"Cosa vuoi di più dalla vita? Amaro Lucano."

"Cosa vuoi di più dalla vita? Amaro Lucano."

Per riprendere il titolo del libro scritto da Francesco Vena, proprietario e amministratore delegato di Lucano 1894, erede di una storia lunga 126 anni associata al suo prodotto più noto, l'Amaro Lucano.
LF è stata ospite nella nota azienda italiana a Pisticci Scalo (Matera), "Essenza Lucano", vero orgoglio nostrano, in cui si producono attualmente più di 3milioni di bottiglie all'anno.

Amaro Lucano! Tutti lo conosciamo, anche grazie alla nota campagna pubblicitaria che ha coniato, negli anni, un vero e proprio slogan indimenticabile.

L 'Amaro per antonomasia! Chi non ha assaporato, almeno una volta, il gusto morbido ed equilibrato di un liquore che racchiude una grandissima varietà di gusti ed aromi!?!

Quest'anno, non mi sono voluta perdere l'occasione per recarmi direttamente nell'azienda sita in Basilicata, esattamente a Pisticci, in provincia di Matera, che pare un'oasi a parte, in cui tranquillità, piante officinali e di agrumi la fanno da padrona.

Arrivando a destinazione, non può sfuggire l'ingresso con la maestosa scritta, davanti alla quale mi sono fatta scattare rigorosamente una foto!

Appena varcata la soglia dello stabilimento, si è stagliato, davanti ai miei occhi, il bel bar con alcuni tavolini ed una ampia esposizione di bottiglie di Lucano, sia da collezione che non, oltre a creme viso e corpo e profumi. Avete letto bene, in azienda ora si producono anche prodotti di bellezza.

Ad accogliermi ed esaudire ogni mia curiosità, Giusy, Antonietta e Leonardo, quest'ultimo anche prodigo nel prepararci ottimi cocktail a base di Lucano, davvero squisiti.

Le tradizioni di questo Amaro, liquore con una gradazione di 28°, che fa storia nel mondo, sono state davvero numerose e piacevolissime da ascoltare.

Nel 1894, Pasquale Vena, un gentiluomo innamorato della propria terra – la Basilicata – dei suoi profumi e dei suoi sapori, diede inizio a una fantastica e intraprendente avventura: la produzione dell’Amaro Lucano

Oggi nell’originario stabilimento di Pisticci si trova il museo “Essenza Lucano”: 700 metri quadri di area espositiva e un ampio giardino, grandi spazi disponibili per show-cooking, masterclass enogastronomiche ma anche meeting e conferenze. 

Un luogo pensato per vivere l’esperienza e (appunto) l’essenza dell’Amaro Lucano. Lo scopo, infatti, è quello di accompagnare il visitatore in un viaggio nel tempo alla scoperta del brand che ha portato la Lucania nel mondo, ma anche di toccare con mano, annusare, assaggiare tutto ciò che gira attorno a questo liquore; una sorta di museo dell’impresa. 

Il museo si divide in cinque sezioni tematiche: Lucania, Lucano, Amaro, Storia e Pacchiana (la contadina in abiti tradizionali che campeggia sull’etichetta dell’Amaro). Anche tramite i video e i tool interattivi, è stato possibile calarsi in tutto il percorso storico dell’azienda che, ancora oggi, vanta una conduzione familiare, giunta alla quarta generazione. 

Inoltre, nel museo, è possibile ammirare anche l’evoluzione della campagna pubblicitaria che, negli anni, è stata un elemento determinante per far conoscere e diffondere questo liquore nel mondo.

Percorsi tematici e visuali allestiti in un ambiente minimale e dallo stile contemporaneo che però ben si sposa con elementi legati al passato come, ad esempio, gli antichi torchi in noce. 

Infine, un giardino con le trenta erbe aromatiche che danno vita al gusto deciso e inconfondibile del liquore che in questa esperienza, immergono il visitatore in una dimensione aromatica e inebriante. 

Ovviamente “Essenza Lucano” offre anche la possibilità di acquistare, oltre che l’Amaro e le altre 15 etichette dell’azienda, prodotti in limited edition, come nella “Bottega Lucano” che si trova in via del Corso a Matera. Cioccolatini, babà (noi li abbiamo acquistati: semplicemente divini!!!), dolcetti vari, ma anche gadget come bicchieri, penne, carte da gioco o portachiavi, tutto marchiato “Amaro Lucano” simbolo ormai di qualità e territorialità.

