Alessia Fabiani e Claudio Zarlocchi

INTERVISTA a Francesco Branchetti, al momento in veste di regista nella piece "Una stanza al buio".

Una commedia ‘gialla’ dal titolo ‘Una stanza al buio’, testo di Giuseppe Manfridi è interpretata, in questi giorni, da Alessia Fabiani e Claudio Zarlocchi con la regia di Francesco Branchetti, che per l'occasione ha rilasciato questa intervista per LF MAGAZINE.

Si parte con un omicidio: si tratta di un uomo ucciso nel suo appartamento e, nello stesso luogo, si incontrano un uomo e una donna; assieme a loro, c’è una statua di gesso, l’immagine appunto dell’uomo deceduto, uno scapolo impenitente malvisto dai condomini dello stabile. I due personaggi che si incontrano nella stanza sono l’amministratore del condominio e scultore, sempre pieno di rabbia e un’avventuriera.

C’è poi un terzo personaggio, una bella donna protagonista della storia, ma che compare solo attraverso il video. Il tutto è accompagnato da scene e musiche fondamentali per tutta la storia, in cui compare anche una festicciola che si sente al piano di sopra. Fra i due protagonisti, l’uomo e la donna, inizia una schermaglia che da leggera e maliziosa finisce col diventare impietosa.

La dinamica che si avvia e si consuma è quella di un plagio insinuante e progressivo. L’esito, un colpo di scena. Anzi, due. Forse, tre...

La Regia di Francesco Branchetti intende restituire al testo di Manfridi la straordinaria capacità di indagare nei due personaggi complessi e fuori dall’ordinario senza dimenticare mai humour e ironia.

Scene di Andrea Franculli, Musiche di Pino Cangialosi. 

Francesco, ben trovato su LF MAGAZINE. Al momento è in scena una piece piuttosto particolare, "Una stanza al buio", con Alessia Fabiani e Claudio Zarlocchi, di cui sei regista... Ce ne parli?

"Uno scapolo viene ucciso nel suo appartamento che aveva trasformato in una piccola garconnière e mentre le indagini proseguono, un uomo e una donna si incontrano sul luogo del delitto. Davanti ai loro occhi si presenta una sagoma di gesso.

Lui, introverso, oppresso dalla rabbia e dall’ansia, scultore e amministratore dello stabile, lei misteriosa, intrigante e piena di sé.

E’ una commedia, che vive dei suoi personaggi, dei loro caratteri, che più diversi non potrebbero essere, delle loro manie, tic, ossessioni e del gioco che tra loro si viene a creare. I colpi di scena sono molti e i due personaggi ci conducono in un misterioso balletto, in un clima che oscilla tra il comico e il grottesco, il poetico e talvolta l’assurdo fino al sorprendente finale."

 

Come ti sei trovato nel dirigere i due attori?

"È stato un lavoro molto stimolante e molto bello, soprattutto nella fase di costruzione a tavolino dei personaggi, della costruzione dei profili psicologici dettagliati di ognuno dei due, sia dal punto di vista comportamentale che emozionale che sociale."

 

E' un pezzo con colpi di scena, manie e caratteri contrapposti... molto attuale e realistico direi...

"Assolutamente sì ...racconta il rapporto tra uomo e donna quasi senza volerlo e lo racconta con una straordinaria attualità."

 

Oltre ad essere regista fungi quasi da psicologo, nel rappresentare i personaggi delle piece che metti in scena.... Quali sono le difficoltà, se ci sono, in tutto questo?

"Costruire personaggi è la parte che mi affascina di più nel mio lavoro di regista, costruirli come se fossi uno scultore... sì, forse anche uno psicologo, ma soprattutto un artigiano e un antropologo e devo dirti che non ci sono particolari difficoltà per me nel viaggiare nelle psicologie altrui; amo il prossimo e amo gli attori, per cui mi piace molto fare questo lavoro di costruzione psicologica dei personaggi utilizzando le loro caratteristiche e la loro personalità."

 

La scenografia, rappresentata da un'unica stanza, contiene, tra l'altro, oggetti 'simbolo'... Che ruolo hanno nello sviluppo della storia?

"Sono legati essenzialmente a dei colpi di scena concreti e la loro importanza è essenziale al fine dello sviluppo della nostra storia che si snoda appunto tra un colpo di scena e l'altro."

 

C'è qualche somiglianza fra te e l'autore Manfridi? Cosa hai voluto rendere al meglio di lui in questa piece?

"Ho messo in scena moltissimi testi di Manfridi e quando metto in scena un autore cerco di portare sul palco anche il suo mondo, soprattutto quello teatrale, ed il farlo da molti anni nel caso di Manfridi, credo mi abbia avvicinato al suo mondo, per cui sì, credo ci siano dei punti di contatto tra di noi."

 

La musica che ruolo ricopre quì ?

"Oltre a sottolineare drammaticamente colpi di scena e passaggi fondamentali del testo, ci aiuta a raccontare le psicologie dei protagonisti; è questa soprattutto l'utilità della musica in questo testo e in questo spettacolo."

 

Siamo di nuovo nel pieno di un periodo difficile, e come al solito, immagino che il teatro veda continue difficoltà...

"Sì, ma l'unica strada secondo me è quella di andare avanti affrontando senza paura tutte le difficoltà e facendo semplicemente del proprio meglio nel lavoro per ottenere il risultato migliore; di più non si può chiedere a chi fa teatro, soprattutto in questo momento storico..."

 

E' prevista una tornèe di questo pezzo?

"Siamo in tournée da un po', il prossimo weekend saremo a Napoli al teatro Bolivar poi in Piemonte e poi per quasi tutto il mese di Febbraio saremo a Milano al teatro Martinitt."

 

Concludendo?

"Mi auguro ed auguro a tutti i teatranti un futuro più sereno di quello che stiamo vivendo in questo momento e mi auguro che il nostro spettacolo possa avere la vita che merita e il successo che tutti quanti ci auspichiamo."

 

Da sinistra: il regista Francesco Branchetti, Locandina spettacolo, l'attrice Alessia Fabiani


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