LF vi racconta di una meravigliosa settimana in questa isola Greca, tra mitologia, storia antica, tradizioni e spiagge paradisiache.
Creta, l’isola più grande della Grecia, è stata la culla della civiltà minoica, una della più importanti del mondo antico. La patria del leggendario re Minosse e del mito del Minotauro rinchiuso nel labirinto del palazzo di Cnosso.
Quest'anno, con il gran caldo, soprattutto, incessante per mesi, la mia voglia di muovermi (in qualsiasi senso!) era pressochè nulla... e poi un viaggio importante lo avevo realizzato tra Maggio e Giugno, quindi la mia intenzione era di rilassarmi tra la mia casa ed il lago che ho nelle vicinanze... Ma poi il tour operator presso il quale spesso acquisto "pacchetti vacanze" pubblica di una settimana a Creta a fine Agosto!
Come di incanto, la voglia di fare è riemersa in maniera tangibile... e così, complice la mia passione per la Grecia ed il suo spettacolare mare, l'amore per la mitologia e la storia antica che da sempre mi entusiasmano, sono partita! Una scelta davvero azzeccata sotto ogni punto di vista.
Giunta all'aeroporto di Fiumicino ho conosciuto la nostra accompagnatrice dall'Italia, Monica Passa, che oltre ad essere una professionista competente, valida e sempre presente, è anche guida ambientale... Ne è subito nata una grande simpatia, cosa che a lei viene del tutto naturale. Poi ci siamo conosciuti anche con il resto del gruppo, 19 persone in totale, un insieme di gente affiatata, poco complicata, allegra, con cui mi sembrava di conoscermi da sempre! Il migliore gruppo con cui io abbia mai viaggiato, ed io vado per il mondo con questo tipo di organizzazioni da oltre 20 anni!
Fertile e bella, la definì Omero. Crocevia tra tre continenti, Creta conserva testimonianze del passaggio di numerosi popoli e culture, da quella greca a quella romana, dalla cultura bizantina a quella veneziana e ottomana.
Alla bellezza e luminosità dell’isola e al fascino della storia che permea le sue città affacciate sul mare, si unisce un’ottima cucina e un’antica cultura vinicola, borghi, spiagge e tradizioni non ancora intaccate dal turismo di massa.
Con i suoi 8261 km quadrati, Creta è l’isola più grande e più popolosa della Grecia e la quinta per estensione tra le isole del Mediterraneo, dopo la Sicilia, la Sardegna, Cipro e la Corsica.
Creta si trova tra due mari, l’Egeo e il Mar Libico, a sud, caratterizzato da una costa più ripida e scoscesa.
È circondata da diverse isole minori, tra cui Gavdos e Chrissi, ma è anche un territorio in gran parte parte montuoso e una meta per i trekker: al centro dell’isola, il Monte Ida è il massiccio più alto che culmina a 2.456 metri e il luogo dove Zeus neonato fu nascosto in una grotta. Nella zona occidentale, i Lefka Ori (Monti Bianchi), con vette che si elevano fino a 2.400 km, famosi per i magnifici paesaggi e l’eccezionale quantità di gole e grotte.
L’isola è divisa in quattro prefetture, o province: Chania, Rethymno, Hiraklio e Lasithi.
La costa settentrionale è la zona più popolata, nonché la più accessibile e nota ai turisti.
La costa meridionale è molto più accidentata e meno visitata di quella settentrionale. È attraversata da gole e punteggiata da villaggi isolati e baie. È anche il punto di partenza per gli isolotti isolati a sud di Creta.
A Creta c’è tantissimo da fare e vedere. Ogni angolo dell’isola racchiude qualcosa di magico e speciale. Ma ricordiamoci sempre di rallentare, di indugiare lungo il percorso. Perché l’essenza di Creta è sì la sua storia e la sua natura incontaminata, ma anche la tranquillità dei suoi ritmi e i tempi dilatati che invitano al relax sotto gli ulivi e a un caffè nelle piazze dei pittoreschi paesini.
