audioguida, che ricordo è compresa e gratuita, in quanto ci viene data spiegazione e collocazione storica di ogni cosa che vediamo. 

Una delle attività preferite di chi visita Ellis Island è quella di andare alla ricerca dei propri parenti, più o meno noti. Potete cercare nel registro degli immigrati inserendo il vostro cognome e quello dei vostri cari per vedere se, andando indietro con le generazioni, ci furono lontani parenti che intrapresero il lungo viaggio verso gli Stati Uniti.
Vi garantisco che si possono scoprire cose interessanti, specie se siete appassionati di genealogia e della storia della vostra famiglia.

Tra il 1880 e il 1920 sono emigrati negli USA oltre 4 milioni di italiani ed è molto frequente trovare almeno una persona con il proprio cognome nel registro di Ellis Island.

Per ognuno è specificato l’anno di nascita, la nave su cui ha viaggiato, il porto di partenza, la data di arrivo e la città d’origine in Italia. Potete visualizzare anche altri dettagli come il manifesto di bordo originale o sapere quanto denaro aveva in tasca all’arrivo.

Tornando sulla terra ferma ci siamo incamminati nel cuore finanziario di New York: Wall Street.

In questo quartiere storico si concentrano istituzioni finanziarie, banche, grattacieli e simboli dell’economia globale, ma anche importanti attrazioni turistiche che meritano spazio nel vostro itinerario per New York.

Camminando tra le sue strade nei giorni e orari lavorativi, noterete spesso il contrasto tra turisti e lavoratori in giacca e cravatta che si muovono a passo veloce tra uffici e palazzi storici. 

Il Financial District è uno dei quartieri più antichi di New York, situato all’estremo sud di Manhattan. Qui si concentrano edifici storici, istituzioni economiche fondamentali e attrazioni simboliche che meritano una tappa durante il vostro viaggio.
Non è solo il cuore della finanza americana, ma anche un luogo denso di storia, in cui passato e presente si intrecciano tra grattacieli, memoriali e sedi bancarie imponenti. Il Federal Hall National Memorial ad esempio, dove è stato eletto George Washington come primo presidente degli Stati Uniti nel 1789. Oppure la Fraunces Tavern, la piccola e leggendaria taverna dove George Washington fece il suo discorso d’addio agli ufficiali dell’Esercito. La taverna, conservata praticamente intatta, è oggi diventata un museo. Ma se preferite potete sempre entrare per bere e mangiare qualcosa, respirando l’atmosfera delle epoche passate... per noi, era previsto appunto, il pranzo.

Di giorno è un quartiere molto vivace e affollato, proprio per la presenza di tanti punti vitali in ambito economico e finanziario. La sera, invece, il quartiere, essendo praticamente composto solamente da banche e uffici, è quasi deserto. 

All’interno del Distretto Finanziario si trova Wall Street, forse la strada più celebre del mondo in ambito economico. Wall Street è proprio il nome della via, la più nota e importante del quartiere del distretto finanziario. Nonostante la fama globale, si tratta di una via breve e sobria, ma con un’importanza storica e simbolica enorme. 

Qui ha sede il New York Stock Exchange (NYSE), ovvero la Borsa di New York, tra i più grandi e influenti mercati finanziari del mondo. L’edificio può essere ammirato solo dall’esterno, poiché non è aperto al pubblico. 

Una delle foto più classiche da scattare nel Financial District è accanto al Charging Bull, la statua in bronzo simbolo di forza, potere e speranza.
È una meta tradizionale per chi visita la zona... ed io, ovviamente, non ho potuto fare a meno di immortalarmi vicino al Toro (anche il mio segno zodiacale!) È tradizione scattarsi una foto accanto alla scultura e toccare le parti considerate portafortuna. I punti “portafortuna” della statua (naso, corna e… testicoli) sono lucidissimi per via delle migliaia di turisti che li toccano ogni giorno come gesto scaramantico. Doveva essere un’installazione temporanea, posizionata di nascosto durante la notte, ma i newyorkesi si sono affezionati così tanto al suo messaggio di speranza che dopo più di 30 anni il Toro di Wall Street è ancora nello stesso posto ed è diventato una vera e propria attrazione di New York. Il Toro è stato realizzato in bronzo del peso di circa 3,2 tonnellate, alta 3,4 metri e lunga quasi 5.

