LF ha incontrato il noto attore in occasione del suo debutto teatrale "Nudo, ma si fa per dire", un one-man show in cui il protagonista si racconta con autenticità, cuore e senza maschere.
Resilienza, la capacità di resistere ad una difficoltà e di riprendersi... Quante volte, ultimamente, abbiamo sentito utilizzare questa parola (soprattutto dopo la pandemia). Poi dal menzionarla a renderla propria, ce ne vuole. Non è poi così facile superare le cadute, le sconfitte e riemergerne più forti di prima... imparare dalle ferite, trasformandole in cicatrici che ci forgiano e temprano per il futuro.
Se c'è una persona che di tutto questo ha fatto la sua peculiarità, il tratto distintivo, questo è Walter Nudo, attore, conduttore televisivo, ex modello e life coach. E' diventato uno dei volti più celebri e amati dello spettacolo italiano a cavallo tra gli anni '90 e Duemila, distinguendosi anche come l'unico personaggio ad aver vinto due reality show storici della televisione italiana: la prima storica edizione de L'Isola dei Famosi (2003) e la terza edizione del Grande Fratello Vip (2018)
Dopo questa lunga carriera, Walter Nudo non ha disdegnato neppure la scrittura, con il suo La vita accade per te, ha avuto, infatti, un buon riscontro di lettori.
Ma Nudo ha incontrato anche grandi cadute, sconfitte ed insuccessi... sin da piccolo, bimbo dislessico e bullizzato, si è buttato nello sport e nello spettacolo, non senza altri importanti incidenti di percorso, arrivando fino ai nostri giorni con una nuova ed esaltante avventura, quella del Teatro. Walter, infatti, ha esordito da poco con Nudo, ma si fa per dire, un one-man show, intimo, ironico e profondamente umano. Spiegando che il teatro lo ha aiutato a superare la costante ansia da prestazione e la paura di dover dimostrare continuamente di essere all'altezza.
Di Walter Nudo mi piace la capacità di essersi rimesso in discussione, ammettendo le sue debolezze e le paure, la voglia di liberarsi dalle maschere che troppo spesso la società quasi ci obbliga ad indossare... E ancora, il suo guardare all'essenza e alla serenità interiore piuttosto che alla superficie ed agli involucri.
Lascio la parola a Walter Nudo per raccontarci il suo nuovo percorso teatrale...
Innanzitutto Walter, raccontaci del tuo esordio teatrale con “Nudo, ma si fa per dire”.
In realtà il teatro era qualcosa che sentivo dentro da un bel po’ di tempo. E devo confessare che sono lieto di non averlo fatto prima, perché ci sono arrivato ora con una maggiore consapevolezza ed una certa maturità. Io ho studiato recitazione, sono stato in America ed ho lavorato tanti anni in televisione, ma avevo bisogno di un luogo autentico nel quale potessi mettere assieme tutto quanto, tutta la mia storia. “Nudo, ma si fa per dire” è l’evoluzione del mio libro “La vita accade per te”, quindi ho sentito il bisogno di teatralizzarlo, di mettere insieme la mia evoluzione personale con la mia arte - la recitazione - che è la mia passione. Ne è nato, così, un one-man show. Non è una celebrazione della mia vita, però, questo tengo a dirlo, uso quello che mi è accaduto come materiale teatrale, con molta ironia ed autoironia, soprattutto. Ogni volta che faccio una replica scopro sempre qualcosa di nuovo nel mio racconto, finisco per raccontare anche frammenti di vita simili a chi è seduto in platea. La gente viene a vedere la storia di Walter, ma a fine spettacolo, in realtà, si identificano in essa.
A cosa è dovuto questo gioco di parole nel titolo, con il tuo cognome?
Il nome aiuta in quello che volevo comunicare, il significato è più profondo, perché noi nasciamo nudi, cresciamo e ci insegnano che dobbiamo vestirci di tante maschere per essere accettati, amati, riconosciuti… ma quando dico si fa per dire, quella è la parte ironica, perché togliersi tutte quelle maschere, è veramente difficile! Gioco inoltre, su due cose: sulla malizia, perchè ovviamente non sarò nudo, e poi perchè è molto difficile togliermi tutte quelle maschere, ma ogni sera ci provo. Nel pubblico che osserva un uomo che prova a togliersi le maschere, credo inneschi una sorta di autocritica. E’ un lavoro in cui ci sono tanti strati come in una cipolla... A tratti, è una cosa leggera, fino a giungere a delle autentiche riflessioni, che la gente percepisce, a seconda del proprio bagaglio e da che punto della propria vita si trova.
Il teatro, appunto, ti mette a diretto contatto con il pubblico, quali sono le emozioni che provi di volta in volta?