Atterrati a Creta, con il pullman, abbiamo percorso circa 80 km fino alla città di Rethymno dove si trovava il nostro albergo, Pearl Hotel, moderno, confortevole e molto bello. A me è capitata una stanza che, confesso, sulle prime, sentendo che era situata al piano - 1 pensavo fossi quasi sepolta viva, salvo poi, accedervi e vedere che era dotata di una grande porta scorrevole a vetri, al suo interno, che dava su un piccolo giardino privato con lettini, sedie ed un tavolino e, udite udite, una scaletta anch'essa privata che mi consentiva di fare i bagni in piscina. Inoltre è dotata di altre due piscine, palestra e sauna, una bella gioielleria gestita dal simpaticissimo Anton, tipico greco, dal piglio gentile e sorridente. Il unto di forza, a mio parere, che ogni sera c'è uno spettacolo dal vivo, danze, Sirtaki, Dj set, cantanti... non ci si annoia mai.
Rethymno (chiamata anche Retimo) è la terza città più grande dell'isola di Creta. Situata strategicamente lungo la costa settentrionale, a metà strada tra Heraklion e Chania, è una delle mete turistiche più affascinanti della Grecia grazie al suo straordinario mix di architettura veneziana e ottomana, per me davvero una bella scoperta. Il cuore pulsante di Rethymno è un labirinto di vicoli colorati e fioriti perfettamente conservati, dove i balconi in legno di epoca turca si affacciano su portali in pietra rinascimentali lasciati dai veneziani.
La Fortezza (Fortezza di Rethymno) è un'imponente cittadella del XVI secolo che domina la città dal colle Paleokastro. Costruita dai veneziani per difendersi dagli attacchi ottomani, offre oggi una vista panoramica spettacolare sul Mar Egeo. Il vecchio porto è una delle zone più animate, perfetta per una passeggiata serale tra barche da pesca e taverne tradizionali. Al termine del molo si staglia il caratteristico faro ottomano, costruito negli anni Trenta dell'Ottocento. La Fontana Raimondi, situata in Piazza Platanou, elegante fontana veneziana risale al 1626 ed è decorata con tre teste di leone da cui sgorga acqua potabile. La Moschea di Neratze, un tempo chiesa veneziana, venne convertita in moschea dagli ottomani ed è caratterizzata da un minareto altissimo che svetta sui tetti della città vecchia. Oggi ospita concerti ed eventi culturali.
Oltre alla cultura, la città vanta una spiaggia sabbiosa lunga ben 12 chilometri che si estende verso est, dotata di stabilimenti balneari, hotel e servizi di ogni tipo, dove il secondo giorno di questo tour mi sono crogiolata tutto il giorno.
Il primo giorno del nostro soggiorno a Creta è iniziato con la visita al Palazzo di Cnosso ed Heraklion.
Palazzo di Cnosso
Il Palazzo minoico di Cnosso è il secondo sito archeologico più visitato della Grecia, dopo l’Acropoli di Atene. Non sorprende: qui ci si immerge in 4.000 anni di storia greca. E in uno dei miti più famosi dell’antichità classica: quello del Re Minosse e del Minotauro, del leggendario labirinto e di Teseo e Arianna. Si narra che il re Minosse, per imprigionare il mostro metà uomo e metà toro, figlio di sua moglie Pasifae e di un toro sacro, commissionò la costruzione di un labirinto. Secondo il mito, Teseo, con l’aiuto della principessa Arianna, sconfisse il Minotauro nel labirinto e, grazie al filo che lei gli aveva dato, riuscì a ritrovare l’uscita. Ma dove si trovava il labirinto di Cnosso? Qualcuno dice che questa struttura complessa e intricata fosse proprio il Palazzo di Cnosso, che divenne simbolo di un mistero che ha attraversato i secoli. Oggi, il labirinto di Cnosso a Creta continua ad essere uno dei luoghi più iconici della mitologia greca.
Il palazzo è celebre anche per i suoi meravigliosi affreschi che raffigurano scene di vita quotidiana, riti religiosi e mitologici.
Il Palazzo di Cnosso è uno dei più importanti e imponenti siti archeologici dell'antica civiltà minoica, situato sull'isola di Creta, vicino alla moderna città di Heraklion. Costruito intorno al 1900 a.C. e successivamente ampliato e ricostruito dopo un terremoto nel 1700 a.C., il palazzo servì come centro politico, religioso e culturale della società minoica.