Il Toro di Wall Street non è una scultura realizzata su commissione, ha invece una storia davvero curiosa, su cui vale la pena soffermarsi.

In seguito al crollo del mercato del 1987 l’artista Arturo di Modica, originario della Sicilia ed emigrato a New York negli anni ’70, decise di realizzare il Toro di Wall Street senza il permesso né alcuna sovvenzione da parte della città, finanziando lui stesso il progetto da ben 360.000 dollari.

Una volta realizzata, la notte del 15 dicembre 1989, con l’aiuto di un furgone e alcuni collaboratori, Di Modica installò di nascosto la statua davanti alla Borsa di New York, sotto l’albero di Natale, come tributo alla città, per elogiare il coraggio con cui si era rialzata dopo la crisi finanziaria.

Non è difficile immaginare lo stupore e le reazioni che seguirono la mattina dopo! I dirigenti di Borsa ordinarono subito di rimuoverlo, ma tanto fu il successo riscosso e tante le proteste del pubblico, che la città di New York decise di tenere la statua, installandola ufficialmente la settimana successiva nel vicino Bowling Green Park, dove si trova tuttora il Charging Bull di Wall Street.

L’installazione notturna attuata da Di Modica è spesso vista come un gesto di guerrilla art, ma l’artista rivendicò subito l’opera con orgoglio, sottolineando il suo significato simbolico per la città. La statua venne installata due anni dopo, nel 1989, come messaggio di speranza.

Attenzione: la statua non si trova direttamente su Wall Street, ma nel vicino Bowling Green Park, a pochi minuti a piedi. 

Consiglio: se volete evitare troppa fila per scattare una foto al toro, andateci entro le 9 del mattino o verso sera. Durante il giorno può esserci un po’ di coda, soprattutto per chi vuole toccarlo nei punti portafortuna e farsi le foto di rito.

A ricalcare l’incredibile storia del Toro di Wall Street, la notte della Festa della Donna del 2017, davanti al Charging Bull, fece la sua improvvisa comparsa la statua di una bambina, che con sguardo fiero e il vento tra i capelli, appare impassibile e anzi guarda quasi con fare beffardo il toro davanti a lei. La statua è intitolata, non a caso, Fearless Girl che potremmo tradurre con “bambina impavida”. 

La statua della bambina è realizzata dall’artista Kristen Visbal con lo scopo di sensibilizzare la società americana sulla necessità di elogiare il valore delle donne in posizioni di potere e in particolare far riflettere sul fatto che le donne sono ancora poco presenti ai vertici delle grandi compagnie e in generale in posizioni di leadership. La sua posizione non fu casuale: si contrappose a quella del Toro di Wall Street per rivendicare simbolicamente il ruolo delle donne anche all’interno del mondo finanziario, che rimane tipicamente maschile.

Immediata la reazione di Arturo Di Modica, che si dichiarò contrario all’opera e ne chiese la rimozione. La Fearless Girl però, un po’ come accadde con il Toro di Wall Street, era già entrata nelle grazie del popolo newyorkese, assieme al messaggio di cui è portavoce. Fu quindi mantenuta, ma spostata l’anno seguente davanti alla facciata del palazzo della Borsa di New York (New York Stock Exchange).

Davanti al Wall Street Bull è rimasta però una targa a memoria della Bambina, con le impronte dei piedi. 

Il Distretto Finanziario è tristemente noto anche per essere stato teatro degli attentati dell’11 settembre 2001.
Il World Trade Center – con le Torri Gemelle, parte integrante del distretto finanziario, fu distrutto dallo storico attentato dell’11 settembre.
La zona di Ground Zero è ormai stata quasi completamente ricostruita, è diventato un nuovo centro importantissimo chiamato (per memoria storica) One World Trade Center.
In esso, lo spazio esatto, un tempo occupato dalle Torri Gemelle, è rimasto vuoto, e oggi vi si trova il memoriale di Ground Zero. 

