BALLET-EX “COSI SIA”.

BALLET-EX “COSI SIA”.

La nuova coreografia di Luisa Signorelli sulla ineluttabilità della vita: tutto scorre e si avvicenda velocemente, tutto finisce e sembra che di nulla resti traccia...

 

“Così sia” è il titolo della nuova coreografia di Luisa Signorelli, andata in scena per la prima volta il 26 Novembre scorso al teatro Orione di Roma. Uno spettacolo sulla ineluttabilità della vita, che ha il potere di evocare il vissuto di ognuno di noi, ipnotico per la sua intensità, per il movimento incessante, senza sosta, dei suoi danzatori.

Ad interpretare la performance con poesia ed energia i cinque danzatori della compagnia Ballet-ex, Giuseppe Ranieri, Armand Zazani, Alessandro Pastore, Klaudio Ujka e la stessa coreografa Luisa Signorelli.

Scenografie digitali fatte di immagini, parole, segni, arricchiscono la scena, per uno spettacolo di danza completo e coinvolgente in cui lo spettatore si ritrova e può pensare, ricordare, riflettere sul proprio vivere, affinché ciò che conta non vada perduto.

L’incipit dello spettacolo sono le parole tratte da un romanzo di Javier Marías, scrittore particolarmente amato da Luisa Signorelli e recitate dalla voce narrante fuori scena di Alessandro Placidi:

“Crediamo di poter raccontare le nostre vite in maniera più o meno ragionata e precisa e quando cominciamo ci rendiamo conto che sono affollate di zone d’ombra, di episodi non spiegati e forse inesplicabili, di scelte non compiute, opportunità mancate, di elementi che ignoriamo perché riguardano gli altri, di cui è più arduo sapere tutto o sapere qualcosa”.

Avanzano maestose le note della sinfonia n.7 di Beethoven e dal buio emergono i danzatori, dapprima solenni, in una immobilità metafisica, acquistano poi energia e slancio in figure ampie ed elevate, colmano la scena di vita e di armonia, mentre sullo schermo posto in fondo al palcoscenico albeggia il globo terrestre visto dallo spazio, con l’alternarsi sempre più veloce del giorno e della notte: entriamo nella sensazione del tempo.

Di nuovo il silenzio ed il buio, improvviso come nella vita, ognuno segue la propria danza, lo spazio esteriore si svuota rivelando un desolato vuoto interiore.

E cosi incomincia il viaggio perenne, alla ricerca di ciò che si è perduto e che si sente assoluto bisogno di ritrovare, fuggendo dai sistemi precostituiti e dalle proprie certezze.

Come nelle parole di Jack Kerouac tratte dal suo più celebre libro “Sulla strada”, il noto manifesto della beat generation, recitate dalla voce fuori scena di Alessandro Placidi:

“A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, ed io li seguivo a fatica, come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano. Perchè le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi di artificio. Dobbiamo andare e non fermarci finchè non siamo arrivati. Dove andiamo non lo so ma dobbiamo andare. Il futuro ci insegue e forse ci travolgerà”.

Inizia una seconda parte, forte e di contrasto rispetto all’armonia della prima: al ritmo incalzante di percussioni tribali, i danzatori combattono e gareggiano, la guerra prende le sue svariate forme, persino di alleanze inattese tra nemici, di abbandoni al sostegno dell’avversario, pietà e crudeltà si avvicendano, in un gioco umanamente contraddittorio quanto inutile.

Ma ecco che dal buio arriva lapidaria sullo schermo la frase tratta dal Riccardo III di Shakespeare: “Domani nella battaglia pensa a me, e getta la tua spada senza filo; dispera e muori!”. Sono le parole di maledizione pronunciate dal fantasma della regina Anna sul re che l’ha fatta uccidere. La catena ineluttabile della vendetta, che avvince vittima e carnefice.

Nella terza parte si cambia completamente atmosfera, riprendiamo fiato dopo le forti emozioni precedenti con un delicato e poetico passo a tre tutto rivolto al mondo degli affetti, a quella purezza del cuore che va custodita e protetta, come simboleggiano le animazioni sullo schermo di sfondo: una bambina sorvola leggera bucolici ed ameni paesaggi appesa ad un ombrello, scesa a terra incontra un gigante, un altro se’, che le porge una enorme mano protettiva su cui salire e rifugiarsi.

Gli affetti però fatalmente conducono a penose separazioni: questa terza parte si chiude proprio con una efficace e struggente immagine del distacco da un volto amato, e del dolore che ne consegue e che racchiude comunque in sè il germe della rinascita.

La quarta ed ultima parte ci accoglie con le immagini sullo schermo di colori che si sciolgono nell’acqua, tutto scorre e riprende energia, i danzatori animano la scena di musicalità e plasticità che rapiscono lo spettatore, sullo schermo scorrono ingranaggi meccanici e pupazzi da luna park, grottesche caricature umane in ruote che vorticano sempre uguali e senza senso. Di nuovo il buio, sulle note finali i danzatori si fermano e camminano allineati verso il pubblico, sullo schermo un’ultima frase di Javier Marías: “Di quasi nulla resta traccia, i pensieri e i gesti fugaci, i progetti e i desideri, il dubbio segreto, i sogni, la crudeltà e l’insulto, le parole dette e ascoltate e poi negate o fraintese o travisate, le promesse fatte e non tenute in conto, neppure da coloro a cui sono state fatte. Tutto si dimentica o si estingue.

Cosi sia. Il finale è austero e solenne, i danzatori con la mano destra disegnano una croce, il destino umano è tracciato ma quando tutto crolla, e rischia di caderci addosso, immagine resa magnificamente in scena, c’è sempre qualcuno che con uno slancio inatteso ci porge una provvidenziale mano che ci aiuta a rialzarci.

Le coreografie di Luisa Signorelli offrono allo spettatore una lettura creativa ed evoluta del nostro quotidiano, aiutano a superarne i limiti soffocanti ed autoimposti, prospettando una luminosa umanità emergente dal buio della lotta e della crisi.

Uno spettacolo di danza che regala respiro all’anima, le fa sorvolare spazi siderali ed apre orizzonti di speranza rispetto ad una routine spesso cupa a causa di problemi, guerre, povertà e pandemie.

Ancora una volta il teatro diviene il sacrario interiore dove ha luogo l’alchimia della conoscenza.

Ne consigliamo vivamente la visione!

Prossime date:

1 Aprile 2023 Teatro Orione, Roma

15 Aprile 2023 Teatro Herberia Rubiera (Reggio Emilia)

7 Maggio 2023 Teatro Comunale Caserta

20 Maggio 2023 Teatro Viganò, Roma

5 Giugno 2023 Teatro Olimpico, Roma

 

Paola Sarto

Foto di Massimo Danza

 


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