Potenza: la città 'verticale' ricca di arte e tradizioni.

Potenza: la città 'verticale' ricca di arte e tradizioni.

La città di Potenza con i suoi 819 m di altitudine è il capoluogo di Regione più alto dell’Italia peninsulare. Sorge lungo una dorsale appeninica alla sinistra del fiume Basento ed è racchiusa da una cordigliera di monti assai suggestivi, la località Rifreddo, la Sellata, le Dolomiti Lucane in cui la natura ancora incontaminata è una forte attrattiva turistica.

LF vi racconta la sua 'avventura' potentina, resa possibile dalla dedizione e gentilezza di Maria Lucia Gallotta, ottima guida, ed il papà Salvatore.

Anche quest’anno, quasi fosse ormai una tradizione, sono tornata nella mia amata Basilicata! Eh sì, la definizione ‘mia’ è proprio consona a ciò che sento, all’amore, quasi viscerale, che nutro per questa regione, di cui mi sono innamorata un anno fa, quando la visitai per la prima volta! Tornare lì è come rivedere la mia casa, ci ho lasciato un pezzo di cuore. E’ un richiamo forte e vivido a cui non posso rinunciare.

Quest’anno ovviamente, tranne alcune cose, ho visitato tutto quello che non avevo avuto modo di vedere durante la vacanza precedente…

E così, ho iniziato dal capoluogo, Potenza, che avevo solo visto fugacemente.

E poi, quest’anno, ho avuto modo di apprezzarla da “inviata speciale”, molto speciale!

Grazie ai miei amici Fernanda ed Antonio proprietari del B&B “Il Gelso” di Trivigno, in provincia di Potenza, ho potuto godere di una guida d’eccezione, Maria Lucia Gallotta, una ragazza preparata e molto simpatica, ed il suo adorabile papà, Salvatore, che mi ha condotta attraverso strade inerpicate e dedali di viuzze, servendosi nientemeno che del suo magnifico apetto turistico! Proprio così... un apetto delizioso che mi ha fatta vivere un'esperienza tipo 'vacanze romane'... davvero fantastica, in cui mi sono divertita ed entusiasmata tantissimo, e che mi ha permesso, grazie all’esperienza di entrambi, di assaporare e conoscere ogni angolo di questa città.

Potenza è, appunto, definita città verticale, perchè si sviluppa in altezza, ed il mio ‘viaggio’ è iniziato dal quartiere della periferia ovest, il quartiere dell'Europa Unita, più comunemente conosciuto dagli abitanti con il suo originario nome di Poggio Tre Galli o con l'abbreviazione Poggio, fino ad arrivare al cuore pulsante del capoluogo.

Il quartiere Poggio, sede degli uffici direzionali della Regione Basilicata e del polo studentesco della città, sorge su un'area collinare nelle vicinanze del torrente Gallitello e del fosso Malvaccaro, a ovest del centro storico. E' uno dei quartieri più popolosi della città. La villa romana di Malvaccaro è una villa d'epoca romana rinvenuta negli anni '90 in una traversa dell'attuale via Parigi, una via commerciale del quartiere. Le strutture presentano dei mosaici e un'aula absidata attorno alla quale si sviluppano cinque ambienti. I dati acquisiti indicano una datazione post-Costantiniana, con arte musiva tendenziale che parte dal III secolo d.C. Della villa si sono trovati i muri perimetrali a Nord-Ovest e a Nord-Est e altre strutture verso Sud. La chiesa di Santa Cecilia è l'unica chiesa presente in zona; è un edificio di costruzione moderna che si affaccia su piazza Don Pinuccio Lattuchella (già piazza Adriatico). Il parco dell'Europa Unita è un'area verde di recente costruzione realizzato dall'amministrazione comunale recuperando una zona verde estesa fra i palazzi del quartiere, per anni lasciata al degrado e all'incuria. Inoltre sono presenti il parco Radici, che è destinato agli animali, e il parco Grazia Gioviale, intitolato ad una vittima di femminicidio della provincia. In previsione è anche il parco della zona G, che dovrebbe servire il verde dei palazzi moderni tra via Parigi e via Londra, ma non è stato ancora realizzato. La seconda settimana di Settembre, ogni anno, si celebra la festa di quartiere, più comunemente conosciuta come Festa dello sport, incentrata per lo più sui giovani e lo sport, con tornei organizzati in diurna di calcio, pallavolo, basket e altri sport. La festa prosegue anche di sera con concerti e spettacoli dal vivo.

