Il lungo film di Fellini: un saggio verità unico sul cineasta.

Il lungo film di Fellini: un saggio verità unico sul cineasta.

Paolo Ceratto il “Paolino” di Fellini ce lo narra in maniera inedita.

"Il mare attorno a Fellini" sarebbe una lapidaria descrizione del bellissimo testo "il lungo film di Fellini" di A&B editrice. Tuttavia, leggendolo e rileggendolo via via quello che pare emergere maggiormente è "il mare interiore" del nostro grandissimo cineasta. Questo saggio passa dall'intimismo al filosofico con un piacere di lettura a dir poco ipnotico.

Paolo Ceratto è un intellettuale che osserva per una vita un altro intellettuale della portata planetaria del cineasta, lo fa però, dalla posizione privilegiata di "amico di famiglia".

Paolo Ceratto, cavaliere e una carriera nelle Nazioni Unite, è il figlio di Caterina Boratto, attrice torinese degli anni trenta e quaranta rinata nei sessanta grazie a Fellini che la rivuole al cinema nel ruolo di "donna del mistero" in Otto e mezzo. Caterina attrice unica soave e celestiale, altera e ineffabile, affascina il cineasta che la vuole in ben tre film, e poi accanto, nella vita privata, come amica e consigliera. In Otto e mezzo addirittura una statua della Madonna viene misteriosamente cesellata sulle fattezze della grande interprete torinese dagli occhi come il mare.

Otto e mezzo è minuziosamente analizzato in ogni aspetto nel testo. Proprio questo film spartiacque del cinema Italiano e non solo, diviene l'alter ego stesso di Fellini nell'accuratissimo studio. Questa opera filmica, ci illustra lo scrittore, anticipa, segue e integra tutta la filmografia del Maestro. Ceratto passa in rassegna i chiari scuri dei film di Fellini dipanando enigmi e misteri con una lente di ingrandimento unica e finalmente reale.

Ma, accanto a questa filologia nuova ed integrativa sul cineasta, quello che rende unico il libro, sono le figure minori a cui lo scrittore ridà luce attraverso le propie indagini e ricordi, prostitute, maghi, donne grandi forme, pagliacci e psicanalisti vengono narrati dall'autore nelle loro verità, li vediamo allora come integrazioni di storie e figure fluttuanti nelle opere, una lezione di arte e di vita al confine. Il labirinto Fellini diviene un unico enorme film: la vita.

Pinelli, Pasolini, Flaiano accanto a Fellini, affamati di leggerezza come bambini, riempiono questo libro con delle storie umane ammantate di una luce vitale e intellettuale tra carne e spirito.

Roma assolata e crudele esplode di ispirazioni tra il sacro e il profano.

Ma non manca la parte nera di Fellini, identificata figurativamente in un personaggio di Otto e mezzo, dipanata nera e inquietante. Vita vissuta tra bellezza e amicizia e tragedia. Ceratto, grato di averlo frequentato, ci illustra anche le radici "terapeutiche" di Fellini in crisi privata da "successo" ma non solo... tanto da essere preda di gravi malattie e depressioni. Emerge finalmente "il quadrato di lingua tedesca", quattro intelettuali misteriosi che attorniano il Maestro. Su tutti spicca uno psicanalista Junghiano che diverrà un grande padre di vita per il Maestro e riuscirà a riparare e nutrire l'anima e la creatività del Maestro. Poi per tutti i "felliniani" vi è narrata "la Paciocca". Si parla di Anna, la donna che stette accanto per tantissimi anni a Fellini, misteriosa e statuaria, borghese e materna; un idolo segreto nascosto al mondo ma presentissimo nei disegni del Maestro, finalmente le viene ridata luce. Una luce vera.

Signor Ceratto ci parla della "quaterna di lingua tedesca" attorno a Fellini negli anni sessanta a Roma ?

"Roma negli anni cinquanta/sessanta era molto più ristretta come ambiente. Parlo dello psicanalista Junghiano Ernst Bernhard, il più autorevole tra questi, che fondò la casa editrice Ubaldini. Il grande Tucci fu un suo collaboratore. Ebreo, sfuggito dalla Germania con una vita travagliata, aveva una conoscenza Junghiana vastissima che includeva religione Assidica, Cristiana Induista, esagrammi, incantamento e un'apertura suggestiva per la individuazione di vita dei propi assistiti. Poi Marianne Liebl, un'intelettuale tedesca che era esperta di grafologia. Poi vi era Francesco Waldner, astrologo di Marlene Dietrich, ma anche spiritista, e poi Lucia Alberti, viennese, celeberrima astrologa naturalizzata italiana."

 

Bernhard cosa rappresentò per Fellini ?

