"Le roi danse": coreografia ed esecuzione di Sergio Bernal che indossa costume di Roberto Capucci (in prima assoluta).

"Le roi danse": coreografia ed esecuzione di Sergio Bernal che indossa costume di Roberto Capucci (in prima assoluta).

Il sarto romano ha creato i costumi per il Galà della Gioia ideato da Daniele Cipriani, in scena all’Auditorium lo scorso Gennaio. Rinnovato il dialogo tra la creatività di Capucci e il mondo della danza dopo il trionfale successo nel 2020 al Festival di Spoleto con Creature di Prometeo.

Ne avrebbe creati molti e molti di più. «Ma il problema è che le strutture in plissé dei miei abiti richiedono tempi ben più lunghi rispetto a quelli impiegati per dar vita anche a dei costumi complessi per opera e teatro di prosa. Vale anche per il balletto. Anche se in questo caso le dinamiche scena/corpo sono un po’ diverse. Per queste ragioni, nonostante le innumerevoli proposte ricevute non sono riuscito a creare quanti costumi di scena mi sarebbe piaciuto realizzare». Ha così spiegato Roberto Capucci il suo rapporto con il teatro al quale da sempre è legato.

Tra i padri della moda italiana, il creatore capitolino nel 2021 ha festeggiato i 70 anni dal suo debutto sotto i riflettori: Firenze 1951, in occasione delle prime sfilate made in Italy. In quasi concomitanza con questo anniversario Capucci ha potuto soddisfare il suo desiderio di creare per il teatro e dar vita a capolavori d’alta moda per la scena. I più recenti sono i tutù e i corpetti indossati da alcuni dei protagonisti del Galà della Gioia, titolo dato nel 2022 alla tradizionale kermesse di danza dal titolo Les Étoiles organizzata a Roma da Daniele Cipriani. Appuntamento con parata di star, ospiti del palcoscenico romano dell’Auditorium Parco della Musica (Sala Santa Cecilia).

In precedenza Capucci aveva realizzato solo i costumi per l’opera Capriccio di Strauss in scena al San Carlo di Napoli e una serie di fantasmagorici abiti da concerto per dive come Raina Kabaivanska, Anna Caterina Antonacci e Katia Ricciarelli. Più recente invece l’approccio con la danza. Nel 2020 a Spoleto in occasione del Festival ha realizzato i costumi per il balletto/sinfonia Creature di Prometeo su musiche di Beethoven. Un vero trionfo.

Capucci ha realizzato un costume dorato indossato da Sergio Bernal, considerato il più importante e famoso ballerino spagnolo del momento, nell’assolo «Le Roi Danse», del quale il ballerino madrileno è interprete e coreografo: Bernal si ispira nei passi alla figura di Luigi XIV ed ha sfoggiato anche un copricapo a raggiera.

Le Roi danse: come Luigi XIV governò la Francia... Danzando

Luigi XIV, non ancora quindicenne, rientrò solennemente a Parigi il 21 ottobre 1652 alla testa dell’esercito, dopo quattro anni di guerra civile. Le gravi tensioni della Fronda si stavano risolvendo a favore delle politiche assolutiste del potente primo ministro, il Cardinale Mazzarino. In seguito alla sconfitta dei suoi più accaniti oppositori fra parlamento e nobiltà, Mazzarino stesso fu libero di tornare dall’esilio pochi mesi dopo, il 2 febbraio del 1653.

L’atmosfera apparentemente trionfale voleva celare il malcontento di un Paese spossato dall’asfissiante pressione fiscale imposta per finanziare la Guerra dei trent’anni. Il conflitto franco-spagnolo era stato sospeso a causa della gravissima mancanza di provviste. Mazzarino si trovava in una posizione delicata: doveva dimostrare di agire in conformità alla volontà del sovrano per assicurarsi il sostegno della fazione filomonarchica della nobiltà.

In questo contesto commissionò uno spettacolo di corte di dimensioni mai viste prima, con il preciso intento propagandistico di celebrare il giovane Luigi XIV quale forza unificatrice del Paese, in grado di guidare la Francia fuori da un periodo oscuro.

