Katia Tenti, scrittrice per abitudine, amore e urgenza.

Katia Tenti, scrittrice per abitudine, amore e urgenza.

La scrittura ha il potere di curare ogni cosa.

Si intitola Resta quel che resta, il nuovo romanzo di Katia Tenti, scrittrice sopraffina nata a Bolzano dove tuttora vive e opera. Un testo che non può e che non deve lasciarci indifferenti per gli importantissimi messaggi che “lancia” tra le pagine, tra cui il senso e l'amore per la patria.

 

Katia, chi o che cosa ti ha avvicinato alla scrittura?

"Sono nata e vivo a Bolzano. Una parte della mia famiglia è immigrata qui negli Anni '40: favoriti dalla propaganda, tentavano di sfuggire ai danni della guerra in cerca di un luogo dove poter ricostruire una vita nuova. L' Alto Adige era la terra promessa. Ho iniziato a viaggiare quando ero ancora in fasce, tra le braccia di mia madre. Per nostalgia tornava spesso nella sua terra di origine. Trascorrevo lunghi periodi lontano da casa e quando tornavo cadevo spesso in disperazione perché finivo per sentirmi estranea alla mia stessa terra. Allora scrivevo. Annotavo le mie avventure estive, i pensieri, le impressioni, per ricordare i posti e le persone con cui stavo bene. Scrivere è diventata così un'abitudine, un bisogno, un modo per raccontare le cose dal mio punto di vista. Non ho mai smesso di esplorare il mondo insieme a un taccuino, una stilografica e dei libri da leggere. Leggo per conoscere, per sognare e per rilassarmi. Scrivo per passione, per disperazione e anche per lavoro."

 

Con quali parole descriveresti il rapporto con essa?

"Ci sono tre parole per descrivere il mio rapporto con la scrittura: passione, amore, dedizione. La scrittura ha il potere di curare ogni cosa. È l’unica cosa che davvero mi fa stare bene."

 

È cambiato nel corso del tempo?

"Direi che nel tempo la scrittura è cresciuta con me, da giovane innamoramento ad amore maturo. Ma se un tempo scrivevo soprattutto per paura di dimenticare, oggi lo faccio perché, in fondo al cuore, spero che siano gli altri a non dimenticare me."

 

In che situazione ami scrivere?

"Sono sincera: per me ormai è un mestiere e come tale non solo sono capace di farlo in qualsiasi situazione, tanto è parte della mia essenza, ma sono in grado di scrivere a comando: sempre e ovunque."

 

Ti piace isolarti dal mondo che ti circonda quando lo fai?

"Diciamo che mi piacerebbe potermi isolare, ma dipende. Quando lavoro ad un libro mio, mi impongo l’isolamento almeno per alcune ore. Ma non vivo con l’ideale dello scrittore isolato nella casa di campagna, al freddo, con il cane accanto e la candela accesa. Lo considero un lavoro a tutti gli effetti e ho sviluppato una capacità straordinaria di concentrazione che, nella sostanza, è una forma di isolamento a tenuta stagna. Solo mentale, però!"

 

A proposito, come lo vedi quello odierno?

"Il mondo di oggi, dal punto di vista umano, è lo specchio di quello di ieri e lo stesso sarà nel domani. È questione di corsi e ricorsi della storia. L’uomo purtroppo non ricorda e quindi non impara dalla Storia, ma questo è il suo dramma dalla notte dei tempi. Di diverso nell'oggi c’è che lo stiamo deturpando in modo irrimediabile e questo sì che mi fa davvero paura. È drammatico."

 

I giovani vogliono conoscerlo sempre più e pare quasi che vogliano scappare dalla loro realtà e dalla loro terra. Per quale motivo secondo te?

"Scappare fa parte del processo di crescita, della scoperta, dell’emanciparsi. E penso che sia giusto mettere il naso fuori, esplorare, conoscere e confrontarsi. Ciò che occorre sapere è che è da se stessi che non si fugge: ovunque tu vada, il tuo te stesso non ti mollerà un solo istante. Non te ne liberi, c’è poco da fare."

 

Tu, nel tuo nuovo romanzo, parli proprio di amore per la patria. Partiamo dalla parola amore. Che cosa significa per te amare davvero?

"Sai che mi fai una domanda difficile? Io non so cosa sia l’amore, ma lo rispetto. Forse resistere alla lunga distanza…"

 

E la patria? Che valore ha oggi? Lo possiede ancora?

"Credo che sia una parola svuotata dal suo significato tanto da aver perso senso. I confini sono talmente grandi e si sono fatti talmente fluidi da rendere difficile decifrare questo concetto che di per sé riguarda l’identità culturale, linguistica e geografica. Ci dovrebbe fornire senso di sicurezza che non sempre è concreto. Una cosa però credo: nel momento in cui qualcuno dovesse minacciarci, quel senso tornerebbe a farsi sentire dentro ognuno di noi."

 

La scuola che cosa può fare in concreto per aiutarli in tale direzione?

"La scuola ha problemi tali per cui credo che possa fare ben poco. Troppe responsabilità le vengono attribuite, troppe problematiche da gestire e risolvere. E con pochi mezzi. Ma gli insegnanti di valore ci sono, e io confido in loro."

 

A proposito di scuola, parliamo di insegnamenti: al di là di quelli presi grazie a questa istituzione, quali sono quelli più importanti che hai appreso nel corso della tua vita?

"Ho imparato i valori che mi hanno trasmesso i miei genitori che credo siano universali: rispettare me stessa e il mio prossimo. Credo che se già ogni giorno ciascuno di noi riuscisse a rispondere a questo insegnamento, molti problemi sarebbero già risolti sul nascere."

 

Chi consideri i tuoi maestri e perché?

"La vita stessa e la mia esperienza è sempre stata la mia “maestra”. Ma ammetto che anche i miei figli mi hanno dato tante lezioni di vita. Essere madre mi ha cambiata molto e in meglio."

 

Dunque per te la vita è - come dicevano gli antichi - maestra di vita... e la Storia?

"La Storia insegna solo a chi vuole conoscere."

 


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