Al posto delle due torri ci sono due imponenti fontane quadrate - l'acqua che sgorga ininterrottamente, sta a simboleggiare le lacrime versate - che riproducono la sagoma delle torri originali, circondate da un parco tranquillo, intimo e commovente.
Da qui si accede al 9/11museum, inaugurato nel 2014, che ripercorre i fatti accaduti attraverso una esperienza molto intensa ed educativa, che consiglio sempre di vedere... per me è stato un percorso intenso, interessante che colpisce ancora dopo 25 anni per l'imponenza della tragedia.

Sovrasta il sito, il One World Observatory (o Freedom Tower), oggi l’edificio più alto di New York con i suoi 541 metri. All’interno si trova un osservatorio panoramico con vista mozzafiato su Manhattan e oltre.

Nei pressi, potete anche fare una sosta nella storica Trinity Church, o visitare l’avveniristica struttura dell’Oculus, progettata da Calatrava: un hub di trasporti futuristico con all’interno il Westfield World Trade Center, uno dei centri commerciali più moderni e spettacolari di Manhattan. Ricorda le grandi ali di una fenice che risorge con estrema fierezza ed ottimismo sulle ceneri di Ground Zero. La struttura si compone di due enormi ali bianche di acciaio, che si alzano di circa 50 metri da terra. L’Hub di Calatrava è davvero spettacolare, vale la pena di entrare e visitarlo come attrazione turistica.

C’è da dire che l’inaugurazione dell’opera (marzo 2016) arrivò non priva di critiche. I lunghi ritardi (ci sono voluti quasi 12 anni di lavoro!), i diversi problemi di infiltrazioni e non solo durante la sua costruzione hanno fatto un po’ perdere l’entusiasmo per un progetto che si presentava (e si dimostra tuttora) così innovativo e particolare. Senza contare la cifra esorbitante spesa: circa 4 miliardi di dollari, contro i 2 preventivati inizialmente!
Diciamo che si allunga la coda di critiche e insuccessi dell’ambizioso Calatrava…vi dice niente il nostrano Ponte della Costituzione a Venezia, presto soprannominato “Ponte dei Cascai” a causa delle innumerevoli scivolate e cadute di chi lo attraversa?

Nonostante le critiche e i soldi spesi, il World Trade Center Transportation Hub ha presto conquistato i newyorkesi.

La funivia Roosevelt non è una delle attrazioni turistiche più popolari tra i viaggiatori che visitano New York, ma ha molto fascino e offre una splendida vista sulla città. Inoltre, è un giro molto economico, perché per viaggiare è sufficiente la Metrocard, la stessa tessera utilizzata per spostarsi in autobus o in metropolitana. 

La funivia Roosvelt è l'unica che collega Manhattan a Roosevelt Island, una piccola isola allungata situata sull'East River, che in passato ospitava diversi ospedali e alcune prigioni, ma che oggi è una zona residenziale ricca di spazi verdi, edifici di lusso, impianti sportivi e persino il campus dell'Università di Cornell.

La funivia Roosevelt è collegata al quartiere dell'Upper East Side, molto vicino all'angolo sud-est di Central Park, ed è un'attrazione turistica ideale per completare la visita a questo quartiere newyorkese dopo aver visitato alcuni musei e aver percorso le sue lussuose strade.

Roosevelt Island ha ispirato, nel corso dei decenni, artisti di ogni genere: dagli scrittori ai poeti, dai registi ai produttori televisivi. La sua bellezza pacata e l’atmosfera sospesa, appena fuori dal grande clamore di New York, l’hanno resa location privilegiata per numerose opere. Per quanto riguarda la letteratura, per esempio, l’isola compare nel romanzo di Fitzgerald Il Grande Gatsby, in cui l’autore (nel quarto capitolo) usa però il nome di Blackwell’s Island. Nel romanzo fantasy Shadowhunters – Città di ossa (primo capitolo della saga omonima scritta da Cassandra Clare) il protagonista combatte sull’isola lo scontro finale con l’antagonista, l’inafferrabile e malvagio Valentine. 