Dopo questa premessa, siamo partiti, più 'rombanti' che mai alla scoperta dell'intera città!

Dopo un po' mi si è stagliato davanti, nella sua maestosità, il Leone rampante, scultura bronzea simbolo della città di Potenza.

La questione “simbolo della città” risale già ai primi dell’800, e nel 1916 il professor Antonino Tripepi ne parla in abbondanza nel suo saggio “Curiosità storiche di Basilicata”.

Nell’emblema, l’azzurro dello sfondo è lo stesso dello stemma dei Caracciolo; le tre stelle sovrastanti il leone ricordano i tre leoni dello stemma nobiliare di Filippo de Lanoy, marito di Porzia di Guevara e Conte di Potenza, mentre il rosso della banda trasversale deriverebbe dallo stemma dei Sanseverino, antichi feudatari della città.

La questione ottocentesca riguarda una controversia tra l’allora Sindaco di Potenza Giovanni Giambrocono e dei cittadini, Vincenzo Manta e don Pasquale Vaglio: il Sindaco chiedeva che i locali dell’ex Convento San Giovanni di Dio, fino al 1810 sede dell’ospedale cittadino, fossero sgomberati dai due (che ne erano fittuari), e che ne fosse riconosciuta la piena proprietà al Comune; i cittadini, d’altro canto, contestavano tale richiesta e chiedevano di rimanere.

Il Tribunale giudicante diede ragione a Giambrocono e, durante le opere di ristrutturazione, venne scoperto nelle stanze più recondite, lo stemma di questa Comune di Potenza inciso a buon scalpello in una larga pietra, che rappresenta un Leone eretto, e coronato sul vertice del suo capo.

Il Sindaco si attribuì il merito di tale ritrovamento e provvide alla realizzazione di altri stemmi, riconoscendo nel leone il simbolo della Città.

Veniamo ai giorni nostri. Nei lavori di completamento del Palazzo di Città (in seguito ai danni causati dal terremoto del 1980), con delibera di Giunta n. 33 del 22/01/2002, si commissiona a Vito Natalino Giacummo (Omar) la realizzazione di una statua in bronzo raffigurante il Leone Rampante.

Nel Natale del 2014, l’opera viene consegnata e momentaneamente posizionata davanti l’ingresso del Palazzo di Città, in Piazza Matteotti; nasce spontaneo un dibattito sulla location più adatta per la scultura, che fa emergere “un vero e proprio senso di appartenenza alla città”, come sottolinea l’allora responsabile dell’ufficio cultura, Pino Brindisi.

Nel Novembre 2015, il Leone viene collocato in Largo Pignatari, su un supporto lavorato in pietra con una raga d’ottone; tutte le relative spese vengono sostenute dai tre Clubs Lions di Potenza e dalle aziende “Donato Foscolo”, “SBM” e “Autotrasporti Antonello Claps”.

A fine 2018, il Leone trova la sua nuova collocazione al centro di Piazza Vittorio Emanuele II, nota ai Potentini come Piazza 18 Agosto, “per consentirne una maggiore visibilità e, contestualmente, andare a occupare fisicamente il centro della città, il punto dal quale si dipanano i principali assi viari cittadini e verso il quale convergono i flussi di quanti raggiungono il capoluogo di regione”.

Il viadotto dell'industria sul fiume Basento, - molto particolare - conosciuto anche come ponte sul Basento o ponte Musmeci, costituisce la connessione stradale tra l'uscita "Potenza Centro" sul raccordo autostradale Sicignano-Potenza e le principali vie di accesso nella zona sud di Potenza.

Progettato dall'ingegnere italiano Sergio Musmeci a partire dal 1967, venne aperto al traffico nel 1975 e rappresenta il punto focale della ricerca del suo progettista, sulle membrane sottili, che riprende i lavori di Antonio Gaudí e Richard Bukminster Fuller. L’opera “d’arte infrastrutturale”, può considerarsi tra le più rappresentative della cultura architettonica del XX secolo, le sue peculiarità e il suo indiscusso valore tecnico, estetico e storico, hanno portato quindi nel 2003 il Ministero per i Beni e le Attività culturali a dichiararlo monumento di interesse culturale. 
Il ponte progettato da Musmeci ha un impalcato inclinato, sorretto da quattro arcate in calcestruzzo armato, appoggiate sul terreno. La struttura complessa, organica, dalle forme inedite, realizza l’armonia tra ingegneria e architettura.
Musmeci aveva immaginato inoltre che la struttura fosse percorribile al suo interno. Per questo motivo aveva previsto che al di sotto dell’impalcato fosse situato un percorso pedonale che doveva svilupparsi lungo le gobbe del ponte. Tale percorso non è però mai stato ultimato e attualmente, pur restando possibile infilarsi tra le due superfici, non è certo possibile farlo in piena sicurezza.

