Rita De Donato, è una delle protagoniste del film I racconti della domenica di Giovanni Virgilio, in sala dal 10 Novembre. Per introdurre i nostri lettori alla visione del lungometraggio, LF ha chiesto all'attrice di presentare la sua Angelica.
Rita De Donato, lineamenti tipicamente mediterranei, sguardo fiero, fisico mozzafiato, uno sguardo battagliero, ma al contempo accogliente e femminile, incarna tutte le doti e le qualità delle nostre attrici italiche. Tornata sul grande schermo con il film I racconti della Domenica, diretto da Giovanni Virgilio, distribuito da Movieside Distribution, vi interpreta il ruolo appassionante di Angelica.
Angelica è un personaggio con delle sfaccettature inusuali per il periodo in cui si svolge la storia, che parte da vicende realmente accadute. Tutti i personaggi sono, quindi, realmente esistiti, rielaborati e reimmaginati per dare vita ad una storia con delle caratteristiche in grado di rendere un film piacevole da vedere.
Rita De Donato, ha saputo incarnare al meglio il suo personaggio, Angelica, ispirandosi ai racconti che il regista Giovanni Virgilio le ha fatto sull'intera vicenda, riuscendo a donare un taglio decisamente moderno alla sua interpretazione. Angelica è una donna che prova un sentimento assolutamente proibito, perché ama profondamente un ragazzo che diventa prete. Ma lei non si arrende, è molto determinata. E questo ha permesso di dare anche una nota leggera al film. A tratti è anche buffa nella sua convinzione.
Un personaggio che mi è piaciuto molto, perché mosso dalla purezza di un sentimento che lei considera così vero e profondo, tanto da sfidare anche le convenzioni del tempo. Sebbene pure oggi sarebbe una cosa non facile da gestire!
Angelica è il personaggio meno convenzionale. Una donna, come già accennato sopra, realmente esistita, che ha scelto poi di rimanere da sola; è rimasta fedele a questo sentimento fino alle estreme conseguenze. Quindi, in qualche modo rappresenta, con tutte le caratteristiche del tempo, una forma di femminilità, di donna che sceglie liberamente cosa desidera anche se questo va contro le convenzioni di quel periodo. Ha una chiave di modernità rispetto agli altri personaggi del film.
Rita De Donato si è formata tra l'Italia e la Francia, dividendosi tra il teatro di sperimentazione e quello piú tradizionale. Trasferitasi a Parigi per perfezionare i suoi studi di sociologia, incontra il teatro e se ne innamora. Rientrata in Italia, nel 2012 si diploma all'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico in regia. Dopo il diploma si appassiona anche al cinema e ha l'opportunità di lavorare con registi come Soldini, Munzi, Calopresti, Crialese.
Da regista ha diretto il corto La busta interpretato da Maria Paiato. E' stata nel cast de L'immensità di Emanuele Crialese, presentato in concorso alla 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in cui ha recitato accanto a Penelope Cruz.
Da regista ha diretto il corto La busta interpretato da Maria Paiato. E' stata nel cast de L'immensità di Emanuele Crialese, presentato in concorso alla 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in cui ha recitato accanto a Penelope Cruz.
Rita De Donato, benvenuta in LF MAGAZINE. Lei è tra i protagonisti del film "I racconti della Domenica", uscito il 10 Novembre, ispirato a una storia vera, dove interpreta il ruolo di Angelica... ce la racconta un pochino?
"Angelica è una ragazza che ama, e che mette questo sentimento al centro della sua esistenza. È disposta a sfidare regole e convenzioni per seguire se stessa, anche perché il suo è un amore socialmente inaccettabile, visto che si rivolge ad Antonio, che è appena diventato prete. È determinata e coraggiosa, e ha una purezza che me l'ha resa subito simpatica."
Una donna innamorata, che sfida anche le convenzioni del tempo... piuttosto moderna per il periodo in cui si svolge la vicenda...