Molti altri film e serie TV sono state girate, almeno in parte, entro i confini di Roosevelt Island. Qualche esempio? Non voglio perderti, con Clarke Gable e Carole Lombard, I falchi della notte con Sylvester Stallone, Spiderman con Tobey Maguire, Tartarughe Ninja alla riscossa (le rovine del Smallpox Hospital sono state usate come location fittizia del nascondiglio segreto del Clan del Piede). E poi ancora Amore con interessi con Michael J. Fox, Léon, Ipotesi di complotto, con Mel Gibson e Julia Roberts, Gangs of New York con Di Caprio, alcuni episodi delle serie TV Law & Order, CSI: NY.

Infine, vi segnalo che Roosevelt Island è comparsa anche in diversi video-clip e videogiochi: Us and Them dei Pink Floyd, Atomic Runner Chelnov, Grand Theft Auto IV e Crysis 2.

Mi è piaciuto molto questo posto, perchè è un angolo tranquillo nel cuore di New York, Roosevelt Island è la sorpresa che non ti aspetti. E poi da lì, ho potuto apprezzare e fotografare il fenomeno chiamato Manhattanhenge.

Il Manhattanhenge è un evento straordinario che trasforma le strade di New York in un teatro naturale durante il tramonto, due volte all’anno. Questo spettacolo, che si verifica a fine maggio e a metà luglio, offre una vista mozzafiato del sole che si allinea perfettamente con il reticolo stradale di Manhattan. A differenza di eventi esclusivi come il Met Gala, Manhattanhenge è accessibile a chiunque si trovi nella città in questi particolari giorni, senza necessità di biglietti o inviti speciali.

Se ti trovi a New York nei giorni in cui si verifica il Manhattanhenge, non puoi assolutamente perderti questa visione mozzafiato! Il termine “Manhattanhenge” è stato coniato dall’astrofisico Neil deGrasse Tyson, ispirato dal celebre sito preistorico di Stonehenge, dove le pietre sono allineate con il sorgere del sole durante il solstizio d’estate e il tramonto durante il solstizio d’inverno. Analogamente, durante il Manhattanhenge, il sole tramonta in linea con le strade che corrono da est a ovest dell’isola, creando un effetto visivo straordinario. Questo allineamento è frutto di una coincidenza fortuita legata all’orientamento dell’isola di Manhattan, che è inclinata di circa 30 gradi a est rispetto al nord vero. Il fenomeno si verifica perché il reticolo stradale di Manhattan non è allineato esattamente da nord a sud, ma segue l’orientamento dell’isola. Di conseguenza, il sole non tramonta esattamente a ovest eccetto che durante gli equinozi di primavera e autunno. Nei giorni di Manhattanhenge, il sole tramonta in un punto leggermente spostato rispetto all’ovest puro, allineandosi così con le strade dell’isola. 

Manhattanhenge non è solo un fenomeno astronomico affascinante ma è anche un evento culturale che celebra la singolare bellezza di New York e la sorprendente coincidenza tra natura e urbanistica. Ogni anno, residenti e turisti si radunano per testimoniare questo spettacolo naturale, rafforzando il legame tra la città e il suo ambiente in un momento di condivisione collettiva e ammirazione.

Manhattanhenge rappresenta un perfetto connubio tra scienza e cultura, un evento che unisce persone di ogni provenienza in un’esperienza condivisa di meraviglia e stupore. La sua unicità risiede non solo nella precisione astronomica ma anche nella capacità di trasformare un semplice tramonto in un evento di portata globale. Questo fenomeno ci ricorda quanto la natura possa essere sorprendente e come, anche in una metropoli frenetica come New York, ci sia spazio per momenti di pura bellezza e contemplazione.

Il quarto ed ultimo giorno di questo soggiorno a New York, prima di proseguire per il Canada, mi ha portata ad una passeggiata per conto mio alla scoperta di qualche altro luogo da non perdere, e così ho optato per il MOMA, il Museo di Arte Moderna, ed il Museo delle Cere di cui ho raccontato parlando di Times Square.

Il MoMA (Museum of Modern Art) si trova a New York all’11 West 53rd street, tra la Fifth Avenuee la Sixth Avenue o Avenue of the Americas.

