Anna Zarlenga, una penna acuta e una donna autoironica.

Anna Zarlenga, una penna acuta e una donna autoironica.

Oggi con l’ironia si possono vincere molte battaglie. Un sorriso aiuta a centrare l’obiettivo molto più di un litigio.

 

Ha all'attivo tanti romanzi rosa di grande successo Anna Zarlenga. Penna acuta, ironica e, nel contempo, dolcissima, ha regalato al suo vasto pubblico di lettori una sua nuova opera che vede come grandi protagonisti un professore di un liceo e una giovane e bellissima attrice. Stiamo parlando di Leonardo e di Matilde che troviamo nelle belle pagine di Odio per Odio uguale amore. Tuttavia non sono gli unici a farci compagnia all'interno della trama dell'opera che sta ottenendo ottimi consensi sia da parte dei lettori che degli addetti ai lavori. Di questo e di molto altro ancora ci ha parlato l'autrice.

 

Anna, il tuo nuovo romanzo è appena uscito ed è già un vero successo. Che effetto ti fa?

"Gioia immensa. Sono sempre un po’ in ansia quando sta per uscire un mio romanzo. Ok. Togliamo “un po’ ”. Sono sempre molto in ansia. E ricevere feedback positivi mi rende davvero felice. A volte ho la sensazione che tutto questo stia accadendo a un’altra persona. È incredibile, ancora non ci credo."

 

Tu hai ormai all'attivo numerose pubblicazioni che hanno ottenuto sempre ottimi consensi, ma non temi mai di non riuscire a soddisfare i tuoi lettori?

"Certo che mi fa paura. Non tanto per una questione di vanità, ma proprio per il timore di non aver nulla di più da raccontare. E intendiamoci, le storie si fanno raccontare sempre, ma il come si raccontano, a volte, fa la differenza. Il mio timore costante è quello di non riuscire ad esprimermi come vorrei. C’è da dire che sono parecchio autocritica e in genere la prima stesura non mi soddisfa mai totalmente."

 

Ho parlato al plurale perché in realtà il romance non è un genere apprezzato e letto soltanto da donne. Per quale motivo credi che molti uomini dicano di snobbarlo quando magari non è così?

"In verità ho scoperto con piacere che molti uomini mi leggono e si stupiscono perché alla fine apprezzano anche il genere. La verità è che il romance è un genere molto versatile e oggi, con l’inserimento del punto di vista maschile, anche abbastanza universale."

 

Tu sei decisamente molto abile a mischiare i sentimenti con l'ironia. Difatti tra le pagine delle tue opere si sogna ma si ride anche molto. Possiamo dire che l'ironia sia anch'essa alla base dell'amore?

"Ridere è sicuramente alla base dell’amore. Se l’amore è gioia, e la risata ci illumina dentro e fuori, allora l’ironia è fatta per il romance. Oggi con l’ironia si possono vincere molte battaglie. Un sorriso aiuta a centrare l’obiettivo molto più di un litigio."

 

Tuttavia una cosa è essere ironici, mentre un'altra è essere auto-ironici. L'autoironia è sinonimo di insicurezza o al contrario di sicurezza?

"Sai che non saprei del tutto rispondere? Ti direi, d’istinto, che chi è autoironico è anche sicuro di sé. La verità è che io mi ritengo autoironica, ma non sono affatto sicura di me stessa. L’autoironia è un modo per restare con i piedi per terra, ma allo stesso tempo alleggerire la serietà del momento. E forse qui c’è la parola chiave. Alleggerire. A volte portiamo fardelli pesantissimi addosso. Essere ironici ci aiuta a non sentirci sopraffatti. Ma ciò non vuol dire che non ci siano insicurezze. Anzi."

 

La maturità di una persona denota la capacità di essere sicuri di sé stessi e delle proprie capacità oltre che dei propri limiti?

"Anche se sono una persona insicura, spesso mi dico che non devo sminuire le mie capacità e devo riconoscere i miei limiti, senza però per questo sentirmi colpevole di averne. Viviamo in un mondo che ci vuole perfetti, ma allo stesso tempo ci fa sentire in colpa se gioiamo per un nostro successo o per una nostra particolare propensione. Ecco, io direi che la maturità sta in questo: essere consapevoli e orgogliosi di quello che sappiamo fare e non aver paura di ciò che non sappiamo fare."

