Il mio passato ha contribuito ad evolvermi e ad essere quello che sono: uno scrittore che non perde l'entusiasmo di raccontare storie e immergersi nelle infinite sfaccettature dell'animo umano.
Uno scrittore che ha già diversi romanzi all'attivo e che si è addentrato in diverse tematiche e generi, ma che ora pare aver trovato quello che maggiormente gli si addice, stiamo parlando di Giovanni De Rosa, classe 1967, segno zodiacale Leone, quindi con una grande tempra, ci racconta in questa chiacchierata a cuore aperto la sua vita da scrittore e ciò che ha contribuito a crearla.
Giovanni, un nuovo libro uscito da poco ma già molti altri all'attivo, parlaci pure a cuore aperto della tua carriera da scrittore... Quando e come sei diventato tale?
"È partita circa dieci anni fa per caso. Annotando su un taccuino delle intuizioni per evitare che “il mondo di fantasia” si volatilizzasse. Avevo la necessità che quell'universo di immagini e storie che mi apparivano non andasse disperso, che ne potessi lasciare traccia, e che tutte le emozioni di mille vite che fluiscono in me, potessero essere condivise con qualcun altro: il lettore."
A quale delle tue opere fino ad ora uscite ti senti maggiormente legato e perché?
"Le opere sono dei figli, a cui puoi voler bene in maniera diversa, ma con la stessa intensità. Sono differenti ed ognuna riflette il momento personale in cui l'ho scritta. Rappresentano una parte di me, del mio passato, al quale sono legato in ogni passaggio, bello o brutto che sia, perché ha contribuito ad evolvermi e ad essere quello che sono: uno scrittore che non perde l'entusiasmo di raccontare storie e immergersi nelle infinite sfaccettature dell'animo umano."
Abbiamo visto che un filo rosso che le lega tutte fra loro è la coralità, difficilmente sembra esserci un solo protagonista. È una cosa studiata oppure è sempre capitato per caso?
"Non è stato studiato a tavolino. È venuto senza motivo, ma contraddistingue ora il mio stile di scrittura e di vedere il susseguirsi delle vicende. Narrando le riflessioni più intime dei personaggi, che senza ipocrisia si mettono a nudo, si crea una visione della realtà da più prospettive e rende anche l'analisi psicologica più avvincente e meno ripetitiva di quella che sarebbe di un solo protagonista. Si produce così una storia più dinamica, con ritmi più incalzanti, dove il lettore non vede l'ora di scoprire cosa accadrà nel capitolo successivo, senza fossilizzarsi su un unico punto di vista. Nel leggere così si ha la percezione di uno scorrere di immagini in modalità quasi cinematografica."
E di “Aucun”, l'ultimo libro dato alle stampe, che cosa ci vuoi o puoi raccontare?
"La storia comincia con Philip, uno dei protagonisti, uomo di bell'aspetto e seduttore infallibile. Ha creato un “harem ideale”, dove frequenta più donne, una all'insaputa dell'altra. Giustifica il suo comportamento con questo pensiero: “Prenderò da ognuna il dono che ha, per costruire il puzzle della mia donna ideale, senza esigere qualità che non possiedono. Sarò presente sul soggetto della mia condivisione temporale: quando le prenderò la mano e la guarderò negli occhi, in quel momento, lei sarà la mia regina. Solo lei.” Ma due di queste donne vengono uccise brutalmente ed ogni indizio porta alla sua colpevolezza. L'avvocato Tapie, ingaggiato in sua difesa, scorge delle incongruenze e comincia un'indagine parallela. Emergeranno altri personaggi potenzialmente coinvolti nel crimine, in ognuno di essi si confonderà torto e ragione, dove tutti sono potenziali colpevoli ed innocenti, provati dalla vita e quasi giustificati nel loro agire. Chiaramente la verità emergerà in maniera inaspettata, con un finale a sorpresa."
Credi che i periodi di lockdown – visto che tra il 2020 e il 2021 sono stati svariati – possano essersi in qualche modo rivelati “fecondi” per gli scrittori e per la loro attività?
"Credo che in parte lo siano stati, perché si aveva molto più tempo per sedersi alla scrivania e comporre. Devo però anche riconoscere che il rischio potesse essere di diventare monotematici, vista la situazione. Io trovo molta ispirazione quando viaggio, da immagini, luoghi, persone, piccoli particolari diversi dalla mia quotidianità. Per cui personalmente, alla lunga, malgrado con la fantasia si possa viaggiare anche all'interno della propria camera, prendendo spunto anche dal mondo virtuale, ho necessità di “riaprirmi al mondo” per trovare alimento di originalità."
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