La Fortuna con l' effe maiuscola.

La Fortuna con l' effe maiuscola.

Proseguono, al Teatro Petrolini di Roma, ogni sera con sold out, le repliche della commedia scritta da Eduardo De Filippo e Armando Curcio, diretta, e brillantemente interpretata dall'attore napoletano Raffaele De Bartolomeis che, per l'occasione, si è avvalso di una compagnia di 12 attori in scena, tutti altrettanto bravi.

La fortuna con l'effe maiuscola è una commedia in tre atti scritta nel 1942 da Eduardo De Filippo in collaborazione con Armando Curcio.

La scena si apre su di un modesto appartamento ricavato nella parte più buia di un vecchio palazzo napoletano, epoca 1942.
All'interno di questo oscuro ed umido appartamento, abitano i componenti della famiglia Ruoppolo, ormai ridotti alla fame anche nelle anime e nelle intelligenze a causa dell’indigenza prolungata.
I coniugi Ruoppolo, Giovanni e Cristina (rispettivamente Raffaele De Bartolomeis e Imma Priore), però, non si sono mai chiusi alla speranza ed hanno anche adottato, anni indietro, un orfano, mentalmente ritardato, Erricuccio, interpretato dal bravissimo Mario Sapia.
La porta d’ingresso introduce direttamente dal pianerottolo in un ambiente unico, illuminato da una finestra posta sulla parete della porta d’ingresso fiancheggiante le scale comuni.
La vicinanza di Erricuccio con la finestra rappresenta per lui un passatempo, perché Erricuccio nel suo “ritardo” è in realtà furbo e sa ben usare gli occhi per scrutare ogni comportamento di ciascun inquilino.
Con lo stesso piglio, aggressivo e dimesso allo stesso tempo, Erricuccio tratta il padre adottivo Giovanni, che non riesce a rispettare e a chiamare papà, nonostante l’affetto che lo lega alla madre adottiva.
Il primo atto si dipana, attraverso la tematica della fame, ripreso dal teatro latino e medioevale, fino alla Commedia dell’Arte e alle farse di Scarpetta. Si conoscono gli inquilini del grande immobile e le loro debolezze, si palesa Erricuccio nel suo sordo, cantilenante ed esplosivo contenuto, mosso dalla verità istintiva propria delle anime semplici.
Durante il secondo atto, matura lo sconforto di una vita arrancata, faticosa, dura, lavorando ma permanendo nella miseria più nera, senza una svolta, senza aspettative concrete. Lo sconforto prevale nell'animo di Giovanni che, d’un tratto, travalica le remore dell’onestà, giungendo, - per centomilalire - a commettere un atto illegale.
A questo punto, annunciato da Erricuccio che, nella sua limitatezza intellettiva, ha però compreso tutto, giunge un’inaspettata eredità dall’America, che sarebbe veramente quel Colpo di Fortuna di cui i Ruoppolo attendono da sempre l’arrivo.
Più del terno inaspettato, più dell’avanzamento isperato, questo lascito, giunto da oltreoceano, rimette a posto il cervello e l’anima dei Ruoppolo abrutiti dalla miseria; finalmente gli affetti superano le distanze del bisogno e la dignità ha il sopravvento sulla disonestà.
Con il medesimo slancio, Erricuccio, che con cocciuta caparbietà si era sempre opposto a Giovanni, non solo lo riconosce finalmente come padre, ma comprendendone la profondità dei sentimenti, sancisce il loro rapporto affettivo affidandogli il suo mefisto (una sorta di passamontagna di lana), estrema proiezione si sé stesso.

La  commedia, che ha un enorme carico di dolore individuale, familiare e sociale, strappa risate, tante, ma non fine a sè stesse, ma di riflessione, in una sorta di ironico divertimento che ci dona la “realtà” quando, paradossalmente, supera l’immaginazione.
Il finale (che non rivelerò quì) non culminante nella risata, ma fortemente connotato di umanità, è tipicamente eduardiano, aperto ad una speranza che è istanza sociale; di Armando Curcio, più propenso al surreale, troviamo, il segno nei lampi di battute del primo atto a proposito di uova scomparse o di gocce d’olio volatilizzate e ancora nelle improbabili alterne vicende di danaro e leggi del secondo atto, e soprattutto nel carattere di Erricuccio, modellato come una scultura d'autore.

Una commedia bella bella! Un cast di attori strepitosi! Bravissimi TUTTI in un pezzo che ci ha coinvolti fortemente. Tutto si dipana in maniera dinamica, coinvolgente ed avvolgente... sembra quasi di vivere un'esperienza "tridimensionale" per le forti sensazioni che arrivano al pubblico.

Raffaele De Bartolomeis, nei panni di Giovanni Ruoppolo, nonchè regista della commedia, convince e vince, in questa veste nuova a livello recitativo, che non conoscevo ma che ho apprezzato davvero tanto! Il suo piglio deciso, i tempi comici, mai esagerati, piuttosto eloquenti anche nei silenzi, lo rendono un grande interprete della commedia di Eduardo. Raffaele ha sentito tutta la responsabilità che gravava su di lui nel dover interpretare uno dei più grandi esponenti della Commedia napoletana, non sbagliando un colpo, - nè uno sguardo, nè una battutta - mostrando l'intera disperazione, attraverso un umorismo duro, della fame e della miseria nera. Bravissimo!!!

Accanto a lui splende letteralmente uno strepitoso Mario Sapia, (nel ruolo di Enricuccio, il figlio adottivo) motore scatenante degli sketches comici. Un attore di grande talento che, per certi versi, mi ha ricordato il compianto Massimo Troisi. La sua interpretazione di questo ragazzo rimasto infantile ed un tantino ritardato, è incredibile! Recitare l'intero pezzo parlando in modo storpiato ed incomprensibile non è cosa da tutti! Complimenti davvero! Il ragazzo farà grande strada!

Imma Priore nei panni della moglie Cristina, rappresenta in pieno lo spirito di sacrificio, la dedizione che una donna di famiglia riesce ad affrontare.

E bravissimi davvero tutti, anche i ruoli più piccoli: Michela Scrocca, che impersona donna Concetta la portiera, Giulia Morgani (la sensuale donna Amalia), Gabriella Iovino (che interpreta donna Virginia la veggente) e Giorgia Rumiz (sua nipote Luisa), Nicola Di Lernia (il notaio), Matteo Lombardi (l’Avvocato), Raffaele Palma (don Vincenzo, il marito di Amalia), Luca Di Cecilia (il barone), Cesare Felici (il medico) e Massiliano Ferretti (il Brigadiere).

Le musiche sono composte da Enrico Truffi e le scene sono di Riccardo Polimeni.

A mio parere, uno dei pezzi di teatro migliori che io abbia visto negli ultimi tempi! Del resto il sold out di ogni sera, testimonia in pieno questa mia impressione!

E quindi cosa aspettate? Correte al Teatro Petrolini ... c'è tempo fino a Domenica 4 Dicembre!

Per chi vuole trascorrere due ore di grande teatro in leggerezza!

Foto: Marlene Loredana Filoni

 


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