Quello che mi ha fatto innamorare del teatro, è l'autenticità, non c’è montaggio, non puoi ripetere la scena… è un po’ l’essenza della vita “è qui e adesso”, non c’è passato né futuro, è un po’ quello che tutte le filosofie orientali ci dicono, ossia di vivere il momento, il teatro è perfetto in questo. All’inizio, ovviamente, fa paura, perché sai che quello che accadrà, accadrà una volta alzato il sipario, e come attore sei completamente esposto, sei nudo sotto i riflettori, quello che è fatto è fatto. Poi, però, provi una sensazione meravigliosa, perché prima di entrare si crea qualcosa. Ogni sera prende una piega diversa, perché vado in scena io, con quello che vivo, che esprimo... alle volte senti un silenzio totale, altre, arriva una risata, il pubblico respira diversamente di volta in volta, per cui ogni replica di Nudo, ma si fa per dire, diventa sempre diversa… Il 90% ovviamente è il testo già scritto, poi per il resto, mi faccio un po’ guidare da quello che accade, ho una comunicazione, siamo in due lì, io e il pubblico, c’è un dialogo tra due entità. La prima cosa che ho imparato, è che in un dialogo, non è importante parlare ma ascoltare. In base a quello si sviluppa tutto il resto.
“Nudo, ma si fa per dire” è un cammino introspettivo attraverso la tua vita, le speranze, le fragilità, la resilienza umana… però anche un racconto del tuo percorso artistico come la partecipazione e la vittoria al reality “L’isola dei famosi”…
Sì, infatti ne parlo, tanto... Racconto le mie vittorie, le mie cadute, i miei successi, faccio questo viaggio in cui è contenuta tutta la mia vita, parto dal bambino dislessico, bullizzato, ai sogni della televisione, ai successi, all’Isola, alle cadute ed alle ripartenze, non è uno spettacolo pesante, tengo a dirlo, si ride, e rido anche tantissimo di me stesso. Da giovane credevo di sapere tutto, poi non era così. La mia storia è semplicemente il mezzo per parlare di quelle paure che, in forme diverse, appartengono un po’ a tutti.
Faccio un esempio concreto: dopo aver visto al cinema il film Odissea, ad un certo punto, nei miei social, ho iniziato a parlare del viaggio di Ulisse, che ritengo essere il viaggio di ognuno di noi. A me è sempre piaciuta la storia di Ulisse, è straordinaria: il viaggio, l’ego, il Ciclope… Molto spesso, le persone sono brave a ripetere i versi a memoria, ma bisogna capirli, interpretarli. Analizzandoli è chiaro che la figura del Ciclope incarna l’Ego. Mentre Ulisse, che aveva creato il cavallo di Troia, ingannando, aveva rotto tutte le regole della guerra. Io provengo dal pugilato, dove ci sono delle regole, si rispetta l’avversario. Ulisse che vinse con l'inganno, difatti si portò dentro i sensi di colpa. Dopo la vittoria, tutti tornano a casa, lui no. E’ evidente che non voleva tornare subito… e molto spesso, quando noi siamo all’apice del nostro successo, non ci controlliamo nel nostro Ego, ed è lì che cadiamo. Occorre ricominciare con quello che si ha… quante volte abbiamo affrontato problemi grandi che ci hanno devastati… a me è successo troppe volte… Ecco perché è il viaggio di ognuno di noi. Il viaggio di un uomo che all’apice del successo credeva di aver capito tutto e invece no.
Tu, personalmente, da dove hai tratto la forza che ti contraddistingue oggi? Il teatro può essere stato l’artefice di tutto questo?
Forse la forza è arrivata proprio nel momento in cui ho smesso di pensare di dover essere sempre forte. Ho iniziato ad accettare anche le mie fragilità, anzi, è proprio quello che voglio far arrivare, che l’uomo forte è composto anche da debolezza e fragilità, cose che vengono viste male! Invece la fragilità è la nuova forza. Io sono cresciuto in un mondo, -come tutti gli uomini - maschile… l’uomo si piega ma non si spezza, l’uomo non piange mai… questa roba qui, è devastante, l’uomo non si esprime e tiene dentro le emozioni, e invece no, io voglio far vedere per primo queste emozioni, facendo emergere le fragilità. Il teatro oggi mi permette di trasformare tutto questo in qualcosa da condividere dal vivo, non attraverso un libro, che ho già scritto, voglio che la gente viva e veda quello che succede in quel momento. Perfino da una difficoltà può scaturire una risata. Quindi non conta quello che ti succede ma il significato che dai a quello che ti accade.
I tuoi esordi nel mondo dello spettacolo come sono stati?
Direi abbastanza rocamboleschi… Prima di diventare attore e presentatore, ho fatto di tutto: dallo sport, allo spogliarellista, anzi, sono partito proprio da questo, e nello spettacolo lo racconto. Nel 1994 arrivò il titolo di Uomo più bello del mondo, che racconto per come è andata davvero… poi è arrivato il Maurizio Costanzo Show, Colpo di fulmine, alcune fiction come Incantesimo, Carabinieri, poi L’Isola dei Famosi e il Grande Fratello… è stato un viaggio incredibile, in teatro posso guardarlo con una certa distanza ed autoironia, perché tutto questo è quello che la gente ha visto, ma ho avuto anche tantissime cadute che sono state importanti per la mia crescita.
A te, Walter, da spettatore, cosa piace vedere a teatro?
