Daniela Montanari, una penna raffinata per un'autrice profonda.

Daniela Montanari, una penna raffinata per un'autrice profonda.

La Famiglia è soprattutto un'icona.

 

Si intitola Familia la sua ultima opera. Un piccolo saggio che affronta in maniera profonda e originale un tema molto delicato e che tiene molto banco ovunque. Che cosa significa oggi davvero creare una Famiglia e farne parte? Come è cambiata la sua definizione nel corso del tempo? Di questo e di molto altro ancora abbiamo discusso con l'accorta Daniela Montanari.

 

Daniela, perché un saggio dedicato espressamente alla Famiglia?

"Ci pensavo da lungo tempo. Famiglia è tutto e il contrario di tutto, in termini di stabilità emotiva, pace interiore, successo personale. Temo sia diventata un’icona, con tutto quello che ne consegue."

 

Oggi si parla, se vogliamo, anche a sproposito di essa, in toni ironici e a volte fin troppo colpevoli. Dove mettiamo a questo punto il libero arbitrio?

"Credo che il libero arbitrio non si riesca ad intersecare nella Famiglia se per essa si intende appunto un capo-famiglia, un secondo ruolo minore, i figli a seguire e così via. Il libero arbitrio vive della sua stessa sostanza, ovvero cercare la felicità senza ledere l’altrui. La più bella utopia sarebbe aspirare a una famiglia felice."

 

Spesso si  sente dire, seppur a bassa voce, “ Tale padre, tale figlio”, o ancora “ Tale madre, tale figlia”, per quale motivo secondo lei si pensa, per parafrasare un altro detto popolare, che“ la mela non cada troppo lontana dall'albero”?

"Ognuno di noi cresce e matura, e si evolve, secondo i primi input di cui si sono intrise tutte le prime volte: come amare, come accogliere, come difendersi e così via. E proprio perché in noi è così inculcata l’icona della famiglia, che è molto probabile si somigli a chi ci ha mostrato per primo, un qualsiasi tipo di reazione. Che ci piaccia o no. A volte si resta adesi e altre, fortunatamente, ci si stacca. La vera salvezza sarebbe nel cadere “lontano dall’albero” ma, appunto, molte strutture di molte famiglie, non lo consentono, emotivamente e oggettivamente, ai loro membri. “Se mi vuoi bene fai questo o quello. Se mi vuoi davvero bene, non fare questo e quello”."

 

La Famiglia è il primo nucleo che incontriamo quando veniamo al mondo. Nonostante ciò, in molti, una volta diventati grandi, tendono a rinnegarlo. Per quale motivo secondo lei? Troppe aspettative?

"Staccarsi dal nucleo è parte integrante e necessaria alla crescita. Si sviluppa in più step, e ogni volta che “riconosco che non sono la mamma né il papà, ma sono un essere a sé”, mi dissocio o mi fondo nel loro bene. Se non trovo accoglienza, se non mi sento protetta, o protetto, se mi sento giudicata o giudicato, la frattura si allargherà. Se invece sentirò tutto l’amore di chi mi ha messo al mondo, in quel che faccio, ci sarà il ritorno al nucleo una volta adulta o adulto."

 

Oggi, secondo la Costituzione Italiana, una famiglia è tale solo se i due partner sono sposati. La convivenza in tal senso non viene riconosciuta. Eppure si parla di famiglie allargate quando sovente chi le ha create, dopo uno o più matrimoni finiti, non vuole ripetere l'esperienza. Non è forse tutto questo un controsenso?

"Famiglia, come si diceva, è soprattutto un’icona. E come tale, reca in sé tutte le contraddizioni che a essa vengono attribuite. Solo il fatto che si aggiungano aggettivi, vezzeggiativi o di critica, e che la famiglia divenga una famiglia-allargata, o famiglia-di-fatto, o si parli di quella dei nostri genitori come famiglia-d-origine; o ancora, come famiglia-del-compagno, o famiglia-della-compagna, o famiglia-d-adozione o famiglia-arcobaleno e avanti di questo passo, indica proprio che la famiglia è anche, soprattutto, un controsenso."

 

Oggi si dice che i giovani non credano più nel matrimonio e nel valore della Famiglia. Da dove nasce tutta questa sfiducia? Lei la definirebbe anche paura?

"Sinceramente non credo che i giovani oggi non credano più nei valori, in questo caso del matrimonio e della Famiglia. Credo che, anzi, abbiano più coraggio oggi, e quando queste due parole, queste due icone, questi due simboli come il matrimonio e la famiglia, non corrisponde più ai loro sogni, riescano a svincolarsi. Anche poi, ricostruendo altre famiglie e altri matrimoni. La loro paura è quella del loro tempo, e in tutta onestà, essendo così distante da essi, dai giovani, non sono certa di sapere quali siano le loro paure. Forse le stesse che ha ogni giovane di ogni società, che muta nel tempo da un lato, ma che non muta mai veramente dall’altro."

 

A proposito di paura, ad oggi quale è la sua più grande? Ha mai tentato di vincerla o di placarla in qualche maniera?

"La mia più grande e temuta paura è quella di restare adesi ai dogmi per convenzione, per una migliore posizione sociale, perché così la gente non dice. E per questo mi adopero, mi impegno costantemente per essere felice, nonostante “quel che dice la gente”, e placo i timori del giudizio ponendomi la domanda che ho imparato dalla mia mentore di tutti i tempi Louise Hay: “È meglio essere felici, o è meglio avere ragione?”. "


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