“L’ultima ricamatrice di Elena Pigozzi ” è un romanzo che come una carezza, riporta indietro nel tempo ai ricordi appassiti di una infanzia ormai lontana, quando si associava, proustianamente, il calore del gesto all’immagine della propria nonna intenta a cucire.
È un racconto che sa di amore, di nostalgia, di un tempo sospeso in cui occuparsi del prossimo era una vera e propria dedizione come lo è l’arte del tombolo, del punto croce e degli arazzi.
«Confeziono abiti su misura. Cerimonie, feste, banchetti. Per ciascuno ritaglio l’abito adatto all’occasione. Ho mani d’oro, dicono in paese, e io mi difendo con un sorriso, schivo lo sguardo e afferro gli spilli. L’arte mia è sistemare con l’ago, aggiustare, cucire ma non solo le stoffe. L’arte mia ricama parole, le taglia a misura perfetta del cliente che viene da me, per chiedermi il vestito con cui figurare. “Figurare”, mi dice, perché sentirà addosso gli sguardi degli altri. Me lo ripete più volte. Da quando gli prendo le misure a quando gli adatto le prove di stoffa imbastita».
L’io narrante è interno e propone un punto di vista soggettivo che ha il vantaggio di coinvolgere ancor di più il lettore nell’intreccio. Ed è appunto proprio la protagonista, Eufrasia, a condividere la sua storia con l’aiutante Filomela, dalla città giunta al paese, per apprendere questo antico mestiere e iniziare lì la sua nuova vita da donna sposata.
«Filomela ricama in ascolto delle mie storie. Annoda il punto che sfila e riparte da capo. Infila l’ago e segue l’ordito. Ogni tanto si passa la mano sugli occhi, che lacrimano per mancanza di pausa. Ha tra le dita l’imbastitura per un centrotavola che avrà nel mezzo il disegno di un usignolo su un ramo di melograno. Le piace l’usignolo, mi ha confidato d’averlo scelto come firma per lenzuola, tende e cuscini. “Il mio nome significa usignolo” mi dice, quando mi fermo a guardare il disegno. Non aggiunge altro e capisco da come abbassa lo sguardo che un ricordo le è arrivato agli occhi e le fa male».
Una compagnia lieve, che ricorda a Eufrasia gli anni passati, quando era solita lavorare solerte in compagnia di sua nonna Clelia, una donna tanto bella quanto incompresa, per la sua modernità “ante litteram”, che aveva pagato a caro prezzo, in una società ancora brutalmente arretrata.
«”Cosa grido” si dice, passando la mano sulle lacrime. “Cosa grido ora che non serve. Dovevo gridare di più, dovevo evitare di passare dal bosco, dovevo smetterla di credermi forte, ero una bambina imprudente. Convinta che niente mi avrebbe fermato. Ero una stupida.” E grida ancora e stringe i pugni Clelia, quasi potesse fermare il ricordo e aggiustarne la fine. ».
Contatti
https://www.facebook.com/lultimaricamatrice
https://www.instagram.com/elenapigozzi/?hl=en
https://www.mondadoristore.it/L-ultima-ricamatrice-Elena-Pigozzi/
Casa Editrice: Piemme
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 176
Prezzo: 15,50 €


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