Al Foyer del Teatro San Leonardo di Viterbo, si è inaugurata “VISIONOGRAFA. Il luogo dell’opera”, mostra personale di Rosaria Vittoria Scalzo, curata da Simone Precoma e visitabile fino al 3 Ottobre (Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica dalle ore 15.00 alle ore 20.00). L’esposizione propone un percorso nel quale la fotografia smette di essere soltanto testimonianza del reale per diventare soglia, materia e dispositivo di trasformazione.
Il titolo introduce il nucleo della ricerca dell’artista. “Visionografa” è infatti il termine con cui Scalzo definisce il proprio linguaggio: una parola che tiene insieme il vedere e il fare immagine, la percezione e l’intervento creativo. «La fotografia contemporanea è sempre più chiamata a confrontarsi con il tema della costruzione dell’immagine», afferma l’artista. «Visionografa è il neologismo che attribuisco al mio linguaggio creativo: una pratica che unisce fotografia, immaginazione ed elaborazione compositiva per generare immagini che non si limitano a rappresentare la realtà, ma la reinterpretano attraverso la visione».
Nelle opere esposte, lo scatto non costituisce quindi un risultato concluso, ma rappresenta l’avvio di un processo di elaborazione che attraversa fotografia, stampa, camera oscura e tecniche miste con stucco, resina e ossidi. L’immagine viene interrogata, scomposta, ricomposta e resa capace di produrre nuovi significati. «Non fotografo soltanto ciò che vedo: costruisco ciò che immagino», sintetizza Scalzo, chiarendo il passaggio decisivo dalla registrazione del visibile alla costruzione di un’immagine autonoma.
La riflessione curatoriale di Simone Precoma si sviluppa a partire da un pensiero di John Berger: «La relazione tra ciò che vediamo e ciò che sappiamo non è mai stabilita». In questo margine di instabilità si colloca il lavoro di Scalzo. Guardare, nelle sue opere, non è un gesto neutro: significa scegliere, associare, immaginare e riconoscere nell’immagine non solo ciò che mostra, ma soprattutto ciò che può diventare.
La mostra presenta così un percorso che, nelle parole dell’artista, «va oltre la rappresentazione del reale per entrare nel territorio dell’immaginazione». Ogni lavoro nasce dall’incontro tra fotografia, intuizione e composizione creativa, con l’obiettivo di trasformare lo scatto «in un racconto visivo capace di evocare emozioni, simboli e possibilità». La fotografia documenta dunque ciò che esiste, ma al tempo stesso diviene il mezzo per costruire ciò che può essere immaginato.
Questa tensione è riconoscibile nei volti velati, duplicati, invertiti o serializzati che attraversano il percorso espositivo; nei corpi sospesi tra presenza e assenza; nelle superfici stratificate, nelle quali il dato fotografico entra in relazione con la densità della materia. Il risultato non è una fotografia alterata in senso decorativo, ma un’immagine che si sposta verso una dimensione psicologica, narrativa e simbolica.
Opere come Altrove, Il dubbio ed Emy 1 / Emy 2 affrontano la complessità dell’identità e della percezione. In Altrove il volto appare in transito, sospeso tra radicamento e fuga; in Il dubbio lo sdoppiamento della figura rende visibile la pluralità delle voci interiori, mentre il corpo continua il proprio cammino; in Emy 1 / Emy 2 la duplicazione del medesimo soggetto e la variazione cromatica dimostrano come lo stesso volto possa produrre esperienze emotive differenti.
È un lavoro che non prende avvio da immagini trovate o da materiali estranei al suo sguardo, ma da fotografie realizzate direttamente dall’artista. «Le fotografie sono miei scatti», precisa Scalzo, «talvolta già pensati in funzione della costruzione finale nella camera oscura». Questo elemento restituisce centralità alla progettazione dell’opera: la trasformazione non interviene semplicemente dopo la fotografia, ma può essere immaginata già nel momento stesso dello scatto.
Il percorso si apre anche a una riflessione sull’universo femminile. La prima casa trasforma il grembo materno in un simbolo universale di origine, accoglienza e protezione. In Tutto il mondo fuori, l’intimità del corpo femminile si colloca invece tra eros e introspezione, trasparenza e opacità, rivelazione e difesa. Più direttamente civile è Sicilia, terra d’amore e di dolore, omaggio a Letizia Battaglia: la figura della moderna Gorgone, con i capelli-serpente e lo sguardo rivolto verso l’alto, non incarna la vittima, ma una figura di forza, memoria e resistenza.
Non mancano nel percorso i dialoghi con la storia dell’arte e della fotografia. In Omaggio a Mimmo Rotella, lo scatto fotografico incontra la carta di giornale strappata, richiamando la pratica del décollage e costruendo una superficie che parla di riuso, tempo e stratificazione. La poetica dell’inversione ribalta invece i valori luminosi dell’immagine, concentrando nello sguardo un punto magnetico che modifica il rapporto tra chi osserva e chi è osservato.
Il riferimento conclusivo è alla Lezione di Marcel Duchamp: l’opera non coincide soltanto con l’oggetto finito, ma vive nello spazio che separa intenzione e realizzazione. È proprio in questo spazio — nel passaggio dall’immagine iniziale alla sua trasformazione materica e concettuale — che la ricerca di Rosaria Vittoria Scalzo trova la propria specificità.
Con VISIONOGRAFA. Il luogo dell’opera, l’artista propone una riflessione sul potere generativo dello sguardo. Le immagini non chiedono soltanto di essere osservate: invitano il pubblico a prendere parte al loro divenire, a sostare nella distanza tra ciò che appare e ciò che ancora non ha trovato forma. «Uso il linguaggio della fotografia come punto di partenza per dare forma a visioni interiori, mondi sospesi e narrazioni», afferma Scalzo. È in questa apertura — tra l’immagine osservata e quella immaginata — che la mostra trova il proprio spazio più autentico.
Non rimane quindi che apprezzare di persona l’arte e la poetica di Rosaria Vittoria Scalzo.
Informazioni e Contatti
- Titolo: VISIONOGRAFA. Il luogo dell'opera
- Artista: Rosaria Vittoria Scalzo
- A cura di: Simone Precoma
- Luogo: Foyer del Teatro San Leonardo, Via Cavour 9, Viterbo
- Periodo: 17 settembre – 3 ottobre
- Opening: Giovedì 17 settembre, ore 18:30
- Info e Contatti: Teatro San Leonardo
+39 366 8782880 +39 392 3018173
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