LF ha incontrato Lucia Natale, coreografa, atleta, artista e coach che, fin da bambina, si dedica al nuoto e alla danza, le sue due grandi passioni. Nel 2018 riesce a creare un connubio tra queste, danzando in apnea per diversi progetti anche musicali.
L'intervista di oggi mi ha emozionata, per molti versi, entusiasmata ed anche stupita!
Sì, perchè i 'misteri' degli abissi, quello che racchiudono, tutto ciò che vi si può praticare, restano per me quasi un rebus, un enigma... un sogno ... l'apnea, la quasi 'fame di aria' (come la vedo io), è una pratica sportiva che mi ha da sempre intimorita ed affascinata...
La storia che vi racconto oggi, grazie alla piacevolissima chiacchierata che leggerete di sotto, riguarda una donna che catalogare in una categoria artistica precisa mi resta davvero arduo e complicato.
Lucia Natale è un' atleta multidisciplinare, insegnante di yoga, che si è formata alla Yoga Alliance, diplomandosi all’Accademia Kataklo Athletic Dance Theatre di Milano con la direzione artistica di Giulia Staccioli, ottenendo poi i brevetti necessari per l’insegnamento in acqua e in apnea.
Lucia apre a Torino il proprio studio di danza, respirazione e yoga, con dei percorsi specificamente per le donne. Attualmente si divide tra il suo studio, la sua attività di trainer in Virgin Active, l’insegnamento di danza aerea e di apnea.
Nel 2021 crea il primo corso per amatori di Danza in apnea nella piscina più profonda al mondo Y-40 The Deep Joy di Montegrotto Terme, attualmente è al secondo rinnovo.
Lucia apre a Torino il proprio studio di danza, respirazione e yoga, con dei percorsi specificamente per le donne. Attualmente si divide tra il suo studio, la sua attività di trainer in Virgin Active, l’insegnamento di danza aerea e di apnea.
Nel 2021 crea il primo corso per amatori di Danza in apnea nella piscina più profonda al mondo Y-40 The Deep Joy di Montegrotto Terme, attualmente è al secondo rinnovo.
Fin quì, sembra la storia di una sportiva come altre, ma in realtà, mi piace sottolineare che, mentre normalmente, le atlete iniziano giovanissime, Lucia Natale ha intrapreso la danza in apnea a quasi 30 anni di età.
Grazia, fascino, potenza fisica, per un'arte bella da vedersi, l’apnea praticata da Lucia, diviene una combinazione perfetta di performance, esplorazione ed estetica.
Seguirla mentre si muove sott’acqua in apnea ci porta a pensare alla bellezza della figura femminile così delicata, fragile e allo stesso tempo alla sua forza, a quella capacità di sfatare il senso del limite.
In questa immensità, Lucia Natale si muove liberamente in una danza, come fosse una cosa naturale, una naturalezza raggiunta grazie al fatto che è estremamente consapevole del proprio corpo e di quanto lei si possa spingere oltre.
Lucia Natale, definirla un'artista multidisciplinare, credo non faccia comprendere in pieno tutto ciò che riesce a realizzare... Ci accenni qualcosa lei, su come nasce il connubio tra il nuoto, la danza, la coreografia...