La cattedrale di San Gerardo.

Principale luogo di culto cattolico della città di Potenza, inizialmente dedicato alla Beata Vergine Assunta, poi intitolato a San Gerardo della Porta, Santo Vescovo e Patrono dalla fine dell'anno 1000. Nata come una basilica romanica a tre navate è stata poi trasformata in un edificio neoclassico a un’unica navata al termine del XVIII sec. da Antonio Magri, allievo del Vanvitelli. Esternamente l'edificio è caratterizzato da una struttura lineare con due gradinate di accesso mentre all'interno presenta una pianta a croce latina e una navata coperta da una serie di volte affrescate. Alla fine di quest’ultima si trova la zona absidale con l’altare maggiore. Sotto di esso sono stati rinvenuti i resti di una cripta, databile in un periodo che va dal IV al VI sec. d.C., la cui funzione era probabilmente quella di “Martyrion”, cioè un luogo che andava a custodire i cadaveri dei martiri.

 

La chiesa di San Michele Arcangelo è un luogo di culto cattolico monumentale situato nel centro storico di Potenza, nei pressi di via Pretoria. La chiesa di San Michele Arcangelo dovrebbe risalire al V secolo circa, in un'epoca a cavallo fra il 492 e il 496, quando era vescovo della città tale Erculenzio e Papa Gelasio I. Questa tesi è accreditata dal ritrovamento di un mosaico del V secolo rinvenuto al disotto del pavimento dell'edificio religioso. La chiesa all'epoca era dedicata a San Michele Arcangelo e San Marco (o forse San Martino).

L'attuale chiesa risale all'epoca longobarda, poiché ricca di caratteristiche tipiche del periodo (il culto di San Michele ha radici in epoca longobarda) e sicuramente antecedente al 1178. Infatti in quell'anno i sacerdoti di questa chiesa e della Chiesa della Santissima Trinità richiesero al vescovo Giovanni Sola la conferma di alcuni regolamenti legati alla vita ecclesiastica e sacerdotale. Questo è anche il primo documento dove si cita questa chiesa, denotandone l'esistenza.

La facciata principale è stata edificata con un particolare tipo di muratura: la pietra “a vista”. Essa è divisa in tre zone da quattro lesene. L'ingresso è costituito da un portale in pietra, con un doppio stipite e due archi a tutto sesto, sovrastato da una grande finestra. La chiesa presenta anche un portale inferiore sulla facciata laterale destra dell'edificio, che presenta un bassorilievo che raffigura la Madonna col Bambino, con a destra uno stemma francescano e a sinistra un motivo floreale. Esternamente la chiesa presenta anche un'iscrizione funeraria di epoca romana. Internamente la chiesa è suddivisa in tre navate che terminano in tre absidi. La navata centrale è sovrastata da un soffitto ligneo illuminato da tre monofore. Essa presenta anche svariate opere d'arte in due grosse nicchie in cui nella prima si trova un quadro che rappresenta la madonna e invece nella seconda un altro quadro in cui viene rappresentata una santa.

Sulla parete di destra si ritrovano molti altri ritratti: un olio su tela che rappresenta l'annunciazione, un dipinto che rappresenta Dio Padre mentre invia un fascio di luce alla Madonna del 1612, un dipinto che raffigura la Madonna del Carmine, un dipinto che raffigura la Madonna con il Bambino assieme a San Pietro e San Paolo del 1580. La chiesa accoglie altri dipinti antichi del XVII secolo che raffigura svariati santi: San Gerardo di Potenza, San Francesco da Paola, San Ignazio e San Vito. Altra rappresentazione di un santo è la statua lignea di Sant'Antonio del XVII secolo.

