LF ha incontrato l'attore di origine greca, ma nato in Italia, in occasione della messa in onda, domani sera su Rai 1, del docufilm "Arnoldo Mondadori - I libri per cambiare il mondo", in cui interpreta Giorgio Mondadori, il secondogenito del noto editore.
Stefano ci ha raccontato dei suoi numerosi percorsi cinematografici, televisi e teatrali, oltre che di doppiaggio.
Un artista completo, o come si direbbe, a 360 gradi. Sì, perchè l'attore che oggi ho intervistato per voi, Stefano Skalkotos, nonostante giovane età, ha alle sue spalle un bagaglio professionale molto vasto ed ampio.
L'attore, l'artista che si dedica anima e corpo a questa professione, fatta di ore ed ore sul set, di prove teatrali, di impegno costante e fatica, si può capire solo se ci si riesce ad addentrare nel mestiere bellissimo quanto difficile dell'attore! Spesso lo spettatore o il pubblico, confondono la passione ed il risultato finale che scaturiscono da un film o da una piece teatrale, dimenticando quanto sudore e sangue si buttano in questa, che a mio avviso, è un'arte!
Stefano Skalkotos, attore nato in Italia, da padre greco e madre veneta, incarna al meglio la fusione tra l'arte e la cultura, del lato greco, e quello più pratico e concreto della parte italiana.
Attore di talento, sa manifestare al meglio, in scena, la sua forza naturale, incarnando quell’energia creativa che gli permette di rappresentare alla perfezione i personaggi che va ad interpretare.
Camaleontico, mimetico, infinitamente pluralistico nei ruoli che ricopre, Stefano ha al suo attivo successi come Love in the Villa, una commedia romantica Netflix girata a Verona, una partecipazione alla serie tv Circeo, fino ad arrivare a Lift e, in questi giorni, in Natale a tutti i costi.
Domani sera, invece, in prima serata su Rai 1, lo vedremo nei panni di Giorgio Mondadori, il secondo figlio di Arnoldo, nel docufilm Arnoldo Mondadori - I libri per cambiare il mondo, accanto a Michele Placido per la regia di Francesco Miccichè.
Stefano Skalkotos è nato a Padova nel 1981. Si è diplomato nel 2004 presso la Scuola Civica del Teatro Stabile del Veneto diretta da Alberto Terrani. Tra i suoi Maestri: Franca Nuti, Ugo Pagliai, Rossella Falk, e Ugo Chiti. Successivamente ha lavorato come attore di prosa in produzioni teatrali di livello nazionale, diretto in particolare dal Maestro Gabbris Ferrari. Tra il 2009 e il 2010 si trasferisce a Roma, dove vive attualmente. Nella capitale ha iniziato a lavorare anche nel doppiaggio, collaborando a tutt'oggi con alcuni fra i più importanti professionisti del settore. Tra gli ultimi lavori come doppiatore “Dolittle” dove presta la voce al personaggio di James la libellula, scelto da Universal Pictures e diretto da Marco Guadagno.
Nel 2015 ha debuttato al cinema con “Leoni” del regista e sceneggiatore Pietro Parolin, dove ha interpretato il ruolo di Sandro, al fianco di Neri Marcorè. Successivamente ha preso parte a diversi progetti cinematografici e televisivi, diretto da registi come: Guido Chiesa, Orazio Guarino, Chiara Malta, Sandra Vannucchi, Vittorio Antonacci, Stefano Vicario, Stefano Lodovichi, Ciro Visco, Andrea Molaioli, Luca Manfredi. Da quest’ultimo è stato scelto per interpretare il ruolo del celebre presentatore televisivo Corrado Mantoni nel film “Permette? Alberto Sordi”.
Dal 2016 al 2019 è stato impegnato a teatro con uno degli spettacoli cult del Regista Walter Manfrè “La Cena”, nel cast assieme all’attore Andrea Tidona, spettacolo questo particolarmente acclamato da pubblico e critica.
Stefano, benvenuto in LF MAGAZINE. Dal 21 Dicembre potremo apprezzarti in Arnoldo Mondadori – I libri per cambiare il mondo, una docufiction in onda in prima serata su Rai 1 ... Ce ne parli?
"Ciao LF MAGAZINE, sono contento di conoscervi! Questo docufilm diretto da Francesco Miccichè è un progetto al quale sono affezionato e che ritengo utile soprattutto per le nuove generazioni. Arnoldo Mondadori ha incarnato con stile, intelligenza e umanità il ruolo di “self made man”. Uomo di umili origini, ma con una grande visione imprenditoriale, riesce a creare dal dopoguerra in poi una vera e propria industria culturale di respiro non solo nazionale, ma anche europeo. È stato il primo a credere in un’ideale bellissimo “l’editoria popolare”, riuscendo nell’intento di portare libri, storie e cultura nelle case tutti gli italiani. Senza distinzione di ceto.
