Quando iniziai a lavorare compresi subito che dovevo rivolgermi a persone che non conoscevo, intuii che parenti e amici sarebbero stati un ostacolo, se non in termini materiali in termini psicologici e sono ancora convinta di aver fatto la scelta giusta, anche perché il tempo mi ha dato ragione. D’altra parte non è un caso se si dice “nemo propheta in patria”. Non sono forse gli antichi detti la voce della saggezza popolare? Non esprimono credenze profonde radicate nell’esperienza concreta? Alberto Alberoni in un suo articolo degli anni ’80 diceva che quando ci si discosta dal gruppo, si viene additati: di un uomo dicono che è un pazzo, di una donna che è una poco di buono e questo è ciò che è accaduto a Peppino, il Pazzo di Pollica.
Il pazzo di Pollica, edizioni Il Papavero, è un romanzo storico scritto da Dario Vassallo, medico dermatologo e scrittore già edito da Mondadori, nato a Pollica, piccolo paese del salernitano, nel 1959 da una famiglia di pescatori. Il libro trae spunto da una lettera dattiloscritta ritrovata dall’autore in un vecchio baule e datata Philadelphia 9 settembre 1909. È una lettera scritta da Peppino al fratello. “Non per vantarmi ho fatta conoscenza con le più autorevoli personalità e godo di fiducia e stima di tutti, occupo un posto in una banca ove tutta la responsabilità è mia, […] oltre ad avere un nome, ciò una discreta posizione, tanto da impiparmene di qualche pollichese. Eccoti il pazzo di Pollica. In mezzo a quella gentaglia ero pazzo, e qui, tra persone di affari godo la fiducia di tutti, tanto che mi pesa sullo stomaco la responsabilità di parecchie decine di migliaia di scudi.” E intorno a queste righe si scatena la creatività di Vassallo e prende forma il suo nuovo lavoro letterario.
IL LIBRO
Il romanzo, Il pazzo di Pollica, nasce per caso, come un fiore selvatico, da una lettera ingiallita che tra le mani di Dario Vassallo diventa seme sulle ali del tempo. Ambientato agli inizi del 1900, quando numerosissimi italiani, soprattutto dai piccoli paesi del sud, emigrarono verso gli Stati Uniti, il Sud America e l’Australia, il racconto dà sfogo alla fantasia dell’autore che, ben conoscendo la storia e l’essenza dei cilentani, riesce a costruire una trama verosimile. Il libro si apre in una calda giornata d’estate sulle verdi e lussureggianti colline del Cilento mentre il protagonista, Peppino, ci appare per la prima volta con i vestiti eleganti dei giorni di festa […] appoggiato alla ringhiera del terrazzo. Era un giorno speciale, “dedicato alla Santa Patrona e alla famiglia, al duro lavoro nei campi si pensava già tutto il resto dell’anno. […] Erano a centinai ad attraversare la piccola piazza, a imboccare la stradina che tra case e ulivi conduceva al convento”. I compagni del giovane Peppino, lo avevano soprannominato u’ saputo, il saputello, ovvero colui che sapeva tutto e anche coloro che si definivano amici lo deridevano; solo perché non era come tutti gli altri, solo perché era diverso. Presto, nel suo paese, a Pollica fu considerato pazzo, perché dedicava tempo ed energie allo studio, cosa rara, in quanto la popolazione più che alla cultura era dedita al lavoro, a guadagnarsi da vivere con grande fatica, tanti sacrifici e poche soddisfazioni. Ma Peppino non ne volle sapere di abdicare i suoi sogni e di omologarsi alla massa, lui voleva di più, sapeva di poter essere fino in fondo se stesso. Fu così che, con l’aiuto del suo maestro, continuò a studiare anche dopo le scuole dell’obbligo e, schierandosi contro tutti, decise di tentare la fortuna oltre l’Oceano. Partì, dopo diverse vicissitudini, con la benedizione dei famigliari, un amore e un sogno tradito (i signorotti del posto non gli avevano permesso di sposare la loro figlia) e il desiderio di rivalsa. Fu a Philadelphia che riuscì a realizzare i suoi sogni: mettendo in campo valori e intelligenza diventò direttore di una delle più importanti Banche americane e cofondatore di un giornale innovativo. Ma Peppino farà mai ritorno a Pollica?
UN LIBRO COME ATTO D' AMORE
Il romanzo, Il pazzo di Pollica, nasce come atto di amore e rispetto verso uno sconosciuto che aveva avuto il coraggio di lasciare la sua terra e i suoi cari per seguire i suoi sogni e si era distinto per l’abilità e per l’intelligenza. Aveva osato e aveva vinto: si era costruito una nuova vita al di là del mare. Il libro è un tributo a un suo compaesano che aveva sofferto l’emarginazione e l’abbandono, che era stato deriso e messo all’angolo, ma alla fine si era riscattato. Quello di Peppino è il viaggio di Ulisse, dell’alchimista che lascia l’ombra del suo sicomoro per un viaggio iniziatico alla scoperta di se stesso per poi far ritorno in patria. E Peppino ritorna, e ritorna coronato d’alloro ma l’avventura, la vita vera, i colpi di scena sono nel mezzo, nel viaggio, proprio come nella vita reale. È l’eroe di tutti i giorni Peppino, che non tradisce se stesso nonostante le difficoltà ed è a tutte le persone che in qualche modo hanno cambiato il corso della propria storia, che si desidera dedicare il libro di Vassallo, metafora dell’audacia di inseguire i propri sogni, di ricercare la felicità attraverso quella follia che diventa ispirazione.
https://catalogo.edizioniilpapavero.it/home/360-il-pazzo-di-pollica.html


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