Caratterizzato da un labirinto di stanze, cortili, magazzini e scale, il Palazzo di Cnosso è famoso anche per la leggenda del Minotauro e il labirinto costruito da Dedalo. Gli scavi archeologici, iniziati nel 1900 da Sir Arthur Evans, hanno rivelato affreschi vibranti, elaborati sistemi di drenaggio e una sofisticata architettura che riflette la prosperità e l'avanzata organizzazione sociale dei Minoici. Il Palazzo di Cnosso offre uno sguardo affascinante su una delle prime e più avanzate civiltà dell'età del bronzo mediterranea.
Il Palazzo di Cnosso rappresenta un capolavoro dell'ingegneria e dell'arte minoica, offrendo una finestra sulla vita e sulla cultura di una delle civiltà più avanzate dell'antichità. La sua complessità architettonica e i reperti ritrovati offrono preziose informazioni sulla società minoica, rendendolo uno dei siti archeologici più affascinanti e studiati del Mediterraneo.
Osservando attentamente gli affreschi del Palazzo di Cnosso per comprendere meglio le pratiche religiose e culturali dei Minoici: tra queste c’è la Taurokatapsia, o salto del toro, un rituale che potrebbe aver influenzato la nascita del mito del Minotauro. L'affresco è un capolavoro dell’antica civiltà cretese proveniente da un piccolo cortile sul lato est del Palazzo di Cnosso, oggi custodito presso il Museo Archeologico di Iraklion. I molti studi condotti sull’opera, negli ultimi cento anni, non hanno chiarito quando fu realizzato il dipinto. Alcuni storici, infatti, propendono per una datazione piuttosto antica, 1650 a.C. circa. Essi sostengono che non tutto il palazzo di Cnosso crollò nel terremoto del 1625 a.C. e che il dipinto apparterrebbe al primo, più antico palazzo e sarebbe sopravvissuto al cataclisma. Altri studiosi, invece, propongono una datazione intorno al 1450 a.C. circa. L’opera costituisce una vivace testimonianza della vita sull’isola. Essa infatti raffigura una taurokatàpsia, il gioco sul toro appunto, uno spettacolo sportivo molto diffuso a Creta: simile, per certi versi, alla nostra corrida ma senza essere cruenta. In base a quello che mostra il dipinto, quando il toro caricava gli acrobati lo afferravano per le corna, compivano un doppio salto mortale sulla sua groppa e infine saltavano a terra, in piedi, alle sue spalle. Era dunque un gioco difficile e molto pericoloso, dove gli atleti dovevano dare prova di coraggio e coordinamento, di forza ed eleganza al tempo stesso. Un simile esercizio era certamente carico di significati simbolici: dominando senza armi la cieca violenza dell’animale, l’uomo celebrava la sua vittoria sulla brutalità della natura. Il dipinto, realizzato con una tecnica molto simile a quella dell’affresco, fu rinvenuto in condizioni rovinose. Nonostante i pesanti interventi di restauro, questa immagine resta la più significativa dell’arte cretese. Il centro della scena è dominato dal toro e da una figura maschile di acrobata, la cui epidermide presenta il caratteristico colore scuro. Ai lati, l’equilibrio compositivo è garantito dalla presenza di due ragazze, vestite con il solo perizoma maschile ma riconoscibili dal colore chiaro della pelle. È, questa, una testimonianza davvero interessante del ruolo assunto dalle donne nell’ambito della società cretese: in questo caso, due atlete gareggiavano assieme agli uomini (qualcosa che sarebbe stato impensabile per la successiva civiltà greca). Con tutta evidenza, le singole posizioni dei tre differenti acrobati vogliono sintetizzare, come in una sequenza cinematografica, i tre momenti fondamentali dell’esibizione. Gli acrobati e il toro, rappresentati senza particolare solennità, esprimono con grande efficacia un vivace effetto di movimento. Tale risultato è raggiunto anche grazie alla composizione del dipinto, nella struttura del quale si può individuare, seguendo le forme delle figure, un articolato sistema di curve. Cerchi, archi, parti di ellissi suggeriscono la resa di valori spaziali e l’idea di forme in rotazione. Molte sono le analogie con la pittura egizia. Questo dipinto cretese è, infatti, sostanzialmente un disegno colorato: le figure presentano contorni molto marcati, sono prive di chiaroscuri, non proiettano ombre, non agiscono in uno spazio determinato. I volti sono di profilo ma con l’occhio frontale. Toro e atleti galleggiano in un blu uniforme, il quale indica, genericamente, che l’attività ginnica si svolgeva all’aperto. Oltre all’azzurro, i colori presenti sono pochi: il marrone, il bianco, il nero, il giallo e il grigio.