Altre opere sono due dipinti del pittore Mario Prayer realizzati nel 1950 che raffigurano scene battesimali. I dipinti sono rinchiusi in una cappella con fonte battesimale nella navata sinistra. La chiesa presenta anche un grande altare maggiore in pietra monoblocco, rinvenuto anch'esso durante i lavori di restauro degli anni settanta e un crocifisso ligneo del 1600.

Nell’angolo destro di Piazza Mario Pagano si erge l’austero edificio della Chiesa di San Francesco, realizzata nel 1274. La data è riportata nell’iscrizione posta alla base dell’archivolto, che sorge sui resti di un preesistente oratorio proto romanico, di cui si conservano elementi decorativi in pietra inseriti nel muro sinistro esterno della Chiesa.

Nonostante i cospicui interventi quattro-cinquecenteschi, la fabbrica conserva ancora alcuni elementi di epoca angioina riscontrabili sia nell’impianto planimetrico, sia nelle tre monofore ogivali presenti sul fronte nord dell’aula e nella finestra trilobata dell’abside, sia, infine, nei due ordini di finestre gotiche che sovrastano il primo registro del campanile.
La facciata di pietra lavorata faccia a vista cattura lo sguardo per il magnifico portale in pietra di stile catalano, che incornicia le ante del portone, in legno intagliato, composto da otto formelle recanti motivi vegetali, suonatori e demoni, risalente al 1499.

Torre di Guevara.

La Torre Guevara si trova in via Bonaventura, ai margini est del centro storico della città di Potenza ed è un antico monumento costruito nel secolo IX d.C., facente parte del non più esistente castello cittadino. La storia del castello di Potenza è incerta, poiché anche nell'Istoria della Città di Potenza (1673) compilata da Giuseppe Rendina, cui fanno riferimento i maggiori storici della città, mancano informazioni precise circa le sue origini. Forse l'edificio venne costruito sui resti di un'altra struttura fortificata, forse una struttura di detenzione. L'edificio è sicuramente precedente all'anno mille, quindi di plausibile origine longobarda.
Con molta probabilità la torre fu costruita precedentemente al castello, intorno al IX secolo, con una precisa ed autonoma funzione di vedetta e, soltanto dopo, sarebbe sorta intorno ad essa la struttura fortificata che l'avrebbe trasformata nel castello dei conti di Potenza, databile al X-XI secolo.
La torre, posta all'estremità est del centro storico, ebbe nel corso del Medioevo grande importanza per la difesa dalle scorribande dei barbari e per il controllo della sottesa ansa fluviale del Basento dalla sorgente alla stretta di Albano. Data la sua importanza strategica, inoltre si suppone che la torre in origine fosse ben più elevata; il Riviello, infatti, narra dell'antico castello con la sua altissima merlata ed inaccessibile torre fatta logora e screpolata dal lavorio dei secoli e dalla forza dei terremoti.
La storia del castello comunque è legata a quella delle casate che ebbero in feudo la città. Nel 1268, dopo la vittoria di Carlo I d'Angiò su Corradino di Svevia, la città, fedele a quest'ultimo, fu quasi distrutta ed il Castello, occupato dagli Angioini, fu tolto ai Conti e affidato ad un Regio Castellano.

Durante il Medioevo la torre aveva la funzione di torre di avvistamento, o maschio, adibita alla funzione di avvistare i nemici grazie alla propria altezza e alla sua posizione strategica.

Porta San Giovanni, una delle porte rimaste dell'antica cinta muraria. All'ingresso subito dopo la porta c'era la chiesa di San Giovanni ormai quasi del tutto distrutta nei terremoti che si sono susseguiti nei secoli.

Piazza Mario Pagano, il centro di Potenza, comprende il quadrilatero avente per lati: la strada Pretoria e, parallelamente, il palazzo provinciale ad uso Prefettura, a sinistra il Teatro Stabile e le case De Rosa ed Angiolillo ed a destra le case Pergola ed eredi Giocoli.

Di recente, oggetto di un completo restyling da parte dell’Architetto Gae Aulenti, è uno dei simboli della “potentinità” perché attorno ad essa ruota la vita di via Pretoria, il corso principale del Capoluogo lucano.
Anticamente Potenza aveva solo una piazza (la Chiazza), quella del Sedile o del Seggio (anche Piazza Giacomo Matteotti), ma nel 1839, per interessamento dell’intendente della provincia di Basilicata, Eduardo Winespeare, si decise di realizzare una seconda piazza di fronte all’attuale Palazzo del Governo.