Questo polo museale ha avuto un ruolo decisivo per la promozione dell’Arte Moderna nel mondo ed è universalmente riconosciuto come uno dei più importanti del pianeta. La collezione conservata all’interno del MoMA è un’ineguagliabile antologia d’Arte moderna e Contemporanea e spazia dall’architettura alla fotografia, passando per serigrafia, design, arte multimediale e gli immancabili dipinti e sculture realizzati dalla fine del XIX secolo ad oggi.

Tutti gli amanti dell’Arte sognano di poterlo visitare in quanto ospita alcuni tra i dipinti più famosi della storia come Il Ponte giapponese di Claude Monet, Le demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso, La notte stellata di Van Gogh, La città che sale di Umberto Boccioni e tanti altri.

Quando il design incontra il gioco, il risultato può trasformarsi in un esperimento culturale che riscrive i confini tra arte e industria. Il MOMA di New York ha consolidato anche una partnership pluriennale con Mattel, il colosso americano che riunisce brand come Barbie, Hot Wheels, UNO e Fisher-Price. L’accordo, della durata di cinque anni, ha debuttato l’11 novembre con una capsule di sette prodotti ispirati a opere e artisti della collezione del museo.

I sette prodotti reinterpretano l’arte attraverso i brand più amati di Mattel, costruendo un ponte fra capolavori e oggetti che ormai appartengono all’immaginario collettivo di più generazioni. Il pezzo forte della collezione è senza dubbio Barbie x Vincent van Gogh, la Barbie ispirata a La Notte Stellata di van Gogh. Una reinterpretazione tridimensionale del dipinto che vede il cielo tradotto in ricami e dettagli tessili, una luna crescente che spunta tra i capelli della bambola, anch’essi piegati alla pennellata del pittore e una traduzione dei colori e delle forme dell’opera nello stile classico di Barbie. Naturalmente, la sottoscritta, non poteva perdere un simile capolavoro, un pezzo piuttosto raro, e così, data la dimensione del contenitore, mi sono fatta spedire la mia opera d'arte, che è arrivata a destinazione proprio il giorno del mio ritorno a casa.

La serata conclusiva, la nostra cara Evelyn ci ha portato nel noto quartiere Dumbo con il ponte di Brooklyn, un piccolo quartiere di New York, nel distretto di Brooklyn, un vero gioiellino, incastonato tra il Brooklyn e il Manhattan Bridge.

E’ stato reso celebre dallo scatto fotografico dell’Empire incorniciato dalle arcate del Manhattan Bridge, che compare sulla locandina di C’era una volta In America, ma non è l’unico meraviglioso panorama che potrete ammirare dello skyline di New York. DUMBO secondo me dovrebbe rientrare in ogni itinerario di visita di New York. Andateci appena prima del tramonto e lasciatevi rapire dal panorama incantevole. 

DUMBO è un’acronimo, per quello è scritto tutto in maiuscolo, talvolta con i puntini fra le lettere (D.U.M.B.O.), anche se molto più spesso si scrive semplicemente Dumbo. Sta per Down Under il Manhattan Bridge Overpass, cioè “giù sotto il cavalcavia del Manhattan Bridge”. Si pronuncia “dambo”. Il quartiere si trova infatti giusto sotto al Manhattan Bridge. Una visita a DUMBO non porta via molto tempo, e spero davvero che riusciate ad incastrarla nel vostro itinerario di vacanza a New York.

Fino a non molti anni fa era un quartiere industriale, ben poco turistico. Lo si può notare dai tanti edifici in stile fabbrica e dai vecchi magazzini, ora trasformati in loft dai prezzi astronomici. Tra i vecchi magazzini e le fabbriche in disuso hanno trovato sede anche numerose start-up di successo e aziende tecnologiche, come il colosso mondiale Etsy, che organizza periodicamente dei laboratori creativi aperti al pubblico.
DUMBO è oggi un bel quartiere di gallerie d’arte, boutique e lussuosi appartamenti, piuttosto frequentato anche da un punto di vista turistico.

Andateci un’oretta prima del tramonto, passeggiate tra le strade acciottolate del quartiere, per poi dirigervi verso la riva del fiume Hudson ad ammirare il Brooklyn Bridge e i grattacieli di Manhattan che si colorano man mano che cala il sole. 