Heraklion, capitale e città più grande di Creta, offre una vivace vita notturna, i migliori musei e il Palazzo di Cnosso, a breve distanza. Personalmente, sono rimasta piacevolmente sorpresa da Heraklion, uno dei centri più famosi della cultura minoica che continua a ispirare artisti locali e non solo. Perché Heraklion è abitata da greci, non è fatta solo per i turisti come altre città famose dell’isola, è una parte della Creta autentica che desideravo incontrare.
Ho cominciato a vagare tra le strade del centro di Heraklion dov’è difficile perdersi, perché c’è sempre una via che conduce al mare. E quando hai il mare a due passi molte cose cambiano, perché hai sempre un luogo dove andare, dove sederti ed ammirare l’infinito mosso da onde e accarezzato dalla brezza, dove scorgere tratti di costa o una nave in partenza.
La prima meta non poteva essere che il vecchio porto veneziano, con la quiete delle onde, delle barche ormeggiate, la ricchezza dei murales che parlano delle radici antichissime di Creta, una lunga passeggiata che porta ad un faro, dove non fare nulla, stare semplicemente a farsi rinfrescare dal vento, dove guardare l’isola che si staglia davanti alla città.
Le stradine del centro sono piene di negozi che vendono di tutto, dai prodotti alimentari come il Dittamo e la celebre raki, la grappa locale che i cretesi chiamano Tsikoudia, ai gioielli. Di solito non sono attratto da questo genere di attività, che vendono prodotti omologati e non sempre di alta qualità. Preferisco imbattermi in bancarelle di artigiani locali o in negozi che hanno un’anima. Devo però dire che in generale a Creta i negozi di gioielli vendono pezzi di alta qualità estetica.
Proseguendo verso il centro città ho ammirato Piazza dei Leoni, il suo cuore pulsante, dove troneggia la Fontana Morosini con i suoi caratteristici leoni. Mi sono po soffermata a contemplare la Loggia veneziana, un elegante edificio rinascimentale, che oggi ospita il municipio della città e la Cattedrale di Agios Minas, l’edificio religioso ortodosso più grande e importante di Creta.
Per la pausa pranzo mi sono concessa una coccola con una degustazione in un localino molto suggestivo e particolare il Pagopoieion un affascinante caffè-ristorante retrò-moderno situato nel cuore del centro storico di Heraklion, proprio di fronte alla pittoresca piazza della Chiesa di San Tito. Ospitato in una ex fabbrica di ghiaccio e gelato degli anni '50, questo locale unisce un'atmosfera unica e di tendenza a un'offerta culinaria variegata, che spazia dalle ricche colazioni e brunch fino a pranzi, cene a base di specialità mediterranee e cocktail ricercati per la serata.
Cosa ha reso speciale per me il locale? L'atmosfera ed il design: l'arredamento interno è moderno e curato nei minimi dettagli. Inoltre, lo spazio funge spesso da centro culturale, ospitando mostre d'arte, letture ed eventi musicali con DJ set serali.
La cucina: Il menu rivisita la tradizione mediterranea e greca con sfumature europee moderne. Tra i piatti più apprezzati dai visitatori ci sono il gambero saganaki, la pasta ai frutti di mare e i vari tipi di insalate fresche (personalmente ho preso la famosa insalata greca con Feta, che, nel caso specifico era una sorta di caprino, cremoso, delicato e molto buono).
La posizione strategica: I tavoli all'aperto affacciano direttamente sulla vivace piazza pedonale, rendendolo il posto ideale per rilassarsi lontano dalle vie dello shopping più caotiche.
Le salette interne ricavate da una sorta di grotta, con cornici "vuote" appese e molta luce, a rendere tutto davvero molto piacevole dal punto di vista estetico.
E last but not least, il personale, giovane gentile e sempre disponibile... in particolare Mariam Mechiauri che è stata una sorta di Cicerone, nell'esaudire la mia curiosità sul luogo e che ringrazio vivamente.