Per la realizzazione dell’opera fu necessario demolire tre gruppi di casette, appartenenti ad affittuari dei conti di Potenza e ad artigiani.

Si trattava di casupole a un solo piano, con “sottani”, abitati in prevalenza da “bracciali”. I lavori iniziarono, ma non furono portati a termine.

Toccò all’intendente duca della Verdura ultimare i lavori.

La nuova piazza fu chiamata inizialmente Largo del Mercato, perché qui si stabilì il mercato della domenica, che prima si teneva nella parte inferiore della Piazza del Sedile.

Successivamente si chiamò Piazza dell’Intendenza, poiché si trovava di fronte al Palazzo del Governo, dove aveva sede l’intendente della provincia.

Quando, dopo l’unità d’Italia, all’intendente si sostituì il prefetto nell’ufficio di rappresentanza decentrata del governo, anche il palazzo che l’ospitava, e di conseguenza la piazza, cambiarono nome, diventando rispettivamente il Palazzo della Prefettura e Piazza della Prefettura.

Parte del Palazzo del Governo è del XX secolo, ma nel complesso ha origini antiche, perché faceva parte dell’antico convento di San Francesco, incamerato nel demanio statale nel luglio del 1808, con la soppressione dei Conventuali e la destinazione dell’edificio a sede del tribunale ordinario civile e criminale.

Il lato settentrionale della piazza è dominato dal Palazzo del Governo, mentre a occidente è occupato dal Teatro Stabile, punto d’incontro e di riferimento per la popolazione potentina.

Di fronte al teatro vi è un gran caseggiato su tre livelli (Palazzo Pergola), il lato di via Pretoria che sfiora la piazza sul lato meridionale era costeggiato da una lunga fila di case di due o tre piani, poi abbattute negli anni Trenta per fare posto all’attuale Palazzo INA.

Nel corso di questo intervento fu eliminato vicolo Portamendola che, con il suo tracciato a S, costituiva una “barriera termica” che impediva al vento il diretto accesso in piazza.

Ad oggi, infatti, ed a partire dalla sistemazione urbanistica della zona, il vento s’incanala senza ostacoli lungo via Petruccelli, giustificando il soprannome popolarmente attribuito alla piazza di “piazza polmonite”.

Fino agli anni Venti, come denotano alcune foto d’epoca e ricordano alcuni Potentini, la piazza era delimitata da alberi.

Con delibera del Consiglio Comunale del 2 novembre 1899 il sindaco Padula “manifesta che ricorrendo il centenario della morte di Mario Pagano, la Giunta ha creduto doveroso proporre, a ricordanza di questo illustre martire lucano, il quale per la difesa degli alti ideali di libertà e di giustizia fu vittima della tirannia borbonica , che la piazza detta attualmente “prefettura” s’intitoli dal suo nome”.

Lo Stradario cittadino del 1901 recupera e conferma la volontà della Giunta lasciando invariata l’intitolazione della Piazza.

Teatro Francesco Stabile.

E’ il teatro principale della città di Potenza. Situato nel centro storico in Piazza Mario Pagano, è intitolato al musicista lucano Francesco Stabile. È l'unico teatro lirico presente in Basilicata, nonché l'unico teatro storico della regione.Viene considerato l'edificio più rappresentativo del capoluogo lucano. L'esistenza di un edificio adibito ad ospitare rappresentazioni teatrali in maniera permanente a Potenza è documentata sin dalla metà del Settecento, ma fu solo all'inizio dell'Ottocento, con l'elevazione della città a capoluogo, che si avvertì l'esigenza di dotare la comunità di un nuovo teatro lirico da realizzarsi appositamente. Infatti a partire dalla fine del XVIII secolo la progressiva affermazione economica e sociale del ceto borghese determinò la costruzione, sia nei grandi centri che nelle piccole e medie città di provincia, di questi edifici dalla forte funzione sociale e rappresentativa. Fino alla costruzione dello Stabile furono adattati a tale uso degli edifici religiosi sconsacrati, in particolare la ex chiesa della Congregazione dei Morti, utilizzata sino al 1823, sostituita a partire da quell'anno dalla ex chiesa di San Nicola.

