La “diversità” è l’elemento che descrive al meglio il lavoro e la carriera di Anna Kanakis. L’attrice, di origini siciliane e greche, ha rigorosamente evitato di restare intrappolata in un cliché e ha anche sperimentato ruoli diversi, non sempre correlati tra di loro.
Anna Kanakis, donna e attrice di un certo temperamento, da giovanissima diviene Miss Italia nel 1977, e riesce ad imporsi nel difficile mondo del cinema dopo una gavetta dura e lunga.
Col tempo e la determinazione è riuscita a lavorare accanto a miti del cinema come Alberto Sordi, Mauro Bolognini e Luigi Magni e dividere la scena con leggende come Lucia Bosè e Laura Antonelli.
Dietro il suo fascino, perfetta fusione del mondo greco e mediterraneo (come le sue origini) si cela un animo assettato di sapere. Negli ultimi tempi la scrittura ha occupato la creatività di Anna Kanakis che dimostra una forte capacità di indagine e una bella ed intensa penna romanzesca, asciutta ma evocativa al contempo. Il passato le pare più interessante del presente, già nel primo libro narra di George Sand “Sei così mia quando dormi” (2010) ma anche ne "L’ Amante di Goebbels" (2011) si misura ancora col romanzo storico.
Cordiale e vivace, ci ha rilasciato un’intervista sul suo ultimo libro “Non giudicarmi” di Baldini Castoldi, dove ci narra gli anni venti, dipingendo un protagonista (vissuto realmente) come Jacques d’Adelsward-Fersen, un nobile cocainomane e omosessuale, relegato nel suo meraviglioso rifugio di Villa Lysis a Capri. I demoni che assalgono quest’uomo, uno scrittore fallito, riempiono le pagine di emotività. Tra i suoi due amori controversi vi sono due ragazzi completamente diversi, un giovane e rassicurante compagno di vita e un bel ragazzo capriccioso che rappresenta il rimpianto della bellezza e della gioventù. Su tutto emerge l’atmosfera di fantasmi e derive emotive create dall’astinenza dalla cocaina. Lo sguardo giudicante e feroce della gente, ci restituisce un mondo di pregiudizi sull’omosessualità, che forse, ancora oggi, non è totalmente scomparso. Dramma, poesia, leggerezza e crudeltà, il libro è anche una meravigliosa fotografia d’epoca talmente evocativa da farci immergere totalmente in un mondo antico di dolore e raffinatezza insieme.
Lei ha creato un personaggio letterario veramente dolente e poetico, le chiedo, ma quanto è parente di Oscar Wilde?
"È un personaggio storico esistito e io ho raccontato una storia vera, i due hanno in comune l’ostracismo, negli anni '20, ricordiamo che l’essere omosessuale voleva dire commettere il reato di sodomia, anche se solo sospettati, venivano incarcerati. Il mio protagonista passa sei mesi a La Santè, la prigione, perché ricattato dal domestico a cui non cede, invece Wilde fa due anni di lavori forzati, contrastato dal padre del suo amato. Hanno in comune la punizione per la loro essenza."
Questo libro - veramente ben scritto - in alcuni passaggi ricorda “Cocaina” di Pitigrilli, per lei, il suo protagonista Jacques, prende droga per illudersi e sopravvivere o per distruggersi dolcemente?
"Per entrambe le osservazioni che tu mi porti Antonello, molti intellettuali del tempo utilizzavano cocaina o il benares, cioè l’oppio, sostanze che consentivano di governare il male di vita insito nella loro esistenza, essendo additati, umiliati, e questo li portava dal sostegno all’oblio, perché inevitabilmente li bruciava."
Accanto al nobile Jacques ci sono due giovani uomini, Nino e Manfredo, chi sono ?
"Nino era un ragazzo semplice, un edicolante, aveva vent’anni e restava accanto al compagno nei suoi ultimi anni, ma lo ha protetto, era anche un badante che lo vedeva spegnersi.
Manfredo era la freschezza della gioventù e Jacques lo guardava per provare emozione che non riusciva a provare. Tanti miei amici si sono uniti con queste unioni civili che trovo una riduzione rispetto alle unioni civile eterosessuali. Amici che vorrei fossero uniti a pari grado, la legge Cirinnà, purtroppo, non tutela, non c’è uguaglianza di diritti."
L’antagonista del libro è il giudizio della gente ... perché secondo lei i gusti sentimental /sessuali di altri creano isolamento e disagio? Ignoranza? Invidia? Cattiveria?
"Non solo il giudizio, ricordiamo, era un reato! Più avanti nella storia ci saranno i campi di stermino. Una immensa ignoranza e la bigotteria di alcune società direi. Cocteau racconta del suo rapporto con la chiesa e la società bigotta, è la natura semplicemente e non c' è nessuna colpa nell’ amare e anzi, questo amore deve essere riconosciuto protetto esattamente come chi genera."
Ci parla di Jacques, lei ha molto studiato la vita del suo personaggio, che famiglia aveva alle spalle?
"Era un uomo ricco famiglia, ma ricco non vuol dire niente. Solange, sua sorella, per il vizio del fratello si fa suora lei e rinuncia alla società. Germane, l'altra sorella, si sposa sposa un nobile di campagna. Devo però dare uno scoop, i fratelli Ferzen scrissero e produssero una rivista, Akademos, la prima rivista letteraria gay. Quando tutto diventò più palese, molti cominciarono a sfilarsi. Stessa sorte toccò con Sherazade a Cocteau."
Cosa ne pensa dei personaggi televisivi apertamente gay e molto “macchietta”, aiutano? O danneggiano la causa banalizzando un mondo ?
"Per me sono devastanti, se in televisione, il mondo omosessuale si presentasse come l’onorevole Zan o l’avvocato Schillaci, le persone a casa capirebbero che non c’è diversità. Purtroppo le minoranze cercano di farsi vedere e diventano talvolta macchiette, questo non le aiuta con la gente bigotta, spesso la gente non riesce a capire neppure questi aspetti. Le minoranze fanno questo per visibilità e sbagliano."
Lei ha avuto una carriera notevole come attrice, un matrimonio molto importante e una grande bellezza in dono, facciamo un volo pindarico e astruso: ora lei deve rinunciare a una di queste cose per la causa contenuta nel suo libro, a cosa rinuncia?
"Ma Antonello…. alla bellezza, di cui non me ne frega più niente."


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