La Chiesa di San Tito (Agios Titos) è considerata il vero cuore spirituale di Heraklion ed è uno dei monumenti storici più significativi dell'intera isola di Creta. Situata nell'animata via pedonale 25 Avgoustou, questa splendida struttura racchiude in sé i complessi e affascinanti passaggi storici vissuti dall'isola.
Il sito ospita un luogo di culto fin dal 961 d.C., quando l'imperatore bizantino Niceforo Foca liberò Creta dal dominio arabo. Nel corso dei secoli, la chiesa ha subito profonde trasformazioni a causa di incendi, terremoti e cambi di dominazione.
Durante il Periodo Bizantino ed Età Veneziana fu inizialmente una grande basilica ortodossa e poi, sotto i veneziani, divenne la Cattedrale cattolica della città (Duomo).
Durante la dominazione Ottomana, nel 1669, con la conquista turca, venne convertita in una moschea (la Moschea Nuova o Yeni Cami). Il terremoto del 1856 la rase quasi al suolo; l'edificio attuale venne così ricostruito nel 1869 come moschea su progetto dell'architetto Athanassios Moussis.
Con il ritorno al Cristianesimo nel 1925, in seguito allo scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia, il minareto fu demolito e la struttura venne riconsacrata come chiesa greco-ortodossa. Nel 2013 è stata ufficialmente dichiarata Cattedrale dell'Arcidiocesi di Creta.
L'architettura presenta, all'interno, una pianta quadrata a basilica con una maestosa cupola centrale, un chiaro riflesso delle sue radici di epoca ottomana.
Nella navata sinistra, protetta all'interno di un reliquiario d'argento finemente decorato, si trova la Sacra Testa di San Tito, discepolo dell'apostolo Paolo e primo vescovo dell'isola. I veneziani misero in salvo la reliquia a Venezia prima della caduta della città nel XVII secolo, ma questa venne solennemente restituita a Creta nel 1966.
L'interno si distingue per la sua eccezionale luminosità, esaltata da colorate vetrate istoriate, un sontuoso iconostasi in legno dorato e lampadari imponenti.
Da non perdere il Museo archeologico dove ammirare i tesori della collezione minoica, cuore del museo. Tra i più spettacolari, le statuette in maiolica della Dea dei serpenti, l’affresco del Principe dei gigli, l’enigmatico Disco di Festo.
È un gioiello anche il meno noto Museo di arte cristiana nell’antica chiesa di Agia Aikaterini, vicino alla Cattedrale.
Il quarto giorno dedicato alle prime visite di spiagge incontaminate ci ha portati a Damnoni, molto bella e popolare della provincia di Rethimno, a 40 chilometri a sud della città e a 5 dal villaggio di Plakias.
La lunga spiaggia di Damnoni si affaccia sul Mar Libico ed è molto turistica e offre numerosi servizi per i vacanzieri.
Protetta da alte montagne, Damnoni si trova all’uscita di una grande vallata. La baia di sabbia bianca grossolana e con splendide acque turchesi si estende di fronte al villaggio dove potrete trovare grandi alberghi, ristoranti, un centro ippico e molti altri servizi.
La spiaggia di Damnoni è circondata e protetta a nord dalla catena montuosa del Kouroupa (in greco Κουρούπα), - davvero spettacolare, un luogo fotograficamente parlando, davvero suggestivo - il cui picco più alto raggiunge i 1.001 metri sul livello del mare ed è ben visibile da tutta la zona circostante per via delle antenne radio poste sulla cima.
Subito a ridosso della spiaggia e della vicina baia di Plakias si trova inoltre il promontorio roccioso di Capo Kakomouri, noto in particolare per la celebre parete verticale chiamata Paligremnos (o roccia di Gonates), molto frequentata dagli appassionati di arrampicata. Poco più a nord, le montagne della zona vengono tagliate dalle spettacolari e vicine gole di Kourtaliotis e Kotsifos.
Il giorno seguente la nostra guida locale Katerina ci ha condotti al sito archeologico di Festo e poi a Matala.
Festo. Il Palazzo di Festo è uno dei centri più importanti della civiltà minoica a Creta, secondo per importanza solo a Cnosso.