Viviamo un momento storico in cui troppo spesso si mette in dubbio il potere della cultura, vi si investe sempre meno, perché qualcuno - mi piacerebbe conoscerlo - ha insinuato che “con la cultura non si mangia”. Beh … mi sembra che la storia del grande Arnoldo, racconti l’esatto contrario."
Tu impersoni Giorgio Mondadori, il secondo figlio di Arnoldo Mondadori, interpretato da Michele Placido ... Quanto è stato complicato, se lo è stato, interpretare questo ruolo e come sei riuscito a "farlo tuo”?
"Giorgio, come hai detto, è il secondo genito di Arnoldo e Andreina Mondadori (interpretata da una splendida Valeria Cavalli). Apparentemente in secondo piano rispetto al rapporto più complesso e conflittuale che Arnoldo aveva con Alberto, il primo genito (interpretato da Flavio Parenti), Giorgio in realtà è un ottimo ascoltatore e sensibile mediatore. Il mio è un ruolo che si sviluppa soprattutto in quelli che al cinema si chiamano “piani d’ascolto”, e per me è stata un’opportunità straordinaria. Quando si ha la fortuna di lavorare con dei grandi come Michele e Flavio, tutto diventa più facile e sereno. Sono stato fortunato a poter condividere il set con loro e ad essere diretto così bene da Francesco Miccichè."
Esistono dei passaggi del docufilm non preventivati improvvisati durante le riprese?
"Ti dirò, non è questo il tipo film che lascia molto spazio alle improvvisazioni, sicuramente ci sono stati momenti in cui ci siamo “sistemati” delle piccole battute, ma sempre nel rispetto totale della sceneggiatura, che era di per se molto accurata."
Tu stai vivendo un periodo molto impegnativo dal punto di vista attoriale ... Reduce dal successo di Love in the Villa, una commedia romantica Netflix girata a Verona, ha partecipato alla serie tv Circeo, fino ad arrivare a Lift e, prossimamente Natale a tutti i costi... Cosa ti ha lasciato ciascuna di queste esperienze e com'è stato il rapporto con i colleghi?
"Sì, ho avuto un momento abbastanza intenso di lavoro. In questo mestiere la continuità è importante e noi attori ne siamo alla costante ricerca: sono stato fortunato. Rispetto ai progetti che hai elencato, sono stati set molto diversi l’uno dall’altro, ma accomunati da una costante felice: poter lavorare con persone belle, sia dal punto vista artistico che umano. In Natale a tutti i costi ho condiviso il set con due grandi Maestri della commedia e parlo ovviamente di Christian De Sica e Angela Finocchiaro. Love in the Villa è stato il mio primo progetto internazionale e ho lavorato con due grandi star come Tom Hopper e Kate Graham e casualmente con un mio amico di sempre Francesco Wolf - un bravissimo attore veneto - e averlo avuto a fianco ha reso questa esperienza non solo più divertente, ma in un certo senso familiare. In Circeo la mia è una piccola presenza in due puntate, ma che mi ha consentito di lavorare con una bravissima attrice che è Greta Scarano. Infine, Lift di cui non posso, purtroppo, dire ancora molto … però una cosa te la voglio svelare: per me è stato un vero e proprio “American Dream” e la mia riconoscenza nei confronti di F Gary Grey è enorme. Mi ha scelto per entrare a far parte del cast principale di questo film, credendo in me e dandomi fiducia con una serenità che io in quel momento non avevo (mi stavo cagando abbastanza sotto …. Si può dire?), oltre a realizzare il sogno di recitare con artisti che per me - fino a prima di incontrarli e lavorarci assieme - erano delle vere e proprie icone."
Padre Greco e madre veneta, quali elementi, tra le due culture, convivono in te…?
"Io le chiamo doppie radici ed essere “meticci” la ritengo una gran fortuna. Senza radici non si vola, mi ha detto una volta una mia cara amica. Sicuramente l’elemento artistico viene dalla Grecia e quello più pratico e concreto viene dal veneto. Mia madre certamente mi aiuta a tenere i piedi ben saldi a terra."
La Grecia, - che ho avuto il piacere di visitare la scorsa estate - è una terra meravigliosa fatta di colori e luci intense, mare unico, arte, persone gentili e di ricche tradizioni... Ne senti la mancanza, nonostante tu sia nato in Italia?
"Più che sentirne la mancanza, ne assaporo la lontananza. In questo modo quando ci torno riesco a vivere le stesse sensazioni che avevo da bambino, durante i viaggi in nave e al momento dell’approdo. È un giochino mentale che mi sono creato, per godermi al meglio la Grecia … che hai descritto benissimo."
Il viaggio... quanto è importante per te?
