Un lupo e un leone crescono con una mamma umana, divenendo inseparabili. Accade nel film "Il lupo e il leone", arrivato in sala il 20 Gennaio.
Sembra quasi una favola, con al centro un’indissolubile amicizia tra due animali predatori, con un importante messaggio di fondo: è vincendo le differenze che si può costruire un domani migliore, anche quando queste sembrano insormontabili.
Un cucciolo di leone cade letteralmente da un albero sulle braccia di Alma, poco più che adolescente. Rientrata nella splendida isola canadese di cui è originaria per la morte dell’amato nonno, Alma si ritrova a dover gestire l’inimmaginabile. Un incidente aereo fa sì che un leoncino, destinato ad un circo, finisca nelle sue mani: che farne? Come crescerlo? Dentro di lei ha una sola risposta. Non può farlo andare al suo proprietario: finirebbe per divenire prigioniero di un circo, svilendone così la dignità di animale libero ed indomito.
Immersa nella natura incontaminata del Québec, Alma (interpretata da Molly Kunz) vive nell’isola privata del nonno, nello splendido Lac Canitchez, nei pressi del villaggio di Saint Alexis de Monts. È un luogo in cui la presenza dell’uomo è quasi impercettibile. Quì, non arriva nemmeno il segnale dei telefoni cellulari. La natura regna sovrana con le sue mille incredibili specie animali, tra cui anche uno splendido esemplare femmina di lupo artico.
E la lupa continua a girare intorno alla casa di Alma. Di lei comincia a fidarsi così tanto che quando si sente minacciata dalla presenza di uno “scienziato” le porta in casa il suo cucciolo. Alma ha così davanti a sé due piccole creature inermi, due batuffoli di pelo che allo stato brado, una volta adulti, sarebbero nemici letali. Un lupo e un leone, due predatori primordiali.
Come nella più magica delle favole di Esopo, il lupo e il leone, i protagonisti dell’omonimo film, interagiscono tra di loro. Come due fratelli di latte, vengono in un primo momento nutriti entrambi dalla lupa. L’istinto di una madre sà che un figlio è tale anche se non lo ha partorito. Lo fa per empatia. E Alma non può fare a meno che seguirne l’esempio quando la lupa finisce catturata per essere trasferita in un parco di reinserimento, i cosiddetti Wolf Security.
Senza genitori e con un sogno da inseguire, Alma improvvisamente ha una famiglia. Anomala, selvaggia, dispettosa, strampalata… ma pur sempre una famiglia. Il legame che si genera tra i tre all’interno delle mura domestiche, và oltre i limiti che l’umanità ha saputo imporre. Lontani dalla storia, si torna là dove la vita ha avuto origine, ad un mondo senza barriere in cui animali e umani convivono e interagiscono.
Il lupo e il leone, Mozart e Dreamer, come Alma chiama i protagonisti del film, crescono come fratelli. Giocano, si divertono, cacciano e condividono ogni esperienza. Non ci sono gerarchie nè barriere. L’esempio di tolleranza che lanciano dovrebbe essere da monito per chi ancora oggi alza muri per paura dell’altro. Anche quando finiscono divisi dalla cattiveria, dalla presunzione e dall’idea di superiorità dell’uomo, sono in grado di ritrovarsi per stare insieme, contro tutto e tutti.
Con un’etica che tutti quanti dovremmo condividere, Alma non lascia che i suoi cuccioli le vengano strappati. È consapevole di quanto rischioso e folle sia il cammino che ha scelto. Li ha educati ma non li ha sottomessi. Ha rispettato la loro indole e la loro personalità. Li ha lasciati liberi dai recinti e dalle fruste dell’uomo. Non li ha abbandonati al giogo della scienza o alla voglia di divertimento umano. Li ha accolti. Ha dato loro fiducia e ne ha avuto in cambio. Ha teso loro la sua mano, colma d’amore. L’amore, anche in questo caso, vince sopra ogni cosa generando una simbiosi perfetta.