Le Ballet Royal de la Nuit fu rappresentato il 23 Febbraio 1653 alla Salle du Petit-Bourbon del Palais Royal. Il successo fu così clamoroso che seguirono sei repliche nel solo mese successivo. Lo spettacolo durava ben dodici ore, dalle sei del pomeriggio fino alle sei della mattina. Il passare della notte veniva messo in scena “in tempo reale” attraverso il susseguirsi di scene divise in quattro parti, o “veglie”, di tre ore ciascuna. Un testimone oculare, il poeta Loret, racconta che per assistere alla prima rappresentazione dovette attendere alla porta più di tre ore e, quando gli fu concesso di entrare, si trovò seduto così in alto, così lontano e così di lato che non poté vedere nulla. I balletti di corte (Ballets de Cour) erano stati importati a fine Cinquecento dall’Italia, grazie a Maria de’ Medici, consorte di Enrico IV, e si erano evoluti in spettacoli poliedrici composti di danze, musiche strumentali e vocali, recitazione e pantomime. Le Ballet de la Nuit replicava questa forma di intrattenimento su larga scala, avvalendosi della partecipazione di membri della nobiltà nelle vesti dei vari personaggi notturni. Il libretto, scritto da Isaac de Sanserade, prevede una sequela di personaggi di natura mitologica (Venere, Diana), fantastica (demoni, streghe, lupi mannari) e realistica (pastori, ladri, storpi, mendicanti). Di questi ultimi ci offre una testimonianza diretta Loret: guadagnatosi una buona postazione per una rappresentazione successiva, poté assistere alla famosa scena della Corte dei Miracoli, rifugio notturno di ladri, dove gli storpi danzano grottescamente rendendo omaggio al loro “Maître”, impersonato dal collezionista d’arte e Maestro della Camera dei Denari, Louis Hesselin. La scelta del nome “Corte dei Miracoli” era un’allusione alla sua splendida residenza. “Le Splendide Sieur” morrà di indigestione in un hotel parigino nell’Agosto del 1662.

Le vicende notturne del balletto non concorrono a creare una trama unitaria ma servono da elaborato preambolo alla spettacolare scena finale: un’allegoria dell’alba nella quale il giovane Luigi in persona appare sotto forma del dio Apollo. Il re danzava in uno splendido costume dorato, annunciato dal recitativo: Le Soleil que me suit c’est le jeune Louis. Fu in seguito a questo episodio che Luigi XIV si guadagnò il celebre appellativo di “Re Sole”. 

Celato dalla sfarzosa apparenza, il Ballet della Nuit conteneva in sé un germe di oscurità. Il messaggio di potenza e di speranza, incarnato dall’apparizione del Re Sole danzante, inaugurò in realtà un periodo tetro della storia francese. L’assolutismo monarchico, promosso da Mazzarino, raggiunse l’apogeo alla morte del primo ministro, avvenuta nel 1658, quando Luigi XIV avocò a sé il potere legislativo, spogliando della sua funzione il parlamento. La sua politica economica avviò la Francia verso la crisi che portò, un secolo più tardi, alla rivoluzione.

L’inaugurazione dell’assolutismo di Luigi XIV coincise con la promozione di Lully a Sovrintendente della Musica di Corte e andò di pari passo con l’instaurazione di una vera a propria dittatura musicale. Lully ebbe certamente un ruolo di primo piano nello sviluppo di un nuovo stile di opera francese, risultante dalla fusione di generi precedenti, ma fu allo stesso tempo il monopolizzatore del panorama musicale della sua epoca. Approfittando della sua posizione, relegò nell’ombra compositori di grande talento, in particolare M.A. Charpentier. Nel 1672 divenne direttore della Académie Royale de Musique, comprando il privilegio dell’Opera di Parigi. Dopo la morte di Molière, nel 1673, espulse la sua troupe dal Palais Royal. Nessuna opera poteva essere rappresentata senza la sua approvazione personale, concessa dietro pagamento di una tassa considerevole. Nel 1681 divenne protagonista assoluto del progetto di selezione, copiatura e catalogazione della musica composta a Versailles, avviato dal Bibliotecario Musicale di Corte Philidor. Con abile operazione di propaganda vennero oscurati gli anni di collaborazione musicale fra Lully e molti altri compositori, consacrandolo unico autore di molti ballet de Cour, compreso Le Ballet de la Nuit. Nacque così il mito di Lully solitario innovatore e prototipo dello stile francese: un secondo “Re Sole”, unico astro nel suo microcosmo musicale.

Paola Sarto

Foto: Massimo Danza

 

 
 



1000 Caratteri rimanenti