Carmen Di Marzo: "Grazie alla danza sono diventata attrice."

Carmen Di Marzo: "Grazie alla danza sono diventata attrice."

Abbiamo incontrato la poliedrica attrice napoletana in occasione dell'intenso monologo "14 wo(man)", ispirato alla vera storia di Joanna Dennehy, una psicopatica assassina inglese.

 
Il Teatro Testaccio, dell'omonimo quartiere nel cuore di Roma, è un piccolo gioiello, uno di quei luoghi tranquilli che trasmettono serenità, arte ed atmosfere un pochino retrò. Quì si è svolta una rappresentazione intensa, vividamente 'accesa', dalle problematiche complesse, drammatiche, e, seppur della durata di un'ora, l'impegno recitativo è stato arduo. E chi, meglio della caleidoscopica Carmen Di Marzo poteva regalarci la sua totale abnegazione artistica, interpretando questo monologo pazzesco tratto da fatti di cronaca realmente accaduti.
Scritto da Paolo Vanacore - anche regista dello spettacolo - è accompagnato dalle musiche originali di Alessandro Panatteri.
Il monologo racconta la vicenda di Giovanna Denne, una serial killer condannata all’ergastolo per aver ucciso con incredibile ferocia un numero imprecisato di uomini. Il testo è ispirato alla storia vera di Joanna Dennehy, una psicopatica assassina seriale inglese colpevole di una serie di omicidi avvenuti nel Novembre del 2013 nella periferia di Peterborough in Inghilterra.
 
Carmen Di Marzo con una voce volutamente bassa, metafora della tortuosa tragicità degli eventi, racconta l'intero dramma di questa donna che pensa come un uomo, agisce come un uomo, uccide come un uomo ... una sorta di femminicidio inverso. La storia narrata, quindi, è l’espressione di una violenza maschile che, oggigiorno, si riversa sulla donna trasformandola non solo in vittima, ma anche in carnefice.
Giovanna/Joanna, seduta al centro del palco, ci propone un’ intervista in cui racconta la sua storia. Si sposta su un giaciglio dove la vediamo lottare con le sue paure, le angosce, i sensi di colpa e i demoni che le riempiono gli incubi notturni. Poi ancora la troviamo seduta dietro un tavolo mentre chiede aiuto al suo dottore dalla cella… Ogni volta che si muove in una “nuova scena”, si crea uno spaccato della sua vita in cui lei muta atteggiamento. Parla, si confida, si sfoga, chiede aiuto vantandosi però sempre dei suoi gesti estremi come “necessari”.
 
Crudezza, velocità, urgenza nel voler mettere a conoscenza lo spettatore dei tragici eventi, rendono il monologo un pezzo di teatro eccellente.
 
Carmen Di Marzo ci ha travolti, coinvolti, emozionati, procurandoci un groviglio di sensazioni contrapposte... catapultandoci in un'oscurità totale, - in primis dell'anima - inquietante, quasi, nella sua interezza, quanto realisticamente palpabile. L'attrice si è quasi trasfigurata nella donna assassina, ci si è calata totalmente, come se avesse mutato i suoi splendidi connotati, e tutto, con pochissimo trucco di scena!!! Se non è talento questo!?!
Carmen Di Marzo ne è apparsa incredibilmente camaleontica e credibile, oltre a confermare, ancora una volta, la bravissima attrice quale è e che tutti conosciamo!
 
Carmen, benvenuta su LF MAGAZINE. Quando hai capito di voler fare teatro?
 
"Il mio percorso con il teatro è cominciato attraverso la danza. Ho iniziato all'età di 8 anni e ho ballato per tanti anni. L'incontro con la recitazione è stato naturale. Avevo bisogno di lavorare sulla parola, sulle relazioni e ho sentito l'urgenza di dedicarmi poi totalmente a questo. Penso sempre che grazie alla danza sono diventata attrice."
 
Hai qualche maestro che ti senti di ringraziare?
 
"Ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino insegnanti meravigliosi e tanti compagni di lavoro indimenticabili. Ogni incontro fatto, nel bene e nel male, mi ha lasciato sempre qualcosa e una lezione da imparare."
 