 

In tale direzione Leonardo Radice, l'indiscusso protagonista maschile di Odio per Odio Uguale Amore, manderebbe letteralmente in tilt gli amanti delle etichette. Possiamo infatti dire che è sicuro in ambito lavorativo ma decisamente insicuro nel privato. L'amore ci rende all'inizio tutti più insicuri?

"Leonardo è un antiprotagonista. Ho in pratica preso il bad boy e l’ho ribaltato. Per mia scelta. Eppure, nonostante non sia un tipo da cartolina, il suo fascino si esprime attraverso la cultura. Cosa ci colpisce in una persona? Forse l’aspetto, all’inizio, ma a volte è una combinazione di cose. Voce, sguardo, atteggiamento, interessi. Leonardo è un universo da scoprire e sì, è tanto sicuro nel suo lavoro quanto insicuro in amore. O meglio, lui non contempla proprio il tipo di rapporto che potrebbe instaurare con Matilde. Nella sua vita perfettamente programmata c’è lei che sconvolge i piani. Questo lo rende titubante. Ma le insicurezze derivano spesso anche dalla paura di affrontare qualcosa di nuovo. E spesso affrontare qualcosa di nuovo può essere un’opportunità."

 

Matilde a sua volta denota maggiore sicurezza, forse anche grazie alla sua professione di attrice. Tuttavia poi mette in luce anche la sua fragilità. Quanto c'è di te in lei? E in Leonardo?

"Matilde è fragile perché vuole scardinare l’idea che tutti si sono fatti di lei. Sembra molto felice e anche lei ha tutto sotto controllo. Ma il controllo è un’illusione, basta un singolo e disastroso evento a mettere in discussione la sua vita. Di Matilde credo di avere l’incrollabile (e a volte immotivata) fiducia verso il prossimo. Di Leonardo l’amore per le piccole e personali passioni (e per la vita tranquilla)."

 

In questo romanzo hai inserito anche altri personaggi con le loro storie che si intrecciano in maniera molto accattivante con la trama principale. Non hai mai temuto che potesse prevaricarla?

"La difficoltà nella stesura di questo romanzo è stata proprio quella di intrecciare le storie secondarie. Quando ho pensato a questa storia mi sono già immaginata i volti di tutti i personaggi collaterali. Non ho mai pensato che questo potesse essere un punto a sfavore, piuttosto l’ho considerato una sfida che mi ha fatto misurare con un tipo di narrazione più articolata, di sicuro più complessa ma anche, almeno per me, più appagante. E a quanto pare questa scelta è stata apprezzata dai lettori, almeno finora."

 

Credi che questa tua opera possa definirsi corale?

"In un certo senso sì. Non ci sono solo Leonardo e Matilde. Ci sono Luca, Laura, Ilaria, Carlo, Christian e tutti gli alunni della Quinta A. Oltre a parlare di una storia d’amore ho voluto riprodurre l’atmosfera deliziosamente febbricitante di un ultimo anno di liceo, in cui si intrecciano amori, speranze e progetti. Adoro quella fase della vita. E volevo con tutte le forze rappresentarla."

 

Pensi di seguire questa direzione nei tuoi prossimi lavori?

"Penso di voler rendere più complesso l’intreccio, sì. Mi stimolano le sfide e ogni volta cerco di fare qualcosa di più difficile per impormi di superare i miei limiti, imparare qualcosa di nuovo, evolvermi. Credo sia fondamentale per mantenere viva l’attenzione e l’amore per la scrittura."

 

Anna ieri, oggi e domani, come è stata, come è oggi e come sarà? Che cosa ti auguri per te stessa nel futuro imminente?

"La Anna di ieri era molto molto insicura. In un certo senso devo a mio marito la trasformazione nella Anna di oggi. È stato lui a impormi di rischiare e di sottopormi al giudizio dei lettori. Lo volevo fare da tempo, ma è stato lui che mi ha incoraggiato (e poi si dice che l’amore non fa miracoli!). La Anna di oggi ha ancora le sue insicurezze, ma si tiene stretta le cose che ama. Quello che mi auguro, per la Anna di domani, è continuare ad amarla. Voglio continuare a raccontare."

 


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