A dirigere "Il lupo e il leone", è Gilles de Maistre, regista francese già apprezzato per "Mia e il leone bianco". Ed è proprio dopo la fine delle riprese di Mia e il leone bianco che in lui è nata l’idea di "Il lupo e il leone". Mentre girava "Mia e il leone bianco", stava preparando un altro film con protagonisti dei cani. Non è mai arrivato nelle sale ma gli ha dato modo di conoscere Andrew Simpson, un addestratore di animali specializzato in lupi e cani che ha lavorato in "L'ultimo lupo" di Jean-Jacques Annaud e in "Il Trono di Spade". Andrew ha espresso il desiderio di vederlo lavorare con i leoni raggiungendolo in Sudafrica.
Kevin Richardson, lo zoologo sul set di Mia e il leone bianco, ha mostrato ad Andrew come vivono leoni, iene, pantere... e vedendoli insieme è nata l'idea di un film con insieme leoni e lupi, i due mitici predatori del cinema.
Vorrei sottolineare che i due animali al centro della storia cinematografica, vivono realmente insieme nella riserva di Andrew Simpson in Canada e si chiamano Walter e Paddington.
A fine riprese, il lupo sarebbe dovuto andare nel ranch di Andrew mentre il leone doveva essere portato in Africa per stare insieme a quelli usati per "Mia e il leone bianco". Alla fine, vedendo il rapporto che gli animali avevano instaurato, nessuno se l’è sentita di separarli.
Walter e Paddington sono oggi indivisibili. Convivono da quando avevano cinque settimane. Dormono uno accanto all’altro, giocano e mangiano sempre spalla a spalla. Nei due anni di riprese di "Il lupo e il leone", sono cresciuti ma non hanno mai mostrato segno di rivalità o di sopraffazione. Sono stati salvati dai luoghi in cui sarebbero finiti: un circo, uno zoo, o, peggio ancora, un recinto di caccia.
Sul set di "Il lupo e il leone", Walter e Paddington sono stati rispettati. Non sono stati costretti a far cose stupide che ne minassero la dignità di animale. Nessun gesto inappropriato o goffo ha mai minacciato la loro sfera. Si tratta di animali che pur sempre conservano un grande istinto primordiale, soprattutto nel caso del lupo. A causa dei diversi tempi di crescita, il povero Paddington ha dovuto sopportare con pazienza le bizze adolescenziali di Walter: mentre a otto o nove mesi un lupo è già adulto, un leone è ancora un cucciolone.
Una volta adulti, sia Walter sia Paddington si sono adattati l’uno all’altro. Tra loro c’era un continuo riposizionamento di peso, potere e ritmo. Non deve essere stato facile per Gilles de Maistre, il regista. “Paddington, il lupo, correva ovunque. Timoroso, analizzava costantemente ciò che lo circondava, sempre in agguato e sospettoso. Walter, il leone, invece è divenuto più calmo. Maestoso e senza paura, era sicuro del suo potere. Siamo noi che ci siamo adattati a loro e non viceversa. Ogni giorno, riscrivevamo le scene. Credo che abbiamo modificato la sceneggiatura per ben 16 volte”, ha raccontato.
"Il lupo e il leone", è un film bello, piacevolissimo, commovente e con un grande significato! Crescere insieme e conoscere le diversità l’uno dell’altro aiuta a vincere ogni barriera. I due animali protagonisti hanno imparato molto l’uno dall’altro. Ad esempio, per imitare il fratello lupo, Walter ha cominciato a scavare tane, cosa che un leone in natura non farebbe mai. Paddington, invece, ha iniziato ad alzare la zampa come un felino per afferrare piccoli rami e giocarci.
Un esempio da cui tutti noi dovremmo trarre insegnamento. Dovremmo riscoprire l’importanza dell’empatia, della collaborazione, del sostegno e della fratellanza. Dovremmo imparare a non avere paura di abbracciare l’altro. Forse solo allora il mondo sarà un posto migliore. E soprattutto... quanto abbiamo da imparare dagli animali!
Un film che consiglio vivamente! un film per TUTTI, grandi e piccini!


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