Oggi vi racconto la storia di Arturo Becchetti, Fabrizio Felici, Alessandra Pusceddu, Luca Bambina, Lorenzo Carrubba, Maria Laura Morgantini e Eugenia Scambelluri che hanno dato vita ad un laboratorio di ricerca culturale “Ultra – Laboratorio Trasversale”.
Il contesto sociale, economico e culturale che le nuove generazioni, già dalla fine degli anni novanta, si trovano per certi versi a subire e cercare di gestire, impone profonde riflessioni sia sul presente che sul futuro, in termini di visione e non solo di gestione emergenziale del quotidiano. Il mondo della professione è tra quelli che nell’ultimo trentennio ha subito profondi cambiamenti che ne hanno snaturato l’identità e soprattutto la percezione da parte della comunità. Una qualifica professionale non garantisce più, come in passato, un riconoscimento adeguato ad anni di studi e sacrifici, con conseguente smarrimento dei professionisti più giovani e un più serrato atteggiamento di difesa da parte di quelli più anziani. Questo scollamento ha generato, purtroppo, dinamiche più pragmatiche e orientate alla sopravvivenza che non alla produzione intellettuale. In buona sostanza, il valore generato per la comunità e non per il singolo, rischia di venire sempre meno.
Fortunatamente esistono ancora realtà che reagiscono a questa situazione ambientale, rispondendo con una visione più ampia e perseguendo una crescita professionale che viaggi in parallelo con la restituzione alla comunità di impegno e valore.
Desidero quindi presentarvi la storia di Arturo Becchetti, Fabrizio Felici, Alessandra Pusceddu, Luca Bambina, Lorenzo Carrubba, Maria Laura Morgantini e Eugenia Scambelluri, che, partendo da concetti a me cari come l’interdisciplinarietà e la capacità di fare rete, hanno dato vita ad un interessante iniziativa in grado di produrre notevoli risultati: parliamo del laboratorio di ricerca culturale “Ultra – Laboratorio Trasversale”.
Lascio quindi la parola ai protagonisti per presentarci la loro realtà
“ULTRA – Laboratorio Trasversale è un laboratorio di ricerca, è una realtà giovane (abbiamo trovato il coraggio di istituirci ufficialmente a fine 2021) e in divenire. È un progetto collettivo nato con lo scopo di dare spazio e risonanza alle tematiche e alle ricerche che da giovani professionisti reputiamo fondamentali, e che non sempre nel mondo lavorativo trovano sfogo. ULTRA è il nostro modo per dire: “noi ci siamo”, siamo attivi e partecipi alla vita collettiva, possiamo dire la nostra sulla percezione del contesto in cui viviamo e sulle sue trasformazioni possibili, avendo come obiettivo ultimo una città e un territorio a misura umana, smart e sostenibile, ma soprattutto condiviso e partecipativo. I nostri ambiti di specializzazione sono molto diversi tra loro, dalla scala urbana a quella architettonica, a quella del design e della comunicazione. Pensiamo che l’approccio alla realtà, sia esistente che progettuale, non possa esimersi da una visione di ampio respiro che ne possa comprendere le dinamiche e gli effetti di sviluppo sia diretti che indiretti.”
In questo periodo storico, a seguito prima della crisi immobiliare del 2008 e poi della ben più influente pandemia dovuta al virus SARS-CoV-2 nel 2020, le prospettive lavorative di molti giovani neo-laureati sembrano sempre più a rischio. Lo conferma il fenomeno della “fuga di cervelli” verso altri paesi Europei e non solo, che ha condizionato l’Italia dai primi anni 2000. Sempre più spesso però si sentono notizie di un’inversione di tendenza, tra chi rientra e chi decide di rimanere e mettere a disposizione le proprie conoscenze. Questo fenomeno ha dato luce a numerose attività imprenditoriali e associative composte, organizzate e gestite da giovani under 30 in risposta alle difficoltà del costruirsi una carriera in seguito al conseguimento di un titolo di laurea. Siete una realtà giovane (in tutti i sensi), posso chiedervi dunque cosa vi ha spinto a fondare ULTRA - Laboratorio Trasversale?
“Abbiamo la fortuna di essere un gruppo variegato, fatto di persone con esperienze diverse alle spalle, da chi è partito ed ha deciso di tornare a chi non ha mai voluto andarsene.
