LIDIA SCALZO: EMOZIONI TRA ARTE E DESIGN.

LIDIA SCALZO: EMOZIONI TRA ARTE E DESIGN.

Desidero oggi presentarvi Lidia Scalzo, una donna che definire semplicemente artista e/o artigiana sarebbe riduttivo. Riduttivo perché l’energia che ha mosso Lidia fin dalla sua giovane età, l’ha portata ad esplorare confini e soluzioni, senza mai dimenticare di dedicare se stessa a donare molto di quanto appreso, a giovani allievi volenterosi e alla comunità in genere.

Quando l’attività intellettuale incontra la manualità, i risultati che ne scaturiscono sono sempre sorprendenti. L’attività di ricerca contraddistingue sia lo scienziato che l’artista. Se ci riferiamo all’artista, il prodotto che ne consegue non è sempre tangibile ai più, infatti l’artista opera principalmente per un suo bisogno di esprimere quel suo mondo interiore e palesarlo essenzialmente ed in primis a se stesso dando forma oggettiva a quell’energia creativa che lo smuove. Se l’opera poi, tocca la sensibilità di un pubblico più vasto, tanto meglio. C’è poi chi riesce anche ad incanalare questa energia in attività più “funzionali” ai bisogni altrui. Ecco palesarsi quindi la figura dell’artista/artigiano che miscela sapientemente le necessità di una committenza con il proprio impulso creativo.

L’artista e l’artigiano sono quindi due figure in contrapposizione, in contiguità oppure possono convivere? Chi meglio di Lidia può tentare di darci una spiegazione.

Cominciamo quindi chiedendo alla protagonista di raccontarsi brevemente.

«Nasco in Calabria in una casa vicinissima al mare da cui era possibile ascoltare le onde infrangersi sulla riva. Il mare è il mio imprinting naturale: suoni, profumi, sensazioni, tatto e luce sono infatti elementi ricorrenti nelle mie opere, siano esse figurative o astratte. A 10 anni mi trasferisco a Roma con la famiglia e la mia vita cambia di conseguenza. Da immersa nella natura, ad una città meravigliosa, antica, ricca di storia e cultura. Tutto è diverso ed affascinante. Frequento l’Istituto Statale d’Arte di Roma, innovativo per gli anni ’70 e fortemente politicizzato; gli insegnanti erano principalmente artisti già noti. La mente si apre, diventa accogliente pur nello scontro con la realtà complicata del periodo. C’è lo studiare, imparare tecniche di lavorazione, tanti laboratori con materiali diversi da conoscere ed impiegare, la passione degli insegnanti nel trasmettere il loro sapere, ma, principalmente, la possibilità di poter esercitare la propria “libertà di espressione”.  Al termine dei cinque anni di studi, diventata Maestra d’Arte, decisi di assecondare anche la mia passione per il viaggio, girando l’Europa per un anno, in cerca di continui stimoli e confronti con realtà e culture differenti.»

Stimoli e confronti che hanno sicuramente sortito degli effetti…

«Certamente, infatti dopo vari lavori, nel 1985 inizia la grande avventura con la “bottega il Papiro”, nel quartiere di San Lorenzo, da sempre fucina di artisti, artigiani, intellettuali e studenti universitari. La bottega deve il suo nome ad una splendida pianta di papiro posta in una giara che anticamente conteneva olio. Nel laboratorio si creavano manufatti artigianali come ceramiche, gioielli in argento a cera persa e cornici. Anche le cornici infatti erano autoprodotte, già ai tempi in cui presentavo e vendevo anche a piazza Navona i miei acquerelli e quadri.»

Il Papiro però, oltre ad essere un luogo di “produzione” è stato anche uno spazio di accoglienza diventando ben presto luogo di incontro e di confronto sia artistico che di impegno sociale.

