LF ha incontrato l'attore calabrese in occasione dell'uscita del corto, "Il seme della speranza" scritto e diretto da Nando Morra, in cui interpreta, alla perfezione, il ruolo dell'antagonista.
Francesco Spagnolo, lo vedi con la sua espressione schiva, che quasi sembra incutere una certa soggezione, come attesta anche il suo recente ruolo nel corto di Nando Morra, "Il seme della speranza", salvo poi scoprire un uomo di altri tempi, garbato, gentile, che crede ancora in certi valori, ma, soprattutto nel suo lavoro, fatto con impegno, costanza, preparazione e sacrifici personali. Una professione che si è costruito interamente da solo, e che ancora sta facendo. La gavetta, anche dura, non lo spaventa, anzi, lo conduce a confrontarsi con sè stesso e a lanciarsi in una sfida personale per rivestire anche ruoli desueti, caratterialmente lontani da lui. Ma non è forse questa la bravura di un attore?... Interpretare personaggi completamente fuori dai propri schemi e personalità. Questo fa la differenza tra un "impiegato del cinema" ed un professionista perfettamente in grado di spaziare da una caratterizzazione ad un'altra, perchè non Francesco non si improvvisa, non diviene la falsariga di una copia mal interpretata, bensì si addentra nel ruolo, lo vive, lo plasma addosso a sè.
Ho avuto il piacere di chiacchierare con Francesco del suo recente ruolo nel corto "Il seme della speranza" di Nando Morra, dei film a cui ha partecipato, della sua veste da regista, dei suoi progetti, le aspirazioni ed anche dei suoi sogni...
Francesco, parlaci dei tuoi esordi artistici...
"Buonasera a tutti i lettori di LF MAGAZINE! Ho iniziato per puro gioco, partendo da uno spot televisivo, che trattava di una bambina vittima di mala sanità. Poi, di lì a poco, questa passione mi ha preso sempre più, finchè ho iniziato a frequentare corsi e stage di formazione con metodo Strasberg. Più avanti l'Accademia Nazionale della voce e della Dizione, fino ad uno stage per l'introduzione al doppiaggio. Questa professione mi ha convolto a tal punto che negli anni si sono prospettate varie opportunità di lavoro in ambito cinematografico, sia indipendente che sui set Rai e Mediaset."
Quali sono state le difficoltà che hai incontrato?
"Difficoltà ce ne sono state, per una mia mancanza di conoscenza di questo mondo, per cui ignoravo alcune dinamiche lavorative. Nei vari set, quindi, mi appoggiavo ad alcuni amici che avevo per confrontarmi... poi, con il passare del tempo, compreso il meccanismo, mi sono realizzato da solo. La gavetta è stata dura, e continua ad esserlo... l'importante è essere determinati e decisi a raggiungere gli obiettivi con i propri sacrifici."
La gratificazione più grande che hai avuto qual è stata?
"Quando mi sono cimentato nella mia prima opera filmica cinematografica, "L'altra faccia del destino", dove ho voluto sperimentarmi anche dietro la macchina da ripresa, realizzando questo thriller psicologico di cinema indipendente, che tratta dei rapporti di coppia, dei social, fino ad arrivare al gesto più estremo, quello del femminicidio. Poi ho fatto altri lavori, cortometraggi come "Il viaggio di una vita", autobiografico. Di recente, ho preso parte al corto "Il seme della Speranza" di Nando Morra, che sta riscuotendo numerosi riconoscimenti sia in Italia che all'estero."
In questo corto, appunto, tu interpreti un personaggio antagonista... Quant'è difficile calarsi in ruoli totalmente distanti dalla propria indole?
"Molto dura, perchè devi abbandonare il tuo modo di essere, la tua personalità, per essere una persona che non ti appartiene ed in cui non ti identifichi per niente, ma il cinema è questo, è realtà per lo spettatore e "finzione" per l'attore, una sfida con sè stessi. E' stato un bellissimo set ... Nando mette tutti a proprio agio, tra noi si è creata una sinergia ed un'amicizia, spero di poter lavorare ancora in altri progetti futuri con lui."
A te preme molto trattare temi sociali, a quanto vedo!
"Sì, verissimo. il tema sociale e drammatico mi piace, per sperimentarmi e provare innovazioni anche del mio essere."
Al momento a cosa stai lavorando?
"Sono in attesa di nuove proposte. Di recente sono stato nel tempio della moda, la Fashion week di Milano, dove sono stato premiato con una targa alla mia carriera all'interno dell' International Fashion di Lucia Elena Tiberio, che ringrazio tantissimo per questo riconoscimento ... Un'emozione grandissima ricevere questo premio, significa che ho 'seminato' bene ed ora inizio a raccogliere i frutti giusti."
Che ruolo ti piacerebbe interpretare?
"Mi potrei ispirare a svariate personalità: a politici, a un dottore, avvocato, ruoli che ancora non ho ricoperto. Ma ci possono essere varie aspettative in proposito, anche in base al proprio volto, alla fisicità, alla fine è il regista a decidere."
Tu hai degli attori di riferimento ai quali ti ispiri?
"A dire il vero no. Sono stato paragonato un pochino al grande Paolo Pierobon nel ruolo di Filippo De Silva in "Squadra antimafia", alcuni dicevano che rappresento proprio la sua tipologia."
Progetti futuri?
"Ho in cantiere un corto, "Sangue amaro", con una tematica molto forte quale l'HIV, in cui vi è una ragazza, Viola, che vive con i genitori in un quartiere disagiato, in degrado, con la madre alcolista e un padre padrone, che al tempo stesso protegge la figlia... ma alla fine, per lei, ci sarà un destino beffardo."
Concludendo?
"Ringrazio chi ha creduto in me fino ad oggi, e continua a farlo! Lotto con le mie forze fino a raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato."


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