Mario Massaro: "Andiamo a teatro, facciamo vivere questi luoghi polverosi ma ricchi di cultura e di vita!"

Mario Massaro: "Andiamo a teatro, facciamo vivere questi luoghi polverosi ma ricchi di cultura e di vita!"

"Anche quest’anno siamo riusciti a realizzare una stagione di teatro contemporaneo mettendo insieme compagnie nazionali che si alterneranno con spettacoli rinomati. Cerchiamo di dare continuità a un evento ormai consolidato negli anni, difficilissimo da organizzare, che ha il suo fulcro centrale nel lavoro di tanti artisti e tecnici del mondo dello spettacolo. Una stagione ricca, che offre svariati appuntamenti e che ci permette di riprendere le attività con la solita determinazione e con l’entusiasmo di chi crede ancora che il teatro sia una delle più alte forme artistiche di comunicazione da salvaguardare e tutelare."
 
Queste le parole di Mario Massaro, Direttore Artistico della manifestazione teatrale "Sguardi a sud", rassegna di teatro contemporaneo a cura della compagnia Porta Cenere, che si svolgerà tra Settembre e Dicembre al Teatro Comunale di Mendicino in Calabria, e giunta alla sua quinta edizione. Con questi spettacoli si vuole puntare alla qualità, accogliendo compagnie nazionali e internazionali che, nel corso degli anni, hanno conquistato il plauso di pubblico e critica. Il direttore artistico Mario Massaro ha infatti evidenziato l’importanza di "portare sul territorio spettacoli che altrimenti non vedremmo. Il teatro contemporaneo sta andando un po’ a morire qui in Calabria. Occorre dare un segnale."
Mario Massaro, attore professionista, docente di teatro, regista, project manager e direttore artistico, ha dalla sua, una vasta esperienza e conoscenza del mondo della recitazione dedicandosi, da tempo, proprio al teatro, in cui riesce molto bene davvero!
LF ha avuto il piacere di chiacchierare, quindi, di recitazione, palco e arte in ogni sua sfumatura con Massaro... Un lavoro che è passione ma anche sacrificio e duro lavoro, soprattutto in anni travagliati di pandemia, interruzioni delle messe in scena e difficoltà di vario genere, note a tutti!
 
Benvenuto dottor Massaro in LF MAGAZINE. Intanto cosa significa per lei, ricoprire il ruolo di direttore artistico? 
 
"In un borgo calabrese piccolo e accogliente come quello di Mendicino, indicare una direzione è sostenere sistematicamente la crescita culturale del territorio iniziando proprio dalle nuove generazioni. Sono loro gli spettatori del futuro che vanno oggi come non mai educati all'ascolto e alla visione di qualcosa che non sia uno schermo al quale troppo spesso sono abituati, ma qualcosa di vivo e di emozionante. Per questo in ogni stagione, prevediamo sempre spettacoli per i più piccoli, che con noi già dispongono di corsi di teatro tutto l'anno."
 
Ci parli di questa rassegna che inizierà Domenica prossima?
 
"E' una stagione "sofferta", nel senso che abbiamo cercato di mettere insieme come sempre, eccellenze del mondo teatrale, partendo dal Sud. La rassegna è variegata e di grande impatto. Sono spettacoli che altrimenti difficilmente vedremmo sul nostro territorio."
 
Come si è mosso per creare la programmazione ?
 
"Sono stati necessari scambi artistici, di programmazione, di novità, di indirizzo culturale. Lavoriamo tutto l'anno per "vedere" e scegliere artisti che possano portare un pezzo del loro Mondo in questo piccolo borgo di Mendicino e nel territorio circostante."
 
In scena, spettacoli che permettono al pubblico di guardare oltre il conosciuto, di scrutare con gli occhi della mente e delle emozioni, un lavoro attento e di grande impegno, immagino...
 
"Come ogni evento culturale, quello che conta è essere del tutto emozionati da ciò che si propone, solo così si può trasmettere la propria scelta e proporla a un nuovo pubblico..."
 
Quali sono state le novità di quest’anno e quale l’obiettivo di questa edizione della rassegna ?
 
"L'obiettivo è sicuramente di ripetere il successo di pubblico e di critica degli altri anni, quest'anno con una marcia in più. L'anno scorso abbiamo iniziato con serie difficoltà logistiche (posti alternati, mascherine ecc...) e nonostante ciò siamo riusciti  a riempire spesso e bene il Teatro. Quest'anno contiamo sulla fiducia che si è venuta a creare col pubblico, che non abbiamo abbandonato neanche in un momento di difficoltà come lo scorso anno."
 
Come si immagina il suo percorso nei prossimi anni di direzione artistica?
 
"Speriamo sicuramente in aiuto dagli Enti locali. E' assurdo che l'unica stagione teatrale di teatro contemporaneo sul territorio non possa contare di aiuti terzi. La distribuzione degli spettacoli e la programmazione in generale di chi risiede artisticamente su un territorio dovrebbe essere concessa anche alle compagnie di produzione come la nostra, e invece una assurdo cavillo della legge regionale non ci permette di partecipare ai bandi di programmazione."
 
Qual è il bilancio che si può trarre, e più in generale, quale l’evoluzione della rassegna, nel corso di questi 5 anni?
 
"Sono stati anni esaltanti ma difficili al contempo. Non ci siamo mai arresi e siamo diventati una realtà importante, stimata e apprezzata in tutta Italia. Nessuno ci ha mai detto di no, soprattutto nei momenti più difficili, e questo è il risultato più grande."
 
Soprattutto in questo periodo, il teatro deve puntare sull’essere ancora di più un luogo in cui si crea una comunità e in cui si forma un pubblico?
 
"Assolutamente si. Si parla spesso di recupero degli spettatori... Il teatro deve ritornare ad essere fulcro della socialità di comunità, esempio di professionalità e di comunicazione di messaggi universali e particolari. Pensi alla fortuna che hanno i ragazzi ad avere un teatro a pochi metri di casa! Trovo che sia un risultato importante."
 
Cosa manca in Italia, secondo lei, affinchè la cultura venga considerata un bene primario di ogni cittadino?
 
"Manca l'ascolto di tutta una comunità teatrale, la voglia di riportare il Teatro nelle piazze, nei teatri abbandonati, nelle periferie come questa. Il teatro è un toccasana salvifico, è il riflesso dell'umanità, un gioco continuo di sguardi altrove. Serve ad accorciare le distanze, dovrebbe essere studiato nelle scuole. Oggi non vi è una materia scolastica chiamata "teatro" e siamo l'unica nazione in Europa!"
 
Chi dovrebbe gestire i teatri di domani?
 
"Qualcuno che abbia a cuore il futuro delle persone, la loro educazione e il rispetto altrui."
 
Cosa pensa quando è seduto in platea, poco prima di vedere uno spettacolo?
 
"Trattengo il respiro e penso che se anche un secondo dello spettacolo che sto per vedere avrà aggiunto qualcosa alla mia formazione e alla mia vita, è uno dei secondi più preziosi che possa vivere."
 
Per fare il lavoro che ha fatto in questi anni, ha avuto bisogno di più amore o di coraggio?
 
"Entrambe le cose. Ma il coraggio dipende dall'amore."
 
Concludendo?
 
"Andiamo a teatro, facciamo vivere questi luoghi polverosi ma ricchi di cultura e di vita!"
 

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