"E quindi sì, il viaggio ha un valore fondamentale per me ed è quasi più importante della permanenza nei luoghi che decido di visitare."
Quando hai capito che recitare era la tua strada?
"Credo da bambino, mi è sempre piaciuto intrattenere le persone. C’è un episodio che ricordo, mia madre lavorava in una grossa azienda che aveva un Cral che organizzava delle gite a cui spesso partecipavamo, e durante le gite in pullman intrattenevo i suoi amici e colleghi di lavoro raccontando barzellette e facendo le imitazioni. Ecco durante quei viaggi sentivo di avere l’attenzione del pubblico. Quindi l’ho capito in pullman, durante le gite del Cral aziendale :) . "
Tu ti occupi anche di doppiaggio…
"Sì, ora forse un po’ meno di prima. Però il doppiaggio è uno splendido mestiere che ho avuto la fortuna di imparare da grandi Maestri che voglio elencare, perché sono tutti degli attori e professionisti straordinari: Massimo Giuliani, Fabrizia Castagnoli, Marco Guadagno, Nicoletta Negri e Ludovica Modugno che purtroppo non è più con noi.
Il signor Marco Guadagno, che è anche un amico, mi ha dato la possibilità di doppiare James la libellula nell’ultimo Dolittle. Sono stato scelto dalla Universal Picture, dopo un provino in cui Marco ha voluto scommettere su di me. È stata una bella soddisfazione e soprattutto una sessione di lavoro incredibile, diretto da un grande come lui."
Il Teatro che ruolo occupa nella tua attività di attore?
"Il Teatro è la mia prima casa. In generale penso sia il luogo dove tutto dovrebbe avere inizio, per la vita di un attore o di un'attrice. Io continuo a farlo, e da sei anni a questa parte, si è creato un bellissimo sodalizio con Walter Manfrè e con il suo particolare tipo di Teatro: “il teatro della persona”. Da lui sono stato diretto ne “La Cena”, scritta dal drammaturgo Giuseppe Manfridi, con cui siamo stati in scena a fasi alterne per tre anni con Andrea Tidona e Chiara Condrò e poi recentemente ne “La Confessione”."
Qual è stato il ruolo più difficile da interpretare?
"Credo proprio il ruolo di “Francesco” ne “La Cena” diretta da Manfrè. Questo per due motivi. Il primo legato al tipo di personaggio: buono e avido allo stesso tempo, pavido ma a tratti anche coraggioso, buffo, grottesco e drammatico. Un personaggio certamente complesso. Il secondo motivo è il tipo di messa in scena che ci vede recitare seduti attorno ad un gradissimo tavolo da pranzo, con gli spettatori seduti con noi attori. Questo è il Teatro di Walter: abbatte le barriere tra spettatori e attori e necessità quindi di una recitazione iperrealistica."
Un film che ami particolarmente e del quale, magari, un giorno, ti piacerebbe fare il remake?
"Sono tanti i film che amo, ma ad esempio la trilogia de “Il Padrino”. Quale attore non vorrebbe aver interpretato Michael Corleone? Ma soprattutto è necessario farci un remake? Non sono molto propenso ai remake, soprattutto di opere così iconografiche. Ma Al Pacino è il mio attore preferito!"
Come sta oggi secondo te il cinema in Italia?
"Abbastanza bene secondo me, ma potrebbe sicuramente andare meglio. Ci sono registi molto interessanti all’orizzonte, al netto dei già ben noti Sorrentino, Virzì, Bellocchio ed altri. In questo momento si sta riscontrando un problema di pubblico in sala, dopo la pandemia sembra che la gente vada meno al cinema e più a teatro. Ma non so dirti da cosa dipenda."
Che passioni hai al di fuori dello spettacolo?
"Sono un grande amante della cucina, mi piace molto andar per ristoranti e condividere la tavola con le persone giuste. A questa passione affianco anche la corsa, sia per piacere che per necessità ovviamente."
Progetti futuri?
"No, si, forse. Non voglio dire nulla. Sono scaramantico. Per il momento attendo con ansia l’uscita di Lift nel 2023 e vedremo il futuro cosa ci riserverà."
Concludendo?
"Beh, intanto grazie per la vostra attenzione e per questa intervista così meticolosa. Concludo dicendo che mi auguro davvero che questo mestiere, il mio e quello di tante attrici e attori, venga più riconosciuto. Fortunatamente durante il Covid è nata Unita, la nostra associazione di categoria che molto sta facendo - finalmente - presso le istituzioni. Ma parlo anche dalle persone: sono un po’ stanco della storiella “Che lavoro fai? L’attore. Si vabbè, ma di lavoro cosa fai?”. Ci vuole una grande professionalità nel nostro mestiere e una grande tempra. Si sappia!"


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