La prima generazione è segnata dal fondatore Pasquale Vena, che alla fine dell’Ottocento, in un piccolo borgo della provincia di Matera, svolge l’attività di pasticcere. La parte avvincente è che sono in tutto otto fratelli, cinque dei quali si trasferiscono negli Stati Uniti per cercare fortuna, perché, all’epoca, la regione viveva una situazione estremamente problematica. Pasquale, per l’appunto, rimane “lucano”; fa apprendistato presso un importante laboratorio di arte bianca come Scaturchio a Napoli, intercettando in quel territorio una serie di erbe officinali (che saranno alla base dell’Amaro Lucano) e sperimentandole poi, evidentemente, nel retrobottega. In quel periodo si usava fare le bagne o corredare con i rosoli i vari dolci. A quei tempi la tecnica della pasticceria e dell’erboristica erano strettamente imparentate. A Napoli, Pasquale, intercettò materie prime diverse, ma la sua grande dote fu quella di imparare e portare tutto a casa. La sua è la genialità che appartiene alle grandi aziende italiane. La storia di Pasquale Vena è la parafrasi dei grandi italiani, che non sono soltanto grandi artisti o grandi registi, ma anche uomini di grandi idee, ingegno e forza, oltre ad una importante determinazione.

Nato come biscottificio a Pisticci (...ed io non perso l'occasione per acquistarne una confezione! Davvero ottimi!), fu l’arguzia di Pasquale a trasformarlo grazie ad un mix di 36 erbe differenti, - tra cui l'assenzio, l'angelica, il sambuco e la genziana - in un nettare sorprendente. Da allora il segreto è sempre stato custodito con grande responsabilità, e la produzione liquoristica non solo ha preso piede localmente, ma si allargò a livello nazionale.

Torniamo ora, alla Pacchiana (la contadina), bellissima nei suoi folti capelli neri. Ammicca e sorride sorniona. È la donna più famosa della Basilicata: è l’icona sull’etichetta dell’Amaro Lucano ed è riconoscibile ovunque. Ha il fascino immortale di Sofia Loren e come ogni diva è sfuggente. I suoi occhi sono voltati altrove, come se nascondesse un segreto, un segreto nascosto nella terra e nelle piante.

Proprio in questo suo ritrarsi si rivela qualcosa di magico in lei che la rannoda alle antiche magiare. Anche le erbe che porta nel cestino rimandano a un legame con la terra e con la potenza vivificante e indistruttibile della natura, come fossero incantesimi che solo a lei è dato conoscere. Proprio come fosse una strega. O una fata.

Seconda la leggenda, la Pacchiana viveva a Terravecchia, il quartiere più antico di Pisticci. Era il 1894, e il pasticcere Pasquale Vena dava vita al liquore destinato ad una gran fortuna.

Allora, la florida bellezza della ragazza faceva innamorare più di un uomo, e la sua fama – si racconta – travalicava i confini del borgo. Anche Pasquale Vena doveva esserne stato soggiogato se decise di omaggiarla attraverso l’etichetta. Di lei, non si sa altro. La sua vita e la sua stessa esistenza sono avvolte dalla leggenda.

Ma ci piace immaginarla intenta al lavoro nei campi con indosso l’abito tradizionale di Pisticci. Si dice che lo stesso nome “Pacchiana” sia stato imposto a questo costume popolare dalla nobiltà locale, a sottolineare la sciatteria delle contadine e delle artigiane. Eppure, la Pacchiana ha trionfato: è lei l’icona della bellezza e dell’eleganza lucana senza tempo, con la sua immortale “suttanin”, la sottogonna, “u ‘snal”, il grembiule, a “u scipp”, il seducente corpetto ricamato con un filo d’oro… A guardarla, persino i cerchi alle orecchie, “li circiedd”, sembrano cesellati per mettere in evidenza l’anima libera e gitana di questa ragazza caparbia, volitiva e modernissima. Dopo oltre un secolo, di lei non ci resta che un volto disegnato, impegnato a guardare altrove. Come quello di una dea popolana delle messi, custode di segreti e di magia immortali.

La famiglia Vena, giunta alla quarta generazione, vede alla testa, Pasquale Vena, nipote del fondatore, affiancato dalla moglie Rosistella, dai figli Leonardo, che si occupa di marketing, e Francesco, proprietario e amministratore delegato.

La tradizione continua!!!

Io ringrazio di cuore, ancora una volta, Giusy, Antonietta e Leonardo, per i suggerimenti ai nostri acquisti e la grande disponibilità, e tutta la famiglia Vena! Siamo stati accolti alla grandissima!

Ad maiora!

 

Foto: Marlene-Loredana Filoni

 

 

 

 


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