Ilaria Palomba, la scrittrice priva di certezza.

Ilaria Palomba, la scrittrice priva di certezza.

Ho compreso di essere troppe persone, e tuttavia sempre la stessa.

Lo ha detto senza tanti giri di parole. Per ora Vuoto rimane la sua ultima opera. Si tratta di un testo duro, crudo, a metà strada tra il reale e l'onirico. Una vera pugnalata al cuore per lettori sensibili ma anche un acuto strumento volto alla riflessione.

Ilaria,Vuoto è un romanzo decisamente molto profondo e intenso. Che cosa hai provato mentre lo scrivevi?

"Sapevo fosse l’ultima cosa da fare. Vuoto è stato un incontro con la lingua, forse il primo, forse l’ultimo."

 

La sua stesura è stata veloce o piuttosto lenta?

"Un anno la prima stesura, due, le revisioni. Ho compreso di essere capace di scrivere solo in questa forma, non sarei più capace adesso di inventare una storia, o forse mi sembrerebbe poco rispetto all’assurda visionarietà dell’esistenza."

 

Solitamente scrivi di getto o sei più meditativa?

"Non scrivo più. Non riesco più. Non mi concedo più quel volo. Chissà se tornerò a farlo, talvolta mi chiedo a cosa serva. Forse cambierà tutto, non sono certa di nulla, tanto meno della mia identità. Penso che ogni giorno il lavoro più difficile sia guardarsi allo specchio e non sputarsi in faccia. Forse sono troppo umana. Non ho la cattiveria necessaria a trasfondere me stessa nel linguaggio, posso solo ascoltare una voce, seguire una visione, e non sempre è quella giusta."

 

E nella vita in generale, come sei?

"Ho bisogno di tempo, diluizione. Non riesco a essere presente nella vita frenetica. Necessito di vuoto e distanza, e di tornare, poi, ma a volte anche di sparire, quando sparisco mi sto cercando.

 

Con quali altri parole ti descriveresti?

"Infingarda, ingrata,

arroventata in zolle

di terra ruvida di sole,

lasciata svanire.

Raggrinzite mani di

ruggine, legni scuri,

il tuo nome, l’altro,

il mio risuono vuoto.

Saetta sulle maree

dipinte a olio sulle creste

di fragile luce, buio

in faglie rapprese."

 

Quanto ti ha aiutato la scrittura a guardarti dentro, a capirti di più e ad amarti?

"La scrittura non serve ad amarsi. Quella è mistificazione. La scrittura può servire a vedere, non sempre ciò significa accettare, anzi, può essere rivoltante."

 

Che cosa significa amare davvero se stessi?

"Non lo so, non ci sono mai riuscita."

 

Ma se non si ama la propria persona, come si può pensare di amare gli altri?

"Trovo singolare che si dica, per esempio, pensa a te quando si sta male in una relazione, come se potesse esserci un sé distinto dalle relazioni con gli altri. Magari esistesse! Tutto è invischiato in un gioco di rimandi."

 

Come è cambiata la tua visione dell'amore oltre che della vita nel corso del tempo?

"Non so dire cosa sia l’amore, o se io sia maturata nel corso del tempo o scrivendo, so che ho bisogno di essere amata in modo meno violento che in passato."

 

Ilaria oggi, ieri e domani. Come è ora, come è stata in passato e come sarà in futuro?

"Ho compreso di essere troppe persone, e tuttavia sempre la stessa. Certo, ora ho una lesione al midollo spinale. Una vita difficile, dove il corpo sembra non appartenermi più."

 

 


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