Profondo rosso alla Mole, Dario Argento inaugura la mostra sui suoi film.

Profondo rosso alla Mole, Dario Argento inaugura la mostra sui suoi film.

Al Museo del Cinema un percorso dagli esordi nel 1970 con “L’uccello dalle piume di cristallo” all’ultimo “Occhiali neri” passando per il costume che Armani disegnò per Jennifer Connelly in "Phenomena".

 
"Chi è Dario Argento? Non lo so, io sono solo uno che fa i film con quel nome". Per scoprirlo, almeno in parte, e addentrarsi nell'immaginario del maestro del brivido, tra i più apprezzati e conosciuti registi italiani a livello internazionale, il Museo del Cinema ha inaugurato la mostra "Dario Argento - The Exhibit", curata da Domenico De Gaetano e Marcello Garofalo, alla Mole Antonelliana fino al 16 Gennaio 2023. Un viaggio attraverso le visioni, i sogni e gli incubi portati sullo schermo dal regista in oltre cinquant'anni di carriera spaziando tra giallo, thriller e horror.
 
"Faccio film ispirandomi alle mie profondità, ai miei sogni, alla psicologia, all'arte, all'architettura, al cinema - ha raccontato Argento all'inaugurazione della mostra - mi piace credere che i miei film possano conquistare un grande spazio nella memoria dei miei spettatori, diventando anche dopo la visione un tutt'uno con la loro vita. Credo che questa mostra possa rendere ancora più realizzabile, luminoso e concreto questo mio desiderio".
 
Sulla rampa espositiva della Mole si snodano oggetti di scena, fotografie, spezzoni di film, bozzetti, manifesti, creature meccanizzate, esperienze sonore e costumi, come quello ricreato appositamente da Giorgio Armani per Jennifer Connelly in "Phenomena". Un percorso cronologico attraverso tutta la sua produzione, dagli esordi nel 1970 con "L'uccello dalle piume di cristallo" all'ultimo "Occhiali neri", presentato all'ultimo Festival del Cinema di Berlino nella sezione Special Gala, arricchito da 60 pannelli che ne ricostruiscono il percorso biografico e artistico, con testimonianze sue e di celebri personalità del mondo del cinema e della cultura.
 
"Una mostra straordinaria, che non merito. Vederla mi ha emozionato e mi ha riportato indietro nel tempo" ha dichiarato il regista a cui, nell'occasione, il Museo del Cinema ha consegnato la Stella della Mole per l'innovazione artistica. "Il suo cinema visionario dialoga costantemente con le altre arti, creando universi visivi seducenti e messe in scena sontuose attraverso un uso vitale e libero della macchina da presa - ha spiegato Enzo Ghigo, presidente del Museo, nel leggere la motivazione - Ogni film è una riflessione sulla natura dell'immagine e sulla sua percezione. Nelle ambientazioni spettrali dei suoi film ha restituito di Torino un'immagine inedita e perturbante che arricchisce di fascino e mistero il nostro sguardo verso la città".
 
Dalla casa dell'enigmista de "Il gatto a nove code" all'indimenticabile piazza Cln di "Profondo rosso", fino al Giardino Lamarmora di "Quattro mosche di velluto grigio", infatti, quella tra la città e il regista romano, che l'ha scelta come luogo di elezione dei propri incubi, è stata una relazione intensa e fruttuosa.
"Torino è una città bellissima che mi ha ispirato tanti film e tanti altri forse ne farò ancora - ha raccontato il maestro, che l'altra sera ha anche introdotto la proiezione del restauro di "Suspiria" al Cinema Massimo -. È una città che amo tanto e dove mi piacerebbe vivere se non fosse che a Roma ho le mie figlie e i miei affetti. Posso viverci, però, almeno per brevi periodi, quando ci faccio i miei film. In quelle occasioni posso camminare tra le sue strade e le sue piazze straordinarie, e goderne anche la cucina, i vini e tutte le sue cose più belle".
 
Una curiosità inerente l'inaugurazione della mostra è che è stato creato per l'occasione anche un gelato dal nome Profondo Rosso.
 
Foto: Nick Zonna
 

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