Gli appassionati di fotografia potranno portarsi treppiede e teleobiettivo, ma fate attenzione che c’è tanta gente che viene qui ogni giorno per portarsi a casa questo celebre scatto, se volete la visuale più libera meglio andarci la mattina presto. 

Il Brooklyn Bridge Park si estende per circa 2 chilometri lungo tutta la zona che costeggia l’East River, fin oltre il quartiere di DUMBO. Dal parco si gode di uno splendido panorama sullo skyline, con gli imponenti piloni dei due ponti a interrompere la prospettiva.

Perfetto per una passeggiata, o per un giro in bici se l’avete noleggiata per attraversare il ponte di Brooklyn. Ci sono anche campi sportivi, giochi per bambini, aree pic-nic e verdi prati dove rilassarsi. All’interno del Brooklyn Bridge Park, proprio sotto il ponte di Brooklyn, trovate l’iconica giostra a cavalli Jane’s Carousel. Costruita nel 1922 è ancora in funzione all’interno di una struttura di vetro e sarà un divertimento assicurato per tutti i bambini. L’Empire Stores è una sorta di centro commerciale, ospitato in uno dei vecchi magazzini di DUMBO. Molto bello a livello architettonico, all’interno ci trovate vari negozi e ristoranti, come il Time Out Market (della rivista Time Out, un locale informale, si mangia bene senza spendere troppo, con una vista mozzafiato!).
Ma più che altro, andate all’Empire Stores per salire sul suo rooftop e godervi la splendida vista sullo skyline di Manhattan e sul Ponte di Brooklyn.

Dopo una buona cena in un ristorantino nel cuore del quartiere siamo andati a piedi, alla volta del famosissimo Ponte di Brooklyn. 

Il Ponte di Brooklyn collega Lower Manhattan a Brooklyn Heights ed è lungo circa 1,8 km (poco più di 1,1 miglia). La passerella pedonale sopraelevata vi permette di camminare al centro del ponte, separato dal traffico delle auto, con viste continue sia verso Manhattan che verso Brooklyn.

Oggi sul ponte transitano decine di migliaia di pedoni e ciclisti ogni giorno, e questo vi dà la misura di quanto sia amato non solo dai turisti, ma anche da chi lo usa come collegamento quotidiano tra casa e lavoro. Camminare qui significa infilarsi dentro una cartolina che abbiamo visto mille volte in film e serie TV.

Camminare sul ponte in serata, con le luci della città riflesse sull’East River, è un’esperienza molto suggestiva. In estate l’aria è più fresca e spesso c’è meno folla rispetto all’ora del tramonto. In inverno fa freddo, ma la vista su Manhattan illuminata ripaga abbondantemente. 

Il Ponte di Brooklyn non è solo un mezzo per passare da una sponda all’altra dell’East River: è un pezzo di storia di New York che si può vivere in prima persona. Che scelgiate di attraversarlo a piedi, con calma, o in bici, come fanno ogni giorno migliaia di newyorkesi, l’importante è ritagliarsi il tempo per farlo senza fretta, guardandovi intorno e ascoltando il rumore della città sotto di voi. Con i giusti orari, una buona organizzazione dell’itinerario e qualche piccolo accorgimento su abbigliamento e sicurezza, l’attraversamento del Ponte di Brooklyn diventerà uno dei ricordi più forti del vostro viaggio a New York.

Da secoli uno dei simboli più famosi del panorama di New York, il ponte di Brooklyn, progettato dell'ingegnere tedesco John Augustus Roebling, fu completato e inaugurato nel 1883: un grande successo ingegneristico che non solo può vantare di essere tra i National Historic Landmarks, i simboli storici nazionali degli Stati Uniti d'America, ma anche di essere il primo ponte ad essere costruito in acciaio e per lungo tempo anche il ponte sospeso più grande al mondo. L'imponente struttura è lunga circa 1,8 km ed è posto a circa 40 metri di altezza al di sopra del fiume East River – con più di 125 anni sulle spalle, ancora oggi ospita il passaggio di più di 150 mila tra macchine e pedoni. Ed è proprio a causa di questo fiume che venne costruito il ponte: l'East River era infatti uno snodo cruciale per i lavoratori che da Brooklyn, dove vivevano, si dovevano recare quotidianamente a Manhattan, costretti ad attraversare il fiume con imbarcazioni lente, senza contare i ritardi e i pericoli causati dalle terribili gelate che si verificavano nei mesi più freddi. 

