La vita moderna è troppo caotica, poco a misura d’uomo oserei dire, e tende a stordire.
Guido Domingo è nato il giorno di Natale del 1980 e vive a Cavaria Con Premezzo, un piccolo paese in provincia di Varese. Di mestiere è un biologo e ricercatore scientifico con una grande passione per la scrittura. Il suo primo romanzo, intitolato, "Nemmeno una virgola", è un autentico inno alla vita e racchiude al suo interno tantissimi punti di riflessione.
Guido, perché un romanzo dedicato in qualche maniera alla vecchiaia?
"Perché è un tema che da sempre mi perseguita. Temo la vecchiaia, meno gli acciacchi, più la solitudine. Inoltre, nello scriverlo mi sono reso conto che in qualche modo stavo cercando di riscrivere un finale: quello di mia nonna che ha letteralmente consumato gli ultimi dieci anni della sua vita sopra ad un divano, davanti ad una tv perennemente accesa."
In esso si trova anche molta dolcezza e un'innata voglia di vivere che sovente molti giovani di oggi hanno perso. Perché non sanno più realmente vivere ma tendono soltanto a sopravvivere?
"Io voglio essere ottimista. Penso che i giovani non abbiano perso la voglia di vivere ma l’abbiano semplicemente nascosta sotto la montagna di input che giornalmente ricevono. Mi spiego meglio: la gioia di vivere per me è una sensazione lieve ed effimera che non deve essere cercata, ma ti raggiunge quando sei in pace. La vita moderna è troppo caotica, poco a misura d’uomo oserei dire, e tende a stordire."
Altri - invece - tendono a morderla troppo e a gettarla via, i Media quanto contano in questa direzione?
"Contano parecchio, purtroppo. Conosco gente che va in montagna solo per poter fare una foto da postare su un Social. Questa gara all’ostentazione distrae dalla vera essenza delle cose."
Tu che rapporto hai con esso? E con i Social?
"Mi sento coinvolto, come tutti, spesso controvoglia. Io faccio parte di una generazione che è cresciuta senza Social, quindi mi mantengo vigile e se mi accorgo di un principio di dipendenza, faccio un passo indietro. Sono - però - preoccupato per coloro che sono nati e cresciuti con essi."
La protagonista del tuo romanzo inizialmente non esce praticamente di casa poi accade qualcosa, che la induce a cambiare nettamente rotta. E' capitato anche a te di cambiare totalmente atteggiamento o visione della vita dopo un particolare accadimento?
"E’ capitato. Ho conosciuto alcuni dei miei limiti più bassi, ma fortunatamente per me, al loro raggiungimento ho sempre trovato una forza contraria che mi ha spinto nella direzione opposta. Non mi vergogno della mia insicurezza, mi ha reso dubbioso e mantenuto malleabile. Ora sono in grado di rispondere più prontamente alla vita."
Soprattutto quando si è figli e i genitori diventano anziani, si tende a invertire i ruoli, per cui i figli diventano i genitori e viceversa. Credi che questo spaventi molte persone?
"Non saprei, ma io lo trovo magnifico. Non ho figli, ma mi rendo conto di avere ereditato molti atteggiamenti da mia madre, e quando sarà il momento sarò pronto a restituirle quei gesti, in un circolare ed eterno abbraccio."
La paura può rovinarci la vita?
"Assolutamente sì, soprattutto quella di fare la scelta sbagliata. Smettiamola di voler essere perfetti e infallibili. Da biologo posso affermare che l’evoluzione, e quindi la vita stessa, nasce dagli errori."
Ma dietro di essa talora non si può nascondere anche il desiderio di non crescere e di non avere responsabilità? Come si può vincerla?
"Mi sento un po’ chiamato in causa perché, come ho detto in precedenza, temo la vecchiaia. Credo che in fondo sia importante capire che ogni fase della vita valga la pena di essere provata. Per vincerla il mio consiglio è di ascoltare queste due canzoni: “C’è tempo” di Ivano Fossati e “La stagione dell’amore” di Franco Battiato."
A proposito di vittorie, quale è stata la tua più importante a livello professionale? E privato?
"Non ho una vittoria in particolare da menzionare, ma tanti piccoli successi che hanno tracciato un percorso. Se mi volto vedo la direzione che ho preso, non è lineare ma continua nello stesso senso da anni. Questa è la mia più grande vittoria."
Che cosa ti auguri per gli ultimi mesi del 2022? Magari l'uscita di un nuovo romanzo?
"Effettivamente un nuovo romanzo è in cantiere, ma vorrei ancora per un po’ coccolarmi il primo che ho scritto..."


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