Applausi a scena aperta e caloroso plauso per la piece tratta dall'omonima opera teatrale di Alfred Uhry, interpretata da Milena Vukotic, Salvatore Marino e Maximilian Nisi, regia Guglielmo Ferro.
Il teatro è intramontabile, e seppur abbia vissuto, e viva ancora, grandi difficoltà e problemi, è sempre piacevole andarci per apprezzare grandi piece teatrali, intramontabili, che fanno la storia dei palchi di tutto il mondo.
E' anche bello ri-vedere un pezzo dopo un anno e scoprirlo sotto una 'nuova' verve, forse più emozionante e commovente del precedente.
Nel mio caso, aver rivisto, a distanza di un anno, la commedia "A spasso con Daisy" è stata, da un lato, una conferma, e, dall'altro, una visione quasi più 'consapevole', sicuramente diversa, più appassionante, nonostante già la precedente mi avesse entusiasmata!
Le gente vuole tornare a teatro, DEVE poterci tornare! E la riprova è stata proprio ieri sera al Teatro Tor Bella Monaca, con la sala gremita, un sold out del tutto meritato!
La vicenda di "A spasso con Daisy" inizia nel 1948 ad Atlanta. Miss Daisy Werthan (Milena Vukotic) è un'anziana e distinta signora ebrea di settantadue anni, vedova di un ricco produttore di tessuti, anch'egli ebreo e maestra elementare ormai in pensione. Molto attiva e indipendente, nota come una donna molto burbera, cocciuta e bacchettona, vive da sola nella sua bella casa, dove è assistita dalla domestica Idella (che non appare in scena), che con gli anni ha imparato a sopportare il suo indomito temperamento quanto le sue bizzarre fissazioni. Un giorno perde il controllo della sua automobile sbagliando la marcia mentre esce dal garage, finendo nel giardino dei vicini. Benché uscita dall'incidente miracolosamente illesa, miss Daisy ha provocato un danno notevole da risarcire, tanto che suo figlio Boolie (Maximilian Nisi), erede dell'azienda paterna, decide di assumerle un autista, nonostante le sue furiose proteste.
Poco tempo dopo, Boolie conosce un uomo di colore di quasi sessant'anni, Hoke Colburn (Salvatore Marino), autista delle consegne del latte, analfabeta e in pensione, che opportunamente avverte circa le inesauribili particolarità caratteriali della spigolosa e pignola signora. Hoke assiste quindi miss Daisy armandosi di una massiccia dose di pazienza e di un sorriso sempre spontaneo e solare, concedendosi di tanto in tanto anche frecciate d'umorismo pungente. All'inizio la donna rifiuta categoricamente l'autista, in quanto la farebbe, a suo dire, "passare scioccamente per ricca davanti a tutti", e fa di tutto per tenerlo seduto in cucina in silenzio, ben lontano dalla nuova automobile, arrivando poi a trovare ogni pretesto per convincere il figlio a cacciarlo via, ma senza successo.
Dopo una settimana, miss Daisy accetta di ricorrere ai servizi di Hoke, che le ripete di continuo di non poter accettare di essere pagato da Boolie solo per girare i pollici in cucina, facendosi portare al supermercato, dalle amiche, al cimitero ebraico e poi anche alla festa del novantesimo compleanno del fratello. Con il passare degli anni miss Daisy si ammorbidisce e si fa più amichevole con l'autista, anche se ogni tanto si concede qualche istante di burbera pedanteria. Con la morte improvvisa di Idella per ictus, nel 1963, l'anziana vedova e il suo autista smorzano le difficoltà relazionali, al punto che lui s'improvvisa con grande entusiasmo giardiniere, cuoco e cameriere. Complice il passare del tempo, fra i due nascerà una bella storia d'amicizia, tanto che la maestra si deciderà a insegnargli a leggere e a scrivere. Nel 1966, Boolie amplia la propria azienda tramutandola in un'industria di grande successo, tanto da venire insignito dalla Camera di Commercio del titolo di uomo d'affari dell'anno, mentre miss Daisy, ormai novantenne ma sempre in ottima salute, partecipa a un discorso di Martin Luther King in occasione di una cena sociale a cui è presente tutta l'alta società di Atlanta.
Nel 1973, ormai quasi centenaria, miss Daisy si ammala di demenza ed entra improvvisamente in uno stato di confusione, convincendosi di essere ancora a scuola a insegnare ai suoi bambini; il finale la vede ospitata in una casa per anziani dove riceve saltuariamente la visita del figlio e di Hoke, anche lui invecchiato, ma rimasto il suo unico vero amico per oltre venticinque anni.
Scritto da Alfred Uhry, ha vinto il Premio Pulitzer per la Drammaturgia nel 1988, e, l’anno successivo, il celebre film con Morgan Freeman e Jessica Tandy si è aggiudicato ben quattro Oscar.
“A spasso con Daisy” è davvero un delizioso spettacolo teatrale, ironico e mai pesante, che regala un'ora e mezza di emozioni e sensazione variegate.
La bravissima Milena Vukotic, dà vita all'anziana Daisy in modo straordinario, grazie ad una storia delicata e divertente, capace di raccontare con umorismo un tema complesso come quello del razzismo nell’America del dopoguerra, la convivenza tra etnie diverse, il rapporto madre-figlio, la solitudine e la difficoltà di vivere. Il suo modo di porsi verso l'autisa, dapprima guardingo, ritroso, quasi astioso, salvo divenire poi molto sensibile, 'protettiva', affettuosamente prodiga, raggiunge l'apice della commozione, quando si rende conto che Hoke, le è prezioso, sempre presente ed attento, affermando: "sei il mio migliore amico!" Cosa che ripete anche quando si trova in una struttura, perchè affetta da Alzheimer, a sottolineare la solidità di un'amicizia che non conosce ostacoli, va al di là di tutto! In me, ha suscitato una vivida emozione... Scena struggente.
Salvatore Marino incarna alla perfezione l'autista Hoke Colburn, sempre paziente (anche troppo... ), gentile, garbato, tranquillo, mai una risposta contrita nei riguardi della capricciosa Daisy... una recitazione naturale ed intensa al contempo, piacevolissima. Credo che in questa interpretazione, siano stati dati, per la prima volta, il giusto merito e valore al tipo di recitazione che possiede Marino.
Maximilian Nisi nel ruolo del figlio Boolie, interpretato da Dan Aykroyd nel film di Bruce Beresford, si è quasi 'migliorato', oserei dire, anche se è un attore talmente scrupoloso, che sa addentrarsi nei meandri psicologici e fisici dei personaggi che va ad interpretare, che sembra quasi un eufemismo. Maximilian è un interprete onesto, legato sempre al proprio corpo ed alla sua vocalità, ha interpretato in modo accattivante lo strampalato figlio, condizionato incessantemente da una moglie opprimente e dittatoriale, che gli fa fare cose strambe... sembra quasi un figlio superficiale, ma a modo suo, vuole bene alla madre, indole forte anch'essa. Rispetto alla prima rappresentazione, Nisi si è vestito totalmente del personaggio, lo porta addosso, è diventato suo totalmente. Perfino la voce di Maximilian appare singolare, diversa, rispetto ad altri personaggi da lui interpretati, finanche il respiro diviene più affannoso con il passare dei decenni all'interno della storia. Nisi ci dona un Boolie dalla forte drammaturgia, che regala emozioni e risate.
Una commedia leggera piena di ironia, di grazia, delicatezza e respiro.
Applausi!
Foto: Luigi Cerati


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