Ci siamo trovati nel mondo del lavoro e ci siamo scontrati con il precariato, i salari spesso inadeguati e dinamiche di lavoro che non valorizzano la crescita personale, ma abbiamo cercato di fare fronte comune. Andare via ci è sembrata un’alternativa troppo facile.
In ULTRA, costantemente continuiamo a confrontarci sulle nostre esperienze lavorative e riusciamo a ridurre le situazioni negative. Ogni problema che sorge alimenta un dibattito interno su quali possano essere le possibili soluzioni o le modalità con cui contrastarlo. Ci risulta palese, alla fine di ogni discussione, che la nostra indole sia quella di confrontare diversi punti di vista ed esperienze per ricavare risposte intelligenti e propositive ai problemi di tutti i giorni. La possibilità di trovare qualcuno disposto ad ascoltare le tue difficoltà e ad aiutarti ad emergere come professionista, ha sicuramente inciso positivamente sulla volontà di rimanere in Italia. Inoltre stimola continuamente alla consapevolezza che insieme riusciamo a cambiare qualcosa.
Detto questo, viene automatico ribadire quanto la fondazione di ULTRA, in una dinamica associativa, sia stata più una necessità che una volontà: se a 30 anni decidi di rimanere (stiamo facendo una media tra le età dei componenti), devi anche decidere di impegnarti in prima persona affinché il mondo in cui vivi possa migliorare. Non possiamo aspettare che il cambiamento ci arrivi imposto da altri, dobbiamo partecipare al futuro perché abbiamo tante idee e desideriamo condividerle con tutti quelli che ci vogliono ascoltare, tanto per sostenerle quanto per smontarle e spronarci a produrne di migliori.”
La maggior parte di voi proviene dal Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre, ma siete tutti laureati da meno di 5 anni e avete un’occupazione primaria rispetto ad ULTRA. Come giudichereste la preparazione che l’università fornisce ad affrontare la vita post-laurea?
“In generale, abbiamo da sempre valutato positivamente l’esperienza universitaria e alcuni di noi, tra l’altro, hanno continuato il proprio percorso nella ricerca accademica post-laurea, come dottorandi e assistenti alla didattica. Allo stesso tempo però c’è un momento in cui quasi tutti i giovani neo-laureati – tra cui noi - si sono scontrati con il mondo del lavoro e hanno visto crollare le utopie che durante l’università gli è stato permesso di costruire, generando quello che pensiamo sia un normale spaesamento.
Per contrastare questa tendenza, crediamo che una possibile soluzione possa essere quella di impegnarsi in prima persona in iniziative parallele ai normali curriculum di studio, dando modo di spaziare nelle diverse sfaccettature di una scienza (come nel nostro caso nell’Architettura), acquisendo competenze ed interessi il più ampi possibili. Abbiamo ancora, forse proprio per questo motivo, un forte legame con il mondo universitario, soprattutto con il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre che supporta il progetto ULTRA tramite professori sensibili al tema della continuità dopo gli studi. La fortuna di aver incontrato personalità di altissima cultura e professionalità, nonché squisitamente predisposte ad aiutare iniziative nate da ex studenti appassionati, gioca un ruolo fondamentale nel considerare la formazione universitaria come un'opportunità fondamentale per affermarsi in modo soddisfacente nel mondo lavorativo; basta saperla sfruttare.”
ULTRA si costituisce come un Laboratorio di ricerca, quali sono i vostri ambiti di ricerca principali?
“Abbiamo voluto, per ora, mettere un contenitore ai nostri ambiti di interesse per cercare di direzionare un minimo, almeno in questa fase di primo sviluppo, la nostra ricerca. Il tema della città contemporanea ci è sembrato adatto perché immediatamente riferito al contesto antropico che quotidianamente viviamo, e per il quale molto più spesso ci troviamo a fare elucubrazioni sulle dinamiche di trasformazione e percezione da parte degli individui. In generale parliamo di architettura, città e territorio da una parte, individuo, comunità, spazio pubblico e servizi dall’altra. Per ora quello che ci stiamo proponendo di fare è insistere sul punto di tangenza e sovrapposizione di questi due mondi, di questi due modi di analizzare il contesto in cui viviamo: uno dal punto di vista di professionisti, e l’altro come cittadini attivi. La ricerca sta proprio nel cercare di far convergere queste due posizioni, che troppo spesso nelle dinamiche politiche e comunicative risultano quasi dicotomiche e invece non dovrebbero esserlo. Un progettista è prima di tutto un cittadino e partendo da questa consapevolezza si può trovare altri modi sia di comunicare ma anche di progettare le trasformazioni.”
