Fumi Kaneko e Vadim Muntagirov interpretano il pas de deux del cigno bianco dal II atto de “Il lago dei cigni”.

Fumi Kaneko e Vadim Muntagirov interpretano il pas de deux del cigno bianco dal II atto de “Il lago dei cigni”.

In occasione del Gala internazionale di Danza Les Étoiles a cura di Daniele Cipriani Entertainment è stato portato in scena il noto pas de deux, coreografia Lev Ivanov, interpreti Fumi Kaneko e Vadim Muntagirov entrambi principal dancers del Royal Ballet di Londra. I costumi sono di Roberto Capucci.

Il Lago dei Cigni è sicuramente uno dei titoli più rappresentati ed è l’opera maggiormente celebre nella Storia del Balletto universale. Un capolavoro dove si intrecciano pantomima, i divertissement delle danze folkloristiche, le sfumature malinconiche di Ivanov, l’atmosfera eterea della protagonista e il doppio ruolo “cigno bianco e cigno nero”, antitesi tra bene e male. Sotto il profilo tecnico appare arduo, in parte dovuto alla ballerina Pierina Legnani, la quale nel ruolo di Odette/Odile, portò tutta la sua padronanza nell’eseguire trentadue fouettes di seguito. Non marginale è lo svolgimento narrativo, in particolar modo riguardo alla conclusione, nella quale ebbe un compito determinante per un alternativo finale in chiave positiva, il fratello del musicista, Modest Čajkovskij. 

A proposito di finale è bene sottolineare che negli anni si sono susseguite numerose versioni alla scena di chiusura originale. La partitura musicale appare ambigua e sensuale, il balletto venne composto quando l’autore, consapevole della propria omosessualità (e di quella di suo fratello), per celarla si sposò. Un matrimonio che terminò con il ricovero in manicomio della moglie e innescò la serie di eventi che portarono alla morte del compositore. 

La prima rappresentazione integrale fuori dai confini russi andò in scena nel 1907 al Teatro Nazionale di Praga con la coreografia di Achille Viscosi mentre la prima versione integrale di Petipa-Ivanov fuori dall’Unione Sovietica fu allestita da Nicholas Sergeyev nel 1934 a Londra per il “Vic-Wells Ballet” con Alicia Markova e Robert Helpmann. 

Innumerevoli appaiono le versioni del Lago che da sempre ispira sia gli autori della tradizione che quelli di rottura; ad esempio nel 1901 al Teatro Bolshoi, Aleksandr Gorsky mise in scena una sua rivisitazione con Adelaide Giuri, Mikhail Mordkin e Vera Karalli. 

Celebre la versione con Maya Plisetskaya al massimo del fulgore, ma anche quella alla Wiener Staatsoper di Rudolf Nureyev, dove il protagonista assoluto è Siegfried, un principe romantico dall’animo malinconico. 

Una rilettura inedita si deve a Matthew Bourne con “Swan Lake” per il Sadler Wells Theatre di Londra, produzione che ha goduto di un tripudio mondiale, ma anche di critiche da parte dei puristi: una delle singolarità è che i cigni sono interpretati da ballerini maschi (versione comparsa poi nel finale di “Billy Elliot” con Adam Cooper). 

Troviamo in seguito l’adattamento di Fredy Franzutti per il “Balletto del Sud”: fanno da sfondo le analogie tra Siegfried e Re Ludwig II di Baviera mentre il demone Rothbart chiede l’anima del ragazzo in cambio di una spensierata vita di duratura bellezza. 

Un’altra riscrittura, audace, ha debuttato a Stoccolma, firmata da Fredrik Rydman, miscelando danza classica e street dance con brani pop rock dal titolo “Swan lake reloaded”, ambientata ai giorni nostri. Una rilettura elettronica e dal sapore dark la ritroviamo grazie all’artista sudafricana Dada Masilo, la quale ha lavorato sul contrasto bianco/nero per mezzo di un coro di cigni a piedi nudi che affondano in profondi plié rievocando antiche danze tribali. 

Di ben altro calibro è la trasposizione “La stanza del Principe” di Enzo Cosimi dove la figura del principe viene sfocata, rimossa, ribaltandone l’iconografia tradizionale verso un’inquietudine rarefatta. La talentuosa Marguerite Donlon, danzatrice e coreografa irlandese ha creato “Swan Lake-Emerged” per la “Donlon Dance Company”, un originalissimo Lago intriso di tormento e di assenza emotiva ma al contempo di esuberante gioia avvalorato dal contrasto tra Čajkovskij e il duo Sam Auinger & Claas Willeke. 