"Io oggi sono prima di tutto una trainer del respiro e terapeuta olistica, per 10 anni ho insegnato Yoga e poi ho deciso di specializzarmi. In parallelo, ho percorro la mia strada artistica, perchè danza e acqua sono non solo il mio lavoro, ma anche la mia vita. Nel 2014 studiavo danza qui a Torino e decisi di frequentare uno stage estivo all'Accademia Kataklò Athletic Dance Theatre di Milano. Sei gironi intensi, provanti, sfidanti... le mie compagne avevano un'età che andava dai 15 ai 17 anni e già venivano dalla ginnastica ritmica o dalla danza... io ne avevo una trentina. Le materie comprendevano anche l'acrobatica e la danza aerea, per me entrambe nuove. Ricordo che la sera rientravo a casa da un'amica che mi ospitava a Milano e avevo i piedi che mi sanguinavano dalle abrasioni. Nonostante ciò mi ero innamorata di quel posto e della loro forma mentis. A fine stage mi chiesero se volevo fare l'audizione per il corso professionale riservato agli insegnanti. La mia prima audizione, 30 anni, prima volta che facevo acrobatica e materie simili... un trauma. Se ci penso adesso, credo che 9 persone su 10 al mio posto non l'avrebbero fatto. Io non so perchè lo feci e mi scontrai con qualcosa di grande per la prima volta. La paura del giudizio, i miei limiti fisici. Iniziai l'accademia che durò due anni (nel frattempo studiavo sempre a Torino danza durante la settimana e lavoravo)
Una parte di me studiava con la testa da performer, un'altra con la testa da ricercatrice. Presto il giudizio e i limiti fisici fecero un po' di spazio all'amore per me stessa e per ciò che facevo e alla consapevolezza della potenza della nostra mente sul nostro destino. In questi anni faticosi ho rinunciato a tutto, tempo, vacanze, cene, feste ecc ... forse troppo. Tutto era un pezzo di puzzle che mi ha portata all'apnea, in realtà il nuoto non c'entra nulla.
Ad un certo punto un evento in particolare della mia vita mi ha fatto sentire l'esigenza di scomparire dal mondo terrestre. L'acqua mi ha richiamata in modo molto ancestrale. Sono una persona molto sensitiva e altamente sensibile, quindi ho assecondato l'istinto fregandomene se le persone attorno non capivano.
Era Agosto 2018, da lì a 4 mesi avrei sentito il bisogno di esprimere con la danza quell'episodio, ma l'ho fatto sott'acqua e non in una sala. Quel video vinse un premio al famoso concorso di danza La danza in 1 minuto."
Per danzare in apnea, oltre ad un grande allenamento, ci vuole anche un estremo autocontrollo immagino ed una padronanza del proprio organismo.
"Per fare dei movimenti liberi in apnea simili ad una danza ad una profondità moderata diciamo di 3 o 4 metri, serve imparare a compensare le orecchie intanto e poi basta un training di una giornata solo di apnea e rilassamento, come quello che propongo io nei miei workshop oppure nelle consulenze per professionisti (modelli, attori, registi ecc.) che hanno progetti che prevedono l'acqua.
Per danzare una vera e propria coreografia strutturata invece, diciamo ad una profondità di 5 metri per esempio, occorre molto di più. Serve piena consapevolezza di ogni parte del corpo, dalla testa alle dita. Serve conoscere le leggi dell'acqua e come modificano i movimenti del corpo e i pesi. Serve molta presenza mentale, non controllo, presenza. Questa si allena nel tempo, come il corpo. Non di sicuro in 3 giorni. Serve fluidità nei movimenti per non sembrare un pezzo di legno. Io ho alle spalle anni di formazione nella danza e anni di formazione ed esperienza nell'apnea quindi senza timori posso dire di essere molto completa in questo. Ed ecco perchè la mia figura credo sia unica per certi lavori in Italia. Di solito davanti ad un'affermazione del genere il mondo pensa che sei poco umile, ma non è così. Faccio crescita personale da 10 anni e ogni cosa su cui guido gli altri anche nei miei percorsi di training che nulla c'entrano con l'acqua, l'ho prima integrata in me."
Com'è stato scendere la prima volta per andare in apnea?
"Il mio primo training è stato liberatorio. Come dicevo prima in quel periodo volevo stare sola con me stessa e tornare nel grembo materno quindi wow. Il silenzio, la sensazione di volare, lo scendere e lasciare all'acqua qualcosa che non mi faceva stare bene e uscire rinata. E' stata una vera e propria terapia :
La volta che sono scesa per girare il video della mia prima coreografia strutturata invece, con grandi risate oggi posso dire...traumatico ah ah!
Non avevo fatto i conti perfettamente con le variabili che spiegavo prima...e li ho fatti durante il video!
Ma ero lì e dovevo essere rapida nel superarli. Qui entra in gioco la mente, che deve essere allenata nel tempo e io già lo facevo da anni."
Quali sono gli 'ostacoli' maggiori - se ci sono stati - che ha incontrato sott'acqua?