A me piace uno spettacolo che mi ispiri talmente tanto da farmi quasi dimenticare dove sono, in cui vengo trascinato completamente, fuori dallo spazio e dal tempo. Ovviamente mi piace ridere, emozionarmi, essere sorpreso, ma che mi faccia soprattutto riflettere. Quindi un viaggio che quando esco dal teatro, riesca ad abbinarlo ad una parola che mi resta in testa anche il giorno dopo, come ho fatto con Nudo, ma si fa per dire. Ho cercato di dare quello che vorrei ricevere io da uno spettacolo, che non sia solo intrattenimento, ma qualcosa che vada al di là…
Hai dei punti di riferimento o qualcuno che rappresenta per te un modello da seguire?
Forse ne avevo qualcuno, ma alla fine mi sono accorto che mi affascinano sempre più gli attori veri, autentici, capaci non di recitare ma di portare con coraggio la verità in ogni scena. Molti sono bravi a recitare, ma pochi a lasciarsi completamente andare e permettere che la verità li attraversi. Ad esempio, Van Gogh quando era in vita non ha venduto neppure un quadro, eppure suo fratello era un agente dei pittori, cercava di consigliarlo suggerendogli di cambiare stile, lui, invece di seguire quello in cui lo esortavano, è voluto restare autentico con se stesso. Questo è quello che mi affascina… Così Cristo, sapeva bene che andava incontro alla morte... poteva dire una parola e si sarebbe salvato, invece ha preferito tacere …. Io penso che ciascuno di noi abbia Cristo dentro di se, ed è proprio questa la nostra missione ed autenticità, essere fedeli fino alla fine. Per questo, certo, ci vuole un grande coraggio! Paura? Anche quella ne aveva tanta.
L’artista è colui che ha paura ma rimane autentico a se stesso. Io cerco ogni sera di togliere le mie maschere, a volte ci riesco a volte no, ma almeno ci provo.
Guardando ai prossimi anni come immagini la tua vita e il mondo che ci circonda?
La mia vita la immagino sempre più legata alle storie, raccontarle, interpretarle, portarle sul palcoscenico o al cinema… Il mio grande amore resta sempre il cinema. Sono cresciuto con il cinema. Sul mondo, faccio più fatica a fare delle previsioni… viviamo in un mondo che va velocissimo, la gente ha una concentrazione di 15 secondi, ecco perché le storie devono essere brevi. Si fanno sempre meno film e più fiction, perché la capacità di stare davanti ad uno schermo per un paio di ore si sta riducendo sempre di più. Le persone sono sempre più su Internet… Abbiamo bisogno di luoghi in cui incontrarci veramente, fisicamente, guardarci negli occhi, e uno di questi posti, resta ancora il teatro, dove si spengono i telefoni, ci si siede e per un’ora e mezza si condivide una storia. In un mondo sempre più digitale trovo questa cosa estremamente moderna.
I tuoi progetti futuri quali sono?
Oggi la mia priorità è il teatro. Andare più in giro possibile facendo conoscere questo mio pezzo. Il teatro è un po’ la madre, quando ci metti i piedi dentro, difficile uscirne. Io provengo da tanti anni di televisione, alcuna che non è il massimo, tipo i reality che adesso si sono trasformati abbastanza in tv trash, non che prima fossero intellettuali…
Quindi voglio continuare nella strada teatrale intrapresa. Tutto avviene sul momento... se la cosa non piace, lo senti, inutile che la gente difenda il teatro, perchè il teatro si difende da solo così come il pubblico. Voglio continuare crescere, portarlo nelle grandi città. Non è un discorso di fama o di soldi, quanto allenarsi sempre di più, sperimentare quel momento magico più volte durante la settimana. Anche se il mio più grande amore rimane il cinema! Vorrei tornare o, forse, iniziare a raccontare queste storie sul grande schermo.
La vita ha due fasi: nella prima si crede di avere un’idea di quelli che potrebbero essere i propri sogni, come diventare famoso, cercare di fare soldi, magari incontrare la persona giusta e fare figli, una bella casa, la macchina… trascorri la prima parte della vita a costruire un contenitore, per poi mettere all'interno di esso queste cose, che pensi siano importanti… Poi arriva la seconda fase della tua vita, e qui ci arrivi dopo che è passata tanta acqua sotto i ponti: amarezze, delusioni amorose, separazioni, bancarotta, a volte incidenti e malattie, e lì devi ridimensionare tutto. Quello che pensavi fosse prioritario, non lo è più, non hai più l’energia di prima… il contenitore che hai passato a costruire nella prima fase non è più adatto per quelle cose che pensavi di metterci dentro, ma per altre. Le altre cose quali sono? Una storia importane per te, creare qualcosa in cui credi veramente, io vorrei costruire piuttosto che interpretare… ci sono molte storie che mi ispirano, e mi da gioia anche solamente poterlo fare. In questo momento però, devo dirti che tutto parte da quel drappo rosso che si apre, speriamo, ogni sera!
Concludendo?
Ti ringrazio per le domande e di aver dato la possibilità a me e a coloro che hanno lavorato a questo spettacolo, di raccontartelo.


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