Il mio passato è stato stimolante, il mio presente è stimolante, il futuro spero che lo sia, anche perché in me non si spegnerà mai la passione di fare questo mestiere.
Ha mosso i suoi primi passi alla fine degli Anni '70 e la sua biografia può ricordare anche – per certi versi – la storia della pellicola “Radiofreccia”, lungometraggio diretto dal mitico Luciano Ligabue. Lui è Massimo Martire, attualmente direttore artistico di “Radio Canale Italia” e “Radio volami nel Cuore” e la sua storia comincia da una piccola radio libera ove gli si è “aperto” il suo primo microfono, facendo nascere poi in lui una passione che ha letteralmente vinto su tutto ed è diventato il suo lavoro. Vediamo insieme che cosa ci racconta Massimo in questa splendida intervista con noi di LF Magazine, dal sapore squisitamente biografico....
Massimo quando e come è avvenuto il suo avvicinamento al mondo della televisione e delle telecomunicazioni?
"Prima mi sono avvicinato alla radio, andavo alle medie e a scuola con me c'era un compagno, suo fratello aveva creato una radio nel soggiorno di casa. Io andavo in giro per le classi a prendere le dediche che poi portavo in radio e le passavo al conduttore. Erano altri tempi, fine Anni '70, più o meno tra il 1978 e il 1979. Ma tutto cominciò da lì. Poi dal 1980 mi si aprì il microfono e da allora continua ad essere aperto. Dopo tante esperienze, gavetta, studio, corsi di dizione e Teatro, mi ritrovo a gestire tre radio, due in FM e una web Radio."
Crede che sia importante, per non dire necessario, avere di base una buona formazione di tipo giornalistico al fine di svolgere al meglio il ruolo di un conduttore di una trasmissione radiofonica e/o televisiva?
"Sicuramente è importante formarsi, avendo cominciato così presto la mia formazione è stata fatta direttamente sul campo. Poi, tra i miei obiettivi e sogni c'era quello di diventare giornalista. Grazie all'opportunità di lavorare anche in televisione ho imparato il mestiere, ho realizzato i miei servizi radio-televisivi che ho presentato all'Ordine dei giornalisti, ho fatto il corso, passato il test finale e ho ottenuto il tesserino di giornalista pubblicista."
Stesso discorso per quanto riguarda il ruolo di un direttore di un'emittente?
"Essere direttore di un'emittente è capitato semplicemente perché alle spalle avevo un bagaglio di esperienze importante e l'azienda dove lavoro tuttora era al corrente delle mie capacità e, soprattutto, avendo già lavorato insieme negli anni passati, sapeva che si poteva fidare e che avrei dato il meglio per fare un buon lavoro."
Ci parli pure a ruota libera del suo periodo da studente e degli anni della sua formazione...
"Ho studiato a Venezia, facevo il Turistico, mi piacevano le lingue straniere, forse tra i miei desideri c'era quello di lavorare nel settore turistico, ma la passione per la Radio ha vinto su tutto."
Pensa che sia importante quella che viene tutt'oggi definita la sacrosanta “gavetta” per riuscire al meglio in un mestiere inerente al mondo mediatico, sia davanti che dietro le telecamere o ai microfoni?
"La gavetta è sicuramente importante, rimane solo da capire, oggi, chi ti permette di farla. Al giorno d'oggi bisogna avere un talento naturale per fare questo mestiere e lasciarsi guidare nella linea editoriale della Radio."
E che cosa ci dice per quanto riguarda invece l'importanza di una buona “dizione” per quanto concerne la conduzione di un programma sia in video che innanzi a un microfono?
"È importantissima! Anni fa feci un corso di dizione al fine di perfezionare la mia dizione e la mia insegnante, che gestiva anche una compagnia amatoriale di teatro, mi coinvolse nei suoi progetti. Per tre anni dunque mi ritrovai a recitare in teatro, esperienza bellissima, anche perché spesso mi trovavo in teatro a presentare eventi di vario genere e c'era quindi l'esigenza di imparare a stare anche sul palcoscenico."
Quali possono dunque essere – a suo avviso – i requisiti fondamentali per chi intende nel mondo mediatico occuparsi di informazione dal punto di vista notizie ed attualità?
"I requisiti possono essere sicuramente la curiosità, la voglia di raccontare una vicenda, una certa abilità nel descrivere i fatti, soprattutto se si scrive per un giornale, e poi anche una bella presenza, se la scena è quella televisiva."
Al giorno d'oggi, inoltre, abbiamo visto che Internet e il Web stanno facendo una discreta concorrenza al Digitale Terrestre e alla TV in generale, lei che posizione prende in questo contesto, crede che il futuro sia Web e TV On Demand, oppure resisterà la TV tradizionale, stesso discorso per la Radio?
"Con il Web, Internet, il digitale, tutto è diventato più fruibile ed estendibile, ma credo che la televisione continuerà a rimanere la televisione tradizionale con, in più, opportunità diverse nella scelta e nella gestione dei programmi da vedere. La Radio, che rimane sempre il mezzo più credibile, sta già affrontando la trasformazione, con la radio visione ad esempio, con il Dab, ma resterà sempre il mezzo più affascinante di sempre."
Sembra, appunto, che sia la TV che la Radio tradizionali possano costituire, per coloro che intendono farsi notare come artisti o promuovere il proprio lavoro, una sorta di “scatola magica” alla quale per approdarci bisogna essere “scelti” per qualche merito, a differenza di Internet ove tutti quanti possono invece diventare utenti e caricare i propri contenuti, anche lei crede che sia così?
"Ovviamente la Radio ha la sua linea editoriale dove alcuni artisti, non tutti, trovano spazio per promuovere il proprio lavoro, anche se sono le case discografiche che ci inviano le cartoline digitali per scaricare i brani, sta poi al direttore artistico della radio fare una scelta di programmazione. Però la radio ha ancora un ruolo primario nel lancio di un pezzo e per la sua scalata in classifica."
Restando legati alla domanda precedente, crede che sia per quel motivo dunque che Internet e il mondo del Web siano ancora molto sottovalutati dai più?
"Internet e il Web in generale si usano in determinati momenti della giornata. La Radio la si può ascoltare sempre e ovunque."
Che consiglio si sente di dare ai giovani che intendono più che mai in questo periodo approdare professionalmente parlando al mondo mediatico odierno?
"Difficile dare consigli, però l'unico è quello di essere sempre se stessi e di essere aperti ad imparare questo mestiere, perché, dopo 42 anni che lo pratico, ancora oggi sono pronto ad imparare cose nuove. D'altronde il settore è costantemente in evoluzione."
E, prima di salutarci, Massimo Martire di ieri, di oggi e di domani, come vede il suo passato, come si trova oggi e dove si vede nel futuro imminente?
"Il mio passato è stato stimolante, il mio presente è stimolante, il futuro spero che lo sia, anche perché in me non si spegnerà mai la passione di fare questo mestiere."


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