Lunedì sera (ieri) l’attore statunitense Kevin Spacey è stato premiato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino con la “Stella della Mole”, un riconoscimento alla carriera che viene assegnato dal 2020. La direzione del museo ha deciso di dare il premio a Spacey «per aver apportato, con la sua filmografia, un personale contributo estetico e autoriale allo sviluppo dell’arte drammatica».
È Kevin Spacey la nuova Stella della Mole. Ieri, Lunedì 16 Gennaio, il due volte premio Oscar, per American Beauty e I soliti sospetti, è stato omaggiato al Museo Nazionale del Cinema di Torino che ha la sua sede nel simbolo della città, la Mole Antonelliana. Spacey, che deve la sua fama anche a dei veri e propri classici degli anni '90 come Se7en, L.A. Confidential, Glengarry Glen Ross e The Negotiator, è stato premiato nell’Aula del Tempio.
A fare gli onori di casa è stato il presidente del Museo nazionale del cinema, Enzo Ghigo, che ha consegnato il prestigioso riconoscimento insieme a Vittorio Sgarbi, sottosegretario del Ministero della Cultura (Mic). La cerimonia si è aperta con un minuto di silenzio per Gina Lollobrigida, che è mancata nel pomeriggio odierno.
"Il cinema coincide con la vita, mentre la grande arte del passato manteneva una distanza tra sé stessa e la realtà. Quindi non posso che compiacermi nel dare un premio, la mia fiducia e considerazione a un artista che ha fatto coincidere le due cose. È bello che in un momento di difficoltà della sua carriera, Franco Nero abbia concesso una parte a Kevin Spacey in un suo film. Gli attori vivono del cinema che li rende immortali. L’uomo è mortale, mentre l’attore che stiamo per premiare è immortale e vivrà per l’eternità nei suoi film che continueremo a vedere per il tempo che ci verrà concesso di vivere", ha sottolineato Vittorio Sgarbi.
Spacey è particolarmente legato a Torino. Questa Masterclass è la sua prima uscita pubblica dopo l'assoluzione negli Stati Uniti. "Ho avuto la fortuna di girare per 40 anni cinema, ricevendo in cambio solo gentilezza e apprezzamento. Oggi, premiando me, premiate tutte le persone che hanno reso possibile questa mia carriera", ha detto in apertura del suo discorso. Poi, ha tirato una vera e propria bordata: "Il Museo del Cinema ha avuto 'le palle' (detto in italiano, ndr.) di invitarmi per ricevere questo premio".
Si è successivamente commosso mentre ringraziava il manager e compagno Evan Lowenstein che non gli ha mai fatto mancare il suo sostegno, spronandolo nei momenti più difficili.
Kevin Spacey ha poi tenuto un'attesissima Masterclass durante la quale sono state revocate le tappe più importanti della sua carriera, con i personaggi più conosciuti dal pubblico, da Keyzer Söze a John Doe, passando per Jack Vincennes, Lester Burnham, Mel Profitt e Lex Luthor.
Alle 20.30 al Cinema Massimo (Sala Uno) Spacey ha fatto un'introduzione alla visione di American Beauty di Sam Mendes, uno tra i film di maggiore successo che hanno costellato la sua fortunata carriera. Si è concluso così il suo soggiorno torinese che era cominciato con qualche giorno di anticipo. Kevin Spacey era stato avvistato nel centro di Torino già nei giorni scorsi, al Caffè Torino in Piazza San Carlo.
Domenica 15 Gennaio, poi, era allo Stadio Grande Torino dove ha assistito al match tra il Torino e lo Spezia. Spacey era già tornato nel capoluogo piemontese l'anno scorso, quando aveva visitato il museo in forma privata ed era rimasto molto colpito dalle collezioni di precinema e dall’architettura della Mole Antonelliana.
Spacey, coinvolto sull'onda del caso Weinstein, è stato assolto da una pesante accusa, ma ha altri procedimenti attualmente in corso sempre per molestie sessuali. "Vivo la mia vita ogni giorno, vado al ristorante, incontro le persone, guido, gioco a tennis, ho sempre incontrato persone generose, genuine e compassionevoli", aveva detto oggi all'ANSA.
In sua difesa era già intervenuto anche Vittorio Sgarbi in una intervista all'Ansa: "Quelle di questi giorni sono polemiche davvero inutili. Non è stato giudicato colpevole e nel processo intentato dal collega Anthony Rapp non è che in cambio della propria disponibilità sessuale volesse una parte in un film di Spacey, non c'era servitù di potere per fare carriera, come per il #MeToo. Luxuria mi ha scritto e come lei altri del mondo gay dicendosi d'accordo con me. Mi sento più tranquillo con l'appoggio di queste posizioni".
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