Dopo due tentativi di reperire i fondi ed il terreno necessari ai lavori per un nuovo teatro, prima da parte dell'intendente della Provincia di Basilicata De Nigris nel 1822 con un progetto dell'ingegner Nicola Scodes e poi su iniziativa del nuovo intendente Winspeare nel 1838 con nuova progettazione dell'ingegner Gaetano De Giorgio, nel 1854 si definì il luogo di costruzione in un lotto confinante con l'allora largo dell'Intendenza (l'attuale piazza Mario Pagano), grazie all'abbattimento di alcuni edifici e con una variante al progetto ad opera degli architetti Antonio Ferrara e Gerardo Grippo.

L'edificazione iniziò quindi solo nel 1856, anche grazie al sostegno diretto di parte della borghesia cittadina che sottoscrisse dei titoli di credito per garantire il finanziamento dell'opera. Il progetto nel frattempo era stato nuovamente modificato dall'architetto Vincenzo Pascale, nuovo direttore del cantiere, ma i lavori subirono un arresto già nel 1857, a causa del terremoto del 16 dicembre di quell'anno che colpì la città. Dopo un primo tentativo di ripresa nel 1860, si poté ripartire solo nel 1865 a seguito dell'ennesima revisione progettuale degli ingegneri Banchieri e Tucci, per poi arrivare al progetto definitivo degli architetti Errico Alvino e Giuseppe Pisanti, con l'ingegner Emmanuele Bruno alla direzione dei lavori.

Nel 1866 il Consiglio comunale decise di modificare il nome originario di "Teatro Ferdinando di Borbone" e di intitolare l'edificio al compositore lucano Francesco Stabile, il quale aveva fatto parte dei finanziatori dell'opera e che era prematuramente deceduto nel 1860. La costruzione terminò solo nel 1878 con però ancora la mancanza di molti dettagli architettonici e decorativi.

L'inaugurazione ufficiale avvenne il 26 gennaio 1881, alla presenza del re d'Italia Umberto I, della regina Margherita e del principe Amedeo, che assistettero alla rappresentazione de La Traviata di Giuseppe Verdi. Il collaudo finale dell'opera è datato 1884 ad opera dell'ingegner Grippo.

Il Teatro Francesco Stabile si ispira per tipologia al Teatro San Carlo di Napoli ed al Teatro alla Scala di Milano; da essi derivano la facciata monumentale dell'edificio e la cura riposta nel posizionamento dei locali accessori. La sua localizzazione, in pieno centro e in prossimità delle abitazioni dei ceti dominanti all'epoca dell'edificazione e dei palazzi del potere, contribuisce a sottolinearne la funzione sociale. Il prospetto principale, di colore rosato, presenta dei cantoni a bugne, un timpano sommitale e degli archi a tutto sesto che sormontano il portone principale bronzeo, gli ingressi secondari ai lati di esso ed i due vicoli che sboccano nella strada che dà sul retro del teatro. Tre dei cinque ampi finestroni del piano superiore, sormontati da una lunetta decorativa, danno accesso ad un lungo balcone.

La platea, tre ordini di palchi divisi da tramezzi radiali e un loggione sovrastante racchiudono il palcoscenico e l'orchestra formando una struttura ad alveare; gli ambienti di rappresentanza quali atrio, vestibolo ed ingresso hanno dimensioni abbastanza contenute. La sala è a forma di ferro di cavallo, la tipologia più evoluta del teatro italiano d'opera, con una pianta semicircolare raccordata al boccascena da due curve studiate per ottimizzare l'acustica e la visibilità e che ha permesso di posizionare le due rampe di scale ai due angoli del lotto. La copertura è a capriata in legno, con il sottotetto che ospita un ambiente adibito a deposito ed alla preparazione delle scenografie. Al secondo piano è presente la Sala degli specchi, così chiamata per le superfici riflettenti presenti come elementi decorativi insieme a carta da parati e dipinti, che è utilizzata anche per convegni o matrimoni civili.

Un mio particolare ringraziamento va alla Signora Carmela che, da sola, ha fatto di tutto per farmi fare un piccolo tour del teatro, orgogliosa di potermi mostrare questa bellissima struttura. E vorrei ringraziare anche la dottoressa Maria Rosaria Gallo che ci ha cortesemente raccontato alcune cose sulla programmazione e l’attività del teatro stesso.

Da Via Gabet si raggiunge Via Viggiani, collegata con un ponte all’attuale Parco di Montereale. Nell’Ottocento, la collina di Montereale era il luogo dove si fucilavano i briganti.