Il primo progetto realizzato è stata la mostra fotografica e narrativa EXODUS2020, realizzata in collaborazione con la rivista studentesca Scomodo di Roma. Raccontateci la storia del progetto.
“EXODUS2020 è stato il nostro primo progetto ufficiale, a cui rimaniamo molto legati anche perché, di pari passo al suo svolgimento, è nata la nostra stessa realtà associativa. Nonostante abbia avuto luogo da maggio 2022, porta il nome di Exodus2020 perché è nato proprio in quel periodo, in piena pandemia e con la voglia di ragionare su temi urbani che in quel preciso momento storico ci sembravano impellenti.
Scomodo ci aveva chiesto di fare una mostra fotografica in cui raccontavamo la città con gli occhi degli architetti. Abbiamo approfittato della pandemia e di un momento di intenso dibattito tra noi su quale fosse o dovesse essere il punto di vista degli architetti, per indagare un problema che ci sembrava più grave: la percezione della città, e su questi ragionamenti abbiamo scritto un manifesto, la parte fondante di questo progetto.
Il processo poi si è finalmente aperto (anche perché sono finiti i lock down) e abbiamo coinvolto una ventina di giovani architetti/fotografi, mentre Scomodo ha avviato un concorso interno per narratori. Da qui in poi attraverso un lungo processo di contaminazione e dibattito ogni team (suddivisi secondo 8 tematiche urbane) ha presentato un’esposizione fotografica e narrativa attraverso una sintesi critica e un processo di deriva urbana.
Nessuno di noi si aspettava una partecipazione così numerosa e interessata, durante la giornata di inaugurazione! Architetti, Professori universitari, professionisti, turisti, o semplicemente cittadini di passaggio, sono stati i più vivi portatori di tematiche finora sottese alla stessa esposizione. Proprio tale partecipazione ci ha spinti ad organizzare due ulteriori serate dedicate agli EXODUS Talks: occasioni per andare a districare il dibattito, avvalendoci del contributo fondamentale di esperti che hanno portato un punto di vista esterno, critico e propositivo.
L’esperienza di EXODUS2020 e soprattutto di questi dibattiti, ci ha convinti che le tematiche emerse potessero meritare un progetto di più ampio respiro.”
Roma è uno scenario ricco di realtà associative e di giovani imprenditori. Secondo la vostra esperienza quanto è fondamentale fare “rete” con altre realtà?
“Fare rete ad oggi è la cosa fondamentale per poter avere la capacità e la risonanza di esprimersi, anche se c’è da dire che spesso non è semplice far coincidere tutte le tessere del puzzle. Ci stiamo muovendo in modo da essere connessi con le altre realtà che ci circondano, cercando in tutti i modi (perché purtroppo l’altro lato della medaglia è questo) di non arrivare a snaturarci assorbendo il pensiero di altri o ad essere assorbiti da realtà più grandi della nostra. Di sicuro abbiamo avuto, nelle esperienze singole e in quelle di ULTRA, la riprova del fatto che essere in contatto con ciò che ti circonda è sempre un valore aggiunto, allo stesso tempo è utile per convogliare le energie su un obiettivo comune e soprattutto per avere dinamiche di confronto che non avresti dall’interno. Ormai risulta ridondante, ma sottolineiamo nuovamente che per noi dibattito e confronto sono meccanismi di crescita fondamentale, e nel momento in cui sono incentivati dall’interazione con realtà esterne hanno valore aggiunto perché si potrebbe arrivare a farsi portavoce di un discorso comune.”
Il vostro prossimo progetto si chiamerà EXODUS MAPPING, di cosa si tratta? Potete darci qualche anticipazione?
