Oltre la soglia.

Oltre la soglia.

«Ci eravamo ripromesse di vivere il più intensamente possibile i nostri ultimi giorni di libertà. […] Proseguimmo il cammino quando d’improvviso, maestoso, ci apparve l’albero. Portava ancora i segni della profezia. Lacerato nella corteccia dura, pareva che la linfa sanguinasse dolore. Era un vecchio leccio diviso quasi a metà dal dito del sommo Giove. Ma nonostante la ferita, sfidava la vita, si faceva beffe della morte e, supplice apriva i rami al cielo. Una protesta muta al destino che lo aveva colpito. Lo guardai attentamente oltre il suo legno, una nube scura solcò il cielo e un rapace virò a destra, proseguendo immutata la sua rotta verso oriente, colmo di nembi neri.»

 

Oltre la soglia, edizioni Il Papavero, di Sarita Massai, scrittrice e insegnante per vocazione, è una trilogia di racconti che erge ad eroi i più fragili, in particolare le donne, le cui voci, l’autrice, ha imparato a decodificare e distillare grazie alla sofferenza che ha vissuto sulla sua pelle e al suo grande cuore. Come scrive Duccio Balestracci, professore ordinario di Storia Medievale presso l’Università di Siena, che ha curato la prefazione di Oltre la soglia, “I racconti di Sarita Massai sono caratterizzati dal senso dell'ineluttabilità del dolore e del tragico; della violenza; dello stato inerme di ogni essere umano e, soprattutto, della sacrificabilità della donna, vittima, al tempo stesso, della società e travolta da un destino che tende a ripresentarsi sempre sotto forme apparentemente diverse e invece sostanzialmente sempre uguali. Nei secoli.”

 

IL LIBRO

Oltre la soglia, è un libro che parla di noi, in qualche modo anche di te. Molte donne vivono l’intera esistenza dietro un velo sottile e neppure lo sanno; altre, alle volte, ne sono consapevoli, lo percepiscono chiaramente ma non sanno come disvelarsi, non hanno gli strumenti giusti, nessuno lo ha insegnato loro. Non lo hanno insegnato a Tuccia, fanciulla del I secolo d.C., a Pompei in provincia di Napoli, destinata a diventare Vestale, e non certo per sua scelta, alle falde del Vesuvio, il monte che diventerà strumento di morte per la sua città. Non lo hanno insegnato ad Ana, una giovanissima allieva albanese, unica superstite di una slavina, la cui zia era sopravvissuta al massacro di Meja e alla quale, forse, se la storia raccontata è vera, sono certa, avrà provato Sarita con il suo immenso amore ad indicarle la strada. Non lo hanno insegnato neppure a Patrizia, una donna senese dei giorni nostri, che portava in cuore un rimorso atroce che la consumava giorno dopo giorno, logorandola fino alle ossa, fino all’anima che assisteva inerme all’amputazione delle sue speranze. Nessuno ci insegna come far emergere la nostra vera essenza, come attuarla, come essere felici. Non ce lo insegna la scuola che mira a indottrinarci, non ce lo insegna la famiglia che spesso, ammantata di un amore egoistico, spinge i figli a realizzare i sogni dei genitori e non i propri, dando vita a un circolo vizioso e perverso che si tramanda di generazione in generazione. E poi, come olio sul fuoco, le catastrofi, anche come metafora di catastrofi esistenziali, quelle di dimensioni immani, incontrollabili che arrivano quando meno ce lo aspettiamo, come una punizione divina che non ci lascia scampo. Ma neanche questo ci insegnano, nessuno ci dice che il Cristo non è giudice né carnefice, ma amore infinito e forse, proprio nell’amore universale, risiede la salvezza. Questi descritti sono i principali elementi comuni alle protagoniste dei tre racconti di Sarita Massai in Oltre la soglia. Questi elementi sono rimasti immutati nel tempo e nello spazio suscitando in noi un importante quesito: nel corso dei secoli ci siamo davvero evoluti? No, assolutamente no e non lo saremo finché non riusciremo a disvelarci pienamente il nostro splendore per varcare la soglia.

 

UN LIBRO COME TANTI

Certo, potete leggere Oltre la soglia come se fosse un libro tra tanti, e alla fine avreste letto tre meravigliosi racconti, ma vi ingannereste, perché questi scritti nascondono, tra le righe che scorrono fluide, un segreto, un insegnamento che la società assolutamente non vuole arrivi a noi. E la chiave dello scrigno di parole che lo custodiscono ci viene accennato nel passo riportato nell’incipit di questo articolo: lo svela, a chi sa coglierlo, l’antico e maestoso leccio lacerato dal dolore nella corteccia. E la Massai non si limita a suggerircelo, ce lo dice in maniera esplicita, ma come ci sussurrava anche l’alchimista di Paulo Coelho, gli uomini non vedono ciò che hanno davanti agli occhi. Il leccio, scrive Sarita, «Portava ancora i segni della profezia». Quel leccio che, «nonostante la ferita, sfidava la vita, si faceva beffe della morte…» E allora, cosa aspettiamo ad unirci al secolare albero nella muta protesta al destino e a chi se ne serve per far cadere su di noi un velo ancora più fitto? Ribelliamoci con l’amore, con il silenzio, lasciandoci andare nel flusso perché la nostra forza, come ci insegna il Mahatma Gandhi «Deriva da una volontà indomita», la volontà di esplicitare noi stessi nell’amore, nella nostra vera essenza, godendo a pieno di ogni singolo istante che la vita ci offre.

 

https://catalogo.edizioniilpapavero.it/narrativa/86-oltre-la-soglia-.html

 


1000 Caratteri rimanenti