Io non mi privo mai, di nulla. Specie dei dolci, perché mi scaldano il cuore e alzano i miei livelli di serotonina, però sto attenta a quanti dolci mangio e a quante volte.
E' una donna solare, simpatica e assai golosa, la pasticcera più amata dagli italiani, soprattutto dai giovanissimi. Il suo nome è Melissa Forti ed è anche un apprezzato volto televisivo. Il suo libro, pubblicato da Guido Tommasi Editore, e intitolato Natale, i dolci delle feste che piacciano a me, uscito lo scorso anno, è ancora un grande successo. E del resto come potrebbe essere altrimenti?
Melissa come sei diventata la Lady di ferro della pasticceria?
"Lady di ferro? Io? Oh Mondieu! Non mi sento per niente una Lady di ferro, piuttosto un'inguaribile romantica. Certo, su alcune cose non transigo, come la scelta degli ingredienti, lo stile semplice e rispettoso della tradizione, l'essenza delle ricette, la loro storia... Aspetta, ora che ci faccio caso, forse sono davvero un po' intransigente! Ok, accetto l'appellativo! (ride) Credo di esserlo diventata, seguendo semplicemente il mio modo di vedere le cose; lo dico sempre: se non lo mangio io, non lo vendo o non lo offro. Dunque, esigo che le cose siano fatte per bene."
Oggi, soprattutto le donne, hanno una gran paura di ingrassare. Come possono soddisfare la loro voglia di dolce anche quelle che sono perennemente a dieta?
"Io non mi privo mai di nulla. Specie dei dolci, perché mi scaldano il cuore e alzano i miei livelli di serotonina, però sto attenta a quanti dolci mangio e a quante volte. Quindi, vi prego, concedetevi una fetta di torta, o quello che più vi piace, ma magari una volta ogni tanto. Io sono per la moderazione in tutte le cose. Ma una vita senza piaceri, per me è impensabile!"
Si dice che coloro che cucinano poi mangiano ben poco di quello che cucinano e che preparano con le proprie mani. E' così anche per te?
"A volte sì. Mi spiego: fare dolci in laboratorio, tutti i giorni, e doverli assaggiare per garantirne il gusto, a volte può diventare difficile da sostenere. Ricordo quando stavo lavorando alla creazione del mio tè del pomeriggio alla Royal Academy of Arts di Londra. Passavo giornate intere a fare dolci e ad assaggiarli per arrivare a creare il dolce che a mio avviso era perfettamente bilanciato. A fine giornata, non riuscivo a mangiare altro. Ma se non sono in laboratorio, e sforno un dolce a casa, non dura più di un giorno!"
Che cosa provi quando inizi a sperimentare una ricetta?
"Sento un flusso di creatività che mi attraversa! E' bellissimo! Parto dell'ingrediente principale che voglio utilizzare, per esempio, cioccolato, o limone, o spezie ecc, e poi mi lascio seguire dall'istinto, che mi guida fino al momento di servire il dolce. Vederlo poi lievitare in forno è sempre un'enorme soddisfazione!"
A proposito, ti è mai capitato di cambiare direzione mentre ti apprestavi a seguirla?
"Certo! E spesso anche! Come dicevo, il mio è un approccio molto viscerale. Uso la tecnica per garantire il risultato che cerco, ma spesso mi prendo delle “licenze poetiche”, chiamiamole così. Insomma, faccio quello che voglio, come sento di volerlo fare. Aggiungo, tolgo, stravolgo... Sempre fatto."
Quanto conta la fantasia per preparare un buon dolce?
"Dipende da cosa si fa, ma io credo molto anche che alcune cose non debbano sempre richiedere fantasia. Perché poi? Alcune ricette nascono perfettamente bilanciate e così devono rimanere, secondo me. Temo a volte, che questa spasmodica ricerca che abbiamo, di soddisfare sempre la nostra fantasia o creatività, ci distolga dal semplice e meraviglioso piacere di usare le nostre mani per impastare e i nostri sensi per “sentire” quello che stiamo facendo. E' questo l'elemento terapeutico che per me hanno i dolci. Il semplice farli, mi dà gioia e mi rilassa. E mi sento viva e creativa anche se la ricetta non l'ho creata io."
A proposito, quando si può definire tale?
"Credo che si possa definire “fantasia”, quando, acquisite le basi tecniche che ci garantiscono il risultato finale, per il resto, ci si affidi al nostro puro istinto, che può essere espresso nelle decorazioni finali, per esempio, oppure nell'aggiunta di un ingrediente insolito..."
Ma è vero che i classici sotto sotto sono quelli più difficili da preparare?
"Beh, i classici sono spesso complessi da eseguire, perché in passato non c'erano le attrezzature che ci sono adesso e i tempi erano più lunghi. Va anche detto, però, che molte ricette classiche come il Panettone o il Pandoro, per esempio, sono diventate complicate, durante la loro evoluzione nel tempo, quando i pasticceri, alla costante ricerca di perfezione, modificavano la ricetta originale, per ottenere più morbidezza per esempio, o più lievitazione ecc.. E' curioso, studiare come le ricette si evolvono nel tempo, anche solo con il passaparola. Per esempio, il Panettone in origine non era alto, non era soffice e non era difficile da fare. Ora, è uno dei lievitati più complessi da eseguire."
Che cosa ti senti di consigliare a una mamma che non è particolarmente abile ai fornelli ma che vuole comunque cucinare qualche dolcetto per i suoi bimbi?
"Ci sono tantissimi dolci facilissimi, e le mamme lo sanno. A volte, manca loro il tempo, mi rendo conto, per questo, io consiglio di preparare una dose grande di pasta frolla, per esempio. Dividerla in panetti, e conservarla in freezer (dura circa 3 mesi). All'occorrenza, tirata fuori la sera prima, è l'alleata perfetta a casa se si vogliono fare delle crostate veloci, o fare i biscotti con i bambini, magari quando hanno amici che li vengono a trovare. Oppure, preparare una torta in una teglia quadrata, invece che tonda. Una volta sfornata, tagliarla a quadrati, e congelare le singole porzioni, per avere sempre a portata di mano un dolce fatto in casa. Infine, ci sono così tante ricette che si possono fare usando solo una ciotola e una frusta... I bambini apprezzeranno comunque, ma sopratutto ricorderanno per tutta la vita che “la mamma faceva quel dolce per me”. E questo è il regalo più grande da offrire ad un bimbo, anche se si prepara un semplice ciambellone."
Foto: Danny Bernardini


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