Vicino a Matala e ad altre località balneari del sud di Creta, il Palazzo di Festo è uno dei resti più importanti della più antica civiltà europea, quella minoica. È uno dei sei centri palaziali minoici di Creta che costituiscono un unico sito patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Il primo palazzo costruito a Festo risale al 2000 a.C. circa. Distrutto da un terremoto, fu sostituito da un secondo palazzo intorno al 1700 a.C. che, nonostante fosse stato distrutto anch'esso da un terremoto poco dopo, consacrò Festo come la città più potente della Creta meridionale, rivaleggiando con il Palazzo di Cnosso a Heraklion per potenza.
Fu menzionata dallo storico Pausania, immortalata da Omero nei racconti della guerra di Troia e, nella mitologia, fu la sede del re Rhadamanthus, figlio di Zeus e fratello di Minosse. Qui si trova anche il Disco di Festo, uno dei primi e più affascinanti esempi di scrittura, esposto al Museo Archeologico di Heraklion.
Costruito su una collina che domina la fertile pianura di Massara e con vista sul monte Psiloritis (la montagna più alta di Creta), sul monte Asterousia e sulle montagne di Lasithiotika, il palazzo offre la scusa perfetta per esplorare la più ampia regione di Heraklion. E soprattutto, una volta finito, le spiagge e le taverne della costa meridionale di Creta ti inviterà a trascorrere il resto della giornata. I Minoici avevano chiaramente un grande occhio per i luoghi.
La nostra giornata è proseguita verso la colorata Matala, il villaggio Hippie di Creta.
Nel nostro tour non poteva mancare il villaggio più colorato di Creta. Matala è reso unico dalla scogliera sovrastante la sua spiaggia in cui sono state ricavate delle grotte e dalla sua storia, sia antica che moderna. A cavallo tra gli anni ’60 e ’70 dello scorso secolo, Matala è diventata famosa in tutto il mondo grazie al movimento hippie che è passato di qui.
Matala è anche entrata nella leggenda grazie alla mitologia greca che parla di questo aneddoto: qui Zeus, in sembianze di toro, approdò con Europa, dopo averla rapita, e prima di portarla a Gortina e renderla madre di Minosse, il futuro re di Creta.
La prima cosa da fare è rilassarsi in spiaggia di Matala Beach godendo di uno scenario suggestivo. Sullo sfondo si ammirano le due isole Paximadia (la leggenda narra che qui nacquero Apollo ed Artemide), a nord la maestosa scogliera a picco sul mare con le famose grotte ed il villaggio di Matala. Tutte insieme abbracciano questa spiaggia rendendola unica.
Matala Beach è composta da sabbia e ghiaia che degrada dolcemente, è attrezzata con ombrelloni, lettini, servizi pubblici e docce. Alle sue spalle ci sono ristoranti, bar e negozi che regalano un’atmosfera davvero pittoresca. Non potete lasciare Matala senza aver fatto almeno un giro nel suo villaggio e godervi un po’ di quello spirito hippie che è rimasto. Le strade sono tutte colorate, ogni anno verso metà giugno si svolge uno dei festival più suggestivi di Creta; il Matala Beach Festival. E’ un festival tra musica ed arte, dove vi è la possibilità di dipingere per terra lungo le vie: voi portate i pennelli e la vostra fantasia e loro vi offrono i colori. Matala inoltre è un bel susseguirsi di colorati ristoranti e negozi dove potrete sbizzarrirvi tra ottimo cibo e shopping.
Senza ombra di dubbio le grotte scavate nella roccia sono l’attrazione più famosa di Matala. Queste grotte di Creta ospitarono molti hippies negli anni ’60 e ’70, che qui vennero a soggiornare. Tra questi c’erano persone comuni e delle vere e proprie celebrità. Tra le star che passarono di qui abbiamo Bob Dylan, Cat Stevens, Joan Baez e Janis Joplin. Decisamente molti anni prima dell’arrivo degli Hippy queste grotte ospitarono civiltà preistoriche ed in epoca romana e cristiana vennero utilizzate come tombe.
Fino a qualche anno fa l’accesso alle grotte di Matala era libero, negli ultimi anni si paga il biglietto e l’ingresso è solo nelle fasce orarie predisposte. L’orario migliore è quello del tramonto che rende il tutto molto suggestivo.


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