Intervistare uno scrittore prolifico come Sante Rodella vuol dire entrare nel mondo paradossale e unico di un creativo. Insieme, ripercorriamo la sua poetica, segnata da una parabola esistenziale fatta di libri in cui il mondo contadino si intreccia col cinema, con la sociologia, fino a delle punte di spiritualità, ritrovate anche negli occhi enigmatici di un mite gattino.
Nel primo libro “Il prof di religione“ (Tracciati editore) l’autore tratta il mondo dei giovani, dopo anni di insegnamento. Vite di adolescenti che sbocciano, e vite che piano piano si reclinano su se stesse, la forza della scuola come elemento propulsivo, di osservatorio privilegiato e spietato insieme dei tempi.
Dopo arriva “Ausonia“ (Tracciati editore) in cui l’autore riesce a creare una enorme figura letteraria narrando la nonna, una tenace donna di umili origini che diviene col matrimonio la signora del contado Veneto, la moglie di un possidente che emerge e aiuta la famiglia. Una novella eroina che dal fulgore opulento, sfuma verso la malinconia in una apoteosi di riflessioni sulla vita e sulle origini.
“Liz e Dintorni “ (Albratos edizioni), la diva Taylor, in un suo libro, viene narrata in una maniera inedita, in prima persona, ma da un suo fan particolare, lo stesso Rodella, un libro che diviene un raffinato gioco di specchi fan/diva uomo/donna.
Poi arriva “L’ultimo divo”, un omaggio all’ icona anni settanta, Gianni Macchia; attore di tanti film action ed erotici di culto, artista anni '70 dall’anima tormentata, che gira il mondo in un turbinio incredibile di amori, viaggi, momenti tragici e poetici insieme, che svelano sensibilità e sofferenze tramutate in voglia di vivere e poesia.
Il ritorno all’amato Veneto è inevitabile con ”Rita” (Tracciati editore), storia di una giovane donna in crescita in epoca fascista, le schermaglie con la madre e con una società classista, maschilista e sessuofobica, dove i primi alieni sono i parenti stessi, ricchi e disillusi.
Infine i gatti narrati in “Uomini, gatti e tutto il resto” (Senso Inverso edizioni), novelle che celebrano i felini come testimoni enigmatici della vita nei momenti più vitali e deplorevoli dell’esistenza di umani, uomini e donne, che paiono feroci e senza scrupoli.
Quanto ha inciso la cultura veneta nei suoi libri?
"Beh Antonello, sono intervistato ma mi sento un allievo all’interrogazione, non preparato. Io mi sento molto veneto in “Poi Ausonia”, la campagna veneta è spesso protagonista, ma anche troneggia spesso una Venezia cosmopolita come nell’ultimo libro, il Veneto è presente anche ne “Il prof di religione”. Il Veneto è un effluvio che ti accarezza, mi sento più veneto oggi di quando ero giovane."
Lei ha trattato il sociale con la scuola, il mito della ricostruzione in Italia e, infine, il divismo, ma qual è l’ambito più crudele?
"Io direi che la ricostruzione implica un cambiamento di valori, un sovvertimento, le generazioni faticano ad abituarsi al nuovo, tutto cambia, il desiderio di uscire da certi disagi, dalla povertà per costruirsi nuovi ... l’essere umano fa fatica, sì, la ricostruzione post bellica credo sia stata in assoluto la più faticosa."
Il suo terzo libro ”Ausonia”, posso dire, una vera delizia letteraria, è dedicato e narra di sua nonna, una donna della ricostruzione, la protagonista ... si può definire una Italiana in tutto e per tutto?
"Italiana? Dipende dagli stereotipi sotto cui la vediamo, è una donna calcolatrice, un po' arrivista, un’antesignana che ha rotto gli schemi e che ha sposato un uomo più ricco che riesce a dominare, poi domina anche altre famiglie, questo matriarcato esiste anche in contesti mediterranei. Ma queste ascese oggi le trovo più nella donna moderna, oserei dire, più globalizzata.
Lei in “Liz e dintorni” che in "L'ultimo divo" parla di divismo americano e italiano, dei sex symbol, perchè il cinema del passato continua ad avere estimatori?
"Perchè era un cinema che destava entusiasmo, nostalgia, era un compagno di viaggio l’attore, un vicino che accompagnava, oserei dire, uno diventa Divo o Diva in base al pubblico, è il pubblico che lo decreta, il fenomeno sociologico ha creato gratificazioni, facendo sognare le persone, dando attraverso un film due ore di serenità. Il sogno è spesso serenità Il divismo ha fatto molto per i fan, nel divo invece c’è solitudine. In questo gioco di specchi, il fan ha il maggior vantaggio.
Io li ho scritti da fan, sia per Gianni sia per Liz, in epoche diverse mi hanno dato tante gratificazioni filmiche e visive."
Lei analizza molto bene nei suoi libri i gruppi sociali, che siano proletari, contadini, altoborghesi, come nell’ultimo libro dei gatti. Quanto c’è in lei di sociologo?
"Un sociologo improvvisato, non c’è in me una velleità di analisi, c'è una fantasia, sì, poi queste storie familiari - presunte o inventate - hanno creato in me degli archetipi che ho sentito l'esigenza di descrivere, mi rendo conto che la veridicità o intensità dei fatti avviene più nell’interno."
Che tipi di libri legge Sante Rodella ?
"Mah, io sono molto monotematico, per un periodo leggo tutti i libri di Thomas Mann... adesso tutti, anche i meno famosi, di Grazia Deledda."
Progetti futuri ? Un libro?
"Sì, “Prigionia“, libro architettato con mio fratello, nella storia c’è sempre in ballo un artista; un nonno musicista che sarebbe giusto venisse alla luce."


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