In occasione del "Gran Gala del Cigno Nero" a cura di Daniele Cipriani, svoltosi a L'Aquila, lo scorso 4 Agosto sul palcoscenico del Festival di danza "I cento passi", organizzato dal teatro dei 99 con la direzione artistica di Loredana Errico ed Amalia Salzano, Marianna Suriano e Giacomo Castellana, entrambi ballerini solisti del corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma, hanno danzato il rinomato pas de deux con la coreografia Lev Ivanov.
Storicamente Il Lago dei Cigni è il primo dei tre balletti di Tchaikovsky, composto tra il 1875 e il 1876, ma la sua realizzazione coreografica definitiva è successiva sia a La Bella Addormentata (1890) che a Lo Schiaccianoci (1892), le altre due grandi opere del trittico. Infatti, nonostante la prima rappresentazione del Lago risalga al 1877, la versione definitiva è del 1895.
La prima rappresentazione, con la coreografia di Julius Wenzel Reisinger, deluse molto critica e pubblico. Reisinger operò tagli e manomissioni alla partitura originale ed allestì in modo scadente le scene, lasciando inoltre ai ballerini, di scarsa personalità, il compito di improvvisare variazioni e passi: il risultato fu molto deludente ed anche l’orchestra non spiccò per la sua esecuzione della partitura. Ciononostante, il balletto fu riproposto per un numero totale di quarantadue allestimenti, tutti, a detta della critica del tempo, dei veri e propri fiaschi, al punto che fu ritirato dalle scene.
Nel 1894, nel “Memorial Matinée” dedicato a Tchaikovsky da poco scomparso, ne venne ripresentato il solo secondo atto, riallestito per volere del direttore del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, che ne affidò la coreografia a Marius Petipa il quale lo trasmise al suo assistente Lev Ivanov. Ma l’anno successivo, nel 1895, lo spettacolo venne riallestito in versione integrale, sempre al Mariinskij, nella sua veste più famosa, quella con coreografia di Marius Petipa (I e II atto) e Lev Ivanov (II e IV atto), con aggiunta di nuove musiche scritte da Riccardo Drigo e una diversa sequenza dei brani musicali.
Questa volta fu un successo e così Il Lago dei Cigni entrò a pieno titolo nel repertorio classico divenendo uno dei più famosi e acclamati balletti del XIX secolo, rappresentato ancor oggi in tutto il mondo, di solito in quattro atti e quattro scene (soprattutto fuori dalla Russia e nell’Europa Orientale) o in tre atti e quattro scene (in Russia e in Europa occidentale).
Il libretto, di Vladimir Petrovic Begicev, è basato su un’antica fiaba tedesca, Der geraubte Schleier (Il velo rubato), secondo un racconto di Johann Karl August Musäus. Ci potremmo immergere nel dialogare sulle molteplici sfumature di bianco, di nero, di grigio, della illimitata sinfonia di colori ma – ora – vogliamo sottolineare la spinta propulsiva delle considerazioni che hanno ispirato “Il Cigno Nero”.
Il Cigno Nero è un’indagine sui contrasti che costituiscono il fascino imperituro de Il Lago dei cigni.
Le emozioni che emana e su cui poggia questo balletto – amore tormentato, seduzione, tradimento, incantesimi e trasformazioni – finirono sotto la lente d’ingrandimento nel film Black Swan di Darren Aronofsky che valse un Oscar, quale Miglior Attrice, a Natalie Portman.
La pellicola volle però guardare tali contrasti da un’angolazione sinistra mentre Il Cigno Nero ne fa un raffinato gioco di contrasti, serenamente accettati come componenti racchiusi in tutti gli esseri umani, eternamente sospesi nel contrasto tra luci e ombre, tra purezza e seduzione, tra maschile e femminile.
Se la pellicola spiava le vite e le nevrosi dei danzatori, Il Cigno Nero ci mostra il loro quotidiano percorso in un piccolo capolavoro del secondo Novecento, Three Preludes di Ben Stevenson interpretato da Andrea Sarri e Bianca Scudamore dell’Opéra di Parigi.
È questo il primo contrasto del gala: quello tra il costante e faticoso lavoro in sala e alla sbarra e lo scintillante sfoggio, di lì a poco, nei brani di virtuosismo. Three Preludes ci mostra inoltre l’eterno confronto o l’accordo tra ‘lui’ e ‘lei’, tra il ballerino e il suo doppio alla specchio e – con la sbarra – che assume il significato di “ponte” tra due mondi e due epoche: un balletto americano degli anni ’70 su una sognante musica russa (Serghei Rachmaninov) dei primi del ‘900.
Il contrasto principale, comunque, resta quello interno al Lago dei cigni, ovvero tra il lirismo del passo a due dell’angelico Cigno Bianco, e quello virtuosistico del Cigno Nero che qui diventa irresistibile e fascinosa creatura infernale dalla forte carica di erotismo.
La trasformazione dell’eterea ballerina in spietata maliarda, del danseur noble in spirito indemoniato (e vice-versa): contrasti che hanno fatto vibrare il palcoscenico, in fondo sono l’espressione, nel linguaggio della scena, delle infinite sfaccettature e contraddizioni che rendono preziose e interessanti anche le nostre vite, e che ne Il Cigno Nero hanno trovato la loro sintesi nello scoppiettante Défilé finale.
Paola Sarto
Foto: Massimo Danza


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