Un giorno ricevetti un flip book ed ecco accendersi una lampadina: quello era il lavoro che volevo fare.
È un uomo dalle capacità assolutamente straordinarie nel trasformare la realtà in uno splendido “mondo a colori e in movimento” Riccardo Mazzoli, un regista di cartoni animati che il nostro Paese può dirsi orgoglioso di possedere. Si è formato in quella che oggigiorno si potrebbe dire una “vecchia scuola” ma non ha mai smesso di tenersi al passo coi tempi e modernizzare il suo stile e il suo metodo di lavoro, perfezionandosi sempre di più. I suoi lavori passano sovente in televisione e ha avuto l'onore di lavorare anche ad uno splendido album illustrato sulla storia del Festival Di Sanremo. Vediamo dunque che cosa ci ha raccontato il bravissimo Riccardo in questa corposa chiacchierata per noi di LF Magazine...
Riccardo, come e quando nasce la passione per le animazioni?
"La mia passione nasce da bambino, ho sempre disegnato, ma i disegni in movimento rimanevano per me un mistero. Un giorno ricevetti un flip book, ovvero quei blocchi, spesso molto piccoli, con disegnato un personaggio che, sfogliando velocemente, si vede in movimento, ed ecco accendersi una lampadina: quello era il lavoro che volevo fare. Da allora ho riempito gli angoli dei libri di scuola di palline saltellanti, omini che camminavano e fiori che sbocciavano."
Quante e quali sono le tecniche di animazione che hai avuto modo di sperimentare durante la tua lunga carriera di animatore?
"Le tecniche che ho sperimentato sono più o meno tutte, dallo stop motion con i pupazzi in plastilina, al CGI – che però non mi ha mai attratto – al cut out , ma il mio vero amore è l'animazione classica 2d, tecnica che impiego tutt'ora nei miei lavori."
Quanto è cambiato in questo lavoro nel passaggio dell'era analogica a quella digitale?
"Il passaggio dall'era analogica a quella digitale ha sicuramente velocizzato alcune fasi che prima risultavano davvero lunghissime e laboriose, ad esempio la coloritura – prima del computer era realizzata a mano su fogli di acetato che riproducevano il disegno fatto precedentemente su carta. Un altro aspetto positivo è la verifica immediata dell'animazione: oggi, disegnando direttamente sulla time line in digitale, si visualizza immediatamente il movimento e lo si corregge al momento, ai tempi della pellicola, invece, bisognava attendere i tempi di sviluppo, spesso lunghissimi."
Ma a proposito, è più corretto definire “animatore” oppure “regista di cartoni animati” chi svolge il tuo lavoro? Tra l'altro la prima definizione può anche essere fuorviante poiché è facilmente confondibile con la figura presente nei villaggi turistici.
"La questione della definizione è davvero antipatica, è capitato spesso anche a me dover specificare “ANIMATORE di disegni animati” per non essere scambiato con un animatore di villaggi turistici, ma il più delle volte ci si ride sopra. Per tagliare la testa al toro basterebbe aggiungere una specifica: “Animatore – Cartoonist” e “Animatore di villaggi vacanza”."
Tu quale tecnica prediligi in particolare?
"In assoluto la tecnica tradizionale, i classici Disney per intenderci, o lo stile UPA degli anni 50-60, lo stile italiano di Bruno Bozzetto. Mi piace vedere il "tratto del disegno", tutto quello che ho citato mi ha fatto innamorare di questo lavoro."
Abbiamo anche visto che sei stato parecchio attivo su un'importante e sostanzioso lavoro che ha visto come tema di riferimento il Festival Di Sanremo, la cui 72a edizione si è da poco conclusa, parlacene pure a ruota libera...
"Per il Festival di Sanremo ho realizzato la copertina di un libro che ne racconta un po' la storia. L'autore mi ha lasciato carta bianca ed io mi sono immaginato la famosa scalinata del Teatro Ariston, piena di cantanti di varie e epoche: da Domenico Modugno ai Maneskin, da Claudio Villa a Francesco Gabbani. Devo dire che il libro ha avuto molto successo e la cosa mi ha reso felice."
Come è nata poi la tua collaborazione con le reti ammiraglie a cui sono sovente destinati i tuoi magnifici lavori?
"In questo ambito c'è molta correlazione tra cartoni e TV, io ho iniziato nello studio di Bruno Bozzetto, dove realizzavo le pillole animate che venivano mandate in onda all'interno di “Quark” di Piero Angela, poi diverse sigle TV – solo per Enrico Beruschi, ad esempio, ne ho disegnate tre – ti mettono in contatto con le redazioni delle TV e tutto diventa più facile, basta avere le idee al momento giusto ed avere il coraggio e la sfacciataggine di presentarle."
Hai mai pensato di produrre e realizzare un lungometraggio animato destinato al Cinema, oppure – visto che nei tempi moderni sta diventando a dir poco imperante – direttamente a Netflix?
"Ho un paio di dee per lungometraggi e serie, ma la mia settimana lavorativa è talmente impegnativa che, almeno per ora, sono solo idee chiuse in un cassetto. Si tratta di idee che ho da anni, mai abbandonate ma, ahimè, mai affrontate realmente."
Ecco, restando in argomento, secondo te in qualche modo Netflix, che va detto ha preso un'importanza di dimensioni cosmiche a causa della pandemia e dei numerosi lockdown cui siamo stati costretti, potrebbe un domani o a breve rivelarsi la “tomba” del cinema o della televisione tradizionale?
"I dati allarmanti di sale cinematografiche che chiudono o si trasformano in centri commerciali confermerebbero questa ipotesi, tuttavia credo che un film visto al cinema trasmetta un'emozione che non è per nulla paragonabile a quella di un film visto in salotto – seppur su un mega televisore a 60 pollici – quindi io starei attento a parlare di “tomba” del cinema, semmai parlerei di ridimensionamento: poche sale per un pubblico raffinato, un po' come per il Teatro."
Che consiglio ti senti di dare a tutti i giovani animatori che si avvicinano oggigiorno a questo lavoro e che intendono seguire la strada dei “cartoni animati” professionalmente parlando?
"Ai giovani consiglio sempre una scuola di animazione. Tuttavia c'è un buon numero di autodidatti che divorano ore e ore di tutorial, riuscendo ugualmente a raggiungere un buon livello di preparazione. Un buon livello di animazione lo si raggiunge solo con molta passione, dedizione ed esercizio e, senza avere troppa fretta, i risultati arrivano."
Da sinistra: Albo illustrato di Sanremo, Lavori parte 1 e 2,
In basso: Maneskin e Jovanotti versione cartoon, Riccardo in compagnia di Mike Bongiorno e Paolo Bonolis


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