“Come avrete certamente intuito dal nome, Exodus Mapping è la naturale prosecuzione dell’esperienza positiva di Exodus2020. Durante il periodo che ha investito l’apertura della mostra, nei mesi di maggio e giugno, ma soprattutto durante i preziosi contributi esterni emersi durante le due giornate di Talk organizzate in concomitanza, abbiamo subito capito che quest’esperienza non poteva finire così. O quantomeno non poteva andare avanti, venendo semplicemente riproposta tale e quale. Troppi spunti, troppi approfondimenti, troppe domande a cui dare una risposta! Perciò abbiamo pensato di estendere quella ricerca e darle un respiro più ampio. L’obiettivo di questo nuovo progetto è quello di mappare un qualcosa di immateriale, intangibile all’interno della città: il senso di appartenenza urbano dei singoli cittadini. Questo ci permetterà soprattutto di coinvolgere, in maniera più ampia possibile, la popolazione, di raccogliere e catalogare (per poi, in fine, analizzarle) le loro esperienze e le loro percezioni sulla parte di città che vivono. Tutto questo veicolato dal “mezzo di comunicazione” che è la mostra stessa. Le foto e i racconti sulla città vogliamo che continuino ad essere il punto di partenza su cui costruire, per il cittadino, le proprie personali riflessioni.”
Infine, le aspettative per il futuro. Siete giovani e avete ancora molto da sperimentare ma dove vuole andare ULTRA? Come vi vedete tra qualche anno?
“Ultra è giovane, ha circa un anno, ed è difficile avere una chiara visione del futuro: abbiamo così tante idee da sviluppare che potenzialmente potrebbe succedere di tutto! Diciamo che per ora ci auguriamo di diventare una realtà riconosciuta a livello professionale e non, che possa essere un reale punto d’incontro tra gli attori che concorrono allo sviluppo della città, di Roma e non solo.
Il nostro laboratorio ha sede a Portuense 201, un luogo davvero perfetto per alimentare la creatività e le menti di chi cerca nuovi spunti di riflessione sulla città. Siamo inseriti in un complesso e ricco ambiente romano, da sempre fucina di sperimentazioni e ricerche a trattazione teorica. Si può dire che Roma, in sé, è il laboratorio urbano per eccellenza da sempre! Basti pensare agli albori della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, con la primavera sessantottina o alla postuma estate romana di Nicolini, con un rapporto tra architettura e città ricco di coinvolgimento e contaminazione tra figure istituzionali e popolazione. Ecco se ci dovessimo immaginare in qualche modo, ci vogliamo immaginare così, impegnati nel riaccendere quel filone di dibattito una volta fertile nella nostra città, arricchendolo con il nostro e altri contributi.”
Questa esperienza ci ribadisce che è sempre possibile convogliare le proprie energie, sicuramente con sacrificio e dedizione, in progetti che abbiano un respiro più ampio e costruttivo. Questi giovani professionisti hanno la consapevolezza che il loro operato rappresenta e rappresenterà uno stimolo anche per altri soggetti che intendano impegnarsi ben oltre il quotidiano. A loro va un plauso e tutto il nostro sostegno."
Per chi volesse contattare ULTRA – Laboratorio Trasversale:
mail:
web/social: https://linktr.ee/ultralab
Foto in alto da sinistra:
- La sede di Ultra durante la prima partecipazione ad OpenHouse 2021, sulla parete i ritratti pop dei componenti del laboratorio
- Durante OpenHouse 2021 è stata esposta la “Ultrabox” nella quale ogni visitatore poteva inserire un proprio contributo riguardo cosa dovesse fare una realtà appena nata come Ultra.
- L’ingresso alla mostra “Exodus2020”, prima dell’inaugurazione, che si è tenuta nella nuova sede della rivista universitaria Scomodo a San Salvatore in Campo, Roma
- Parte della mostra “Exodus2020” ha trovato luogo nel piano inferiore della sede di Scomodo, una ex-fonderia che insieme all’allestimento ha entusiasmato tutti i visitatori
Foto in basso da sinistra:
- Un momento dei due Talks che si sono svolti successivamente la mostra, dove sono stati invitati Professori e Professoresse dell’Università La Sapienza e di Roma Tre
- In occasione di OpenHouse 2022, Ultra ha deciso di lavorare sugli “Archetipi dello Spazio Pubblico”; Le persone venivano invitate a comporre il “proprio” spazio pubblico usando degli oggetti messi a disposizione


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