Lo spettacolo, nasce dal libro della stessa Giulia Di Quilio Eros e burlesque, edito da Gremese nel 2016.
Nota star della scena burlesque italiana e attrice di fiction e opere audiovisive, con “Un passato senza veli”, Giulia, rievoca un universo colorato e sensuale, sfuggente e affascinante, fatto di lustrini, piume, ventagli, lunghi guanti da sfilare lentamente, ma anche di censure, scandali, dimenticanze e grandi rinascite che costellano la storia dell’arte del burlesque. Una serie di ritratti mobili di Dive sexy, imprevedibili, fuori dal comune, in bilico tra immedesimazione e ironico distacco, memoria polverosa e ricordo vivo, gioco di seduzione e storia del costume.
Dalle due acerrime rivali Faith Bacon e Sally Rand - destini speculari di un’unica medaglia - al geniale opportunismo della leggendaria Gipsy Rose Lee, passando per la versione “senza veli” di Marylin, creata dall’ineffabile Dixie Evans e da un’irrinunciabile omaggio alla “Rossa” per antonomasia: Rita Hayworth.
Durante lo studio preliminare su fonti prevalentemente americane (purtroppo le pubblicazioni italiane sul tema erano poche e generiche), l’autrice si è imbattuta in personaggi straordinari e, più approfondiva la ricerca, più queste figure parlavano e s’imponevano alla sua attenzione, collocandosi idealmente “al centro della scena”. Continuando a studiarle e a raccontarle, Giulia si è immedesimata completamente in loro, ritrovando, tra le pieghe di quelle vite, le sue stesse difficoltà, gli stessi patimenti e gli stessi dubbi.
Il passato non le è mai sembrato così contemporaneo. Da qui, immediata, la voglia di portare in scena in forma di monologo, alcuni degli “incontri” in cui si è imbattuta, tentando – grazie alla sua doppia esperienza di attrice e di performer burlesque - una sintesi tra i due linguaggi.
Sola in scena per 80 minuti, Giulia racconta e rivive le storie di donne coraggiose, imprevedibili e, soprattutto, femministe ante-litteram: alcune di loro, con i soldi guadagnati in scena, riuscivano a mantenere più di un marito (che, puntualmente, veniva lasciato all'immancabile richiesta di "smettere di spogliarsi" per amor suo). Vere Dive marchiate con lo stigma di "stripper" in un mondo in cui la femmina, era perlopiù, casalinga, al massimo maestra o segretaria... Esistenze fuori dagli schemi che, con il proprio mestiere, riuscivano a raccontare dall’interno la femminilità, svelando a molti un immaginario profondo e potente, riscoperto e reinventato, nei primi anni 2000, dal movimento del "New Burlesque", assunto a modello di emancipazione e di libera ricerca espressiva.
Attrice e modella abruzzese, Giulia Di Quilio, si trasferisce a Roma non ancora maggiorenne, per seguire i corsi di recitazione presso il laboratorio teatrale 'Ribalte' di Enzo Garinei e per muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo.
Debutta davanti alla macchina da presa con Giuseppe Tornatore ne “La Sconosciuta” nel 2006. La sua versatilità di interprete la porta ad abbracciare diverse forme di spettacolo: dal teatro di prosa al musical, passando per il burlesque fino ad arrivare alla soap.
Ragione e Sentimento, razionalità e istinto, avvenenza e fascino, convivono nel suo stile attoriale e nel suo aspetto fisico, antico e contemporaneo al tempo stesso.
Ha partecipato al film premio Oscar “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, ha interpretato il personaggio del PM Clara Fiorito nella soap “Un posto al Sole” ed è stata coprotagonista del film “Non è vero ma ci credo“.
Ribalte importanti anche per l’attività burlesque: dal prestigioso “Australian Burlesque Festival”, al palcoscenico del Salone Margherita di Roma, oltre ai grandi eventi legati a marchi come Yoox, Mazda E Bacardi.
"Nel 2016 ho scritto un libro dal titolo Eros e Burlesque, per la Gremese editore. Durante lo studio preliminare su fonti prevalentemente americane, perché purtroppo le pubblicazioni italiane sul tema erano poche, mi sono imbattuta in personaggi straordinari. E più approfondivo la ricerca, più queste figure mi parlavano e si imponevano alla mia attenzione, collocandosi idealmente “al centro della scena”. Continuando a studiarle e a raccontarle sulla pagina, mi immedesimavo completamente in loro, ritrovando, tra le pieghe di quelle vite, le mie stesse difficoltà, gli stessi sogni, insomma: il passato non mi era mai sembrato così contemporaneo. Da qui, immediata, la voglia di portare in scena, in forma di monologo, alcuni degli “incontri” in cui mi ero imbattuta, tentando, grazie alla mia doppia esperienza di attrice e di performer burlesque, una sintesi tra i due linguaggi. In scena quindi mi diverto ad interpretare alcuni tra i nomi più grandi del burlesque del passato: Gipsy Rose Lee, Dixie Evans, Lily St. Cyr, Bettie Page e infine Sally Rand e Faith Bacon."
Come è cambiata la percezione del pubblico nei confronti degli show di burlesque?
"Il pubblico spesso è composto per la maggior parte dalle donne, sono loro infatti che lo apprezzano di più: i costumi, i tacchi...la femminilità... e soprattutto, la consapevolezza e la libertà delle performer di spogliarsi in pubblico crea empatia e libera a sua volta il corpo delle donne che lo guardano."
"...quando dico che faccio "burlesque" c'è ancora chi si fa una certa risatina sotto i baffi...ma anche quando ho fatto il mio calendario c'è stato chi mi ha chiesto "che ne pensa tuo marito?" ...è assurdo che l'erotismo venga deriso quando invece è qualcosa di molto "alto", che rivela la nostra essenza...la nostra profondità.... Forse qui si è rimasti alla commedia sexy all'italiana...un pò farsesca e buffonesca...allora immediatamente si associa a quell'idea di eros...ma invece l'erotismo del burlesque è fatto di femminilità, di raffinatezza...mi scoccia doverlo sottolineare...ma insomma c'è una differenza...non nel corpo..perchè il corpo va sempre bene nudo, ma nel modo di comunicarlo...non a caso quelle commedie nascevano da un occhio maschile...il burlesque invece è tutto fatto dalle donne e per le donne..."
Quando ho girato La Grande Bellezza, la mia scena si svolgeva in una festa caotica, ed eravamo sulla terrazza di un lussuoso appartamento al Colosseo. Erano le 5 del mattino, quindi, per non disturbare, e per via delle varie ordinanze notturne, eravamo senza musica e tutto era svolto sottovoce, bisbigliato, e teatralizzato. Il risultato era davvero, davvero, surreale: vedere un “trenino” di gente che sembrava scatenata, nel silenzio più totale: quando si dice: “una scena da film”!"
Progetti futuri?


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