Luca Buosi: "Ho vinto vari premi, ma quello più importante è arrivato da Hollywood."

Luca Buosi: "Ho vinto vari premi, ma quello più importante è arrivato da Hollywood."

LF ha incontrato il pianista e compositore di colonne sonore che ci ha raccontato il suo percorso artistico lungo 30 anni.

Ascolti un brano che ti rapisce, conducendoti in mondi lontani, spiagge deserte, cieli stellati, frammenti di immagini paradisiache, e ti trovi al telefono a dar vita ad una simpatica e dinamica chiacchierata con chi, proprio quelle note, le ha messe su per impacchettare un brano il cui nome appare appropriato, Paradise, che fa parte della colonna sonora di un glorioso cortometraggio, "13 scatti", che si è aggiudicato un importante riconoscimento ad Hollywood.

Sto parlando del giovane pianista e compositore friulano Luca Buosi che a soli 41 anni, ne ha già 30 di carriera alle spalle. Per lui tre premi in pochi mesi, che fanno seguito a diversi riconoscimenti precedenti.

La sua non è una famiglia di musicisti, come ci si potrebbe aspettare, eppure, fin da bambino, Luca componeva già piccole melodie.

Durante la pandemia, nel suo studio di Maniago, ha creato nuove armonie al pianoforte, iniziando una importante collaborazione con il regista Leonardo Barone che ha realizzato il corto sopra menzionato, "13 scatti".

Partito con il piano-bar nei locali, Luca Buosi è cresciuto dedicandosi a musiche da film, cortometraggi e documentari. I suoi lavori si trovano in opere vincitrici di festival in tutto il mondo, dall'Europa all'India, passando per il Canada.

L'opera sopra citata, oltre ad aver già vinto diversi premi, risulta finalista in 7 concorsi e si è guadagnata un premio all'Hollywood Blood Horror Festival di Los Angeles.

Lascio la parola a Luca...

 

Luca, benvenuto in LF MAGAZINE! Compositore di colonne sonore e pianista, come hai iniziato la tua carriera?

“Ho iniziato a suonare all’età di 11 anni, formando il primo gruppetto musicale nel mio paese, e in seguito, ho preso a studiare musica seriamente, esordendo con il Piano-Bar, insieme ad una cantante. Nel 2015 abbiamo vinto i campionati regionali di Piano-Bar qui in Friuli. Ho continuato sempre a studiare musica, dando alcuni esami da privatista al Conservatorio, questo mi ha permesso, ovviamente, di avere più dimestichezza con il pianoforte.

Ho fatto serate nel nord e centro Italia, sono stato pianista per 3 anni per la squadra di calcio dell’Udinese, in serie A.”

 

A parte il Piano-Bar, qual è il genere in cui ti piace cimentarti?

“Facendo Piano-Bar mi cimento spesso in cover e classici, dai Beatles ad Elvis… “

 

So che sei arrivato fino ad Hollywood per la colonna sonora di un cortometraggio…

“Esatto! Con il tempo, ho creato un mio studio di registrazione in cui compongo musiche per film, cortometraggi, stacchetti pubblicitari per radio e loghi aziendali. Nel periodo della pandemia, il regista toscano Leonardo Barone, ha realizzato un corto, “13 scatti”, che ci ha portato molte soddisfazioni. Era già un anno che lui ed io parlavamo telefonicamente di questo progetto, poi io, in poco più di una settimana, ho composto tutta la colonna sonora, e questo cortometraggio, appunto, ha vinto vari premi in tutto il mondo, anche se quello più importante è arrivato da Hollywood. Lì ho avuto maggiore notorietà, dato che ne hanno parlato radio, televisioni, giornali, il mio nome come compositore, è spiccato sicuramente di più. Avevo già fatto lavori per vari film e cortometraggi in cui avevo vinto dei premi, ma Hollywood è Hollywood.”

 

E cosa hai riportato da quella esperienza?

“Purtroppo questo è un festival che è stato fatto nel periodo della pandemia, quindi fisicamente non eravamo lì! La cosa bella comunque è che vincere un premio così importante, ti dà molta più credibilità anche per i lavori successivi.  Sempre con il regista Leonardo Barone, lo scorso anno, abbiamo fatto un vero e proprio film, “Negli occhi della preda”, in cui ci sono molti attori importanti che hanno lavorato con Pieraccioni e in varie tv come Rai e Mediaset ... anche con questo film abbiamo vinto vari premi e ci siamo riconfermati sempre allo stesso festival ad Hollywood! La cosa bella è che siamo arrivati prima con un cortometraggio e poi con un film vero e propri della durata di 92 minuti, e questo è importante perché fa capire l’evoluzione del nostro lavoro. Speriamo che questa volta potremo esserci fisicamente però!

Subito dopo ho voluto fare un disco che si intitola “Paradise”, che è presente in tutte le piattaforme più importanti… Un Ep con l' etichetta Battito Rumore di Alberto Rapetti, uno dei discografici più importanti! E' il mio primo disco da solista sponsorizzato da una vera e propria etichetta e ne vado molto orgoglioso. All’interno, di queste 5 canzoni, due fanno parte della colonna sonora di “13 scatti”, mentre la canzone “Paradise”, invece, è all’interno del film “Negli occhi della preda”.

 

Confesso che ascoltandola mi ha trasmesso molta pace e serenità… pensieri rivolti verso mondi lontani e magici….

