Nell'ambito de Les Etoiles di Daniele Cipriani, non sono mancati i virtuosismi di Cassandra Trenary e Calvin Royal III (entrambi principal dancers dell’America Ballet theatre) nel pas de deux di Giselle del II atto.
L'importanza attribuita a questo balletto classico è dovuta soprattutto alla sua originalità musicale. I balletti rappresentati prima di Giselle non presentano quasi nessun elemento composto su misura: molti sono orchestrati con brani simili ad altri o addirittura presi in prestito. Le musiche di questo balletto invece sono tessute rispettando l'intenzione e la creatività del coreografo e dell'autore e mostrano ben poche somiglianze dirette con la musica del tempo. Gli unici brevi passaggi non scritti da Adam sono otto battute prese da una canzone di Löise Puget e tre battute tratte dall'Euryanthe di Carl Maria von Weber. Giselle è inoltre il primo balletto in cui l'autore introduce il leit motiv specificatamente come elemento di narrazione.
Ci sono sette temi principali nel balletto: quattro di questo appartengono al popolo: i mietitori, i cacciatori, le Villi e Hilarion. Tre di questi sono meno specifici: il tema della danza e due leit motiv d'amore.
Oggigiorno le produzioni di Giselle sono danzate su musiche considerevolmente lontane dai brani originali di Adam. Le modifiche furono dapprima apportate da Marius Petipa, quando revisionò il balletto a San Pietroburgo nel 1884, poi nel 1887 e successivamente nel 1899. Attraverso le centinaia di rappresentazioni messe in scena a partire dalla prima parigina, le musiche di Adam hanno subito alterazioni, aggiunte e tagli. Parte infatti delle musiche che possiamo ascoltare oggi sono state attribuite ad altri compositori, incluso il conduttore del Teatro Imperiale di San Pietroburgo, Léon Minkus.
Il balletto è composto da due atti: il primo riguarda la vicenda di Giselle che culmina nella sua morte; il secondo atto invece riguarda la leggenda delle Villi e l'amore di Giselle per Albrecht che culmina nella volontà di salvargli la vita, anche se egli è stato la principale causa della sua morte.
Il secondo atto si svolge in una radura illuminata dalla luna nei pressi della tomba di Giselle. Hilarion è sconvolto dal rimorso per la morte di Giselle e si reca presso la sua tomba. Nelle vicinanze vi sono i suoi amici, che cercano di distoglierlo e portarlo via. A un tratto i giovani percepiscono intorno a loro una presenza irreale e, spaventati, fuggono. Entrano in scena Myrtha, l'implacabile regina delle Villi, e le sue discepole. Giselle, evocata dalla sua tomba e accolta da Myrtha e dalle creature soprannaturali, danza con esse. Hilarion è intanto inseguito dalle Villi, che lo costringono a danzare fino alla morte. Albrecht arriva disperato alla ricerca della tomba di Giselle; il fantasma della ragazza appare davanti a lui e gli ricorda il funesto presagio della margherita, il fiore cui avevano affidato il destino del loro amore. Egli implora il suo perdono, ma Myrtha raduna a sé tutte le sue discepole costringendo Albrecht a danzare. L'intento è quello di punire il giovane per il suo tradimento d'amore e farlo morire per sfinimento. Giselle supplica inutilmente Myrtha di risparmiarlo. Quindi inizia a proteggerlo, sorreggendolo e danzando con lui per tutta la notte. Alle prime luci dell'alba le Villi sono costrette a svanire, Albrecht è salvo grazie all'amore di Giselle che, non appartenendo più alle Villi, torna per il riposo eterno nella sua tomba. Ai piedi della sepoltura rimane il giovane principe, solo e affranto dal dolore.
Prende vita un prezioso e straziante pas de deux, dove alla grazia suprema di lei si unisce la vigorosa eleganza di lui.
Questo passo a due, considerato uno dei più belli della storia del balletto, è articolato in modo originale: collegato strettamente alla scena precedente, prosegue in un intreccio di azioni combinate con la Regina delle Villi e il corpo di ballo.
Il duetto vive la drammaticità delle ripetute richieste di perdono, delle cadute di Albrecht e dell’aiuto offerto da Giselle. Nelle due variazioni possiamo apprezzare tutta la gamma di gesti tecnici del balletto romantico, con passi scelti e talvolta difficili, veloci diagonali e deliziosi arabesques di Giselle e una serie di bravure fra pirouettes, manèges e entrechats di Albrecht.
Il giovane lotta, danzando ai limiti delle possibilità umane ed eseguendo un travolgente numero di entrechats. Giselle è decisa a prolungare le danze fino alle luci del giorno. Il quadro si ripete in modo quasi ossessivo, con ritmi veloci e inaspettati. Alla fine Albrecht, stremato si inginocchia. Riesce a rialzarsi e a danzare ancora, finché esausto crolla a terra.
Quando tutto sembra perduto, il giorno che nasce interrompe l’incantesimo notturno: la Regina e le Villi devono allontanarsi.
Giselle si china su Albrecht, lo aiuta a rialzarsi e, prima di scomparire, gli dona una rosa bianca. Il balletto si chiude sull’immagine solitaria del giovane, salvato e riscattato da un amore che ha compreso soltanto troppo tardi.
Paola Sarto
Foto: Massimo Danza


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