Proseguiranno fino a Domenica 19 Febbraio, al Teatro Manzoni di Roma, le repliche della piece "Nero come un canarino", regia Silvio Giordani, che vede come brillanti protagonisti Maria Letizia Gorga, Pino Ammendola e Maria Cristina Gionta.
Fino a Domenica 19 Febbraio potrete apprezzare un pezzo davvero singolare, particolare, uno tra i più originali che abbia potuto vedere ultimamente, "Nero come un canarino", testo molto curioso, scritto nel 1967 da Aldo Nicolaj, ambientato in un Paese immaginario, Cavernò, in un futuro ipotizzabile ma molto plausibile, corrispondente al nostro oggi, o quasi.
Protagonisti dei due atti messi in scena al Teatro Manzoni di Roma, Maria Letizia Gorga nel ruolo di Gilda Foschi, Pino Ammendola in quello del commissario Pietro Bon, Maria Cristina Gionta nella duplice veste di Nisbe, Sindaco del paese e quello di Armida, donna mascolina completamente contraria al matrimonio ed ai legami in genere.
Oltre ai tre bravissimi interpreti ci sono anche Luca Negroni, nel duplice ruolo dell’agente Pillon e del marito della Sindaca (nonché medico condotto del paese). E infine Giuseppe Renzo, nel ruolo di Ortensio Fumagalli, un calciatore “in esilio” a Cavernò, sedotto da Armida.
La impeccabile regia di Silvio Giordani ci conduce nel vortice della storia e delle vite dei vari abitanti di questo Paese in cui, da un lato, sono inesistenti i computer, i cellulari ed i tablet (che Nicolaj non poteva ancora immaginare), ma dall’altro, è pieno di invenzioni strampalate che dovrebbero rendere più piacevole la vita dell’umanità, ma che in realtà vedono una vera e propria privazione dei sentimenti, dell'amore, con luoghi e contesti quasi 'inquietanti', come un cimitero verticale, alberi di plastica che hanno sostituito quelli veri, e, perfino gli animali - di paglia o in plastica - che funzionano con transistors.
Quello che certamente l’autore - grande precursore del suo tempo - capì, e che gli interpreti riescono a mettere bene in risalto, è che, in questi decenni si è capovolto il modo di vivere, è radicalmente mutata la scala dei valori, fino a ridurre l’amore a una combinazione di molecole chimiche e saturare ogni ambiente naturale di veleno che fa diventare neri perfino i canarini. Delitti e ciminiere. Manichini più che persone.
In tutto questo c'è un solo personaggio, quello di Gilda (Maria Letizia Gorga) che ancora posside qualcosa di 'umano': alleva canarini (veri), coltiva piante profumate (vere), crede ancora nell'amore ... anche se ha seppellito ben 3 mariti, una domestica e ... un gatto!
Ed è così che il nostro commissario Pietro Bon (Pino Ammendola) conoscerà l'avvenente tris-vedova.
Pietro, appena giunto in paese, scopre subito che le carceri sono splendide, ma vuote. Nessun delitto, nessuna indagine da svolgere, però.... ecco un elemento che stona con tutto il contesto: l’affascinante Gilda, che il nostro 'eroe' sospetta subito di aver avvelenato i tre mariti.
Pietro, però, si lascia lentamente ed inesorabilmente affascinare dalla donna. Tra antenne e fabbriche inquinanti, tra ironia e situazioni curiose, l’inchiesta procede tra incontri galanti e autopsie.
Alla fine, il solerte investigatore troverà l’amore o si candiderà invece ad essere la prossima vittima della fascinosa Gilda?
Per saperlo, dovrete andare al Teatro Manzoni...
"Nero come un canarino" è uno spettacolo che ho trovato davvero piacevole, il giusto mix tra risate, situazioni grottesche, giallo ed anche un pizzico di sentimento, che passa con disinvoltura dal simbolismo al neorealismo, dal surrealismo al teatro dell'assurdo.
Gli attori, tutti bravi, ma, dato il loro 'calibro', risulta quasi superfluo sottolinearlo!
Pino Ammendola incarna alla perfezione questo commissario un po' sornione e un po' napoletanamente verace, che viene travolto tra due fuochi: quello facente parte del suo lavoro, e quello di essere umano, senziente e di buoni sentimenti. Straordinario nel rendere con accenti fonetici, smorfie, posture differenti, la sua battaglia interiore.
Maria Letizia Gorga nei panni di Gilda, è perfetta in questo ruolo. Elegante, austera e sentimentale allo stesso tempo, perfettamente a suo agio nei panni di questa vedova. Molto affascinante fasciata dai suoi lunghi abiti di velluto nero che rimandano proprio al nero dei suoi canarini... Il punto di forza, a mio avviso, sono anche i brani musicali che Maria Letizia esegue in scena, da perfetta chansonnier qual è da decenni.
Maria Cristina Gionta, sa tenere sempre la scena in modo frizzante, travolgente e simpaticissimo. La adoro! E poi con la parrucca riccia grigia a cono è veramente esilarante!
Luca Negroni e Giuseppe Renzo, sanno 'tenere testa' alla grande ai tre protagonisti, completando questa cornice perfetta.
Le musiche sono di Stefano De Meo.
Uno spettacolo che vi conquisterà per originalità e delicatezza al contempo ... assolutamente da vedere!
Applausi!


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