Il doppiatore, non deve solo dare la voce, ma deve dare tutto: intenzioni, qualità, tecnica, dizione, spiritualità nel suo essere attore.
E' un concentrato di energia, simpatia e vera voglia di vivere, Lilli Manzini. Doppiatrice con un curriculum di tutto rispetto, ammette che l'amore per il cinema, il teatro e il doppiaggio, è nato in lei fin da quando era molto piccina grazie a un nonno e ad una zia davvero molto ma molto speciali.
Lilli, presentati ai nostri lettori che non hanno ancora avuto il piacere di conoscerti…
"Ben lieta di conoscere tutti voi, amatissimi lettori. Il mio nome è Manzini, Lilli Manzini, citando il caro 007. Sono nata a Roma il 18 Settembre 1976 e già da bambina, la mia natura simpatica, folle e artistoide, mi ha portato ad amare la recitazione, il cinema, il teatro e di conseguenza il doppiaggio, grazie anche e soprattutto all’influenza che hanno avuto su di me, mio nonno Arturo Dominici e mia zia, Germana Dominici."
Il mondo del doppiaggio è molto affascinante ma certamente anche molto complesso. Per quale motivo hai scelto quello e non quello della recitazione?
"Ma sai, in finale sono la medesima cosa. L’unica differenza, è che non hai la cinepresa davanti a te, ma rimani chiusa in una sala a dare te stessa, nella maniera più credibile che puoi. Avrei potuto fare sia cinema, televisione e teatro, ma ahimè, ho il grosso limite di non riuscire a viaggiare e questo ha inficiato molto sulla mia carriera. Diciamo che essendo una persona molto umile, benché anche molto grintosa, mi accontento di dilettare i miei “spettatori on line” grazie alle condivisioni di miei schetch su Facebook e Instagram. Il doppiaggio l’ho preferito in assoluto, perché ti trovi dinnanzi a ciò che sei, dando al tuo attore tutta la tua parte artistica, e ti devo dire che non è facile, perché i ruoli sono sempre disparati, ma quanto mi piace!"
Ma è bene essere anche dei bravi attori per poi essere dei bravi doppiatori?
"Bene dici? È fondamentale. Il doppiatore, non deve solo dare la voce, ma deve dare tutto: intenzioni, qualità, tecnica, dizione, spiritualità nel suo essere attore. Parlavo prima di follia; l’attore deve essere folle, non v’è artista al mondo che non sia un vero artista, se non vive di lati folli e poi, come tutti, si rinchiude nella sua coscienza di essere umano, si leva la “maschera di protezione”, e prosegue la sua giornata in attesa di un nuovo giorno da scoprire."
Con quale criterio vengono generalmente proposti ai doppiatori gli attori da doppiare?
"Una volta si faceva con il criterio del rispetto dei ruoli. Adesso devi ringraziare il Cielo se ti fanno fare almeno il provino sul personaggio che “eventualmente” doppierai. Sai, al giorno d’oggi il doppiaggio è diventato una sorta di roulette russa. Sì certo, i favoritismi ci sono sempre stati, le ingiustizie ci sono sempre state, l’ “amicismo” c’è sempre stato, come anche il nepotismo, ma nel 2000, questo mestiere sta perdendo piano piano la cosa più importante di tutte: la meritocrazia. Ergo, per riuscire ad avere un ruolo da doppiare in film, una serie, un cartone animato, un tv movie e ti ci metto anche in un documentario, devi sperare di avere almeno un 3% di stima da parte di qualche direttore a cui altresì risulti simpatico. Di scotti da pagare nella vita ne esistono tanti, ma nello spettacolo è una tortura cinese. Se vogliono ti elevano come anche ti stroncano."
Tu come ti prepari a farlo? Generalmente ami visionare alcune loro precedenti pellicole?
"Questo spetta innanzitutto al direttore di doppiaggio, prima di distribuire. Noi attori non sappiamo nulla del film fin quando non entriamo in sala la prima volta, ergo, la preparazione deve impartirla proprio il direttore, che se ha curato anche l’adattamento, è cosa lieta…il lavoro diventa meno difficile."
Ma che effetto ti fa vederle sullo schermo senza la tua voce?
"Come a tutti quelli che avrebbero creduto di poter interpretare loro quel personaggio, ti dà fastidio. Ma è una cosa naturale e quasi da barzelletta: non c’è un doppiatore al mondo che non sia convinto di essere bravo quanto o più di un altro… chi leggerà questo dirà che non è vero, ma nel loro subconscio è così, fidati."
Che studi hai fatto al fine di svolgere al massimo tale professione?
"Io sono una di quelle doppiatrici che vengono dalla VECCHIA SCUOLA, vale a dire, quella del Leggio vero e proprio, quella dove i grandi maestri, quelli VERI, di un tempo, ti insegnavano questo mestiere in tutte le sue sfaccettature. Sto parlando di Mostri Sacri come mio nonno Arturo Dominici, Giuseppe Rinaldi, Cesare Barbetti, Renato Izzo, Oreste Lionello… Ecco, Lilli Manzini viene da queste persone eccezionali."
