Daniela Saraco, io l'amore, la scrittura e i tanti spicchi di me.

Daniela Saraco, io l'amore, la scrittura e i tanti spicchi di me.

L’amore non ha bisogno di scuse nè di chiedere il permesso. Entra. Si accomoda nel nel cuore, sotto la pelle e persino nella mente.

 

Si intitola Come l' acqua del mare, il nuovo e intenso romanzo d'amore di Daniela Saraco. Una donna certamente speciale che si è raccontata a cuore aperto svelandoci un'anima bella e nobile.

 

Daniela, mamma, scrittrice e cosa altro sei? Come ti presenteresti ai nostri lettori ?

"Anzitutto mi piace dire che sono una donna. E’ da lì che parte la mia essenza dei tanti spicchi che compongono Daniela. Non potrei mai essere una brava madre, amante, amica, se non riconoscessi il valore del mio essere. Lavorativamente sono una docente ed una giornalista, presto diventerò pedagogista, con la passione della scrittura."

 

A proposito, tu che genere di lettrice sei? Che cosa ami leggere in particolare?

"Scrivo e leggo romanzi d’amore. Mi piacciono i racconti che mi arricchiscono e mi segnano l’anima.

Sicuramente Massimo Bisotti, Alessandro D’Avenia e Nicholas Sparks sono stati fedeli compagni dei miei giorni. Ma chi mi ha sconvolto pelle e cuore è Valeri Perrin, con Come Cambiare l’acqua ai fiori. Sono spesso stata la Violette dei treni, che tristezza mi faccio. Ora, invece, sono là Violette dei cimiteri. Che crede, spera, sogna, prega, annaffia e coltiva. E non mi arrendo mai ad un destino infelice. Mai."

 

Tu nei tuoi libri  – come hai giustamente sottolineato poco fa - parli d'amore. Come sono cambiati, nel corso del tempo, la tua percezione e il tuo rapporto con esso?

"In realtà non è cambiato molto il rapporto con l’amore nel corso della mia esistenza. Probabilmente si è solo amplificato. Ma da una vera e folle cardiopatica quale sono, il valore di ogni battito di cuore vale tanto. L’amore è la forza motrice della mia esistenza. Ho solo imparato a non trattenere, chi vuol essermi di fianco non ha bisogno di essere convinto. Ma soprattutto ho imparato a non giustificare. L’amore non ha bisogno di scuse nè di chiedere il permesso. Entra. Si accomoda nel nel cuore, sotto la pelle e persino nella mente."

 

In molti lo confondo con l'attrazione e il mero atto fisico, soprattutto i giovanissimi. Come mai? E' la colpa dei Media, dei Social e di noi adulti?

"Non credo sia solo colpa del Web. Piuttosto di una scarsa autostima che nutriamo verso noi stessi. Ma anche di una mancanza di ideali, di basi solide, di consapevolezza. Quando sai chi sei e quanto vali non ti accontenti di chiunque. Certo è che l’apparire sta superando di gran lunga l’essere ed un corpo perfetto ed in bella mostra ha di fatto superato le emozioni o l’intelligenza."

 

Tu che rapporto hai con il Web? Come si può - a tuo avviso - usarlo ma non essere usati?

"Io uso i Social nella stessa misura in cui vivo le emozioni. O meglio, ogni qual volta vivo qualcosa di bello, che sia un traguardo, un luogo, una esperienza, sento la necessità di raccontarlo o comunque di immortalarlo. Una specie di diario digitale. Non tanto per condividerlo con gli altri ma per rendere eterno quel momento. D’altronde chi ha vissuto la paura di morire, riesce meglio ad esser grata al buon Dio di ogni secondo di vita che gli alita sul volto."

 

In esso trovano anche ampio spazio i cosiddetti leoni da tastiera. Da madre, sei preoccupata di questo fenomeno?

"Da madre ho sempre cercato di mettermi all’altezza di mio figlio, perché anche solo parlargli dall’alto non mi renderebbe giustizia su ciò che lui prova, vive, sulle sue paure o i suoi tormenti. Mio figlio non è dipendente dai Social, per fortuna. Ma mi rendo conto, da docente, che i ragazzi hanno perso molti stimoli da quando hanno sostituito la comunicazione digitale a quella visiva. Questo, ovviamente, cambia anche il modo di vivere un rapporto sentimentale. Guardarsi negli occhi, carpire le emozioni dell’altro, gli atteggiamenti, le movenze, da la possibilità di conoscersi e non di programmare la propria immagine a ciò che è più consono. Consiglierei a tutti di ritornare ad usare la penna, a scrivere lettere, per capire realmente chi siamo e cosa vogliamo."

 

E tu che figlia sei stata?

"Io sono ancora una figlia, per molti aspetti. Amo la protezione e la rassicurazione che i genitori sanno e possono trasmettere. Sento che la mia famiglia è molto orgogliosa di me, pur essendo testarda e a tratti folle, una sana follia si intende."

Per che cosa ti senti oggi di ringraziare i tuoi genitori?

"Li ringrazierò sempre per supportarmi e sopportarmi quando investo tempo ed emozioni per i miei progetti, tipo scrivere libri. Perché se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato è l’importanza di non arrendersi mai."

 


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