"La sensazione di fame di aria, ma quella si allena con allenamenti specifici e io lo faccio negli allenamenti di agonismo. Io e il mio compagno ci alleniamo per le gare a Torino. I vestiti; pesano, ingombrano, quindi anche il tuo peso cambia. Una volta mi si è intrecciata la gonna nelle gambe ed è stato poco piacevole."
Quali sono le differenze ad andare in apnea in piscina e andarci in mare aperto?
"Parlando a livello di sensazioni soggettive e non di differenze tecniche tra piscina e mare, personalmente la piscina mi da sicurezza dovuta alla delimitazione delle pareti, il mare però mi da un diverso senso di libertà e di essere un tutt'uno con l'universo. Non ci sono più confini tra la pelle umana e la pelle della terra.2
Lo Yoga può divenire un ulteriore importante supporto?
"Anni fa pensavo che lo Yoga fosse essenziale all'apnea, invece oggi, dopo aver fatto io percorsi di crescita personale, rivisto le varie tecniche, osservato le diverse problematiche o esigenze comuni degli atleti, penso ci siano percorsi molto più efficaci e meno dispersivi di un corso di Yoga normale.
All'atleta servono degli strumenti efficaci da usare nell'immediato per la mente. Il corpo si allena in vari modi, ognuno ha il suo, e per allungare ad esempio i muscoli di schiena, torace, spalle ecc, non è essenziale lo Yoga ma lo stretching.
Siamo abituati a fare associazioni che seguono le mode, per me Yoga è un modo di vivere invece e non quella o quell'altra tecnica, è essere.
Che poi io pensi che se il mondo praticasse Yoga sarebbe un mondo migliore, questa è un'altra storia.
Sai come mi alleno io per l'apnea? Lo Yoga non c'è, il corpo lo alleno con la danza, la mente la alleno con le diverse tecniche che ho imparato durante gli ultimi 9 anni."
Lei ha avuto collaborazioni con vari artisti, tra cui, nel video di Gianna Nannini ... che esperienze sono state?
"Pazzesche, il primo con Ultramusic forse ancora meglio di quello per Coez e Nannini.
Mi mandarono una coreografia dicendomi "dobbiamo girare questa la prossima settimana in una notte"
Li chiamai per dire loro che forse avremmo potuto farne mezza ma in 15 giorni ah ah...non avevano considerato che sott'acqua la gravità non è proprio uguale a fuori. La risistemai io e la girammo in una notte. Un team giovane e divertente, cosa che cerco sempre nel mio lavoro."
Lei è mamma di una bimba, quando era in dolce attesa, ha fatto una 'pausa' o ha continuato a "danzare" sott' acqua?
"Sono mamma di una bambina di 14 mesi e riprendere così velocemente i miei due lavori è stata una sfida incredibilmente difficile. Sono tornata anche a gareggiare il mese scorso nella mia specialità ai campionati italiani dopo 3 anni che ero ferma (lockdown e gravidanza). In apparenza è un mondo emancipate, invece siamo un paese vecchio e bigotto, ancora lontani dall'emancipazione. Di fatto nel profonde le persone quando diventi mamma smettono di vederti come essere umano :) donna, artista, atleta ecc.
E tante mamme rinunciano a loro stesse perchè c'è molto giudizio. Nel campo sportivo e artistico è ancora peggio e questo porta secondo me a un senso di inadeguatezza, di frustrazione, a volte anche di depressione. Come se una donna dovesse lottare o scegliere tra essere mamma e essere umano. Il modo in cui io ho affrontato tutto questo è stato fermandomi con l'apnea (anche perchè non è molto consigliato non respirare quando porti una vita in te) e coltivando la fiducia in me. Affrontando la paura di essere messa da parte e mantenendo saldi i miei piedi a terra. La natura non fa sempre eppure crea meraviglie, ha i suoi inverni e i suoi sonni. Io ha imparato a rispettarmi e a guardare le grandi cose che riuscivo a creare con un parto alle spalle e una neonata di pochi mesi. Il mio compagno è una presenza costante e grazie ai papà che fanno del loro meglio e di cui pochi parlano."
Come si sviluppano i movimenti sott'acqua?