«Sì, erano sicuramente anni politicamente e storicamente importanti quelli in cui mi sono formata come artista e donna. Voglia di libertà e ribellione alla repressione che comunque si stagliava costantemente sullo sfondo. Il sociale è per me sempre stato importante ed integrante come lo era la voglia di essere unica senza compromessi e false ipocrisie politiche. Queste dinamiche mi spronarono nella continua ricerca della mia energia, esplodendo cromaticamente e, finalmente libera, creando opere dove forme e colore si impongono con forza stravolgente, seppur dolce. Era il periodo in cui la mia attenzione era particolarmente rivolta alla ceramica: l’argilla è incredibile, si trasforma nelle tue mani, poi ti guida, si lascia manipolare a patto che ascolti la sua essenza. Poi la voglia di viaggiare riprende. Si riaccende il desiderio di scoprire nuovi luoghi, abitudini e realtà diverse. Cominciano viaggi in altri continenti volti ad un ulteriore arricchimento sia personale che artistico.»

Agli inizi del nuovo millennio avviene poi un altro importante cambiamento…

«La bottega diventa più grande e anche mia sorella Rosaria ne entra a far parte, portando altra creatività ed energia preziosa. Si presenta poi la possibilità di cominciare a lavorare con la resina e gli stucchi che aprono nuovi orizzonti. Le superfici da trattare diventano più grandi ed interessanti, ampiezze che consentono di cambiare i punti di riferimento visivi, vivere in maniera diversa le luci e le ombre, ma anche la quotidianità. Non solo tele ma anche elementi naturali come il legno, alluminio, ferro diventano base per realizzare lavorazioni antiche con materiali di nuova generazione. È a questo punto che la bottega si trasforma ne “Il Papiro Art”. Niente più cornici, gioielli e ceramiche. Arte, design e industria prendono il loro posto. Il laboratorio diviene un privilegiato punto di riferimento per giovani studenti dell’Accademia, per imparare tecniche nuove e nuove conoscenze di materiali diversi. Molti di loro hanno scritto tesi di laurea sul Papiro e sulla sottoscritta. L’interazione con gli architetti ed i designers è quotidiana. C’è un grande scambio di idee ed energie.»

I tempi cambiano. Cambiano anche i luoghi?

«Purtroppo si. Il quartiere romano di San Lorenzo non rispetta più i patti con il passato; diventa caotico e “strafottente”. Anche Roma cambia: frenetica e meno accogliente. Nel 2011 decidiamo quindi di trasferire la bottega da Roma a Vetralla, nella Tuscia viterbese. Luoghi bellissimi con natura e storia estremamente stimolanti. In un primo momento abbiamo mantenuto anche lo spazio a San Lorenzo per continuare l’attività di condivisione e formazione, confidando nell’anima più profonda del quartiere. Dopo qualche anno, però, anche se a malincuore, abbiamo deciso di dedicarci esclusivamente al laboratorio nel viterbese che rispecchiava al meglio il nostro stato d’animo.»

Dopo aver conosciuto meglio il tuo percorso umano e professionale mi preme quindi chiederti: c’è una distinzione tra Lidia artista e Lidia artigiana?

«Arte è voler comunicare te stesso agli altri, esprimerti liberamente in qualsiasi forma tu voglia, non avendo limiti, imposizioni. Artigianato è comunicare/interagire con le necessità degli altri, porre la tua capacità di fare/creare in funzione della committenza. A me piace soprattutto essere libera o, almeno, di cercare di esserlo nelle mie espressioni. Mi piace molto leggere i libri fatti con la carta, adoro il loro profumo, lo trovo stimolante per la fantasia. Mi piace curiosare, osservare e studiare ciò che mi circonda, che mi colpisce, e renderlo mio, siano essere umani, natura, paesaggi. È arte quando sento l’esigenza di “riproporre, raccontare” le emozioni avute, quel che ho recepito è passato attraverso la mente, il cuore. In qualche modo l’ho destrutturato per poi ricomporlo in un’opera. Ci sono lavori che nascono come “progetti” che si sviluppano in più opere, diverse tra loro, ma seguendo un filo comune. Molte opere, però, non hanno nessun legame tra loro, sono pura fantasia, giochi ed emozioni scaturite da eventi personali, piaceri o dolori che ho voglia di esprimere. La Lidia artigiana tiene invece conto delle esigenze degli altri, mi piace interagire con le persone, capirle il più possibile. Chiaramente applico ai lavori l’esperienza che ho accumulato in questi anni. L’aspetto tecnico è importante; ogni cosa è diversa, i materiali usati possono essere differenti. Quello che realizzo è personalizzato ed è importante che i clienti sappiano che hanno la possibilità di avere qualcosa di unico, di proprio, nel quale in qualche modo hanno partecipato.»

