LF ha incontrato l'artista lucano, abile cesellatore, scultore, pittore e molto bravo nella lavorazione del rame sbalzato e patinato, nel suo studio situato proprio di fronte alla casa di Orazio Flacco a Venosa. Un angolo caratteristico in cui si respira arte da tutti i "pori".
Perdendomi tra i vicoli della pittoresca e bellissima Venosa, in provincia di Potenza, mi sono letteralmente imbattuta in una bottega/studio in cui l'arte la fa da padrona. Non arte fine a se stessa o limitata entro certi ranghi, bensì arte pittorica, scultorea, quella del cesello, dello sbalzo sul rame ... dei bozzetti ... insomma un luogo in cui "rifocillare" anima, spirito ed occhi, una fonte delle meraviglie. Questo luogo appartiene al maestro d'arte Nicola Di Vietri che, con il grande garbo che lo contraddistingue, mi ha accolta a braccia aperte nel suo rifugio, illuminandomi con grande cuore sul suo percorso artistico e professionale.
La chiacchierata con Nicola è stata per me spunto per un dialogo ad ampio raggio, che ha trovato radici secolari, - sin dai tempi di Orazio Flacco, appunto, suo eccellso ... dirimpettaio - per arrivare all'arte dei nostri giorni.
Nicola Di Vietri è nato a Venosa (Potenza) dove vive e lavora. Completa la sua formazione a indirizzo artistico, laureandosi in architettura. Durante il periodo universitario a Firenze, fruisce di una borsa di studio e partecipa ad un corso sulla lavorazione del ferro battuto che gli permette di approndire le tecniche di scultura. La frequentazione dei corsi liberi dell' Accademia di Belle Arti di Firenze gli consentono di avvicinarsi anche alla pittura, all'incisione e allo sbalzo su rame, tecnica che ha sperimentato nel corso della sua carriera.
Numerose le sue partecipazioni a rassegne, mostre e concorsi. Alla produzione artistica ha coniugato l'attività di insegnamento tenendo corsi di disegno, pittura e ceramica. Ha preso parte alla realizzazione di progetti artistici per mostre collettive, opere pubbliche e restauri.
Ho apprezzato così tanto Nicola Di Vietri per la sua perfezione tecnica e la creatività, i suoi racconti e ricordi, che gli ho promesso di tornare a trovarlo prestissimo... Del resto, amando io così tanto la terra lucana ed i suoi abitanti, non è neppure faticosa da mantenere!!!
La parola ora passa a Nicola Di Vietri...
Architetto, pittore e scultore… Quando hai iniziato con la tua carriera artistica?
“Ho iniziato intorno ai 15 anni, da autodidatta, poi, nel 1975, ho aperto il primo laboratorio studio proprio di fronte alla Casa di Orazio Flacco. Inizialmente ho esordito con la scultura in ferro, in pietra calcare di Venosa, con i bassorilievi sul rame, ed i primi attrezzi rudimentali costruiti da me. Me li sono veramente inventati, dato che non conoscevo la tecnica … poi ho approfondito e ho fatte centinaia di ceselli per rendere gli effetti dettagliati con lo sbalzo, senza bozzi o difetti … Ho studiato architettura e mi trasferii a Firenze dal '75 al '78 per frequentare l’Accademia di Belle Arti, approdando così alla pittura ed anche a molto altro… Possedevo già allora una grande manualità che mi è servita per realizzare facilmente i miei lavori.”
Di Firenze, città che pullula di arte, cosa è stato determinante per te?
“Ho iniziato con la pittura, a Firenze, presso lo studio di un mio amico che doveva stampare alcune acqueforti e delle incisioni a bulino su lastre di ottone e metalli vari. Mentre mi trovavo lì, lui andò via per qualche giorno, e quando tornò, trovò una tela che avevo realizzato improvvisando, lui la vide e ne fu entusiasta… Così ho continuato con soggetti del mio vissuto… “
Tra le varie materie che utilizzi, riesci a trovare la possibilità di cambiamento e dialogo artistico?