I lavori della New York Bridge Company iniziarono nel 1869 e durarono per ben 14 anni: 14 anni che costarono 15 milioni di dollari, l'equivalente di circa 320 milioni di oggi. Costarono anche la vita di circa due dozzine di operai, dei 600 che lavorarono per la sua realizzazione, la maggior parte morti per embolia gassosa per le numerose immersioni nelle camere di scavo sottomarine. Lo stesso padre costruttore John Roebling non riuscì a vedere la nascita del ponte: morì nel 1869 durante l'attracco mal riuscito di un traghetto, in cui la sua gamba rimase schiacciata tra la banchina e la chiglia. A guidare quindi concretamente la maggior parte del progetto ci pensarono Emily Warren Roebling, la nuora, e il figlio Washington Roebling, che a sua volta soffrì gravemente delle stesse embolie gassose che avevano colpito gran parte della squadra di lavoro. 

I lavori progredivano, comunque, incessantemente e nel 1876 ci fu la prima traversata, effettuata dal capo meccanico Farrington, munito di una sorta di teleferica con motore a vapore, che impiegò 22 minuti. Finalmente, il 24 maggio 1883, il ponte venne aperto al traffico con una sontuosa cerimonia di inaugurazione. Un'occasione per rassicurare le persone scettiche della solidità di un ponte d'acciaio sospeso così lungo: il grande imprenditore circense Phineas Taylor Barnum fece sfilare 21 elefanti, capitanati da Jumbo, di 6 tonnellate.

Il ponte di Brooklyn fa parte della categoria dei ponti sospesi, ossia quelli per cui la struttura che consente l'attraversamento è appesa per mezzo di cavi ad altri cavi principali sorretti dalle torri alle estremità del ponte.

John Augustus Roebling era maestro nell'arte di intrecciare i fili di acciaio in modo da ottenere costruzioni forti, solide ed affidabili. Per questo motivo divenne un metodo fondamentale per la realizzazione del primo ponte sospeso in acciaio, che da torre a torre doveva snodarsi per quasi 2km. Nel ponte di Brooklyn troviamo infatti 4 cavi d'acciaio ancorati ad apposite piastre, una per ogni cavo, che sono poste all'interno di calotte di granito alte circa 3 metri, posizionate agli estremi del ponte. Ogni cavo, poi, è il risultato di 5657 metri di filo d'acciaio galvanizzato con zinco, un processo che lo rende più resistente al vento e alle intemperie. La base del ponte è invece costituita da travi di acciaio che pesano circa 4 tonnellate ciascuna. Le travi sono assicurate ai tiranti verticali, ancorati a loro volta a dei tiranti posti in diagonale: questa struttura fa sì che il tutto rimanga in posizione.

Il mattino seguente, ahimè, il nostro soggiorno a New York si è concluso. Personalmente, mi sono congedata da questa città, con una certa riluttanza! Me ne sono letteralmente innamorata, mi ha rapita l'anima ... è unica, le sensazioni che trasmette al visitatore, sono uniche, difficili da spiegare. E' una città frenetica, piena di traffico, che però, nel caso specifico, non disturba, anzi, ne fa una metropoli di carattere... E' la città in cui ho lasciato un pezzo del mio cuore... un luogo in cui conto di tornare al più presto, la mia città d'elezione ... The city that never sleeps...

Ringrazio ancora una volta la nostra accompagnatrice Evelyn Diaz che, con il suo entusiasmo e la grande iniziativa nel proporci itinerari aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal tour, ci ha fatto adorare ancora di più New York.

Il mio diario di viaggio proseguirà a breve con la seconda parte, in cui vi racconterò il Canada, Philadelphia e Washington.

To be continued...

Foto: Marlene Loredana Filoni

 

 


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