Abbiamo inoltre visto sulla tua pagina Facebook una fotografia insieme a un “pezzo grosso” del doppiaggio che – purtroppo – da poco ci ha lasciati, sto parlando del mitico Giorgio Lopez, particolarmente ricordato per essere stato la voce del Maestri Miagy in Karate Kid e di Dustin Hoffman. Che ricordi hai di Giorgio e del vostro rapporto?
"A questa domanda preferisco non rispondere. Il mio rapporto con Giorgio era così importante che non basterebbe una sola intervista per descriverlo. Ti dico solo questo: è uno dei rari geni del doppiaggio, che ha sempre creduto nelle mie capacità, ed essendo anticonformista come me, ha sempre creduto anche nelle mie idee di sopravvivenza professionale. La pensavamo nello stesso modo."
Un altro doppiatore e doppiatrice con il/la quale ti è piaciuto particolarmente lavorare o a fianco del/della quale speri di lavorare presto?
"Ci vorrei tanto lavorare…forse lo farò in un’altra vita. E’ quello che da sempre reputo il Re del Doppiaggio: Emilio Cigoli."
Un'attrice hollywoodiana alla quale invece ti piacerebbe particolarmente prestare la voce?
"È un piacere che è divenuto realtà: Ashley Jones (sempre che continuino a distribuirmela…perchè a volte dipende in che società di doppiaggio finisce il film). Se poi ti riferisci ad attrici premi Oscar, non saprei; sono legata ad attrici degli anni '90, mi è difficile la scelta. Io sono una voce versatile, che può doppiare sia i Caratteri che i ruoli più complessi. Proprio non saprei dirti."
Un cantante preferito in particolare?
"Lucio Battisti. E’ l’uomo della mia vita. È la metà di me. Adoro interpretarlo come solo un grande amore intrinseco può riuscire a fartelo fare."
Hai mai prestato la voce – magari in un film d'animazione visto che lì sono praticamente sempre presenti – a un personaggio in un numero musicale?
"Film d’animazione no, ma cartoni animati si. Due volte. Ma anche quella è una scelta sai. Preferisco il sync normale. Il doppiaggio cantato è ancor più faticoso. Io non sono una cantante… canto per diletto."
Come mai appunto – a tuo parere – sembra che nei cartoni animati i numeri musicali funzionino così bene mentre invece nei film live action, a meno che non si tratti proprio di un musical vero e proprio, non vengono quasi mai graditi e/o accettati, specialmente dal pubblico nostrano?
"Perchè nel 2000 il pubblico è totalmente cambiato. Nei live action degli anni '40-'50-'60, era tutto meravigliosamente Musicale, Elegante, non c’erano tutti questi effetti speciali di adesso che paradossalmente, invece di farti apprezzare di più il film, te lo impongono come a dire “la tecnologia è alla base del progresso, o te magni sta minestra o te butti dalla finestra”. Guarda “il mago di Oz” del 1939: un capolavoro, e poi guarda uno di questi live action tipo “La Bella e la Bestia” del 2017 o “Il Re Leone” del 2019: tutta fuffa, meglio il cartone animato. Il cartone animato è un dogma, una realtà che da anni e anni sappiamo essere la Magia dello scenario musicale e interpretativo. Mah…sarà che io dovevo nascere nel 1936 e non nel 1976…negli anni '40-'50-'60 il doppiaggio era veramente tutta un’altra cosa…TUTTO era tutta un’altra cosa."
In cosa soprattutto, secondo te, dovrebbe differenziarsi la voce di un/una doppiatore/doppiatrice maggiormente uso a doppiare personaggi animati che non attori in carne ed ossa?
"Sicuramente nello stile. Ma non vado oltre con questa domanda. Non è essenzialmente il mio campo."
E, prima di salutarci, che cosa ti senti di augurare a tutti i giovani che oggigiorno si avvicinano al mondo della recitazione, magari con l'intento proprio di diventare un domani doppiatori?
"Quello che dico sempre a tutte le interviste che mi fanno: che non si facciano mai influenzare da altre teste. Devono cogliere solo il meglio della loro parte artistica e non avere paura di nulla. Devono capire che recitare, se è questo quello che vogliono davvero, è amore per sé stessi, per ciò che interpretano, per ciò che nasce dai loro cuori e dalle loro menti brillanti. Spero che la mia intervista, li tramuti da fragili, qualora lo fossero, in forti, e per chi è già forte, spero che li arricchisca di buon senso e rispetto per sé stessi come faccio io per me da tutta la vita, anche avendo vissuto tramite scelte sbagliate, rapporti che ti hanno sviato per un momento, dalla tua quotidianità. Non desidero che esista supremazia e presunzione dentro di loro, ma solo consapevolezza. I giovani sono il nostro futuro, anche lavorativo. Mai credere alle lobbie o alle ciarle di corridoio. Niente chiacchiere da comari represse, ma solo fiducia nelle proprie capacità. Questo, li renderà sempre più bravi e più in gamba."


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