“Sì, perchè il procedimento è il seguente: io creo un bozzetto primario sull’idea che mi sfiora, prendendo spunto da dialoghi sulla cultura o dai servizi radiofonici dedicati alla scienza, all' esoterismo o ad altro… quando il bozzetto è pronto, scelgo le materie con cui realizzarlo - a volte è la pittura, a volte l’incisione, altre volte direttamente sulle lastre di rame - Varia a seconda del coinvolgimento che mi dà il primo bozzetto.”
Tutti abbiamo dei maestri … Quali sono i tuoi?
“Io non ho copiato nessuno a dire il vero. Molti hanno trovato nella mia pittura qualcosa di Van Gogh, altri di De Chirico o Picasso… forse, una vaga somiglianza c’è pure per quanto concerne alcuni concetti. A me la realtà piace moltissimo, le mie prime opere, difatti, sono di carattere naturalistico, però preferisco viverla in prima persona o tramite la fotografia. Quello che non c’è in natura, che è l’emanazione dei pensieri, la materializzazione delle sensazioni che vanno dal reale al surreale, sono condizioni fondamentali per poter viverle realmente. Perciò i miei temi vertono su temi esoterici, filosofici, esistenziali, sia del mio vissuto che di quello che vedo intorno, soprattutto di quello che l’umanità esprime da 30 anni a questa parte.”
Tu utilizzi, appunto, vari materiali… con quale hai un rapporto privilegiato?
“Quello più immediato, per me, è lo sbalzo e il cesello sul rame. Attingo un po’ alle tecniche di ossidazione del rame per tirare fuori i colori - quelli che hai visto anche tu - che vanno dal fucsia al verde, all’azzurro, al giallo dorato, ottenuti dagli stati di ossidazione con la fiamma sul rame. Una volta che la lastra si fredda, ci passo la cera, che diventa l’elemento protettivo e fa si che durino decenni. Posseggo opere che da 30 anni conservano interamente le loro caratteristiche.”
Potresti descrivere il tuo processo creativo?
“Prima butto giù un bozzetto, un’idea, uno scarabocchio, dopo qualche giorno, mi sorge l’immagine realistica di quello che ho pensato. Ultimato il bozzetto, lo trasferisco sulla lastra di rame, se è semplice, lo ridisegno immediatamente, se è più complesso, creo il disegno dettagliato che ricalco sulla lastra. Una volta ricalcato, lo fiammeggio un po’, in modo che la grafite si fissa sul rame, e, passandoci le mani per cesellare, non si cancelli, inizio a cesellare la parte dominante del soggetto, partendo dal centro e spandendomi all’esterno verso tutte le direzioni.”
Cosa pensi delle nuove leve della scultura italiana?
“Purtroppo la maggior parte non le realizza… fanno dei bozzetti che poi mandano in laboratorio o in fonderia per farli fare a tecnici del settore … Oggi per gran parte degli artisti, vi è solo il concettuale, un’idea che è traslata, è interposta dalla realtà, in un’altra situazione, non come facevano a fine ottocento nelle prime fasi del surrealismo, dal dadaismo in poi… Sono completamente staccati dalla realtà e dai temi del vissuto.”
Qual è il tuo rapporto con il tempo?
“Ultimamente ho realizzato circa 40 acquarelli in occasione di una mostra inaugurata il 6 Maggio vicino Matera, - che riguardano l’ultimo periodo della secolarizzazione - da bozzetti che avevo, ed altri, elaborati da piccoli pastelli di 10/15 cm. Ho elaborato la serie da 35/50 cm. Con i temi dell’esistenzialismo, del comportamento, di come veniva trattata la donna e del suo valore, il dover, in casi estremi, vendersi ... ho rappresentato, proprio per questo, le passeggiatrici, tutto in un contesto estremamente colorato e vivace, ma più che divertimento, vuole quasi essere una denuncia di quella situazione che è rimasta sempre tale, perché nessuno ha voluto svilupparla. Come negli anni '80, quando si voleva mettere il registratore di cassa alle prostitute, ho fatto un’opera dedicata a questo, rappresentandolo con una donna un po’ scosciata sotto un lampione ed un contatore attaccato al borsellino. Altri, ispirati ad animali mitologici o a figure della cultura cristiana o dell’antichità come il gatto Felix, il Minotauro, un pellicano, figure strane che sono il seguito di una condizione che nel mondo si vive e da cui forse alcuni non escono… o anche un altro, raffigurante un principe ed una cortigiana, a ruoli invertiti però… Il principe in atteggiamento austero e la cortigiana inginocchiata, un po' la parabola delle Escort attuali. Ho anche realizzato un elmo cavalleresco per tornei da donna.”