Trasformata in Parco nel 1934, per l’amenità del paesaggio, gli stupendi panorami che vi si possono ammirare, le manifestazioni culturali e per la vicinanza con il centro storico garantita da un ponte di collegamento, rappresenta un polmone verde fondamentale di Potenza.

Nella pineta sono state realizzate ampie zone lastricate con panchine, fontane, aiuole fiorite e giochi per bambini. Restaurato negli anni novanta, il Parco è stato inserito nell’inventario generale del “Censimento dei giardini storici della Basilicata”.

Nel parco si trovano una bellissima fontana, un giardino, ornato di conifere, cedri e tigli, la piscina comunale, un campo da bocce, una pista da ballo, il palazzetto delo sport, che è la sede del C.O.N.I., una fontana centrale e il monumento ai caduti in guerra. In particolare, il monumento ai caduti fu realizzato dallo sculture lucano Giuseppe Galbati e venne inaugurato il 30 agosto del 1925 dal Re Vittorio Emanuele III.

Dalla piazza centrale del Parco sono visibili la parte Sud, Sud-ovest della città e il nodo complesso del Gallitello.

Lo stadio comunale Alfredo Viviani è uno stadio di calcio, nonché bene architettonico sottoposto a vincolo storico/monumentale, situato nella città di Potenza. È di proprietà del comune ed è dedicato ad Alfredo Viviani, fondatore della prima squadra di calcio del capoluogo lucano. Vi disputa le proprie gare interne il Potenza Calcio.

Lo stadio fu progettato dall'ingegner Gennaro Laurini nel 1933 e costruito tra il luglio e l'ottobre del 1934. La partita inaugurale si disputò il 4 novembre dello stesso anno tra Potenza e Nissena, terminata col risultato di 1-1. L'impianto fu inaugurato con il nome di Campo Sportivo del Littorio, come molte strutture analoghe risalenti al fascismo; la sua realizzazione avvenne per volontà delle autorità della città di Potenza, in particolare del prefetto Giuseppe Avenanti e del podestà, l'avvocato Alfonso Andretta. Nel secondo dopoguerra venne temporaneamente rinominato Campo Sportivo Italia e nel 1948 venne infine dedicato alla memoria di Alfredo Viviani, pioniere del calcio lucano.

Lo stadio sorge in posizione semi-centrale rispetto alla città, immediatamente a valle del centro storico. Originariamente costruito in una zona di periferia, è stato inglobato nel tessuto urbano cittadino nel corso del tempo, con la realizzazione nelle sue vicinanze di altri edifici e abitazioni. Tale ubicazione, poco consona alle moderne esigenze di uno stadio di calcio, ha fatto nascere il dibattito sulla possibilità di trasferire altrove lo stadio attuale realizzando un nuovo impianto in una zona maggiormente periferica.

Ogni giro turistico, vero arricchimento per lo spirito e la mente, deve anche finire in gloria con il nutrimento dello stomaco ... così, la mia splendida ‘gita’ a Potenza, si è conclusa con una ottima occasione conviviale, una cena a base di prodotti tipici e musica di sottofondo al ristorante "ScamBiologico" in cui, già dal nome, avrete capito che abbiamo assaggiato cibi totalmente Bio.

Il mio fervido GRAZIE va ancora una volta a Maria Lucia Gallotta, al papà Salvatore e a Fernanda Serra ed al marito Antonio! Mi avete fatto trascorrere una giornata unica, singolare e frizzante in un posto che ora amo ancora di più... Non capita tutti i giorni di scoprire una città in maniera così dettagliata ed a bordo di un apetto per giunta!

Mi sono entusiasmata ed ho gioito come una bambina!

E per chi cercasse un luogo in cui soggiornare a Potenza, tranquillo, rilassante e bello, può optare per il B&B di Maria Lucia e di sua sorella, "L'Arcobaleno", sito in Piazzale Vilnius, 47, 85100 Potenza, in cui ogni camera è di un colore differente. Bagliori dorati dedicati ai caldi paesi costieri della Basilicata, Maratea e Metaponto; Cieli di glicine dedicati alla città di Potenza; Orchidea Suite dedicata all’orchidea nera, pianta molto preziosa che cresce spontaneamente in Basilicata.

Ospitalità, calore umano e cordialità non vi mancheranno, perchè i lucani sono persone molto gentili e generose e Maria Lucia rispecchia in pieno il cuore lucano!

Foto: Marlene Loredana Filoni

 
 

 


1000 Caratteri rimanenti