Me la cavo cosi: Il disegnatore è come il regista per un film.
Tutti i più grandi e affezionarti lettori della prima ora del mondo Disney, in particolare delle edizioni nostrane, hanno avuto modo di leggere numerose storie illustrate dal maestro Maurizio Amendola, in particolare ne citiamo due tra le più famose, ovvero Paperinik e il Mistero del Tempio Azteco, i cui testi recano il nome di Bruno Concina, e Topolino e il pericolo magnetico, recante i testi di Giorgio Figus. Vediamo che cosa ci ha raccontato della sua lunga carriera in questa splendida intervista a cuore aperto.
Maurizio, a che età e come è nata la passione per il disegno?
"Verso i 3/4 anni. Vedevo mio papà che dipingeva e fu lui a disegnarmi i primi Mickey Mouse (quelli con i pantaloncini corti, rossi)."
Quanto – a suo avviso – è cambiato, al giorno d'oggi, nella tecnica di disegno per il fumetto rispetto a quando ha iniziato?
"Direi che la tavoletta grafica (per chi ne fa uso) è il grande cambiamento, per me in peggio. Non esistono più le vecchie care amate tavole originali."
Ha ragione, il caro vecchio disegno a mano è la tradizione che non va mai dimenticata. E in che modo è avvenuto l'avvicinamento al mondo Disney e a quale personaggio si sente più legato?
"L'amore per il mondo Disney c'è l'ho da quando ho memoria. Il primo film che ho visto in vita mia fu “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Avevo 4 anni. Il primo incontro professionale fu quando andai alla bottega di Luciano Capitanio, purtroppo mancato molto prematuramente, nel 1969. Poi ho avuto la fortuna di avere come maestro il numero uno, Romano Scarpa."
Come avviene il processo creativo che porta alla creazione delle tavole, ovvero, il disegnatore che traccia segue per andare a disegnare una tavola e sapere/decidere come impaginare le vignette?
"Sarebbe troppo lungo e troppo tecnico da spiegare; e poi non è detto che tutti seguano lo stesso metodo. Me la cavo cosi: Il disegnatore è come il regista per un film."
Sagge parole. Molti di noi si ricordano una meravigliosa storia uscita dalla penna di Bruno Concina e dalla sua matita, ovvero "Paperinik e il Mistero del Tempio Azteco". Quanto è stato impegnativo disegnare una storia a bivi e che ricordo ha in particolare di questo lavoro?
"Bruno, oltre che collega, era un mio fraterno amico; per anni abbiamo condiviso lo studio. Eravamo in perfetta simbiosi. Era meraviglioso disegnare delle storie con lo sceneggiatore nella stessa stanza. Inoltre io sono un appassionato delle civiltà nord e sudamericane, avevo molto materiale."
È stato un lavoro molto complesso?
"Abbastanza, ma mi ha dato molta soddisfazione."
Sappiamo inoltre di una lunga amicizia con un altro indimenticabile disegnatore, ovvero Giuseppe Della Santa, che cosa ci vuole raccontare di lui e della vostra amicizia?
"Eravamo nella stessa classe al liceo. Uno dei miei più grandi amici. Con lui (ed altri) ne abbiamo combinate delle belle. A parte l'affetto che ci legava, era, comunque, una persona eccezionale, di grande generosità, umanità e umiltà. La sua partita per il grande viaggio è stata una delle cose più dolorose della mia vita."
Che consiglio si sente di dare ai giovani disegnatori del giorno d'oggi che vogliono avvicinarsi all'universo Disney e disegnare le storie dei nostri amati eroi di Paperopoli e Topolinia?
"Sicuramente, "Impara l'arte e mettila da parte". Però sbocchi professionali ne vedo pochini. Consiglio di avere, in parallelo, un altro lavoro... Come se fosse facile!"
E dell'indimenticabile Romano Scarpa, in veste di maestro, che cosa ci vuole raccontare?
"Aveva un grande rispetto degli "allievi" e rispettava il loro lavoro, comprendendo gli sforzi fatti, senza mancare di essere severissimo. Una sua lode o una sua critica erano sempre sincere."
Prima di salutarci, il Maurizio Amendola di ieri, di oggi e di domani, che ricordi ha del suo passato, dove si vede ora e dove si vede nel futuro imminente?
"Del mio lavoro sono contento. Ho dato quello che, relativamente al mio talento, potevo dare, sia in Disney, che in altro, che in cose personali. Per quanto riguarda la mia vita, sto passando un momento di cambiamenti e il futuro lo carico di progetti (come se avessi 50 anni di meno). Esattamente come per il futuro professionale."


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