Ci racconti della bottega a Venosa in cui ho avuto il piacere di entrare?
“Sì, il mio studio, di cui spesso molti dicono “qui Orazio ti ispira”. In effetti, lo storico personaggio che, con la sua conoscenza dei riti pagani ed esoterici, la sua cultura classica, è arrivato ad una elevazione spirituale tale da permettersi di fustigare i costumi dell’epoca, anticipando la morale cristiana che è sopraggiunta in seguito. Proprio ispirandomi alle epistole, odi e satire, alcune mie opere raffigurano delle teste dalle forme particolari … una a ghiacciolo, un altro la testa di legno, oppure un vaso contenitore, un altro che guarda solo gioielli e denaro, a rappresentare la materializzazione della fisionomia in base al ruolo che hanno, alla loro ambizione od aspirazione.”
A cosa ti stai dedicando e ti dedicherai?
“Ho iniziato una serie di sculture, dopo quella che hai visto tu qui al mio studio, un occhio scolpito in legno con la figura che indica il foro dell’occhio, un po' come quelli che guardano dal buco della serratura e credono di saper la verità, mentre hanno solo il loro punto di vista. L'opera rappresenta l’equilibrio tra le forze del creato, del proprio microcosmo, in cui ognuno prova e cerca una stabilità. “
Hai anche fatto un vernissage il 6 Maggio a San Mauro Forte in provincia di Matera…
“Si, esatto. E’ andato bene, in un posticino piccolo che, però è un’attrazione turistica.”
Anni fa hai realizzato una moneta per Papa Wojtyla… ce ne parli?
“Quella la realizzai dopo una sua visita a Trapani nel 1993. A Firenze, avevo conosciuto un signore nativo di Trapani, che era lì con un arcivescovo per alcuni lavori che dovevamo fare, mi chiese se fossi capace a realizzare una moneta. Al contempo ci fu anche un certo Laurana che fece una medaglia, ma copiata da altri stili e che non rappresentava bene il Papa. La mia venne apprezzata moltissimo e pubblicata anche su Famiglia Cristiana, e il Papa ne rimase contentissimo e anche commosso … gli regalai le fusioni in Sala Nervi al Vaticano ... rimase senza parole, e dopo mi inviò due lettere, a distanza di una settimana una dall'altra, tramite due diversi cardinali, con i ringraziamenti e la benedizione, poi ne ho fatta una con Orazio Flacco per il bimillenario, quella di Venosa, una per la città di Melfi… ”
Concludendo?
“Io ho la speranza di dare un po’ di humus culturale qui a Venosa ... ci sto provando da 20 anni, sperando che le persone cambino, anche se con l’avvento della FIAT, l’ambito culturale è sceso un pochino, perché da un ambiente di turismo e agricoltura, si è passati al consumismo esasperato delle zone industriali, senza i passaggi intermedi, e si è perso molto … difatti i giovani sono o in mezzo alla strada davanti ai bar o in macchina per andare a girovagare da un comune all’altro. Spero ancora di convincerli ad avere degli autentici interessi, perché se non si possiede nulla di proprio interiormente, si è come un contenitore da invasare, da riempire, non hai niente… devi solo apprendere le cose degli altri, plagiarti, tornare qui ed essere sempre scontento… Ritornare a quelle cose della mediocritas che Orazio descriveva, senza eccessi, quel carpe diem che significava "vivi il presente con il massimo impegno", ricollegalo alla tua origine e natura.”


Sottoscrivi
Report
Miei commenti