"Si, l'ho trovata molto "avanti" rispetto all'epoca in cui vive. Il film narra di un periodo che va dagli anni '40 alla soglia degli anni '80, periodo in cui le donne hanno acquisito autonomia e diritto di scelta su questioni private e pubbliche. Angelica, nel suo piccolo, può essere considerata come il simbolo di un processo che si svilupperà negli anni successivi."
Le somiglia in qualche sfaccettatura caratteriale?
"Forse nella determinazione e nel credere che si possano realizzare dei desideri profondi, ma in amore non credo di avere la stessa convinzione, mi fermerei molto prima."
E' stato difficile "affrontare" il dialetto siciliano per interpretare il ruolo?
"Ogni dialetto diverso da quello della propria zona di provenienza richiede uno studio approfondito, dico zona e non regione, perché nel nostro paese bastano poche decine di chilometri perché si abbiano sonorità diverse."
Lei ha anche recitato in un altro film, L'immensità, a fianco di Penelope Cruz. Che esperienza è stata quella?
"Bellissima. Essere diretta dal maestro Emanuele Crialese significa essere a contatto con la poesia, ed essere accanto a un'attrice straordinaria come Penelope Cruz, è come fare un corso intensivo di recitazione."
E il teatro che ruolo ha nel suo essere artista a tutto tondo?
"E' il mio primo amore, il mio punto di partenza, un orizzonte sempre presente. La formazione teatrale ricevuta all'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico e l' incontro con i maestri, ti insegna un rigore che ti porti in ogni ambito del tuo lavoro."
Una laurea in Sociologia, stava iniziando un percorso universitario... poi, è arrivata in Francia. Cos'è accaduto?
"Si, una folgorazione. Chiuso il mio percorso universitario, avrei voluto continuare nella ricerca in ambito sociologico, ma l'incontro con il teatro mi ha fatto cambiare strada. Anche se in fondo, anche quello che faccio ora ha a che fare con l'osservazione del sociale degli esseri umani."
Quale personaggio le piacerebbe interpretare un giorno?
"Mi piacciono i personaggi con una complessità, con delle contraddizioni. Ogni personaggio è un viaggio, ancora più bello se sfaccettato."
E un regista da cui vorrebbe essere diretta?
"Tanti... e tante, vista la felice emersione di tante donne, finalmente, anche nella regia. Difficile fare dei nomi, ne dico uno che è più un sogno: Jim Jarmush."
In una società votata all’estetica e all’apparenza, la bellezza può essere un plus o un limite nel mestiere di attrice?
"Dipende, ho imparato che, inaspettatamente, un vantaggio può trasformarsi in uno svantaggio e viceversa, a volte una fragilità o quello che in apparenza si presenta come un difetto, può costituire un punto di forza. Dipende molto dall relazione che si instaura con esso."
La bellezza, intesa come arte, musica, teatro, cinema, può essere un mezzo per salvare il mondo, visto quello che accade intorno a noi?
"Magari! Sinceramente credo che non abbia questo forza. Per cambiare le cose serve che donne e uomini si uniscano con un obiettivo comune, e non è un'impresa priva di difficoltà. L'arte ha però il potere di donarci uno spazio di "illuminazione", in cui veder le cose da un punto di vista inusuale, sperimentare altre vite, provare dei sentimenti e può anche spingerci a lottare. In questo senso è assolutamente necessaria, perché ci fa sperimentare la possibilità che possano esistere altro rispetto all'esistente."
È statisticamente accertato che l’Italia occupa gli scalini più bassi per presenza di donne nell’industria cinematografica, superata anche da alcuni Paesi africani. Perché diversità e inclusione restano due concetti ancora piuttosto lontani dalla realtà del mondo del cinema?
"C'è molto da fare per rendere più eque le opportunità in questo settore, costruendo ambiti in cui le donne possano esprimersi liberamente. D'altra parte la situazione dell'industria cinematografica rispecchia la differenza di opportunità tra uomini e donne che attraversa trasversalmente tutta la società.
In generale sarebbe importante partire sin dall'educazione delle bambine e dei bambini per abbattere stereotipi e pregiudizi."
Progetti futuri?
"Un progetto teatrale in cui sarò impegnata anche come autrice e uno cinematografico che dovrebbe definirsi a breve."


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