Sei reduce da un intenso monologo al Teatro Testaccio di Roma, "14 wo(man)", ispirato alla vera storia di Joanna Dennehy, una psicopatica assassina inglese, che ha riscosso - giustamente - grande plauso.
 
"Sì, lo spettacolo ha avuto e sta avendo grande successo di pubblico e critica. Credo che il segreto risieda nell'attualità della tematica. Si parla di varie forme di violenza da cui siamo circondati, di conflitti quotidiani, di abusi di potere, velatamente di femminicidio, di meccanismi psicologici malsani, ma anche di libero arbitrio. Sono cose che fanno parte della vita."
 
Come ci si prepara ad interpretare un simile personaggio?
 
"Il lavoro è stato durissimo. Oltre al lavoro artistico di squadra che io, Paolo Vanacore (autore del testo e regista) e il Maestro Alessandro Panatteri (musiche originali) abbiamo fatto in maniera meticolosa, sono stata seguita dalla criminologa Raffaella Bonsignori e dalla psicoterapeuta Francesca Selloni. Mi sono documentata moltissimo sulle figure degli assassini uomini, considerando che la mia protagonista ricalca in pieno le caratteristiche comportamentali e omicidiarie maschili. La storia della Dennehy ci ha ispirati molto, ma lo spettacolo poi prende anche una strada autonoma per dire molto di più."
 
Tu, comunque, non sei nuova nel calarti in questi ruoli di donne "sofferte"!
 
"Mi appassionano i conflitti che poi sono il motore del mestiere dell'attore. Giovanna Denne soffre, ma lei mi ha insegnato che il dolore può diventare una maledizione, se non hai gli strumenti per trasformarlo."
 
Secondo te, come mai tematiche riguardanti serial killer, omicidi e similari, affascinano, in un certo qual modo, lo spettatore?
 
"Credo che lo spettatore colga la lotta tra il bene e il male che risiede in ognuno di noi. Scegliere di essere persone migliori è qualcosa che si coltiva ogni giorno. Ogni giorno ci si può confrontare con il dolore, la gioia, la disperazione, la precarietà, l'abbandono, il lutto, l'amore. Come affrontare questi aspetti ha a che fare con la nostra coscienza e la nostra mente. C'è chi riesce a diventare migliore, chi invece perde se stesso."
 
Mi piace ricordare che in questo monologo oltre alla notevole regia di Paolo Vanacore, un ruolo importante lo svolge la musica di Alessandro Panatteri.
 
"Il Maestro Panatteri è il mago della bellezza. La sua sensibilità musicale prodigiosa ha aperto in me porte interpretative molto importanti. La sua musica è la mia voce interiore. La più oscura, la più pura, la più struggente. Sono tanto grata a Paolo e Alessandro. Sono compagni di lavoro incredibili, ma soprattutto sono miei fratelli."
 
Con loro, ormai, si è creato un felice sodalizio.
 
"Sì, siamo molto affiatati. Lavoriamo da diversi anni insieme e parliamo la stessa lingua su tutto."
 
Da questo monologo teatrale è stato tratto anche un corto diretto da Michele De Angelis, che purtroppo non è più tra noi...
 
"Sì...Michele ha realizzato la trasposizione cinematografica di "14" e la sua improvvisa scomparsa ci ha davvero sconvolto. E' stato il mio compagno ed era un grande artista, oltre ad essere un uomo di straordinario valore."
 
Che ruolo ti piacerebbe interpretare un giorno?
 
"Mi piacerebbe affrontare un ruolo legato all'ambito giuridico. Mi appassiona molto l'ambiente della Magistratura."
 
Ed un regista da cui vorresti essere diretta?
 
"Ce ne sono diversi che adoro, sia a teatro che al cinema. Ne cito due che sono in cima ai miei sogni. Valerio Binasco e Marco Bellocchio."
 
Progetti futuri?
 
"Molti. Varie repliche di "14" e di "Rosy D'Altavilla-l'amore oltre il tempo", un nuovo monologo di cui svelerò più avanti i dettagli e un docufilm da girare."
 

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