Dipende, se si tratta di movimenti liberi o di coreografie strutturate. Di sicuro, per come lavoro io, c'è una scrittura prima, nel senso che scrivo quello che voglio comunicare e da quello escono i movimenti."
Li studia prima fuori dall'acqua?
"Li studio nella mia testa, li immagino sott'acqua e me li scrivo."
Lei ha ideato vari workshop in apnea... come si approcciano le sue allieve, la prima volta, ad andare in profondità e fino a quanti metri si possono raggiungere?
"Durante i workshop anche chi non ha esperienza ma riesce a compensare arriva attorno ai 5 metri che è una profondità buona per provare diversi movimenti anche in coppia!
Ma parto dal presupposto che l'esperienza è del tutto personale. Io ho 10 anni di esperienza come insegnante in diverse discipline e con bambini e adulti quindi diciamo che sono diventata molto brava a tirar fuori il potenziale di ognuno...e questo perchè ho dovuto lavorare su di me per imparare a tirar fuori il mio.
Le allieve e gli allievi si divertono, cosa per me essenziale. Con il divertimento si raggiungono e superano molti limiti senza rendersene conto."
Sono corsi per tutti o ci sono delle limitazioni?
"Sono workshop aperti a tutti, certo bisogna saper stare in acqua. Spesso spaventa l'idea perchè le persone vedono cosa faccio io, ma ci sono diversi livelli per fare delle cose. Basta avere una buona guida."
Lei ha iniziato relativamente tardi il percorso di danza in apnea... Prima si è cimentata nella carriera di avvocato se non sbaglio ... due 'strade' totalmente diverse!
"Ho lasciato gli studi in cui lavoravo prima di iniziare a studiare per l'esame di Stato 10 anni fa. Lo sport ha fatto parte della mia vita sempre da quando avevo 4 anni. In quegli anni da giurista mi ero totalmente spenta, non esistevano colori, era tutto serio, triste, il tribunale era triste, le persone erano tristi e scorbutiche, si dava importanza a tutto tranne a ciò che era importante per me. Sono stata risucchiata da quel vortice fino a quando il mio corpo mi ha urlato che così non poteva andare. Così nonostante i pareri medici sul mio problema, io sentivo che era un blocco generato dal totale spegnimento nella mia vita di tutto ciò che era creazione. Sono consapevole del fatto che lasciare uno studio per tornare a 30 anni nel mondo sportivo fu una follia incredibile, la migliore follia che io abbia mai fatto. Esiste sempre un modo per fare ciò che sentiamo giusto per noi. Il coraggio è fare cento passi indietro e sentire, ascoltare ciò che ci fa sentire vivi e poi imparare a trovare ed accettare il nostro modo, unico, e per questo la crescita è un viaggio che si fa in solitudine. Sapendo che se decidi di andare avanti c'è il rischio di essere da soli. Questo ha delle conseguenze certo, ma credo fortemente che rendere il mondo migliore significhi anche portare la nostra bellezza altrimenti viviamo solo come dei parassiti sulla terra, senza uno scopo."
Progetti futuri?
"In questo momento mi sto concentrando sul miglioramento dei miei percorsi come trainer di respiro e sblocco fisico. Mi alleno in apnea per le prossime gare e faccio brainstorming su come far evolvere i workshop di danza in apnea. Sì, penso anche ai miei progetti di danza in apnea ma a meno che non mi commissionino un lavoro e allora sono parecchio rapida ad elaborare e fare insieme al mio staff, i miei personali progetti artistici li faccio quando lo sento di pancia.
Non mi interessa fare, fare, fare solo per far vedere che faccio qualcosa ma devo voler comunicare veramente un'emozione o un racconto.
E poi diciamo che adesso mi divido tra lavoro, arte, essere compagna e mamma senza rinunciare al tempo per me quindi il mio tempo è diminuito ed è molto prezioso. Ecco perchè i progetti sono molto più mirati con un alzamento di livello della qualità, per quanto mi riguarda.
Inoltre eccetto che per i lavori commissionati come per la Sony, ho sempre lavorato senza sponsor e tutto auto prodotto quindi do anche valore a quello."


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