Rosy D'Altavilla.

Rosy D'Altavilla.

Al Teatro Vittoria di Roma dall’8 al 13 Febbraio lo spettacolo ‘Rosy D’Altavilla – L’amore oltre il tempo’, scritto e diretto da Paolo Vanacore, che vede come protagonista l’attrice Carmen Di Marzo. Un monologo brillante con inserti musicali firmati da Alessandro Panatteri e il flauto di Fabio Angelo Colajanni.

Due epoche lontane. Due luoghi diversi. Due donne differenti. Una, diva del Cafè chantant, l'altra, un'umile bidella segnata dai problemi della vita, la donna con cui i ragazzi si confidano, parlano, come non fanno con alcun insegnante. Una, Rosy D'Altavilla, la diva, l'altra, semplicemente Rosetta.

In scena al Teatro Vittoria, questo monologo in musica, Rosy D’Altavilla – L’amore oltre il tempo, scritto e diretto dal sensibile ed acuto Paolo Vanacore, sarà visibile fino a Domenica 13 Febbraio.

Protagonista assoluta, Carmen Di Marzo, attrice eclettica che sà bene come far vibrare le corde delle emozioni più profonde. Al piano, il maestro Alessandro Panatteri ed il flauto di Fabio Angelo Colajanni con canzoni napoletane cantate rigorosamente dal vivo dalla potente ed evocativa voce della Di Marzo.

Numerosi i celebri brani musicali che vengono interpretati nel monologo e che hanno fatto la storia della canzone napoletana di brillanti autori come: Ferdinando Russo, Salvatore Gambardella, Salvatore Di Giacomo e tantissimi altri.

Lo spettacolo si articola, in un paio d'ore, attraverso atmosfere retrò, periodi dimenticati ma noti, le atmosfere fumose dei Cafè chantant, che tutto d'un tratto sembrano dipanarsi davanti a noi... La vita di una donna popolare, Rosy, e quella semplice della tenera bidella Rosetta che, attraverso il canto e la musica, ricorda la sua esistenza precedente. Sì, perchè Rosetta dice di essere la reincarnazione di Rosy...

Il punto focale della piece è proprio l’intreccio di queste due vite che si esplicano a pieno nel canto, nel talento. Grazie alla musica, Rosetta si sente amata, si sente viva.

Carmen Di Marzo, attraverso la voce di queste due figure femminili racconta (e canta) l’amore, l’abbandono, la poesia, l’arte, l’infanzia, la gioia ed il dolore. E lo fa con grande delicatezza, pathos, bravura, intensità drammatica ma misurata, mai melensa... il canto sembra essere l'apoteosi del suo talento!

E poi la fanno da padrona i ricordi, la nostalgia ... Ognuno di noi vi si può identificare, perchè ciascuno serba nel proprio cuore i ricordi, vi si nutre o vi si cruccia, vi si perde o, attraverso essi, riesce ad andare avanti, a fortificarsi...

Questo lavoro, - in cui si fondono con sapiente equilibrio musica e teatro - è molto apprezzato dal pubblico che anno dopo anno mostra di gradirlo sempre di più.

La cosa che vorrei sottolineare è che il grande equilibrio e la maestria per la messa in scena, sono dovuti ad un nobile ed affiatato lavoro di squadra ... Carmen Di Marzo, Paolo Vanacore e Alessandro Panatteri sembrano incarnare una famiglia, è come se, ad un certo punto, le loro esistenze si fossero 'riconosciute', e questo è, a mio parere, il punto di forza di questo testo ... lo si avverte... si 'respira' nell'aria.

Una struggente storia d’amore e di successo a cavallo della guerra. Storia di promesse involontariamente tradite, di incomprensioni, della scoperta della “malattia dell’applauso” e di un amore mai dimenticato.

Tutto da vedere!

Applausi!

La gradita "chicca" finale: il testo del monologo in omaggio a tutti gli spettatori! Grazie Rosy, Paolo e Alessandro!

 


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