"Fellini aveva un padre impegnatissimo e con molte frequentazioni femminili. Un papà romagnolo vitale e sanguigno, dunque non ebbe Federico, una guida salda. Con Bernhard ha scoperto un uomo e ne è rimasto affascinato. Fu la chiave per raggiungere Jung, un indirizzo che gli ha cambiato la vita. Scopriva sempre i luoghi di Jung, e decise infatti di farsi operare a Zurigo, la città di Jung, e andò malissimo."

 

Con che occhi ricorda Fellini ?

"Con gli occhi del bambino, ero contento quando si andava a cena con Federico, che venerava mia madre, e lui era capace di farti diventare il cono di luce in una grande cena piena di gente. Ti tagliava il pezzo di parmigiano, pareva disattento a volte; ma poi scopriivi che aveva memorizzato tutto del tuo discorso. Ero un pre-adolescente e mi fece vedere "Tre passi nel delirio" gli dissi che mi piaceva, lui era estasiato, diceva alle persone come se fossi un critico "piace anche a Paolino ..." lui ti dava luce, e ripenso a quanto lo hanno fatto soffrire le critiche."

 

Un episodio che la lega a Fellini che l'ha stupita in privato?

"Era presente al mio matrimonio in San Lorenzo in Lucina e un religioso di Lagos fece un saluto registrato per i parenti filippini di mia moglie ... Beh, come lui descrisse il mio matrimonio era un fim "nella folla in estasi mistica arrivarono pure voci dell'aldilà, talmente forti, che tremarono le colonne della chiesa." Poi ricordo quando gli dissi che ero innamorato di una ragazza che non sapeva chi era Andreotti o chi era Fellini e lui mi rispose "è una benedizione". Mi fece incontrare addirittura Dino de Laurentis per il mio primo lavoro. Insomma la realtà lo annoiava, doveva metterci la quarta dimensione dentro."

 

Nel suo saggio parla anche dell'ombra nera di Fellini?

"Sì, nella mia ipotesi l'ombra nera è il critico anni 50 di Otto e mezzo che fa abbandonare il film a Guido. Un assassino di creatività. Rappresenta un critico che fece soffrire Fellini, ma odiava anche Antonioni, un disgregatore. Poi Rossellini, Visconti, Fellini, De Sica, abitavano tutti relativamente vicini, si incontravano, non c'era invidia nemmeno tra sceneggiatori, pernso a D'Amico, Scola, Flaiano. Un altro mondo."

 

Lei parla di una circolarità e consequenzialità dei personaggi nei film di Fellini, ci accenna a questa ipotesi rivoluzionaria?

"Secondo me insieme a Flaiano avevano creato una figura che cresceva, e questo ectoplasma parte da Moraldo. "Moraldo va in città" non si fece mai però. Flaiano aveva un percorso simile a Fellini per il bisogno di sviluppare una figura su cui proiettare, e che doveva andare anche verso "Mastorna" il film che non si fece mai."

 

Cosa univa Fellini e Flaiano e Pinelli ?

"Credo l'adolescenzialità, tu immagina Flaiano che affitta un elicottero per girare insieme a lui sopra Roma. Non esiste libro su di loro. Pinelli, torinese, era più posato, era un avvocato mancato. L'artista vero forse è un "puer".

 

Pareva un uomo travagliato Fellini ... cosa ne pensa?

"Non amava la propia immagine fin da giovane, lo chiamavano Ghandi per la magrezza. Poi la perdita di capelli lo attanagliava. Ma nel profondo, credo anche che il non poter creare, lo attanagliasse. Il non ricevere fiducia, non so quanti progetti ha accantonato. Sergio Zavoli ne ha parlato, ma credo che anche Mastorna era un frutto di queste inquetudini. "Prova d'orchestra" fu prodotto dalla  Rai."

 

Sua madre è stata una grande Musa estetica di Fellini, ma se in "Otto e mezzo" è una misteriosa donna dolcissima, in "Giulietta degli spiriti" incarna una madre distante e vanesia e poi in "Block Notes di un regista" si vedono delle scene in cui incarna una bellissima matrona vagamente sadica. Perchè Fellini la abbinava a personaggi cosi distanti pur essendo suo amico intimo?

"Il segno dei pesci, le risponderei, come Giulietta Masina stessa, l'imprendibilità e la duplicità dei pesci. Un mistero che si perpetua."

 

Sua madre era amica di Anna Giovannini, un' altra compagna segreta di Fellini, iper presente nei suoi disegni. Che donna era? Come la ricorda?

"Le ho voluto bene. Quando morì, mio padre venne a trovarci su un set in Campania dove lavorava mia madre per manifestarci vicinanza. Mi regalò il primo rasoio elettrico. Adoravo la sua voce calda, avvolgente. Aveva un aspetto borghese: alta, formosa col vitino, tacchi e tailleur. C'era una grande amicizia tra mia mamma e Anna. Federico, facendole frequentare, diede grande fiducia e stima a mia madre, forse per la serenità che lei irradiava sempre."

 


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