“Grazie! Sono lieto di trasmettere queste sensazioni! In effetti il mio intento è proprio quello ... già il titolo, Paradise, deve darti un senso di tranquillità… Ti consiglio anche la canzone “Per Te” che è dedicata alle donne, il video mostra l'intera evoluzione della donna…”

 

Quando componi, quanto lasci all’improvvisazione e quanto alla preparazione?

“Mi ritengo molto fortunato, perché posseggo una certa abilità nell’improvvisazione dal vivo. E' chiaro che la mia capacità di improvvisare, scaturisce dai miei studi musicali, dunque direi che vanno di pari passo, saper suonare lo strumento consente la tranquillità di poter “improvvisare” sia dal vivo che anche quando compongo una colonna sonora. Quando vedo per la prima volta il video davanti ai miei occhi, a seconda delle sensazioni che mi ispira, provo subito a comporre al pianoforte … Tutte le mie composizioni inizio a provarle al pianoforte, poi le sviluppo nelle parti orchestrali, ma nasce tutto dal pianoforte.”

 

Cosa vuol dire comporre musica oggi?

“Sicuramente è una cosa artistica che richiede molta responsabilità. Quando vai a comporre qualcosa, soprattutto nel mio caso, - che abbino musica a video - sicuramente devo riuscire a capire quello che il regista, che ha sviluppato quel video, vuole trasmettere ... devo trasporre quella sensazione in musica, e quella è la responsabilità. I registi ovviamente si esprimono in termini tecnici differenti da quelli del musicista, quindi occorre intuire quello che vuole raccontare nel video, alcune volte c’è anche uno scontro di vedute tra chi produce musica e chi il video, però è un metodo di crescita e di paragone.”

 

Ricordi a quando risale la tua prima esibizione importante?

“Sì, la ricordo molto bene! Ero un minorenne, mia madre dovette firmare una liberatoria per consentirmi di esibirmi, ed è stato molto bello, appunto perché era la prima volta e con una cover band … questo è stato il mio inizio ... è durato un paio di anni con questo gruppo di amici. Il mio intento, però, era quello di staccarmi, perché volevo crearmi un nome come musicista, per questo ho proseguito con il Piano-bar, dimostrando che ero in grado di riuscire a fare una serata anche da solo.”

 

Cosa provi poco prima di suonare?

“Ogni volta c’è sempre tanta emozione! Ogni serata è diversa dall’altra, perché hai sempre il timore di non essere mai al cento per cento o non dare quello che la gente si aspetta da te! Quando ti esibisci sei sempre soggetto a critiche comunque… c’è sempre un po’ di paura ma anche tanta soddisfazione, perché se sei lì, significa che hanno voluto proprio te e non un altro.”

 

Quanto conta la tecnologia nella tua professione?

“In questo momento per fare musica da film, sicuramente moltissimo. Non sto parlando di musica fatta al pianoforte, ma per personalizzare un video musicale ho bisogno di vari programmi al computer che servono per guardare e registrare e, ovviamente, da compositore, grazie alla tecnologia, vado a ricreare quello che è l’orchestra, perché non sempre c’è il budget necessario per averne una intera. In questo caso, sono io che devo cercare di ricrearla in base alla conoscenza musicale. Sicuramente dal vivo, con il pianoforte o una tastiera, ti siedi e suoni, in uno studio di registrazione, la cosa è più complessa, perché hai 30 strumenti da far amalgamare alla perfezione. E’ come se fossi un direttore d’orchestra in forma virtuale.”

 

Quali sono secondo te le ragioni per cui in Italia, la musica impegnata sembra rimanere relegata ad un ruolo marginale, a differenza di quanto accade all’estero?

“Secondo me, bisogna partire dalle basi … In Italia, nelle scuole, la musica non viene studiata come dovrebbe, a differenza di altri paesi. Di conseguenza, quando qualcosa viene sottovalutato o non gli si dà la giusta importanza, non si crea interesse né cultura. Quindi la musica oggi, soprattutto quella che sentono i ragazzi, è più una musica di consumo, che non resta ... è una musica che scaricano, quindi non si comprano più dischi e non si bada più alla qualità di un disco, perché non c’è più il gusto di ascoltare la musica in un determinato modo ... Ora si ascoltano dai cellulari, quindi musica molto compressa, poco dinamica, dura qualche mese per dare spazio alla prossima … in questo modo si creano dei movimenti, a livelli di introiti, per le case discogafiche, sicuramente non fa per me. Io cerco di fare musica che emozioni, che resti impressa, che possa piacere. La musica di consumo è difficile farla, ma sicuramente racchiude un concetto diverso di musica rispetto al mio che sono nato negli anni ’80.”

 

Cosa ascolti quando non senti la tua di musica?

“Io in realtà ascolto molte cose, sono di ampie vedute… mi piace ascoltare brani da orchestra, le nostre commerciali e i classici.”

 

Cos’è per te la musica?

“E’ cercare di capire cosa vuole dire chi l’ha scritta... diventa ancora più affascinante.”

 

Progetti futuri? 

“Ho appena terminato la colonna sonora di un altro cortometraggio, che è un corto horror dal titolo “Bunny, l'uomo coniglio”, e sto aspettando un altro corto che è in fase di conclusione… poi spero di pubblicare il mio secondo disco a cui sto lavorando.”

 

Concludendo?

“Sicuramente ti ringrazio tantissimo per questa intervista, perché se a noi artisti non arrivano queste occasioni per farci “vedere”, non ce ne sono poi moltissime altre… se qualcuno non ti ascolta o non ti concede spazio come hai fatto tu, non ci si mette molto in luce e si resta un pochino da parte.”

 

 

 


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