L’ORCHIPILENCO E ALTRE LUNE.

L’ORCHIPILENCO E ALTRE LUNE.

Credo sia capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di sentirsi fuori luogo, inadeguati, fuori dal coro. È in questi casi che il gruppo, invece di diventare risorsa preziosa, diventa piovra che stritola nel suo abbraccio mortale fatto di sorrisi di scherno, di una parola lanciata lì, apparentemente per caso, ma che trafigge l’anima come lama affilata. E si chiude a riccio il gruppo, e tu sei lì, fuori, sentendoti un mostro inaccettabile. Ma chi decide se un tratto fisico o caratteriale è un pregio o un difetto? È davvero la massa, omologata e indistinta, a dettar legge?

 

“L’Orchipilenco e altre lune”, opera prima dell’artista visiva Antonella Festa, pubblicato da edizioni Il Papavero, è una raccolta di racconti in rima che narra la parte in ombra che è in ognuno di noi; quell’aspetto che ci spaventa, che disconosciamo o ignoriamo completamente. “C’è chi giura che non l’ha mai conosciuto e chi di lui ha sempre saputo, ma certamente nessuno è contento dell’Orchipilenco che nasconde dentro.” Non è un Inno al diverso, ma piuttosto un grido di aiuto verso se stessi e verso una società che resta impassibile e impunita davanti alle vittime che giorno dopo giorno miete, miete con l’indifferenza, con il disprezzo e con la maschera dell’innocenza.

 

IL LIBRO

 

Il libro “L’Orchipilenco e altre lune”, nasce nel periodo del lockdown, un periodo difficile che ci ha costretti a rimanere soli, faccia a faccia con le nostre fragilità, con i nostri demoni… con noi stessi. Gerardo Pepe, autore di edizioni Il Papavero presentato per ben due volte al Premio Strega (2010 e 2014), che ha curato la prefazione del libro di Antonella Festa, per ciò che concerne l’Orchipilenco scrive: “è un essere metà uomo, metà… chissà cosa, rischia di passare per asociale, per misantropo, perché crede nella sincerità, nella ricerca di se stesso, nell’amore disinteressato, allontanandosi così dal coro, per appartenere a un’altra dimensione, come la luna, che diventa l’unica interlocutrice al suo sfogo solitario… che guarda da lontano, continuando imperturbabile il suo moto sempre uguale.” Antonella Festa, nel suo dipinto che è in copertina, lo descrive di colore blu, come le paure, lo sguardo dolce e malinconico e un volto deforme che richiama un animale mitologico. Con orecchie grandi per ascoltare anche ciò che gli altri non sentono. Il libro è dedicato a una donna, della quale sappiamo solo ciò che Antonella scrive: vittima del palazzo. Ora il silenzio ti ripaga delle grida, dei lamenti sparsi per la casa, chiusi dietro porte e finestre, ora lasciate aperte e vuote delle tue mani, dei tuoi occhi. Tutti hanno colpito, ma nessuno è stato punito. Tutti hanno sentito, ma nessuno ha ascoltato. Tutti sono passati, ma nessuno si è fermato ed ora solo il silenzio ti ripaga.” Ma l’Orchipilenco lo sa, anche se si scaglia contro gli altri, è l’unico artefice della sua miseria e della sua felicità. L’incipit del libro ce lo presenta così: “L’Orchipilenco poveretto non ha certo un bell’aspetto! Il naso lungo come un tapiro, i denti aguzzi come un vampiro. Tarchiato e poco elegante, ha l’andatura di un elefante.” Ma l’Orchipilenco se da un lato vive nel suo mondo provando quasi ripugnanza per le convenzioni, la falsità, l’ipocrisia e l’arrivismo, dall’altro “si è stancato della sua vita da sfigato” e intimamente prova invidia per coloro che riescono a vivere secondo gli schemi di questa società consumistica. “Vorrebbe una Ferrari da guidare e tutte le donne conquistare. Nuotare nei milioni e avere tanti palazzoni. Vestire come uno sceicco, mangiare solo cose da ricco.”

 

IN QUESTO LIBRO CI SIAMO UN PO’ TUTTI

In questo libro ci possiamo ritrovare un po’ tutti. Chi almeno in una breve parentesi della sua vita non si è sentito Orchipilenco alzi la mano. Tutti gli altri potranno trovare tracce di sé in almeno una delle altre Lune. Tutte storie in rima che enfatizzano il divario tra i sogni e la realtà e l’autrice cerca in qualche modo di trovare la quadra. Sognare è importante, oserei dire indispensabile, ma le cose preziose, quelle che veramente contano sono le piccole gioie quotidiane, le piccole grandi cose che hanno il sapore della normalità, sta a noi saperle cogliere e coltivare giorno dopo giorno. Saper guardare con stupore i piccoli miracoli di ogni giorno, questo è il segreto, e allora ci verrà disvelato anche ciò che prima non vedevamo e Dio ci fa dono dei suoi angeli, anche qui sulla terra, anche se il nostro è un “Angelo calvo e col pancione, che non si porta in processione.” E allora gli altri potranno anche non accorgersi di noi, emarginarci, scansarci, ma alla fine ciò che conta è come viviamo il rapporto, prima che con gli altri, con noi stessi e questo lo sa bene Marta la sarta che confeziona abiti su misura “Un abito per dire chi siamo, ma anche cosa nascondiamo. Ma l’abito più caro e anche più raro, che non si indossa spesso, è quello di chi sta bene con sé stesso.”


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