Una carriera ormai lunga e ricca di soddisfazioni e riconoscimenti. Puoi segnalarci quelli che ritieni più significativi dal punto di vista artistico?

«Menzionerei sicuramente “Il Tennista”, opera inserita nel primo libro d’arte del CONI “Immagini di Sport” di Tiziana Pikler e “Myanmar al chiaro di luna” nel libro “Mecenati del Contemporaneo” ideato e curato da Emanuele Lamaro.  Altro lavoro significativo, l’installazione permanente “Incontro con le fiabe, omaggio ad Italo Calvino” donata alla comunità di San Venanzo (TR) in occasione della manifestazione internazionale “Architettura e Natura 2016” curata  dall’Ass. Simonetta Bastelli; citerei poi l’opera “la Principessa dolce dorme”, inserita nella Scala di Pace, Timmari (MT) a cura Feedya Art Fundation della giornalista e critica d’arte Diana Alessandrini. Altra opera rilevante ritengo sia una grande installazione da esterno “C’era una volta…” realizzata per il Paese delle Fiabe (Sant’Angelo di Roccalvecce, VT), che sarà annotata nel registro delle opere protette dal Ministero per i beni e le attività culturali.»

E in campo lavorativo/artigianale?

«La bottega “Il Papiro Art”è stata selezionata dall’ANCI Lazio tra le botteghe italiane prima per creatività, originalità ed eccellenza. Il sito europeo Mad’in Europe (https://madineurope.eu/) l’ha selezionata tra le più originali botteghe d’arte d’Europa. Alla “Russian Elevator Week” di Mosca con l’industria MBB Ascensori, abbiamo ricevuto il primo premio di miglior design per la realizzazione degli interni delle cabine ascensori “The Best Lift of the exibition”.»

Quali gli obiettivi futuri?

«Gli obiettivi sono essenzialmente gli stessi che perseguo da sempre: continuare a creare, innovare progettando e sperimentando. Portare bellezza con le mie opere nei luoghi abitativi ed urbani rendendoli unici e speciali.»

Tanto è già stato fatto e tanto c’è ancora da fare. Nel ringraziare Lidia per averci raccontato la sua esperienza con l’umanità e la sensibilità che la contraddistingue, le rinnovo la raccomandazione che le faccio dal primo giorno che ho avuto la fortuna di conoscerla: continua a trasferire ai più giovani non solo l’immensa competenza accumulata ma soprattutto l’entusiasmo e la curiosità, ingredienti indispensabili per continuare a regalare arte al mondo.

Per chi volesse saperne di più sulla sua attività artistica o laboratoriale vi invito a visitare il sito http://www.ilpapiroart.com/ e i profili social Facebook, Linkedin, Instagram: il Papiro Art

 

Foto: in alto da sinistra

– “Omaggio ad Eva Mameli Calvino” - opera lignea esposta all’Auditorium Parco della Musica di Roma

– Lidia e il prof Stefano Rodotà

– “Il mio giardino”

– “Riassunto della Tuscia”

– Capri Palace Hotel (Isola di Capri)

– Parete capoletto

- Scala

- Parete

- Trame, La memoria delle mani

- Ceramica

- Quadro “Il Tennista”, è stato inserito nel  libro d’arte del CONI “Immagini di Sport” di Tiziana Pikler – Edizioni Scuola dello Sport


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