Da segnalare l’arrangiamento grottesco dell’intero II atto ad opera de “Les Ballets Trockadero de Monte Carlo”: un classico esilarante en travesti, irriverente e dissacrante in cui fa da padrona la parodia pur conservando tutti i dettami tecnici accademici. 

Una versione che ha destato scandalo si è vista con la “Peter Schaufuss Company” al London Coliseum, coreografie di Peter Schaufuss, splendido ballerino proveniente dalla scuola di Bournonville. Un’altra particolare lettura la si deve al francese Patrice Bart per il Teatro dell’Opera di Roma che ha proposto una veste per così dire, edipica. 

Apprezzato il “Balletto di Roma” con “Il Lago dei cigni ovvero Il canto” riscritto in chiave moderna da Fabrizio Monteverde che si è posto di fronte al capolavoro relazionandolo con la novella di Cechov. 

Un’altra rilettura di matrice contemporanea si rintraccia nella coreografia di Loris Petrillo per la “Compagnia Opus Ballet” diretta da Rosanna Brocanello: un’operazione di riscoperta del nucleo centrale. 

Da ricordare l’adattamento acrobatico tra la disciplina classica e l’energia degli esercizi circensi con il “Guandong Acrobatic Troupe”, capaci di sfidare la gravità. 

Splendida trasposizione per il coreografo Alexei Ratmanski che ha condotto gli spettatori mediante un’operazione culturale di elevato spessore, riportando il balletto all’essenza pura grazie alla notazione di Vladimir Stepanov tramandata nei quaderni conservati all’Università di Harvard e alle foto, filmati e materiali d’archivio, permettendo di restituire le sfumature di uno stile oggi modificato secondo l’evoluzione fisica e la nuova tecnica coreutica. 

Da sottolineare il tocco moderno di Pascal Touzeau nel suo “Lago dei cigni” per il “Ballet Mainz” dove si è focalizzata la dimensione immaginaria ed eterea di Odette. 

Da citare l’allestimento di Vladimir Bourmeister che ha visto il suo debutto a Mosca al Teatro Stanislavskij e Nemirovich-Danchenko Musical Theatre nel 1953 con Violeta Bovt, ma anche la versione andata in scena a Londra all’Hippodrome nel 1910 (solo del secondo atto) con la coreografia di Michel Fokine, interpretata da Olga Preobrajenskaia, ripresa poi con i “Ballets Russes” di Diaghilev al Covent Garden nel 1911 in due atti con Matilde Ksessinskaia e Vaslav Nijinski ed in seguito con la coppia Spesivceva/Lifar. 

Sempre nel 1911 presso il Metropolitan di New York fu applaudita la versione di Mikhail Mordkin con Ekaterina Geltzer. Importante la versione al Kirov di Leningrado nel 1933 firmata da Agrippina Vaganova con Galina Uvanova. 

Nuovamente al Kirov nel 1945 un’altra variante a cura di Fëdor Lopokov e nel 1950 quella pensata da Konstantin Sergeev. 

Nel 1962 l’originale viene rivisto da Frederick Ashton con la mitica coppia formata da Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev. 

Per il Sadler’s Wells Theatre di Londra nel 1934 il coreografo Nicholas Serghiev allestisce un suo arrangiamento con Alicia Markova. 

Nel 1963 ritroviamo allo Staatstheater di Stoccarda la coreografia di Petipa/Ivanov rivista da John Cranko, con protagonista Marcia Haydée; mentre all’Opera di Berlino nel 1964 quella firmata da Kenneth MacMillan.

Da ricordare l’allestimento al Teatro alla Scala nel 1973 a cura di John Field con Carla Fracci e Rudolf Nureyev. Lo “Scottish Ballet” nel 1977 produce un suo “Lago” su creazione di Peter Darrell. 

Mentre ancora alla Scala nel 1985 serbiamo ricordo dell’adattamento di Rosella Hightower per la regia di Franco Zeffirelli, interpreti Carla Fracci, Alessandra Ferri e Maurizio Bellezza. Un’altra creazione dal titolo “Lac” firmata da Jean Christophe Maillot, direttore dei “Balletti di Montecarlo”, varia la trama, anche se i due cigni (bianco e nero) si contendono sempre l’amore del principe. 

Indimenticabile la rilettura di Christopher Wheeldon, in punta di piedi tra Degas e Toulouse-Lautrec: un lavoro articolato tra sogno e realtà, sala prove e Cafè Chantant fin de siècle commissionato dal “Pennsylvania Ballet” di Philadelphia. 

Concludiamo solo dicendo che, a nostro parere, Il lago dei cigni è il più bello, emozionante e sorprendente della storia della danza!

Paola Sarto

Foto: Massimo Danza

 

 

 

 

 

 

 


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